Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

La vera storia dellle esposizioni del 1855 e del 1856. Ovvero il mare magnum (pieno) del web!!!

Posted by on Gen 30, 2019

La vera storia dellle esposizioni del 1855 e del 1856. Ovvero il mare magnum (pieno) del web!!!

Pubblichiamo la replica di Roberto Della Rocca e Andrea Casiero al Pres. del movimento Neoborbonico Prof. Gennaro De Crescenzo

https://www.altaterradilavoro.com/gennaro-de-crescenzo-risponde-a-manifesto-appello-per-la-verita-sulle-due-sicilie/?fbclid=IwAR3Ea5Z-JYXJvOdckT_xlmLiKGCcv89peOK6lrmRVSe5P5wsqI9hjpow7mY

Non pensavamo, io e l’amico Andrea Casiere in primis, di generare un dibattito così ampio come quello scatenato sulla richiesta di precisazioni e maggiori informazioni su un primato, quello dell’esposizione universale di Parigi del 1855, che ci pareva molto strano. Repetita juvant. Su numerosi siti, praticamente su tutti i siti dell’area borbonica (neoborbonici, eleaml, il brigantino, i comitati due sicilie, nelle discussioni di numerosi forum come politica in rete, ecc.) compare la notizia che vede il Regno delle Due Sicilie classificato al terzo posto come paese più industrializzato d’Europa, il primo d’Italia. A prima botta, perdonatemi il linguaggio poco aulico ma efficace, ci era sembrata una boiata pazzesca. Per quanto ci riguarda non inseguiamo, non lo abbiamo fatto e non lo faremo mai, le chimere. A noi piace la verità nuda e cruda, anche dura (e molte volte lo è). In fin dei conti dai nostri “amici” unitaristi abbiamo da sempre preteso rispetto per la nostra storia che, al di là di venti, trenta o novanta primati, è grande. Il riconoscimento della storia napoletana è una questione fondamentale. Ma chi ama la storia come noi, che ci rifacciamo ad una massima di Napoleone I (per scrivere la storia serve una persona che regga la penna con cui scrive gli eventi con imparzialità come pure senza alcun interesse), deve esigere onestà e rispetto anche e soprattutto da alcuni amici borbonici. Non è una questione personale visto che la diffusione capillare di questa vicenda specifica è enorme e non è nello stile di chi scrive lavare panni privati in pubblico. Una nota su fb è parsa lo strumento più utile per ottenere un rapido ristabilimento della verità e l’ampio dibattito generato ci ha dato ragione. Ma passiamo ai fatti che sono la cosa che veramente ci interessa di più.

Nella mattinata di ieri, mercoledì 18 agosto 2010, ci siamo recati all’Archivio di Stato di Napoli. Lo abbiamo fatto immediatamente dopo aver ricevuto le preziose precisazioni pervenuteci dal professore De Crescenzo che ci ha portato al punto esatto della questione e ci ha indicato (come si può vedere tra i commenti in calce al manifesto appello) il fondo del ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, fascio 246. Un fascio che è chiamato “mostra industriale” e che fa riferimento alle esposizioni di Londra del 1851, a quella organizzata a Napoli del 1853, a quella, anzi a quelle di Parigi del 1855 e del 1856, e a quella di Torino del 1857. Proprio così. Le esposizioni universali, o fiere mondiali (come sarebbe opportuno definirle), svoltesi nella capitale dell’impero francese sono state due. Una, quella dell’industria (con l’aggiunta delle Belle Arti) svoltasi dal primo maggio al 31 ottobre 1855. L’altra, concorso universale dell’agricoltura, che si è avuta l’anno successivo. Tenere presente che sono stati consultati anche l’Almanacco Reale delle due Sicilie e gli Annali Civili oltre che la Collezione dei Decreti Reali e nulla si è trovato.

