Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

ATINA – FESTIVAL DELL’EMIGRAZIONE OF THE VAL DI COMINO

Posted by on Lug 27, 2019

ATINA – FESTIVAL DELL’EMIGRAZIONE OF THE VAL DI COMINO

THURSDAY 8 AUGUST 2019

10:00A Welcome by the Authorities in the hall of the Palazzo Ducale of Atina.

10:45Guided Tours of Atina to learn about the town’s Historic and Cultural treasures. In groups of at least 30 people, in English, French and Italian. Cost: €3.00 per person. children free. To book Atina Tour tickets please contact Louise Shapcott

13:00A Break for Lunch. You can choose to make your own arrangements or … on request, lunch at a set price can be arranged in a local restaurant in Atina. To book lunches please contact Louise Shapcott15:00 Guided Visits of Atina will resume.16:30 Inauguration of the Photographic and Documentary Exhibition regarding Emigration from the Valle di Comino. 18:00Presentation and Conversations About Emigration with Guido Pescosolido, a historian, and Vittorio Macioce, a journalist. (Simultaneous translations are planned in English and French.)21:00“Festa in Piazza” – Piazza Marconi in front of the cathedral – Food, Wine and Music, local delicacies of our Valle di Comino and traditional rhythms………………………………………………………..

FRIDAY 9 AUGUST 2019 – GUIDED VISIT OF CASSINO

09:00A Coach Tour will start from Atina by the Piazzetta del Monumento ai Caduti, in front of the Bar Mancini.
Or alternatively you can make your own way to Cassino with your own transport and meet up at the War Museum “Historiale” in Via S. Marco, 23 in Cassino.
Tour Begins at 09:30 at the War Museum “Historiale”

10:45 – British Commonwealth War Cemetery11:30 – Archaeological Area of Casinum13:00 – A break for lunch, when you are free to make your own arrangements, or on request a fixed price meal can be arranged at a local restaurant at a cost of €15.00 per person.15:00 – Abbey of Montecassino and the Polish Military Cemetery17:00 – End of the day’s activities and return to Atina
Costs per person:Guide for the entire day: €7:00 (for groups of at least 20 people)Cost of transport by coach from €10:00 per person (depending on the number of participants.
Please note – Entrance fees to the museums are not included …“Historiale” Museum: €3.50 per person for groups, for children under 8 years and people aged over 70 entrance is free.Archaeological Museum: €4.00 for adults, €2.00 for young people aged between 18 and 25.To book places on this tour please Contact Louise Shapcott……………………………………………………….

SATURDAY 10TH AUGUST 2019

AT THE CANTINONE OF THE PALAZZO VISOCCHI

In via Terrappio, Atina – Here we will gather and share the stories and experiences of our families who emigrated from this area.

Please do come and join in our celebrations. Everyone is Very Welcome !

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Massoneria: mire su Notre-Dame e sul Camerun

