Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

LA SETTIMANA SANTA DI SESSA AURUNCA

Posted by on Apr 9, 2020

LA SETTIMANA SANTA DI SESSA AURUNCA

oggi inizia la settimana santa ed in tutta la nazione napolitana inizia un periodo molto sentito dal punta di vista religioso infatti inizia una settimana di contemplazione, di preghiera e di riflessione. Sessa Aurunca, in Alta Terra di Lavoro, la fa da protagonista e da tantissimi anni parto da cassino per partecipare alla processione penitenziale che si tiene il venerdì santo e con la presente invito tutti a fare la stessa cosa. Vi informo che non è una giornata di folklore o di spettacolo ma è un giorno molto importante dove bisogna andare per meditare e per pregare nel silenzio e chi volesse fare una gita turistica gli consiglio di stare a casa. di seguito il link del sito ufficiale, un articolo del mattino che mi ha inviato vincenzo de maio sul famoso misere, qualche foto e il film Vangelo Secondo Matteo di Pasolini che a detta anche del vaticanista Ravasi è un capolavoro.

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Dove sono finiti i resti di Manfredi?

Posted by on Feb 21, 2020

Dove sono finiti i resti di Manfredi?

Uno dei thriller storici più affascinanti riguarda senza dubbio la scomparsa dei resti di Manfredi  che furono trafugati dal ponte di Benevento, in cui originariamente il re era stato sepolto, per essere portati ad un luogo sconosciuto. Per ritrovarli, nel corso dei secoli, si è scatenata una specie di caccia al tesoro che continua tuttora, ma niente di certo è venuto a galla. Attualmente è Ceprano a rivendicare l’onore della sepoltura del re svevo, basandosi sull’interpretazione dei versi  danteschi del XXVIII canto dell’ Inferno, ma anche su accurate  ricerche di studiosi locali.

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CALATO IL SIPARIO SULLA TERZA EDIZIONE “FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA”AL DUCATO DI SESSA

Posted by on Ago 3, 2019

CALATO IL SIPARIO SULLA TERZA EDIZIONE “FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA”AL DUCATO DI SESSA

Il 21 di luglio 2019 si è chiusa la tre giorni della festa popolare della Tammorra a Sessa Aurunca, una volta prestigioso Ducato, e come preventivato il successo è stato notevole. Grande partecipazione di popolo in tutte e tre le giornate degno del cospicuo e prestigioso numero di artisti che in tre giorni si sono avvicendati sui rispettivi palcoscenici.

I palchi erano disseminati per tutto il borgo in maniera intelligente e nessuno dei visitatori ha avuto la sensazione di classificare gli artisti tra quelli di  serie A e quelli di serie B, è stata una festa a cielo aperto tra musica, cucina autoctona  e opere d’arte Sacra e Pagana, il tutto accompagnato da un bel clima estivo che a Sessa non è mai soffocante ed invasivo.

Gli sforzi da parte degli organizzatori, del Comune e del popolo Sessano sono stati notevoli, sotto tutti i punti di vista, ma sono stati sopportati con disinvoltura perché il successo ottenuto ha azzerato tutte le ansie e le fatiche.

A rafforzare quanto affermato sono state le parole del Sindaco Silvio Sasso che nel saluto finale le ha esternate con passione e a cuore aperto, il cuore di Sessano orgoglioso della sua identità e della sua antica storia che si stava rendendo conto di cosa la sua comunità stava realizzando. Il Sindaco Sasso nel suo discorso per qualche minuto ha abbandonato il solito protocollo politichese  che un Sindaco, suo malgrado, è costretto ad utilizzare  e ha salutato tutti i protagonisti della tre giorni, il popolo della Tammorra e non solo,  con sincero affetto.

A rafforzare il giudizio positivo della riuscita della festa sono stati i commenti che in tempo reale esternavano i visitatori presenti nella tre giorni anche di quelli, una esigua minoranza, che avevano da ridire qualcosa e che pensavano di poter dare dei consigli, come si dice “il maggior disprezzo è la non curanza” quindi……. In Italia da qualche tempo s’è diffuso il virus chiamato “tuttologia” che ha creato un esercito di sapientoni che vivono degli opinioni altrui ascoltate in televisione o sui social, a questi soggetti basta vedere una mezza regata di America’s  Cup per essere dei velisti di lungo corso che da 30 anni navigano i mari.

