Alta Terra di Lavoro

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E l’ambasciatore piemontese disse: Noi non siamo con Garibaldi!!!

Posted by on Dic 8, 2018

E l’ambasciatore piemontese disse: Noi non siamo con Garibaldi!!!

Molto spesso quando si cerca qualcosa si finisce per rintracciare tutt’altro. Molte volte ciò che si trova non è per niente utile. Non è il nostro caso. 

Rovistando tra le carte dell’archivio Borbone, uno dei più vasti e tutelati tra le centinaia di migliaia di faldoni conservati al Grande Archivio di Napoli sono incappato in un grosso librone che conteneva gli ordini che lo stato maggiore dell’esercito napoletano (e non borbonico, visto che si trattava dell’armata di uno stato ultracentenario e non di un manipolo di soldati che rispondevano ad una famiglia reale) ha impartito durante i drammatici mesi della fine del regno tra il 1860 e il 1861. Tra un trasferimento, una promozione e un tentativo di risposta all’avanzata garibaldina, alla pagina 272 si trova l’ordine del giorno del 23 agosto 1860. Un documento come tanti che dovrebbero diventare una pietra miliare della lotta alla bugia risorgimentale, un documento su cui dovrebbero riflettere i tanti soloni che sono pronti il 17 marzo a imbracciare il tricolore e a scendere in piazza per festeggiare la malaunità. Dovrebbe leggerlo il presidente della Repubblica, il napoletanissimo Giorgio Napolitano, che in mesi e mesi di orgiastiche e folli spese per i festeggiamenti non ha speso una parola per ricordare e onorare i vinti, tra cui figurano anche i suoi antenati. Dovrebbe leggerlo il presidente del comitato torinese per i suddetti “festeggiamenti”, il prof. Giuliano Amato, il dottor Sottile abilmente rappresentato in anni di lavoro da Forattini, come il topolino della politica. Lo dovrebbero leggere i ministri che si sono scandalizzati alle parole di Calderoli sull’inopportunità dei festeggiamenti, lo dovrebbe leggere il presidente del Consiglio che sicuramente tenterà il compromesso per fare festa il 17 marzo (e non per fare “la” festa al 17 marzo, come vorrebbe la Lega Nord, che sia benedetta in questo caso). Lo dovrebbero leggere il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha fatto del tricolore uno status politico per tanti anni, e quello del Senato. Documenti che andrebbero letti anche in Vaticano dove pare che le alte sfere si siano dimenticate dei crimini che il risorgimento ha commesso contro la chiesa e contro il suo popolo. Vittime della rivoluzione, mentre oggi assistiamo alla pietosa scena del Cardinale Bertone col cappello da bersagliere in testa a Porta Pia. Nessun accenno agli zuavi pontifici, il fior fiore della nobiltà europea, e non solo nobili, che giunsero da ogni dove per difendere Santa Romana Chiesa dall’oppressione piemontese. Morti di serie B, ovviamente. Dovrebbero leggerlo tutti i deputati e i senatori, i presidenti delle Regioni e delle Province, tutti i sindaci, soprattutto meridionali e dovrebbero cominciare a porsi delle domande. Non credo di aggiungere nulla di eccessivamente prezioso alla già folta pubblicistica anti risorgimentalista ma il documento in questione è, quantomeno, significativo. Dall’elenco degli ordini del giorno dello stato maggiore napoletano:[Ordine del comando generale del dì 23 agosto 1860Sua Eccellenza il ministro Segretario di stato della Guerra ha fatto ieri noto, al Comando Generale che l’Inviato straordinario, e Ministro Plenipotenziario di S.M. il Re di Sardegna si è sommamente doluto col nostro Governo del perché nel giorno precedente due soldati del corpo dei Bersaglieri Piemontesi furono aggrediti a colpi di sciabola senza motivo alcuno, da circa venti individui del Battaglione Tiragliatori della Guardia.La lodata E.S. nel prescrivere che senza il menomo indugio l’autorità militare prenda minuta ed esatta informazione dello avvenimento, e specialmente delle cause che vi han dato origine; ha soggiunto le parole, che letteralmente son qui appresso trascritte:“E poiché siffatti avvenimenti possono disturbare la pubblica tranquillità, e le buone relazioni del nostro Governo, così onde banditi una volta per sempre, vorrà l’E.V. con apposito ordine del giorno all’Esercito inculcare ai capi dei bagni di far ben comprendere ai soldati, che le truppe Piemontesi che si veggono a diporto per la capitale, fan parte degli equipaggi dei legni da guerra ancorati nella nostra rada appartenenti perciò ad una nazione amica, che ha il suo rappresentante nella capitale e che nulla han di costoro di comune con i volontari di Garibaldi; sicchè persuasi di ciò, depongano ogni sospetto, e si mostrino invece verso dei medesimi ospitati, cortesi, ed affettuosi come tutti i napoletani sanno esserlo”.Il comando generale adempia con quest’ordine alle ingiunzioni del Real Ministero, e fida nello zelo e nella delicatezza dei comandanti delle divisioni, delle Brigate e dei singoli corpi, perché abbiano piena osservanza le ministeriali determinazioni.Il colonnello dello stato Maggiore.]Al di là di ogni commento da primo impatto è bene riflettere su date, protagonisti e circostanze. Siamo al 23 agosto 1860. Soldati borbonici hanno picchiato due bersaglieri (Dio solo sa se sbagliarono!) e l’ambasciatore piemontese, Salvatore Pes di Villamarina, noto cospiratore in casa d’altri per favorire il proprio sovrano, chiese al Re Francesco II e al suo Stato Maggiore una punizione esemplare per i napoletani perché il Regno di Sardegna, in fin dei conti, era solo uno stato amico. I bersaglieri si trovavano a Napoli perché nella rada di Napoli si trovava la flotta sabauda che era lì per proteggere la moglie di Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa, Maria Vittoria di Savoia Carignano, pressappoco una lontana prozia del Re Vittorio Emanuele II. Tutto ciò sarebbe normale se al 23 di agosto 1860 il noto pirata internazionale Giuseppe Garibaldi non fosse già in marcia verso Reggio Calabria dopo aver attraversato la Sicilia che era ora gestita dalla sua dittatura politica. La richiesta di Villamarina sarebbe normale se Garibaldi non avesse invaso ed esercitato quella dittatura politica, civile e militare, in nome e per conto di S. M. Vittorio Emmanuele II re d’Italia!!! Invece Garibaldi marciava a passo svelto verso Reggio Calabria e lo faceva in nome e per conto di Vittorio Emanuele II di Savoia. Il documento non dice nulla di nuovo a chi ha già letto De Sivo, Alianello e le altre decine di storici che hanno tentato di raccontare, rimanendo inascoltati dai soliti soloni, la verità scomoda che da 150 anni lo stato italiano tenta di nascondere. Eppure questo ordine del giorno mi ha sconvolto perché è un documento ufficiale del governo napoletano e se gli storici possono essere non creduti perché imparziali, di fronte ad un atto ufficiale dello stato maggiore dobbiamo alzare le mani. Per questo motivo è importante la ricerca archivistica. Si tratta dell’unico modo per mettere a tacere chi ancora racconta al popolo meridionale la favoletta dei mille e non più mille. L’ordine del giorno dimostra che i Savoia sono dei traditori così come traditori sono i loro alleati. Villamarina dice che il regno di Sardegna non aveva niente a che fare con Garibaldi invece oggi noi siamo costretti a celebrare (fidando nella capacità a sabotare della lega nord) la genialità di Cavour che su ordine di Vittorio Emanuele II ha autorizzato Garibaldi ha conquistare il sud per scacciare il Borbone straniero (sic!!). Perché questo è quello che raccontano i libri di scuola ai bambini e ai ragazzi. Crescere sulle menzogne non porta a nulla come dimostra il caos Italia del 2011. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, se veramente è interessato alla riconciliazione nazionale, deve esprimerso su queste contraddizioni e fare un passo per commemorare i caduti del sud e i sovrani delle Due Sicilie, Francesco II e Maria Sofia, che furono sì ingenui ma sempre persone d’onore piene di dignità. Cosa che non può dirsi di tanti altri passati alla storia come Galantuomini.