Posted by on Lug 26, 2019

Massoneria: mire su Notre-Dame e sul Camerun

(Mauro Faverzani) Accade nel 2019 in Camerun: qui politica ed affari sono gestiti dalla massoneria. In modo occulto. È questo quanto denunciato in un pubblico appello, firmato dalla locale Conferenza episcopale e, in primis, dal suo presidente, mons. Abraham Kome Bouallo. Appello, in cui si chiede espressamente di fermare grembiulini, Rosacroce e stregoni: «In questo momento, in alcune parrocchie della nostra Diocesi, nei loro consigli parrocchiali e persino in alcuni organismi diocesani, siedono sempre più – e con incarichi di crescente responsabilità – persone appartenenti alla massoneria, ai Rosacroce o dedite alla stregoneria. Una simile situazione esige un chiarimento», scrivono i Vescovi in questa loro lettera pastorale, in cui spiegano di voler non solo «richiamare le linee fondamentali del Magistero» in merito a tali gruppi più o meno occulti, bensì anche di voler «dare precise direttive pastorali, al fine di chiarire e sostenere la fede in Gesù Cristo morto e risorto». Si noti come solo lo scorso 5 luglio, con tanto di lettera su carta intestata, la Gran Loggia Unita del Camerun avesse inviato al primo ministro la proposta di piazzare un proprio affiliato, Désiré Mama Ndjikam, al posto di coordinatore dell’Unità Operativa di Gestione dell’importante progetto «Lago Monoun». Al proprio attivo, oggi, Ndjikam vanta già rilevanti incarichi come capo dei progetti presso il Conaroute-Consiglio Nazionale della Strada e come coordinatore del Segretariato tecnico dei punti focali di tale organismo. Si evincono da qui con chiarezza le ragioni della preoccupazione espressa dai Vescovi circa le mire sempre più pretenziose della Loggia camerunense. A fronte di tutto questo, i Vescovi camerunensi ricordano come «la religione cristiana non sia una nostra invenzione, bensì una religione rivelata da Dio stesso a Mosé e portata a pieno compimento da Gesù Cristo. La nostra fede riposa su un insieme di verità rivelate dal Signore. Queste verità vengono chiamate dogmi. Nessun cattolico le può contestare, senza rinnegare la propria fede: si tratta dei dogmi della Santissima Trinità, dell’Incarnazione, della Resurrezione, dell’Ascensione, dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione della Vergine Maria». I prelati ricordano anche come l’adesione dei cattolici ai Rosacroce e ad altri gruppi, la cui Dottrina sia contraria alle verità evangeliche su cui poggia il Magistero universale della Chiesa, sia severamente vietata. E ciò in quanto, spiegano i Vescovi, i Rosacrociani non considerano Dio come Persona, bensì come una sorta di energia spirituale, fonte ultima di tutte le vibrazioni materiali e non, scivolando così in una sorta di panteismo dichiarato. La lettera pastorale raccomanda, pertanto, di intensificare l’insegnamento solido e privo d’ambiguità della Dottrina cattolica, in quanto l’ignoranza resta uno dei fattori determinanti circa l’adesione alle sette ed ai raggruppamenti gnostici. Da qui il richiamo, rivolto ai fedeli cattolici, a riaffermare perennemente ed incessantemente la propria fede in Gesù Cristo morto e risorto. Un richiamo chiaro, senza cedimenti, senza compromessi, purtroppo però anche con pochi eguali nell’episcopato europeo, da troppo tempo silente su questi importantissimi temi, benché la cronaca suggerisca ben altra condotta. Recente, dello scorso 17 giugno, è, ad esempio, l’intervista rilasciata al quotidiano L’Opinion da Jean-Philippe Hubsch, Gran Maestro del Grand’Oriente di Francia, la principale obbedienza massonica d’Oltralpe, intervista in cui si propone – niente meno! – di trasformare la cattedrale di Notre-Dame di Parigi da luogo di culto in luogo pubblico di cultura. È per questo che i grembiulini francesi si sono precipitati a raccogliere fondi, finalizzati alla ricostruzione dell’edificio in una sorta – come han dichiarato – di «gesto di solidarietà repubblicano» tutt’altro che disinteressato. La proposta è già stata respinta al mittente dall’Ufficio Comunicazioni diocesano e persino l’Arcivescovo di Parigi, mons. Michel Aupetit, è intervenuto più volte per ribadire la finalità precipua di culto intrinseca a Notre-Dame. Lo scorso 15 giugno, nel corso dell’omelia per la prima Messa celebrata nella cattedrale dopo il rogo, il prelato ha dichiarato: «Separare cultura e culto può essere frutto di ignoranza o di ideologia. Lo dico con forza: una cultura senza culto diviene un’incultura. È lì da vedere l’abissale ignoranza religiosa dei nostri contemporanei a causa dell’esclusione della nozione divina e del Nome stesso di Dio dalla sfera pubblica, invocando una laicità, che esclude qualsiasi dimensione spirituale visibile. Come tutti gli edifici, la Cattedrale comprende una pietra angolare, che sostiene l’insieme della costruzione. Questa pietra angolare è Cristo». Eppure tutto ciò non basta ad indebolire le pressioni dei grembiulini, numerose ed influenti. Qualcuno ha saputo qualcosa di tali avvenimenti sui grandi media? Qualcuno si è espresso pubblicamente a sostegno della Chiesa in Francia ed in Camerun? Qualcuno ha diffuso la notizia delle mire della massoneria su Notre-Dame? Ecco, non è necessario aggiungere altro… (Mauro Faverzani)

fonte https://www.corrispondenzaromana.it/massoneria-mire-su-notre-dame-e-sul-camerun/

