Brigantaggio in Salento

Uno studio sfacciatamente risorgimentale ma che contiene degli spunti di ricerca che meritano attenzione
Il territorio salentino non ha mai avuto una vera e propria tradizione brigantesca. Tuttavia, in molti, dovettero ricredersi quando il giornale “La tribuna del Salento”, nel 1971, cominciò a pubblicare a puntate “Brigantaggio e reazione nel Salento dopo il 1860”. Domenico De Rossi si adoperò molto in questo senso, fornendo, grazie alle sue ricerche, una precisa documentazione sull’argomento e arrivando alla conclusione che “è vero che i briganti non fecero mai epoca, né si imposero con gesta leggendarie, ma arricchirono quel quadro mai abbastanza chiaro dei primi tormentati anni della nostra unificazione”.

Nel panorama del Mezzogiorno il brigantaggio che si svolse nel Salento, per espansione, densità e durata, occupò un posto secondario. Questo spiega perché la provincia di Lecce non venne compresa fra quelle che furono dichiarate, il 20 maggio del 1863, “invase dal brigantaggio”. Ciononostante, anche in territorio salentino, questo fenomeno, che paralizzò l’ascesa del Mezzogiorno, non mancò di produrre gravi effetti, procurando forti preoccupazioni al nuovo governo. Scoppiato dapprima nella Basilicata, si estese, poi, a quasi tutte le province del Salento. Numerose furono le bande che operarono in questo territorio, lasciando, chi più e chi meno, tracce indelebili nella storia della terra pugliese: quelle di Francesco Ronaldo, detto “il Catalano”, di Francesco Paolo Valerio, detto “il Cavalcante”, di Antonio Locaso, detto “lu Capraru”, e altre ancora. Ma la figura più caratterizzante fu senza dubbio quella del “brigante letterato”, Giuseppe Valente, chiamato così per la sua spiccata capacità dialettica e stilistica; fu, infatti, uno dei pochi briganti a non essere analfabeta. Egli redigeva personalmente le “missive” che, poi, inviava alle famiglie più ricche per estorcere loro denaro. La banda del Valente ebbe un’attività impressionante. Nei soli mesi di settembre – dicembre del 1862, riuscì a perpetrare 83 reati fra omicidi, rapine, estorsioni, sequestri di persona, incendi, furti di bestiame, resistenza e tentati omicidi a componenti della forza pubblica. Il Valente venne arrestato il 21 dicembre dello stesso anno e consegnato alla Guardia Nazionale. Altri componenti della sua banda vennero catturati e tutti furono condannati all’ergastolo. Le ultime rappresaglie si verificarono nella zona del Capo di Leuca, dove il brigantaggio era ormai ridotto a volgare delinquenza. La stampa del tempo, dai giornali più importanti ai fogli di provincia, considerando il brigantaggio come un pericoloso ostacolo al consolidamento del nuovo ordine costituito, lo attaccò violentemente, incoraggiando il governo ad adoperare ogni mezzo per combatterlo e debellarlo. Accanto ai provvedimenti legislativi, vennero presi provvedimenti militari, che si articolarono in vere operazioni tattiche contro i malviventi. Queste disposizioni ebbero scrupolosa esecuzione da parte delle autorità della Provincia le quali, allo stesso scopo, presero altre personali iniziative. Reazione e brigantaggio nel Salento, combattuti senza tregua, dopo il 1865, potevano considerarsi solo un triste ricordo. Il brigantaggio fu soltanto il primo dei grandi problemi che la nuova Italia dovette affrontare nelle provincie meridionali. Solo il primo di una lunga serie che porterà alla costituzione della complessa “Questione Meridionale”.
un commento
Domenico de Rossi è stato un denigratore dei Briganti, classificandoli nella sua raccolta di corbellerie “storie di briganti” assassini, sanguinari intenti a razziare per i propri sporchi interessi. Ed esaltando le gesta (vigliacche) di bersaglieri, carabinieri e guardia nazionale, dimenticando che i briganti erano poveracci analfabeti, mentre i non meno sanguinari generali, colonnelli, ecc. sabaudi avevano frequentato i licei Torinesi e con la loro cultura fucilavano, decapitavano, oltragiano cadaveri, incendiavano e distruggevano città, vedi Pontelandolfo e casalduni, stupravano! Domenico de Rossi Taci per sempre storico della menzogna!
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