Carlo Bombrini e il Sud: una pagina controversa dell’Italia unita
Quando si parla di divario Nord-Sud, raramente si fa il nome di Carlo Bombrini. Eppure il potente banchiere genovese, direttore della Banca Nazionale nel Regno d’Italia, ebbe un ruolo centrale nella gestione finanziaria del nuovo Stato unitario.
Dopo il 1861, il Mezzogiorno venne integrato in un sistema economico costruito sulle esigenze del Piemonte e delle aree settentrionali. Le scelte finanziarie non furono neutre: accentramento del credito al Nord; predominio della Banca Nazionale nel sistema monetario; estensione del debito piemontese all’intero Regno; forte pressione fiscale che colpì soprattutto le zone più povere.
Nel frattempo, il Sud viveva gli anni drammatici del brigantaggio e della repressione militare.
A Bombrini viene attribuita una frase durissima contro i meridionali – probabilmente apocrifa – ma il punto non è la citazione in sé. Il punto sono le conseguenze concrete delle politiche adottate nei primi anni dell’Unità.
Che vi fosse un disegno consapevole o una combinazione di interessi economici e centralismo, il risultato fu evidente: il Mezzogiorno entrò nell’Italia unita in condizioni di forte squilibrio, mentre il Nord avviava il proprio sviluppo industriale.
La storia non si riscrive. Ma si può scegliere di guardarla senza retorica e senza rimozioni.
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