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I Borbone e il problema dei rifiuti

Posted by on Lug 26, 2019

I Borbone e il problema dei rifiuti

Quando un decreto dei Borbone rese Napoli la città più pulita d’Europa
Da Claudia Ausilio

Un triste destino quello di una città come Napoli, vista dal mondo intero come una città sporca e piena di rifiuti, quando pochi secoli fa era considerata come la più pulita d’Europa, simbolo di ordine e la prima a fare la raccolta differenziata e ad insegnare alle altre popolazioni italiane l’uso del bidet.
Il recente trascorso e la pessima gestione amministrativa da parte delle istituzioni induce a delle riflessioni, poiché a differenza di oggi, un paio di secoli fa, c’era un’oculata e responsabile gestione dei rifiuti. Le prime ordinanze nel meridione si ebbero nel lontano 1330, quando nella città di Palermo vennero esposte delle ordinanze relative alla pulizia dei luoghi pubblici ed obbligavano i bottegai a mantenere in ordine gli spazi davanti ai loro locali.
Ma nel XIX secolo, con un decreto del 3 maggio 1832, firmato dal prefetto della polizia di Napoli, Gennaro Piscopo, si ebbero le prime pene detentive per i trasgressori.

Il Re Ferdinando II di Borbone, fu il primo ad ordinare la raccolta differenziata, con il suddetto decreto che obbligava di mantenere l’igiene sulle strade. Il prefetto diede disposizioni in merito, scrivendo nel testo che “Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo e che questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte”. Poi aggiungeva che “Dovranno recarsi ne’ locali a Santa Maria in Portico, dove per comodo pubblico trovasi tutto ciò che necessita” ed inoltre il divieto “di gettare dai balconi materiali di qualsiasi natura”.
Come si legge nel Regio Decreto n.21, le autorità si ponevano il problema della spazzatura, obbligando la popolazione alla raccolta differenziata, in particolare quella del vetro. Insomma, già allora si faceva un’importante riflessione sul problema dell’accumulo di immondizia, e come evitare di far confluire i rifiuti in un unica discarica. A tal proposito vale la pena ricordare l’ammirazione dello scrittore ed erudito Goethe, quando nel 1787, durante il suo viaggio in Italia, rimase stupito per il riciclo degli alimenti in eccesso che si attuava tra la zona di Napoli e le campagne intorno (l’attuale “Terra dei Fuochi“).
Circa duecento anni fa, quindi, una legge borbonica aveva risolto il problema dei rifiuti, che oggi invece sembra essere insormontabile, oltre ad essere diventata una questione che riguarda l’intera nazione.

Da: https://www.vesuviolive.it/cultura-napoletana/storia/61087-quando-un-decreto-dei-borbone-rese-napoli-la-citta-piu-pulita-deuropa/

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LA CATTIVA AUTONOMIA DEL NORD CHE POGGIA SUI SOLITI INTRALLAZZI E RUBERIE.

Posted by on Lug 13, 2019

LA CATTIVA AUTONOMIA DEL NORD CHE POGGIA SUI SOLITI INTRALLAZZI E RUBERIE.

