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Castinocultura, lettera aperta di Fiorentino Bevilacqua

Posted by on Ott 3, 2016

Castinocultura, lettera aperta di Fiorentino Bevilacqua

Al Sig. Presidente della Comunità Montana Monte Santa Croce

Al Presidente dell’Ente Parco Roccamonfina-Foce del Garigliano

Al Sig. Sindaco di Roccamonfina

Lettera aperta

Premessa

  1. Quest’anno c’è stata forte ripresa dell’attacco del cinipide tanto che, a Napoli, presso la Regione Campania, si è tenuto un incontro dopo il quale qualcuno ha dichiarato che la lotta biologica al cinipide galligeno del castagno aveva fallito e che si doveva dare spazio alla lotta chimica. Qualcun altro, a livello locale, gli faceva subito eco adombrando la possibilità di indire un referendum sull’uso dei pesticidi.
  2. La recrudescenza dell’attacco è stata peculiare: in alcune aree dove l’anno scorso c’è stata produzione, quest’anno c’era una massiccia presenza di galle con forte riduzione della foliazione; viceversa, dove negli ultimi due anni almeno non c’era stata produzione, quest’anno c’era una foliazione buona e una buona produzione di ricci. Alcuni castanicoltori hanno confermato, per altre zone, lo stesso andamento.
  3. Questo porta a pensare che, se il rapporto cinipide – antagonisti (sia autoctoni che importati) fosse riconducibile al rapporto a due preda – predatore descritto dalle equazioni di Lotka e Volterra, anche nel nostro doloroso caso avremmo dovuto aspettarci queste oscillazioni numeriche nelle popolazioni del cinipide e del Torymus sinensis, oscillazioni che, col tempo, tendono a smorzarsi .
  4. Successivamente, su alcune piante visionate, si notava l’attacco delle galle da parte di una muffa (Gnomomiopsis?); all’attacco seguiva la necrosi sia della galle che delle foglie, piccole e/o deformi, ad esse vicine. Più tardi, a luglio, su queste stesse piante, sul ramo con le galle seccate, comparivano dei nuovi getti che, essendo stati prodotti quando il cinipide aveva già terminato la deposizione, l’anno prossimo assicureranno una certa produzione.
  5. Ci sono state anche delle intemperanze climatiche che, là dove c’era stata una più o meno normale produzione di foglie e fiori, non hanno consentito una corretta impollinazione e, probabilmente, questo ha danneggiato ulteriormente la produzione, compresa quella della Bouche di Betizac. Ma le intemperanze del clima sono intervenute dopo, su castagneti sensibili già colpiti dalla recrudescenza del cinipide.
  6. Ritornando al “rapporto a due”, il fatto che ci sia stato l’attacco massivo della muffa che ha distrutto cinipide e antagonisti, complica le cose.
  7. Un’ulteriore variabile, che complica quel rapporto, è costituita dai trattamenti chimici. Un castanicolture ha ammesso di aver trattato a maggio per combattere la cidia precoce; a maggio, quando sfarfallano e ovidepongono gli antagonisti del cinipide…
  8. Qualche altro castanicolture, per la lotta alle tortrici del castagno, usa una soluzione chimica autoprodotta. Nelle bottiglie – trappola che la contengono, probabilmente finisce molto di più di quello che il castanicolture si prefigge di catturare, tanto è vero che, nell’unica di esse visionata, oltre a qualche incerto esemplare di Cydia sp. e tanto altro (per l’identificazione del quale servirebbero esperti e una analisi graduata nel tempo) è sicuramente finito almeno un dittero sirfide, un insetto che da adulto fa da impollinatore e allo stadio larvale si nutre, anche questo utilmente per noi, di afidi.

Conclusioni

  • Manca una azione di monitoraggio attento del cinipide, degli antagonisti e di quant’altro possa influire sulla vegetazione e sulla produzione del castagneto.
  • Manca, in molti castanicoltori, una conoscenza di base, elementare, dei cicli vitali del cinipide e dei suoi antagonisti e manca anche una conoscenza di base delle dinamiche (ecologia) del bosco di castagno.

Per tutto questo si suggerisce quanto segue:

  • Istituzione di un Osservatorio permanente sulla castanicoltura del Comprensorio, di cui siano chiamati a far parte ricercatori universitari, che effettui indagini sull’evoluzione dell’infestazione da Dryocosmus kuriphilus, sulla sua parassitizzazione da parte del Torimus sinensis e degli antagonisti autoctoni anche al fine di avere utili indicazioni per il rafforzamento delle popolazioni dell’antagonista orientale, per la realizzazione e applicazione di un modello di previsione delle variazioni di produttività in funzione del livello di infestazione e per quant’altro possa servire a ristabilire i passati livelli di produttività
  • L’attuazione di un programma di monitoraggio ambientale mediante l’uso di bioindicatori sia per quanto riguarda il suolo (analisi della qualità biologica del suolo – QBS-ar, QBS-c o altro) sia per le condizioni generali dei nostri boschi (ditteri sirfidi, indice di biodiversità lichenico o altro);
  • La realizzazione di corsi di formazione di base.
  • L’installazione di una stazione meteorologica pubblica;
  • La realizzazione di campagne di marketing per la promozione delle castagne autoctone di piccole/medie dimensioni.
  • Dr. Fiorentino Bevilacqua
  • Roccamonfina 01/10/2016

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