RE FERDINANDO IV di NAPOLI E I DELLE DUE SICILIE
RE FERDINANDO I, che gli italioti apostrofano re nasone o re lazzarone, la sua storia è tutto qua in questi soprannomi?
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Read MoreQuello che io chiamo “commemorazionismo” (a volte al giorno d’oggi, anche declinato come “oggi compirebbe cento anni” in curiosa contraddizione con l’incipiente propaganda per la morte programmata), ha delle sviste spesso clamorose.
Read MoreEmilio Gin, Lettere
inedite di Ferdinando IV di Borbone a Maria Carolina (1796-1799), D’Amico Editore, Nocera Superiore 2025, pp. 580.
28€
Nel tumulto del Triennio Rivoluzionario (1796-1799), mentre il Regno di Napoli trema sotto l’eco della Rivoluzione francese, le lettere private di Ferdinando IV alla moglie Maria Carolina d’Asburgo-Lorena aprono una finestra straordinaria su un’epoca e due anime intrecciate dal destino. Integralmente pubblicate nell’appendice per la prima volta, queste missive rivelano il volto autentico del più celebre sovrano borbonico: l’amante della caccia e degli svaghi, ma anche -sorprendentemente un uomo attento, pragmatico, dedito agli interessi del suo regno con una lucidità insospettata. Tra confidenze intime, gusti culinari, abitudini quotidiane e il profondo legame con i figli, le lettere inedite dipingono un ritratto sorprendente, che sfida la storiografia tradizionale e umanizza un monarca troppo spesso ridotto a caricatura.

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Un polmone verde più grande di Central Park a Palermo.
Il Parco della Favorita si estende su circa 400 ettari, rendendolo il più vasto parco cittadino d’Italia e addirittura più grande del celebre Central Park di New York, che conta 341 ettari. Il contesto storico si lega a un momento delicato della fine del Settecento, quando Ferdinando IV di Borbone, costretto a fuggire Napoli a causa delle guerre napoleoniche, scelse Palermo come rifugio. Fu lui a volere la creazione di questo grande parco, concepito come riserva di caccia per la corte reale e luogo di svago.
I dettagli sono affascinanti e concreti: il parco si estende alle pendici del Monte Pellegrino e comprende boschi di conifere, vaste aree agricole e un patrimonio architettonico unico. Tra gli edifici più importanti spiccano la Palazzina Cinese, costruita nel classico stile orientale per ospitare la famiglia reale nella stagione estiva, e Villa Niscemi, testimonianze di un gusto cosmopolita e una storia ricca di fascino.
Chi custodisce questa grande area è la Riserva Naturale di Monte Pellegrino, che tutela una biodiversità mediterranea importante. Qui si trovano specie come la palma nana, il corbezzolo, il leccio e il cavolo rupestre, insieme a una fauna locale altrettanto ricca.
I documenti storici e culturali confermano che questo non è soltanto un parco, ma un luogo dove la storia incontra la natura in modo straordinario. Nonostante la sua imponenza e bellezza, rimane poco conosciuto anche tra gli stessi palermitani e spesso assente dalle guide turistiche più diffuse.
Il contrasto con il celebre Central Park è evidente. Mentre il parco di New York è famoso in tutto il mondo, la Favorita resta una gemma nascosta, un polmone verde pieno di storia e biodiversità che meriterebbe maggiore attenzione.
Rimane da riflettere sul fatto che a volte le grandi ricchezze storiche e naturali si celano proprio sotto gli occhi di chi vive accanto a esse, senza che ne riconosca pienamente il valore.
Il Parco della Favorita è il più grande polmone verde urbano d’Italia
Fu voluto da Ferdinando III di Borbone come riserva reale e luogo di svago
Ospita edifici storici come la Palazzina Cinese e Villa Niscemi
Contiene specie mediterranee rare e biodiversità tutelata
È meno conosciuto ma supera in dimensioni Central Park di New York
Patrizia Stabile

FERDINANDO DI BORBONE? NON MENO ISTRUITO E INTELLIGENTE DI CARLO (E MENO BIGOTTO)
Lui è Ferdinando di Borbone, venuto fuori dalle abili scalpellate di Antonio Canova. Vi accoglie così, salutandovi, nello scalone del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il più importante d’Occidente nel settore e il primo realizzato nell’Europa continentale, voluto proprio da lui stesso in carne ed ossa, nel secondo Settecento.
Read MoreUn percorso tra storia, cultura e sapori per riscoprire le origini della tradizione casearia campana nei documenti del Real Sito di Carditello
Dal 5 novembre 2025 al 31 gennaio 2026, le eleganti sale dell’Istituto, situate all’interno del Palazzo Reale di Caserta, ospiteranno la mostra documentaria “La Dama Bianca alla tavola del Re. Mozzarella e bufale al tempo dei Borbone”, un percorso affascinante tra storia, cultura e sapori, dedicato alle origini della tradizione casearia campana, dal Real Sito di Carditello alla fine del Settecento.
L’esposizione trae ispirazione dall’archivio storico della Reggia di Caserta, acquisito e trasferito all’Archivio di Stato grazie a un intervento della Direzione generale Archivi, che testimonia la gestione del Real Sito di Carditello, centro di sperimentazione agricola e tecnologica e cuore della produzione delle eccellenze alimentari reali, tra cui la celebre mozzarella di bufala.
Attraverso manoscritti, registri contabili e corrispondenze ufficiali, il percorso espositivo illustra l’organizzazione e la vita quotidiana del sito reale:
La mostra sarà inaugurata martedì 4 novembre alle ore 11.00 con i saluti istituzionali della direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta, Fortunata Manzi, e del Soprintendente archivistico e bibliografico della Campania, Gabriele Capone.
Seguiranno gli interventi di:
Antonio Tarasco | Direttore generale Archivi;
Domenico Raimondo | Presidente del Consorzio di tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP;
Gian Paolo Cesaretti | Accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili;
Giuseppe Campanile | Professore di Zootecnia speciale, Università degli Studi di Napoli “Federico II”;
Fabio Vitale | Direttore dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura;
Carmen Iemma | Imprenditrice zootecnica.
La mostra sarà visitabile a ingresso gratuito negli spazi dell’Archivio di Stato di Caserta fino al 31 gennaio 2026
