Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria

PONTELANDOLFO 1861: no, la storia è sempre la stessa!

Posted by on Mag 20, 2019

PONTELANDOLFO 1861: no, la storia è sempre la stessa!

Qualche domenica fa, passeggiando per il centro di Sant’Agata dei Goti, mi incuriosì il testo di una locandina che faceva mostra di sé nelle vetrine di quasi tutti i negozi del paese invitando alla presentazione di un libro il cui autore era un certo Giancristiano Desiderio.

        L’incontro, infarcito dalla presenza di tanto illustri quanto altrettanto sconosciuti storici c’era stato solo il giorno prima e… quanto mi rammaricai di non aver potuto parteciparvi! Gli argomenti mi stuzzicavano ma… ormai era fatta. Per una riflessione, però, sono ancora in tempo.

        Innanzitutto, già dalle parole del manifesto era chiaro che l’autore fosse un paladino dei piemontesi, degli invasori. Era lampante che egli appartenesse allo stesso filone: un diretto discendente di coloro che applaudirono gli stessi i savoiardi, cioè gli invasori di cui sopra.  Lo strano, però, era il fatto che il Corriere del Mezzogiorno, diretta emanazione del Corrierone nazionale, dedicasse ben un’intera pagina a quel libro! Un testo, oltretutto, edito da una casa editrice “minore”, oltre che meridionale. La spiegazione non poteva essere che una sola, lapalissiana: era un affare, diciamo così, di… “famiglia”. Già, perché non bisogna dimenticare che il Corriere della Sera, fondato da un ex garibaldino, nel corso della sua storia è stato sempre in… odore (odore?) di massoneria. Motivo per il quale un malpensante come me ha immediatamente dedotto che autore… editore… recensore… e quotidiano siano tutti affratellati, insomma facciano parte tutti della stessa famiglia liberal massonica…

A prescindere da queste considerazioni “formali”, sono – però – alcune affermazioni dell’articolo che turbano: il fatto di sangue più atroce di quell’agosto ci fu il giorno 11, quando i soldati furono uccisi da prigionieri e disarmati… Quella subìta dai militari sabaudi sì che fu una vera e propria strage mentre a Pontelandolfo, invece, i morti furono “solamente” tredici (di cui “solo” dieci pontelandolfesi furono uccisi, gli altri tre morirono intrappolati nell’incendio (per autocombustione?!?) della propria abitazione… e dunque non fu una strage…

Probabilmente l’esimio (!) autore del saggio sarà a conoscenza di una codificazione a noi ignota che fissa la definizione di strage a partire solo da un certo numero di morti.

È bene aggiungere anche che i bravi bersaglieri, di ritorno da Pontelandolfo fucilarono diligentemente altri sette cittadini di un paese vicino, Fragneto Monforte, e siamo a venti. Che ne dici, Gian…Cristiano, questo numero ti va bene per definire quell’azione dei piemontesi una strage?!?!

Forse, solo su una cosa, egli ha ragione: quando accusa chi, con una certa faciloneria, se non addirittura imperdonabile superficialità, riporta gli avvenimenti gonfiando notevolmente numeri e dati. Da qui, l’accusa ai filoborbonici di costruire su questi “falsi dati” i loro miti positivi… È, infatti, grazie a costoro, a questi neo “vati” (che hanno avuto la fortuna di inserirsi in un contesto ideologico nel momento più propizio, appropriandosi di lavori altrui ed elaborandoli a loro piacere, senza i dovuti, necessari riscontri e, soprattutto, ben guardandosi dal citarne le fonti) che la nostra revisione storica offre il fianco, venendo accusata di falso e diventando, così, vulnerabile e facilmente attaccabile. E si rischia non solo di buttare al vento tutto il lavoro fatto da anni ma, soprattutto, si rischia di seppellire di nuovo i martiri di Pontelandolfo, di Casalduni, di Fragneto Monforte e di tanti altri posti sotto la tossica polvere della storiografia ufficiale.

Erminio de Biase

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“BRIGANTESSE A DIFESA DI UN REGNO” A ROCCASECCA, TUTTI I VIDEO DEL CONVEGNO

Posted by on Gen 17, 2019

“BRIGANTESSE A DIFESA DI UN REGNO” A ROCCASECCA, TUTTI I VIDEO DEL CONVEGNO

Sabato 19 maggio 2018 a 150 anni dall’esecuzione barbara di Michelina Di Cesare per mano della canaglia Piemontese Savaiorda, a Roccasecca s’è tenuto un importante convegno sulle Brigantesse Postunitarie con relatori di altissimo livello. Fernando Riccardi storico Laborino e padrone di casa, Prof. Erminio De Biase studioso Napoletano, uno dei più brillanti ricercatori del mondo identitario napolitano, e per la prima volta, in Alta Terra di Lavoro, il più importante e il più preparato studioso sulle Brigantesse postunitarie, l’accademico Prof. Domenico Scafoglio.

Nonostante la pioggia il convegno ha registrato un pubblico numeroso che è stato anche allietato dai Musicanti Laborini Silvano Boschin e Giuseppe Marro, alias Peppe Ghiacciolo   

Di seguito tutti i video del convegno organizzato dall’associazione P.A.M.A. e dall’Ass. Id. Alta Terra di Lavoro

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Un’altra occasione per parlare di Fra Diavolo

Posted by on Nov 18, 2018

Un’altra occasione per parlare di Fra Diavolo

I documenti originali sulla esecuzione e sui funerali di Fra Diavolo, la cui riproduzione è qui riportata, sono conservati nell’Archivio Diocesano di Napoli e sono (finalmente!) consultabili dai ricercatori e dagli amanti della Storia. Una volta non era così: erano secretati e solo qualche “figlio della gallina bianca” vi poteva accedere.

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11 novembre 2018 Michele Pezza ricorda Michele Pezza alias Fra’ Diavolo

Posted by on Nov 11, 2018

11 novembre 2018 Michele Pezza ricorda Michele Pezza alias Fra’ Diavolo

Grazie all’impegno e alla passione del Prof.Erminio De Biase e alla volontà del Dr. Gennaro Rispoli al Museo delle Arti Sanitarie di Napoli s’è tenuto uno storico convegno dedicato all’eroe Fra’ Diavolo, divenuto Mito per come è morto, che ha visto la presenza tra i relatori un erede diretto del Laborino Itrano che porta il suo stesso nome, Michele Pezza. Da questa sera fino ai prossimi giorni il blog dell’ Ass. Id. Alta Terra di Lavoro  dedica delle giornate speciali al suddetto convegno pubblicando solo gli interventi dei relatori a cominciare da quella del Prof. Erminio De Biase come di seguito riportiamo.

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