L’unica soluzione possibile è la nostra autonomia. Nel frattempo fermiamo questa ennesima furbata leghista.
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“Cos’è il 518 ?
l disegno di legge 518 presentato dal leghista Calderoli è il progetto con cui vengono prosciugate la casse dello Stato.
Veneto ma anche Lombardia, Liguria e presto anche le altre regioni del Nord sono pronte a trattenere tutte le tasse pagate al Nord.
Non si tratta di una secessione si tratta dell’autonomia fiscale rafforzata. Le tasse pagate in veneto restano al 90 % in Veneto.
Obietterete: Ma cosa c’è di male ?
Le tasse che sono pagate in veneto sono il frutto di tutti i prodotti e servizi che loro vendono al Sud. Qualsiasi cosa compriamo compresi i servizi elettrici, bancari e assicurativi, gas, telefono, mobili. cibi, bevande, vestiti, scarpe provengono dal Nord. Le tasse che loro pagano in realtà sono pagate con i nostri soldi. Se noi smettessimo di comprare loro non dovrebbero più pagare nessuna tassa per lo Stato e per il Sud.
Il Sud è stato spremuto e non ha più un tessuto produttivo, un sistema finanziario. Nulla di Nulla. Da 160 anni é ridotto ad una colonia interna. Il federalismo fiscale é forse cosa giusta, ma prima di attuarla, chi ci ha distrutto deve restituirci il bottino e mettere il Sud in condizione di crescere da solo.
Allo stato attuale, le reti elettriche, banche, assicurazioni, stabilimenti industriali, infrastrutture di rete, ecc che sono installate al Sud sono in realtà di proprietà delle lobby del Nord. Come facciamo a crescere se loro si sono impossessati anche delle nostre risorse naturali ed energetiche?
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Con il ddl 518 lo Stato non riceverà più soldi dalle tasse del Nord e quindi sarà costretto a tagliare tutte le spese che oggi sostiene al Sud.
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Al SUD. verranno chiusi ospedali, scuole e università. Verranno ridotte le prestazioni sanitarie e di welfare. Verranno ridotti di un terzo gli investimenti per strade, ponti, dissesto idrogeologico, ecc…
Il Sud continuerà ad essere pattumiera per i rifiuti pericolosi del Nord.
Verrano ridotti gli organici di Polizia, Carabinieri, Giustizia, Scuola, ecc..
Con l’approvazione del 518 al Sud tutti dovranno pagare le medicine, le analisi e le visite specialistiche. .. E tanto altro ancorea …
IL PARLAMENTO RAPPRESENTA TUTTI GLI ITALIANI E BOCCIARE IL 518 SE E SENZA MA . !
NESSUNA TRATTATIVA
CONDIVIDIAMO TUTTI LA CAMPAGNA.

Grazie per questo interessante post ad Agenda Sud – Calabria

Patrizia Stabile

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Ischia, V secolo a.C.: la nascita di un nuovo vulcano

Posted by on Lug 2, 2019

Ischia, V secolo a.C.: la nascita di un nuovo vulcano

a cura di Sandro de Vita, Socio AIV

INGV, Sezione di Napoli Osservatorio Vesuviano

Anno 474 a.C., la colonia greca di Cuma ha appena sconfitto gli Etruschi in una sanguinosa battaglia navale, combattuta nelle acque antistanti il promontorio di Miseno, e vinta solo grazie all’intervento della flotta di Ierone di Siracusa.  Il debito di Cuma nei confronti del tiranno siracusano è grande, in quanto la sconfitta etrusca aveva segnato la fine dell’egemonia di questo popolo sul Tirreno, lasciando ampi spazi all’espansione dei commerci della Magna Grecia e isolando la dodecapoli etrusca in Campania. In segno di gratitudine, quindi, ma anche per mantenere un saldo avamposto alleato, i cumani offrirono a Ierone la possibilità di stabilire un presidio sull’isola d’Ischia, detta allora Pitecusa, l’isola dei vasai.

Le brume dell’alba lentamente si dissolvono al levar del sole sulla palude costiera, all’estremità nord-orientale dell’isola. Il promontorio basso e tozzo che la delimita a oriente sembra una piccola acropoli: il luogo ideale per costruire il tempio che darà protezione all’attracco delle barche da pesca, nella baia e sulla spiaggia, al di là della collina. Ierone, ad Olimpia, ha già offerto a Zeus gli elmi sottratti ai nemici. E’ tempo quindi che anche la guarnigione siracusana a Pitecusa renda il suo tributo agli dei: ad Apollo, forse, o ad Artemide, protettrice di Siracusa.

