Caltanissetta nel 1880
Filippo Volpe
Caltanissetta nel 1880 aveva il PIL pro-capite più alto d’italia.
Più di Milano, Torino, Bologna, Genova, Roma, etc Questo non significa che si stesse benissimo o che il popolo fosse agiato.
C’erano tanti problemi. E soprattutto la ricchezza non era equamente ripartita.
Tuttavia, è un fatto, a Caltanissetta veniva prodotto il PIL pro capite più alto d’italia!
Cos’è successo dopo?
Come siamo passati, in generale in Sicilia, dall’essere capaci (industrie tessili, miniere di rilevanza mondiale, cantieri navali all’avanguardia, agricoltura [comprese importanti risaie], etc) all’essere “incapaci” e a diventare la provincia più povera d’italia e tra le più povere in Europa?
È chiaro che ogni fenomeno ha una spiegazione: ad esempio, si potrebbe dire che lo zolfo a un certo punto divenne meno appetibile a livello commerciale e venne sostituito dal petrolio.
Verità solo parziale, perché anche sulle miniere ci fu lo zampino dell’impero britannico…
Ma il punto è un altro: come si passò da uno sviluppo sempre crescente a una situazione di arretratezza sempre più diffusa?
Ci hanno fatto credere che al Sud non c’erano industrie e non è così.
Ci hanno fatto credere che eravamo arretrati nel 1860 e non è così.
Ci hanno fatto credere che siamo “geneticamente” poco inclini al lavoro (ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere) e non è mai stato così.
Ci hanno fatto credere che la colpa dei fenomeni mafiosi è nostra. E non è così. Semmai c’è da chiedersi quanto lo Stato abbia davvero voluto combattere ed eradicare la mafia…
La verità, pur complessa, è un’altra: già dai primi anni dopo l’unità d’italia (mai richiesta, soprattutto dal popolo) mutarono le condizioni politiche, amministrative e giuridiche.
Fu imposto dall’alto un modello nuovo, estraneo e totalmente inadatto.
Per di più l’ex regno delle due Sicilie veniva visto come un territorio “barbaro” da politici che non ci avevano mai nemmeno messo piede.
Si preferì usare la violenza per reprimere il malcontento anziché capirne le ragioni.
Si emanarono provvedimenti che danneggiarono irreparabilmente interi comparti produttivi (come il divieto di produzione di riso!).
Si investì prevalentemente al nord e si usarono le ricchezze del sud per ripagare il debito pubblico del Piemonte (in proposito si legga “quando il Sud fece l’italia – Fatti e misfatti dell’unità” dello storico Salvo di Matteo).
Le conseguenze di questi fatti si sono poi radicate ed incancrenite.
E i nostri rappresentanti sono diventati, sempre più, servi di un sistema che ci vuole come colonia interna, non come parte dello stesso Stato.
Ecco come siamo passati dall’essere capaci all’essere “incapaci”.
pubblicato da
Romina De Sanctis



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