Quello che succederà nell’edizione del prossimo anno non si sa e credo che non lo sanno nemmeno i Sessani ma l’unica cosa posso dire, fatemi essere presuntuoso, e che assisteremo ad una altra grande festa dove si continueranno a trascorrere delle belle serate di Cultura  Aristocratica perché Popolare e che Sessa è in grado di offrire. Di seguito alcuni video della tre giorni.

Claudio Saltarelli   

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Quando gli zar cercavano la musica di Napoli

Posted by on Lug 17, 2019

Quando gli zar cercavano la musica di Napoli

Partivano dalla Campania viaggiando mesi, in carrozza, attraverso le Alpi e i Paesi dell’Europa dell’Est. Fino ad arrivare a San Pietrobuorgo, dove nel Settecento erano tra i compositori più richiesti. Da Cimarosa ad Araja, ecco chi erano i musicisti più richiesti dalle famiglie imperiali russe Un filo diretto, in note. Che annoda Napoli e San Pietroburgo. Nel Settecento alla corte delle imperatrici Anna, poi Elisabetta e infine Caterina II c’era la musica napoletana. Artisti alla corte delle zarine, punto più alto di un mecenatismo che richiamava il Rinascimento, tra artisti, scenografi, architetti. Dall’Italia ma soprattutto dalla capitale del Regno di Napoli. In viaggio per sei, anche sette mesi verso la Russia, in carrozza, c’era da attraversare le Alpi, poi i pezzi dell’Europa dell’Est prima di arrivare nelle corti ricche, affamate di bellezza e arte. I russi cercavano Napoli. Offrivano una ricca vita di corte, compensi impensabili in altre parti del Vecchio Continente. E ci fu così un flusso di partenopei a corte. “Addirittura la tarantella veniva riscritta anche da ognuno dei musicisti del Gruppo dei Cinque. Miliij Balakirev, Cesar Cui, Aleksandr Borodin, Modest Musorgskij, Nikolaj Rimskij-Korsakov, la musica popolare russa lontana dai suoni dell’Occidente ma innamorata di quella napoletana”, spiega il Maestro Enzo Amato, musicista, chitarrista, famoso studioso della musica settecentesca e presidente dell’Associazione Domenico Scarlatti di Napoli.

Il Maestro ripercorre con noi il cammino musicale dei napoletani in Russia. Nei prossimi giorni – l’11 novembre 2015 – è in programma una sua conferenza sul tema al Centro Russo (Russkij Mir) all’Università L’Orientale di Napoli e qualche giorno dopo prenderà la parola anche all’Università La Sapienza di Roma. Perché per i russi, tanto nella capitale quanto a San Pietroburgo, la musica lirica nel Settecento parlava, anzi suonava italiano. Soprattutto napoletano. “Basti pensare che la prima opera scritta per Anna I e poi tradotta in lingua russa era di Francesco Araja, a San Pietroburgo per circa 15 anni. C’era la voglia, anche l’esigenza di europeizzarsi – continua il Maestro -. C’era anche da abbattere l’immagine di un Paese arretrato, medievale, poco incline alla bellezza dell’arte occidentale. Per questo motivo le Imperatrici non badavano a spese”. Ma Napoli non era solo il simbolo della lirica ma anche dell’architettura. “Ed è stato proprio un architetto napoletano, Carlo Rossi, figlio di una ballerina russa con papà nativo di Sessa Aurunca (provincia di Caserta) che ha progettato il Palazzo che è ora sede del Museo russo di San Pietroburgo, così come lo stesso architetto ha ideato l’assetto del Palazzo d’Inverno, la residenza degli Zar, e del Teatro Aleksandriskij” aggiunge il Maestro Amato. Araja componeva 12 opere in Russia, compresa Cefalo e Procri, interamente in lingua russa, ispirata alle Metamorfosi, il capolavoro del poeta latino Ovidio. E nelle rappresentazioni non c’erano cantanti con grande estensione vocale, quindi veniva utilizzato il coro, che caratterizzerà la produzione, lo stile delle opere russe. Dopo Araja, Tommaso Traetta. Sette anni di soggiorno alla corte di Caterina II, prima di lasciare la Russia per il clima gelido, verso Londra. E tre opere, soprattutto l’Antigona. Scriveva in italiano ma la parte recitata era omessa per consentire la comprensione al pubblico che seguiva le arie con la traduzione dei libretti in lingua russa. E dopo Traetta, Giovanni Paisiello, 11 opere in Russia e che scriverà il Barbiere di Siviglia nel 1782, precedendo Gioacchino Rossini. E poi Gaetano Andreozzi, uno dei tre musicisti di Aversa, a pochi chilometri da Napoli, assieme a Domenico Cimarosa, Niccolò Iannelli. Per la corte di San Pietroburgo, la Didone Abbandonata nel 1784 e l’anno successivo Giasone e Medea. Infine, Domenico Cimarosa, chiamato da Caterina II, 11 opere e il requiem per la moglie dell’ambasciatore italiano a San Pietroburgo, eseguita alla cappella della corte dell’Imperatrice.