Roberto Della Rocca –

P.S. L’archivio di stato non ha ancora autorizzato la riproduzione fotografica

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Vergogna, Alassio rimuove la statua di Totò: “Nessun legame con la città”

Posted by on Ott 26, 2018

Vergogna, Alassio rimuove la statua di Totò: “Nessun legame con la città”

ALASSIO – Anche nell’anno dei 150 anni dell’unificazione politica della penisola italiana gli “italiani” riescono a dare il peggio di loro stessi. A darcene una dimostrazione è il sindaco di Alassio, Roberto Avogrado il quale per il Principe Antonio De Curtis non nutre alcuna simpatia tanto da decidere, con uno dei suoi primi atti di governo, di sfrattare la statua di uno dei massimi rappresentanti della comicità partenopea e meridionale (nonché italiana), perchè tra Totò e il comune di Alassio non ci sono legami.

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La rivoluzione (breve) nel 1820 a Napoli

Posted by on Ago 8, 2018

La rivoluzione (breve) nel 1820 a Napoli

E’ un uomo magro con i capelli neri quello che si aggira nella notte tra il primo e il due luglio 1820 a Nola, appena fuori le caserme militari dove dimorano i soldati del Re di Napoli. Si tratta di Michele Morelli, sottotenente nel reggimento di cavalleria Real Borbone di stanza nel comune della Terra di Lavoro. Ufficiale con il “vizietto” della carboneria, ambiente massonico e segreto in cui era entrato negli anni della giovinezza quando, a 16 anni, serviva nell’esercito dell’occupante francese.

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Una e indivisibile”, riflessioni (poco accorte) sui 150 anni della loro Ita(g)lia!

Posted by on Lug 25, 2018

Una e indivisibile”, riflessioni (poco accorte) sui 150 anni della loro Ita(g)lia!

ROMA – Ci avevamo creduto. Avevamo sperato. E invece no, abbiamo sbagliato tutto. Sembra senza fine la kermesse messa in piedi dalle autorità per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nemmeno la crisi economica, né tantomeno la crisi politica e la nascita del governissimo tecnico, hanno fermato l’ormai inarrestabile macchina partita da quasi due anni, grazie alla quale ogni giorno (o quasi) il Presidente della Repubblica si presenta alle televisioni unificate per tessere le lodi della Patria Unita.

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