D’improvviso uno stormo di folaghe si alza in volo, con fragore, abbandonando il canneto fra le grida di altri uccelli nascosti, una coppia di aironi silenziosamente si allontana: forse un predatore, chissà. Poi torna la quiete, un silenzio quasi innaturale, e la terra comincia a tremare, brevemente, in un sommesso brontolio che viene dal profondo, dalle viscere della terra. Ma d’altra parte si sa, i coloni locali e gli indigeni lo dicono, questa terra è inquieta e l’isola va spesso soggetta a scuotimenti tellurici. Poco male, il progetto è già pronto, il tempio si farà…

Anno 2005, i lavori per la costruzione di un depuratore sulla collina di S. Pietro, a est del Porto d’Ischia, mettono in luce i resti della costruzione di un tempio, risalenti al V secolo a.C.: pile di tegole accatastate, lastre di rivestimento decorate, frammenti di antefisse acrome, cataste di mattoni e altri elementi architettonici, testimoniano della presenza di un vero e proprio cantiere, approntato sulla collina per la costruzione di un tempio e abbandonato frettolosamente con tutti i materiali pronti all’uso, seppelliti dai depositi dell’eruzione che formò il cratere dell’attuale Porto d’Ischia (Figg. 1a e b).

L’eruzione (Fig. 2a-d) cominciò con un’esplosione probabilmente innescata dal rilascio improvviso dei gas in pressione, dovuto al surriscaldamento e alla vaporizzazione di acqua superficiale o di una falda a bassa profondità. L’esplosione provocò la formazione di una nube eruttiva di cenere accompagnata dall’espulsione di una grande quantità di frammenti litici, prodotti dall’apertura e dall’allargamento del condotto eruttivo (Fig. 2a).

Blocchi litici fino ad un metro di diametro e brandelli di magma ancora parzialmente fuso furono scagliati tutt’intorno al centro eruttivo e depositati al suolo seguendo traiettorie balistiche, durante la ricaduta continua della cenere dalla nube eruttiva. I primi frammenti balistici, ricadendo sulla collina, impattavano le pile di materiali da costruzione, determinandone la distruzione e il ribaltamento (Fig. 3).

Dopo l’espansione esplosiva di gas e vapore che aveva causato l’apertura del condotto eruttivo l’acqua di falda, inizialmente allontanata dall’onda d’urto, cominciava ad invadere il condotto, interagendo efficacemente con il magma in risalita e provocando forti esplosioni freatomagmatiche (Fig. 2b). La disponibilità di acqua in abbondanza, probabilmente connessa con l’esistenza di una palude costiera in corrispondenza del centro eruttivo, è testimoniata dalla presenza nei depositi cineritici di resti di materiale torboso e sedimenti palustri di argille ancora plastiche.

Durante questa fase dell’eruzione l’esplosività andava progressivamente aumentando, determinando la frammentazione spinta del magma e la formazione di ceneri finissime, che venivano distribuite attorno al centro eruttivo attraverso la formazione di correnti piroclastiche diluite e turbolente (base surges). Questa è la fase più energetica dell’eruzione, durante la quale le correnti piroclastiche si propagavano radialmente a partire dal centro eruttivo (Fig. 2b), spazzando ad alta velocità la collina e lasciando su di essa un deposito di cenere di circa 3 m di spessore, che seppellì il sito su cui si stava edificando il tempio. L’accumulo dei materiali piroclastici anche attorno al centro eruttivo e il probabile allargamento del condotto, unitamente ad una ridotta disponibilità di acqua di falda, rimasta in qualche modo tagliata fuori dal condotto, determinarono un cambiamento nello stile eruttivo, probabilmente dovuto anche all’arrivo in superficie di un magma già in parte degassato e quindi meno esplosivo. L’eruzione quindi proseguì con una fase Stromboliana che, verosimilmente, dovette protrarsi a lungo, per giorni o settimane, determinando la deposizione di uno spesso livello di scorie da caduta e di ceneri grossolane, connesse con la formazione di una colonna eruttiva bassa e instabile (Fig. 3c). Con l’arrivo di magma sempre più degassato e con la progressiva diminuzione dell’esplosività, dopo una breve fase di fontanamento di lava che depose scorie saldate attorno al centro eruttivo (Fig. 3c), l’eruzione andò perdendo di energia e si esaurì con il ristagno del magma residuo che si solidificò all’interno del condotto (Fig. 3d). L’eruzione lasciò un cratere di circa 400 m di diametro, che in seguito venne colmato dall’acqua, formando un piccolo lago costiero, separato dal mare da una barra di poche decine di metri di larghezza (Fig. 4a).