fonte https://it.rbth.com/rubriche/Mosaico/2015/10/23/quando-gli-zar-cercavano-la-musica-di-napoli_533095

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CON LA FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA SESSA TORNA A SCRIVERE LA STORIA

Posted by on Lug 14, 2019

CON LA FESTA POPOLARE DELLA TAMMORRA SESSA TORNA A SCRIVERE LA STORIA

Chi conosce anche leggermente la storia del territorio Aurunco, della Terra di Lavoro e del Regno di Napoli sa perfettamente che la prima edizione della Festa Popolare della Tammorra tenutasi a Sessa Aurunca, una volta Ducato, non era un episodio sporadico se avesse avuto un riscontro positivo ma sarebbe stato solo l’inizio di una nuova storia. Sono bastati due anni e le suddette previsioni si sono avverate infatti siamo giunti alla sola terza edizione e la Festa è diventata una tre giorni di Musica Popolare attesa nell’ ex prestigioso Ducato ma anche in tutto l’ex Regno e se inizialmente erano gli organizzatori che avevano bisogno di cercare gli artisti per farli aderire all’evento oggi le cose si sono ribaltate, sono gli artisti che aspettano di essere chiamati, fatta eccezione per Carlo Faiello e per Marcello Colasurdo che hanno una storia artistica troppo importante per essere confusi con la massa, perché è diventata una tappa prestigiosa per qualsiasi artista che vuole fare CV. Non c ‘è stato bisogno di troppo tempo per arrivare a ciò perché la storia antica e Aristocratica di Sessa è cosi importante che quando decide di svegliarsi dalla controra, in cui è stata costretta da quasi 160 anni, appare in tutta la sua bellezza e regalità seguendo nei modi e nello stile, ovviamente in dimensioni diverse, la sua naturale Capitale che è Napoli. Sessa ha 3000 anni di storia prima greca, poi italica, poi romana per avere la sua definitiva consacrazione con il Regno di Napoli infatti basta andare in giro per Napoli e alzare un pochino gli occhi al cielo per vedere raffigurati le gesta della famiglia Marzano oppure aprire qualche libro di archivio per vedere come dal Gran Capitano in poi, il più grande condottiero della storia post impero romano, spesso il Re di Napoli era anche Duca di Sessa, ancora esiste come titolo nobiliare e si trova in Spagna. Per la sua felice posizione geografica Sessa è sempre stata tappa obbligata di Re ed Imperatori che da Roma si spostavano a Napoli che si fermavano volentieri anche perché sapevano di avere un scambio culturale, a quei tempi la classe dirigente sapeva riconoscere senza avere consiglieri chi era e non appariva soltanto ammettendo anche un’eventuale superiorità, e questo le ha permesso di avere un baule così grande di conoscenze che nemmeno “l’iconoclastia storico culturale” che pochi soggetti cercano di attuare dal 1799 è riuscito a distruggere. Sessa, anche se gli Italiani Risorgimentali cercano di camuffarla con epigrafi, lapidi e nomi innalzati in onore dei Savoia, è Longobarda, Normanna, Sveva, Angioina, Aragonese, Spagnola e Borbonica come i più attenti ma anche quelli più distratti, notano passeggiando per il Borgo. Come si suol dire Sessa ha le pietre che parlano e la lingua che parla è quella Napoletana e come la sua più illustre sorella Maggiore le sue pietre oltre a parlare diffondono musica quella importante che apprezziamo da sempre nella settimana Santa e dai tanti musicisti e cantanti che li nascono. Senza andare a parlare della tradizione filosofica, giuridica e letteraria di Sessa ma soffermandoci su la sola arte musicale, Sessa è ancora oggi una fucina di talenti di dimensione universale che arricchiscono se stessa e insieme ad altre realtà come Piedimonte Matese, Pignataro