Posted by altaterradilavoro on Lug 13, 2026
Giuseppe Gangemi
Il capitolato viene firmato giorno 26 giugno o, perlomeno, è quella la data in cui viene reso di pubblica opinione. Le clausole più importanti sono le seguenti: “3) Le guarnigioni usciranno cogli onori di guerra, armi e bagagli, tamburo battente, bandiera spiegata, miccia accesa, e due pezzi di cannone. Deporranno le armi sul lido; … 5) tutti gl’individui potranno scegliere di imbarcarsi o di restare in Napoli, senza essere inquietati colle loro famiglie; 8) l’arcivescovo di Salerno, [Antonio Francesco] Micheroux [cugino del cavaliere plenipotenziario presso i Russi], Dillon, e il vescovo di Avellino, resteranno in ostaggio a S. Elmo fino che sia assicurato l’arrivo a Tolone degl’individui là mandati” (De Nicola 1906, I, 214). Questi quattro sono gli ostaggi che il comandante francese Mèjan libererà prima che i Giacobini lascino Napoli. Il che permetterà a Nelson di violare gli impegni assunti con il capitolato.
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Posted by altaterradilavoro on Lug 6, 2026
Giuseppe Gangemi
La Gran Bretagna rimane in guerra con gli Inglesi dal 1793 al 1802. Dopo un anno di pace, la guerra ricomincia nel 1803 e finisce solo nel 1815. Tra il 1792 e il 1797, a combattere la Francia si forma la prima coalizione. Una seconda coalizione si forma nel 1798. Per un anno, la Gran Bretagna continua a combattere da sola. Se nel 1898 si riforma la seconda coalizione è per merito della Gran Bretagna una cui flotta di 14 vascelli e 1 brigantino distrugge, ad Abukir, in Egitto, una flotta francese di 15 vascelli, 4 fregate e 4 brigantini. La distruzione della flotta francese blocca Napoleone in Egitto, con l’intero esercito. Questo incoraggia le altre potenze a costituire la seconda coalizione antifrancese. Senza Abukir e Nelson, che è il vincitore di quella battaglia, Russi e Turchi non sarebbero mai sbarcati nel Sud d’Italia, anche se in ritardo e con pochi uomini.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 29, 2026
Giuseppe Gangemi
Il Re e la Regina concedono tutto sulla carta perché hanno paura che Messina cada e, con essa, tutta la Sicilia. Fa loro comodo che un gruppo di velleitari o inconsapevoli faccia da muro o ritardi quello che più temono e che, a volte, considerano inevitabile.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 22, 2026
Giuseppe Gangemi
Il 29 gennaio 1799, comincia a circolare per le strade di Napoli un volantino che annuncia la prossima pubblicazione d’un foglio il cui intento è quello di rendere “conto di tutte le operazioni governative” dei giacobini. Il titolo, Monitore Napoletano, richiamava esplicitamente l’omonimo periodico parigino, avidamente seguito e letto nella cerchia degli intellettuali partenopei di fede rivoluzionaria. È stato istituito per volontà del governo: secondo Mario Battaglini, anzi, il suo fondatore è da identificarsi nientemeno che nel primo presidente del Governo provvisorio in persona, Carlo Lauberg.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 15, 2026
Giuseppe Gangemi
Il Cardinale Ruffo ha fretta di partire perché una “febbre rivoluzionaria sempre più ardente [si va estendendo ] alle città della Calabria ulteriore … sicché da ultimo [rimangono solo] quattro … nelle quali i realisti predomina,[no]: Reggio, Scilla, Palmi, Bagnara” (Helfert 86). Il 25 gennaio, Ferdinando IV dà i pieni poteri a Fabrizio Ruffo per la riconquista del Regno. Il 31 gennaio, giunge a Messina dove il tesoriere Marchese Taccone gli dovrebbe consegnare 500.000 ducati e il generale Danero gli dovrebbe dare armi, munizioni e armati. Il Marchese non gli consegna una lira perché Acton gli ha ordinato di consegnarli al Vicario Pignatelli e Danero nemmeno un uomo perché dovrebbe sguarnire Messina e l’obiettivo primario che egli ha è di difendere l’isola (Roncuzzi 2022, 103; Helfert 1885, 93). Egli decide di partire comunque, fidando che tutto gli possa arrivare nelle settimane seguenti, per non perdere il vantaggio di cominciare le operazioni da un territorio ancora fedele al re.
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Posted by altaterradilavoro on Giu 8, 2026
Giuseppe Gangemi
Nella Roma repubblicana aveva grande valore un istituto giuridico, quello della “deditio”, che, successivamente, evolvendosi, in lingua italiana, si è cominciato a indicare come “dedizione”. Questo istituto, generalmente, cominciava nella forma della “deditio ad unum”, cioè con il fatto che il comandante romano poteva assumersi la responsabilità di accogliere nell’istituto della “dedizione”, facendosi provvisoriamente garante di una “fides” laica (credenza piena e fiduciosa che l’altra parte contraente un patto lo rispetterà con lealtà) della comunità “dedita”.
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