Sebbene questa eruzione sia stata di energia abbastanza ridotta, essa ebbe un impatto locale devastante, distruggendo l’insediamento che stava nascendo sulla collina e modificando l’aspetto del territorio circostante, con la formazione di un nuovo lago. Le fonti storiche confermano che furono abbandonati sia il progetto della costruzione del tempio sia il presidio da parte della guarnigione siracusana. La locale colonia greca di Pitecusa invece, sebbene profondamente colpita da questa calamità naturale, proseguì la sua esistenza sull’isola, anche a dispetto di due ulteriori episodi effusivi che, successivamente, interessarono la zona del lago.

Il lago d’Ischia, o lago de’ Bagni, come a lungo è stato chiamato nei secoli a venire, ha continuato ad essere frequentato fino ai nostri giorni, dimostrando una eccezionale resilienza della locale popolazione, che ha imparato a sfruttare la potenziale fonte di ricchezza costituita dalle sorgenti termali e dalle fumarole ad alta temperatura a scopi curativi e per attività ricreative.

Fino alla metà del XIX secolo il lago rimase tale, anche se sin dal 1670 era stato aperto un canale artificiale, non navigabile, per consentire il ricambio delle acque. Nel mese di luglio del 1853 infine, per ordine del re Ferdinando II di Borbone, cominciarono i lavori per la rimozione dell’istmo di terra che separava il lago dal mare per trasformare l’antico cratere in un porto (Fig. 4b). Il 17 settembre del 1854, con una solenne cerimonia, il nuovo porto fu inaugurato e ancora oggi costituisce il principale approdo dell’isola (Fig. 5).

Fino alla metà del XIX secolo il lago rimase tale, anche se sin dal 1670 era stato aperto un canale artificiale, non navigabile, per consentire il ricambio delle acque. Nel mese di luglio del 1853 infine, per ordine del re Ferdinando II di Borbone, cominciarono i lavori per la rimozione dell’istmo di terra che separava il lago dal mare per trasformare l’antico cratere in un porto (Fig. 4b). Il 17 settembre del 1854, con una solenne cerimonia, il nuovo porto fu inaugurato e ancora oggi costituisce il principale approdo dell’isola (Fig. 5).

fontehttps://www.aivulc.it/it/archivio-notizie/107-ischia-v-secolo-a-c-la-nascita-di-un-nuovo-vulcano.html?fbclid=IwAR36qeZOjf74dZEnw0Azsb2BOtNTL2rYE8mdL8Eavn680-ErKchUREPFDVg

segnalato da Fiorentino Bevilacqua

Figura 1. a) le cataste di tegole abbattute dai depositi dell’eruzione. (foto di S. De Vita)
Figura 4b) dettaglio dei materiali da costruzione (foto di S. de Vita)
Figura 2. Le fasi dell’eruzione del Porto d’Ischia. a) fase di apertura; b) fase freatomagmatica principale; c) fase stromboliana; d) solidificazione del magma residuo all’interno del condotto eruttivo (da de Vita et al., 2013)
Figura 3. L’impatto dei blocchi balistici sulle cataste di materiali da costruzione. Le frecce rosse indicano la direzione di provenienza (da de Vita et al., 2013)
Figura 4. a) il lago d’Ischia nel XVIII secolo
Figura 4b) i lavori per l’apertura del Porto d’Ischia nel 1853
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La nascita del debito pubblico italiano

Posted by on Mag 31, 2019

La nascita del debito pubblico italiano

Nel 1861, all’atto dell’unificazione, il 57% o forse il 64% del debito pubblico totale dell’Italia era di origini sabaude, mentre l’incidenza del passivo che derivava dal Regno delle Due Sicilie era insignificante. A differenza dei Savoia, i Borbone avevano l’avversione per bilanci in rosso e le tasse. Il deficit italiano, oggi stratosferico, è cominciato allora. Dal 1861 al 1896 il Regno d’Italia già creava un milione di debito pubblico al giorno, nelle lire di quel periodo

Vito Tanzi (Mola di Bari, 1935) direttore del Dipartimento di Finanza Pubblica del Fondo Monetario Internazionale

fonte http://briganti.info/la-nascita-del-debito-pubblico-italiano/

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