Maggiore, Ailano e Casapulla, le prime che mi son venute in mente, arricchiscono tutta la Terra di Lavoro. Quindi, anche nell’organizzare un evento di musica popolare, Sessa non poteva tradire e grazie anche al suo essere teatro naturale siamo certi che ci regalerà una tre giorni, 19, 20 e 21 luglio, da incorniciare e se due anni fa citai nomi e cognomi di chi organizzava l’evento questa volta non ne farò nemmeno uno perché quest’anno è tutto il popolo sessano coinvolto nell’ organizzazione e che, come in occasione della settimana Santa, ha deciso di tornare ad essere protagonista della storia come ha sempre fatto . Certo sono lontani e forse irripetibili i tempi in cui Re e Imperatori soggiornavano a Sessa anche perchè quelli erano anche tempi in cui tutta la penisola Italica era un faro di civiltà per il pianeta e l’umanità tutta mentre oggi è ridotta a colonia culturale per aver cancellato la sua identità, ma lo spirito che anima il popolo Sessano per questo evento è sempre quello di un tempo. Se un popolo lo conosci da come mangia e da come parla il sessano lo conosci anche per come mangia e siccome “mangia bene” in questi tre giorni anche il cibo sarà il protagonista e si potranno apprezzare le ricchezze che il territorio offre da sempre e che hanno fatto la storia della cucina mondiale. A cominciare dal più antico Vino, insieme ad uno Armeno, oggi esistente che è il Falerno, come il prestigiosissimo Olio d’Oliva o come la grande offerta di ortaggi di ogni tipo che la felice combinazione microclimatica, mare, sole e vulcano, li rende unici. Oltre al Comune di Sessa Aurunca e ad altri enti culturali locali ci sarà anche la presenza di associazioni di Roccamonfina che contribuiranno, soprattutto con il materiale umano, alla riuscita dell’evento e che ci fa comprendere che se Sessa decide di tornare “Ducato” sarà sempre una guida per tutto il suo comprensorio. Noi tutti dobbiamo essere grati all’eroismo del popolo Sessano che imperterrito e con forza ha deciso di essere il fedele custode delle sue tradizioni e della sua identità difendendolo dai tanti attacchi ed inquinamenti che il modernismo cerca di sferrargli in tutti i modi. Il Sessano sa di avere alle spalle una storia di 3000 anni troppo importante e sa perfettamente che continuare a camminare sul percorso della Tradizione gli permette di avere una visione periferica molto ampia utile per anticipare sempre i tempi anche quando pensiamo che è arrivata tardi, come accade del resto in tutto l’ex Regno e in tutto il Mediterraneo. Non vi “incazzate” quando vi trovate al cospetto di un Sessano se vi sembra scostante e superbo perché di fronte avete una persona che da sempre è abituata a confrontarsi con luminari ed eccellenze di ogni genere e sanno riconoscere chi “è e chi non è” e se in voi trovano un valore state certi che vi tratteranno alla pari con umiltà e disponibilità per dare e ricevere. Non dimenticate, altresì, che a casa loro faranno come vogliono, ovviamente acquisendo e imparando anche dagli altri, perché sono consapevoli che quando si vuol fare una cosa che duri nel tempo devi mettere in conto errori e piccoli fallimenti e come si dice…”sbagliando si impara”. Concludendo a Sessa le cose le possono fare solo i Sessani vi posso chiedere collaborazione ed anche una mano, la chiedono se ne hanno bisogno non temete, ma la devono fare loro non fosse per altro che le suddette Pietre se non vedono i soliti passi e le solite gambe anche nei giorni di festa si rifugiano nel silenzio senza emettere più parole e suoni, buona festa a tutti

Claudio Saltarelli

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