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CARLO FAIELLO L’ARISTOCRATICO DELLA MUSICA NAPOLETANA

Posted by on Set 8, 2022

CARLO FAIELLO L’ARISTOCRATICO DELLA MUSICA NAPOLETANA

Chi conosce Napoli sa perfettamente dove sono i “Gradoni di via Chiaia” che ti permettono di salire verso Pizzofalcone dove nasce Palepolis l’antica città che nasce molto prima di Neapolis.

I “Gradoni di via Chiaia” hanno anche un’altra caratteristica e che sono ubicati in uno snodo importante della città dal punto di vista urbanistico ma anche antropologico infatti si trovano in mezzo tra l’accesso a L.go di Palazzo, ai Quartieri Spagnoli, alla Riviera di Chiaia, a P.zza San Ferdinando e sulla strada che ti porta diritto-diritto al Teatro San Carlo quindi chi nasce li ha nel proprio patrimonio genetico la migliore composizione di promiscuità possibile non solo della città ma del mondo.
Anche Carlo Faiello è nato ai “Gradoni di Via Chiaia” e fin da bambino aveva la comodità di “giucà a ‘o pallone” a L.go di Palazzo, andare a tuffarsi a mare tra Santa Lucia e Mergellina e suonare musica nei Quartieri Spagnoli con lo sguardo rivolto verso il San Carlo ed è proprio questo che ha fatto fin da quando era in culla, suonare, cantare e comporre musica.
Carlo se lo penso in piedi a braccia larghe lo immagino che guarda il San Carlo, con la mano destra rivolta verso  Palazzo Reale e la sinistra verso i “Quartieri”  lasciandosi alle spalle la parte della città simbolo dei giacobini crea arte musicale nuova per Napoli, una musica che affonda le radici nel secolo d’oro della musica mondiale quella del “700 Napoletano” che è la massima espressione della Scuola Napoletana che non è una delle scuole ma “La Scuola”. Nel XVIII a Napoli la musica raggiunge la sua vetta massima di un percorso iniziato qualche secolo prima passando per la nascita dei conservatori che porterà, grazie ai Borbone e soprattutto a Ferdinando IV,  anche la musica popolare a diventare musica colta, musica esatta,  come ci ricorda Enzo Amato nel suo “La Musica del Sole”, quindi diventa musica aristocratica che veniva contaminata da quella suonata al San Carlo e sua volta la contaminava. 
Con l’avvento del modernismo s’è cercato di cancellare la cultura e l’arte popolare che si manifestava nel  teatro, nella letteratura e nella musica ed anche per questo nasce il concetto “folkloristico” che serviva a banalizzare e ridicolizzare tutto quello che veniva dal basso per non disturbare il manovratore che dai salotti borghesi cercava di imporre la propria visione della cultura e nonostante una forza di fuoco enorme con a disposizione  grandi ricchezze per fortuna tutto è fallito. Nella musica popolare avviene per merito del M.so Roberto De Simone che grazie alle sue ricerche riesce a portare alla luce documenti che mette a disposizione degli NCCP che arrivano addirittura al Festival dei Due Mondi di Spoleto grazie all’impegno di Eduardo e che apre, forse meglio riapre, il mondo della musica popolare. De Simone poi compone, forse, il capolavoro del “900 “La Gatta Cenerentola” che ispirandosi al mondo di Basile del “600, fa conoscere al mondo intero una musica e un’arte che solo a Napoli poteva nascere.
Ora il M.so De Simone per ovvi motivi anagrafici, possiamo considerarlo in pensione ma sulla scena da qualche anno è apparso Carlo Faiello che direttamente da San Pietro a Maiella dove s’è diplomato ha cominciato a creare musica, come musicista ha girato il mondo suonando nella “La Gatta Cenerentola” conducendo una carriera straordinaria, che non sto qui a narrare, per diventare un compositore unico che arricchisce l’immenso patrimonio immateriale della scuola musicale Napoletana.
Quando conversi con Carlo cita vecchi detti, proverbi o espressioni che diceva la nonna o lui stesso, parlando di L.go di Palazzo, del Palazzo Reale e dei vicoli dei Quartieri che fanno parte della sua ricca biblioteca interna da cui attinge a piene mani quando compone musica e per questa fortuna, abbinata a quella di avere a disposizione un Idioma, quella del napoletano, ha creato la “Musica di Carlo Faiello”. Napoli è la citta aristocratica per eccellenza e l’aristocrazia è viva e presente da sempre non soltanto in chi ha sangue blu o una testa coronata ma anche nel popolo, quello vascio come quello del ceto medio ed è una unicità nel pianeta e che ha permesso a Carlo di diventare l’Aristocratico non soltanto della musica Napoletana, ma di quella universale perchè rappresenta la fusione tra due aspetti dell’aristocrazia, quello ufficiale e quello popolare. Questa essenza appare nella sua musica che è una perfetta fusione tra la musica popolare e quella colta del “700 napoletano. Non possiamo definirlo erede di De Simone che considera comunque un suo punto di riferimento, perché il M.so partiva dalla musica classica ispirandosi e attingendo dalla musica popolare mentre Carlo Faiello ha fuso le due cose creando un nuovo fondamento musicale che definisco aristocratico perchè napoletano. Carlo non è un italiano nato a Napoli ma un napoletano e lo notiamo dalla sua arte che si rivolge a tutti e a tutte le platee in teatro come nelle piazze suonando melodie e opere da lui stesso composte, delle composizioni difficili quanto incantevoli, i suoi lavori si ascoltano ormai ovunque e si riconoscono alla prima nota. La musica di Carlo non è musica metropolitana o musica romantica e se dovessimo portare le lancette dell’orologio indietro di 2 secoli lo troveremmo prima a suonare la sua musica con i lazzari a L.go di Palazzo per poi salire a “Palazzo Reale” e suonarla a Corte.
Carlo Faiello, anche se lui afferma il contrario dimostrando umiltà e rispetto verso chi suona il popolare in purezza, è espressione della Tradizione perché come ripeto sempre è un mondo dove l’uomo non è spettatore ma protagonista dei cambiamenti ed è fondamentale per far continuare a far vivere l’identità suonata e ballata da tanti autoctoni in maniera meravigliosa, il fuoco della Tradizione è fondamentale per non far diventare cenere l’Identità che a sua volta non spegne il fuoco della Tradizione.
Sabato 10 settembre 2022 Carlo Faiello suonerà per la prima volta nella sua carriera in alta Terra di Lavoro inserito come artista principale nel Festival della Zampogna di Villa Latina, già Agnone, per volontà del Comune e dell’Ass. Amici della Zampogna e del Presepe e questo è una prima importante per tutto il territorio e per l’Ass.Id.Alta Terra di Lavoro che tanto s’è spesa per ricostruire il ponte che dall’antica Capitale, Napoli, ha portato Carlo Faiello a Villa Latina, lo stesso che portava i costruttori di zampogne a vendere i propri strumenti. Carlo ci ha promesso delle novità che saranno inserite nello suo concerto per la prima volta che verranno poi presentate una settimana dopo alla Notte della Tammorra che tornerà a P.zza Mercato a Napoli, che è la sua casa naturale, per il ventennale.       

Claudio Saltarelli

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