A schiacciare quei pochi sbarcati senza munizioni né cannoni era cosa da poco, ma il Gallotti comandante la provincia si chiuse in castello a Reggio, bensì stretto d’amistà e parentezza coi capi del comitato segreto, cui faceva leggere gli ordini governativi e militari, lasciava alla sicura in città moglie e figli, quasi in ostaggio. Ciò il Melendez, rapportando al ministero, chiedeva si togliesse di là, ma non ebbe risposta. Era ricevitor generale della provincia un Saverio Melissari, giovine che dalle fasce per regio favore s’aveva quel lucrosissimo impiego, il quale con la gratitudine settaria, insieme a un Domenico Genovesi Zerbi suo cognato, sotto la protezione del già intendente Corrado, aveva potuto lavorare di nascoso alla rivoluzione.
Read MoreIl Pianelli avea rampognato il Clary pel vilipeso onor militare, e perché volea forse intatto l’esercito e pattuir col Piemonte; ma dominato da’ comitati rivoluzionarii, egli era strumento, né potea che ubbidire; laonde si copriva di doppia veste, faceva più parti per trovarsi vincitore con gli eventi; e vi riuscì, ma con infamia. Allora strascicato dalla rivoluzione, la serviva parendo avversarla. La setta sapeva ogni cosa civile e militare, e per quanto segretissima la divulgava. I dispacci in cifra che passavan pel telegrafo eran stampati netti in Calabria. Il re ordinò si mutasse cifra, non fu ubbidito, e se né dolse a’ 27 luglio in Consiglio di Stato.
Read MoreMelazzo, città di undicimil’anime è la Mylas de’ Calcidesi, poi famosa per la vittoria di C. Decilio sui Cartaginesi, e più per la giornata tra le flotte d’Augusto e Sesto Pompeo nel suo ampio porto. Con campi feracissimi, dove i poeti fecero pascere i buoi d’Apollo, e posta sull’istmo d’un promontorio, che va per quattro miglia in mare dall’est al nord, né più d’un miglio ampio, ma stringe anzi sino a 1400 passi.
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