Un altro deluso dell’Unità fregato dall’ideologia, bastava che le sue competenze le avesse messe a disposizione di Ferdinando II che le cose sarebbero andate certamente in modo diverso, di seguito un breve studio
Read MoreQuando una classe dirigente nasce colonizzata sarà sempre serva dello straniero come lo è nell’Italia di oggi. di seguito uno studio interessante
Read MoreCari Amici,
sperando di fare cosa gradita, vi invio l’ultimo numero della nostra Lettera agli Amici, con una critica all’Euro digitale e la segnalazione di un interessante progetto di riappropriazione della politica amministrativa da parte della società, contenuto nel Manifesto di Isernia (che pubblichiamo integralmente), che un Comune del Molise, attraverso il “Patto di Chiauci”, ha già reso operativo.
Il Presidente degli Incontri Tradizionalisti di Civitella del Tronto
Dott. Francesco Maurizio Di Giovine
Commendatore dell’Ordine della Legittimità Proscritta
In Calabria c’è una storia che nessuno dovrebbe dimenticare, una storia di polvere, boschi, sangue e libertà.
La storia di Ciccilla, la brigantessa, il suo vero nome era Maria Oliverio, nasce in località Casole Bruzio, nel comune di Casali del Manco nel 1841. Ma quel nome presto le stette stretto, perché Ciccilla non fu una donna qualunque:
fu una di quelle anime che scelsero la ribellione quando la vita non offrì altra strada
Dopo l’Unità d’Italia, quando il Sud venne travolto da povertà, tasse insostenibili e repressione, tanti uomini finirono nei boschi.
Ma una donna capace di guidare una banda era qualcosa di impensabile, eppure Ciccilla lo fece.
Quando il suo compagno, il brigante Pietro Monaco fu ucciso, fu lei a prendere il comando e sfidò lo Stato nei boschi della Sila tra il 1861 e il 1863. Le cronache dell’epoca – spesso gonfiate per propaganda – la descrivevano feroce, spietata, “più pericolosa degli uomini”. Tutti la temevano.
E lei, questo terrore, lo trasformò nella sua forza.
Fu una brigantessa autentica, una figura rara e scomoda per il suo tempo: troppo indipendente per essere sopportata, troppo coraggiosa per essere ignorata.
Nel 1864 venne catturata a Pedace. Catene ai polsi, sguardo alto. Da lì la sua storia si perde nelle prigioni del Regno d’Italia, ma il mito no. Quello è rimasto vivo.
Ciccilla è la dimostrazione che il coraggio, quando nasce, non chiede permesso.
Non importa se lo giudichiamo giusto o sbagliato: lei scelse la lotta, scelse la montagna, scelse la libertà… anche quando costava tutto.
Oggi la ricordiamo così: come la brigantessa che fece tremare la Sila e che ancora oggi racconta la forza di una Calabria indomabile
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