Alta Terra di Lavoro

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BRIGANTI INSORGENTI DELLA BANDA DI FRANCO

Posted by on Dic 14, 2017

BRIGANTI INSORGENTI DELLA BANDA DI FRANCO

Brigante Antonio Di Franco (primo da sinistra) e i suoi gregari. Fu uno dei più formidabili guerriglieri antiunitari; operò lungo il fiume Sinni, sui monti del Pollino e Peloso, arrivando a spingersi fino a Sapri (SA). Il 27 Novembre del 1865 fu catturato a Lagonegro (PZ) mentre riposava in sieme al suo stato maggiore e condotto a Potenza dove prima fu fotografato e subito dopo fucilato in piazza. Nel frattempo il grosso della squadra, rimasta accampata nei boschi, invade Lagonegro e fa strage del presidio piemontese rimasto sguarnito.

…. in calabria Antonio Di franco faceva il suo comodo, i suoi affari, i suoi sequestri, i suoi omicidi, sui monti del Sirino e del Pollino. Il suo nome è legato al nome della sua amante Serafina Ciminelli. Questa si unì al sanguinario e gigantesco capobanda, seguendolo ovunque e diffondendo il terrore nel territorio di Lagonegro, per i ricatti e gli assalti. Fra gli altri Franco aggredì il marchese Donnaperna ed altri personaggi del Senise, nonostante fossero scortati da guardie e carabinieri. Le donne furono derubate di ogni cosa, gli uomini furono trattenuti sul Pollino fino al pagamento del riscatto. Franco e Ciminelli tentarono di espatriare con passaporti falsi, ma nel dicembre 1865, dopo una terribile colluttazione, furono catturati a Lagonegro. Franco venne fucilato immediatamente, e Serafina fu condannata a 15 anni di lavori forzati. Morirà a Potenza nel 1866 per peritonite e setticemia, aveva solo 20 anni. Brigantessa si, ma patetica figura di ragazza,, che per seguire il sentimento, consumò la sua vita tra i disagi, le privazioni, gli assalti, i pericoli, fino alla fine ……

 

Teresa CIMINELLI

Brigantessa appartenente alla banda di Antonio Franco 

ciminelli

 

Nata nel 1845 a Francavilla in Sinni da Domenico e Maria Luigia Ferrara, Serafina Ciminelli seguendo le orme del padre, della madre e della sorella Teresa, si unì, ancora giovanissima, al famigerato Giuseppe Antonio Franco, sanguinario e gigantesco capobanda, che per anni seminò il terrore nel Lagonegrese. Ella lo segui ovunque nel suo pericoloso cammino, si adattò al suo uomo, alla sua vita, ai disagi e ai pericoli che per il brigante crescevano di giorno in giorno. Per l’amore sviscerato che nutriva nei confronti del Franco, Serafina convinse anche il suo giovane fratello Fiore, appena quindicenne, ad aggregarsi alla banda e a prendere la via dei boschi. Per circa tre anni dimorò tra le folte selve del Caramola e del Pollino partecipando attivamente alle varie incursioni della banda sia sul territorio lucano che su quello calabrese……Dopo tante scorrerie Serafina ed il suo uomo, ormai braccati da ogni parte, tentarono di espatriare insieme con pochi fedeli confidando ingenuamente nell’amicizia che li legava al capitano della Guardia Nazionale di Latronico tale Luigi Gesualdi che in tante occasioni li aveva protetti. In attesa dei passaporti falsi, verso la fine del mese di dicembre del 1865, si rifugiarono, quindi, tramite il Gesualdi, in casa di tale Venanzio Zambrottiin Lagonegro, dove furono catturati dalle forze dell’ordine dopo una violenta colluttazione. Condotti immediatamente a Potenza, Serafina fu condannata a quindici anni di lavori forzati, suo fratello Fiore ai lavori forzati a vita, mentre Giuseppe Antonio Franco fu fucilato il 30 dicembre del 1865 sulla collina di Monte Reale. Anche se il Franco si raccomandò al sacerdote che lo confessò prima di morire perché avesse cura della sua donna, è da dire che nessuno si occupò di lei, che morì sola ed abbandonata da tutti appena ventunenne nel carcere di Potenza il 12 novembre 1866 per setticemia procurata da un ascesso nella zona perineale.

fonte

brigantaggio.net

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