Non dimentichiamo mai qual è il nocciolo della questione: ovvero il terzo posto come paese più industrializzato d’Europa. Ebbene, dopo la prima sensazione, è arrivata la conferma dai documenti del fascio 246. Il terzo posto è un artificio. Alla fiera mondiale del 1855 non si fece nessuna classifica. Tra i documenti trovati vi sono:

– una copia del Moniteur Universelle numero 13 del 15 gennaio 1854 con cui si celebra, in prima pagina, la fiera svoltasi a Napoli nel 1853 (poi si capirà perché importante questa copia) – Una lettera del 25 aprile 1855 indirizzata a Carafa dall’ambasciatore francese (cui seguono altre epistole tra legati francesi e governo napoletano e tra quest’ultimo e i legati napoletani in Francia)

– Foglio numero 5812 su carta intestata del ministero Affari Esteri dove si annuncia al governo napoletano la corretta interpretazione dell’articolo 8 del regolamento ufficiale elaborato dalla commissione francese. Errore che si definisce diffuso in numerosi governi europei.

– Foglio numero 7049 intestato al ministero affari esteri dove si parla di uno spazio di 150 metri quadrati richiesti dal governo napoletano alla commissione francese.

– Foglio numero 8111 ovvero una lettera dell’11 novembre 1854 scritta dal Carafa al direttore della mostra parigina con la richiesta di creare un comitato nazionale rappresentativo della nazione duo siciliana come voluto anche dal Re Ferdinando II che lo espresse nella seduta del consiglio di Stato del 19 ottobre 1854. Importante il suggerimento di Carafa per insediare la stessa commissione duo siciliana avuta durante la mostra del 1853 ed elogiata dal Moniteur (adesso si capisce il perché della presenza della copia e la sua importanza)

– Foglio numero 1579 intestato ministero affari esteri dove si dibatte ancora sull’articolo 8 del regolamento.

– Nota del 14 dicembre 1854 del Real Istituto d’Incoraggiamento alle scienze naturali dove si delinea la composizione della commissione permanente per la esposizione con il compito di assistere gli eventuali partecipanti (ne fecero parte il cavaliere Felice Santangelo, il marchese don Gianmaria Puoti, il professor Giovanni Guarini, il professor Francesco Briganti, don Carlo Santangelo, il professor Domenico Presutti, Cavaliere Francesco Del Giudice e don Nicola Laurenzano)

– Foglio numero 958 lettera del 23 febbraio 1856 dove si cita l’opuscolo dello Stato Pontificio.

La ciliegina sulla torta si raggiunge con la lettera del 16 ottobre 1856 con l’elenco dei premiati alla fiera del 1855 che, per dovere di ricerca storica, riportiamo integralmente:

“Signor Direttore,

il regio diplomatico in Parigi mi ha fatto tenere due diplomi fra’regi sudditi che alla esposizione di quella metropoli hanno riportato dette ricompense. I due sopraddetti diplomi sono diretti l’uno al signor Bartolomeo pel pregio delle corde che ha esposte, e l’altro al signor Rieccio (nome di difficile comprensione dal documento ufficiale dunque potrebbe essere altro, nda) per la stamperia galvanoplastica applicata, che ha avuto gran successo. E io mi reco a premura trasmettergli a lei, signor Direttore, perché si compiaccia di farli tenere agli interessati. L’incaricato del portaglio del ministero degli Affari Esteri. Carafa”.

Infine, il primo aprile 1857 (foglio numero 1798) si registra la lettera nella quale il Carafa comunica al cavaliere Felice Santangeli, presidente della commissione permanente e dell’Istituto di incoraggiamento alle scienze naturali, l’arrivo di tre copie del rapporto del jurì internazionale con cui si motiva il premio.

Per chiudere questa spiacevole diatriba è necessario fare un bilancio e una analisi dei dati che sia seria. All’esposizione universale di Parigi del 1855 il Regno delle due Sicilie partecipa con stand espositivi nel settore delle Belle Arti. Dal rapporto ufficiale redatto in copia francese e anche in quella americana, non figurano nel settore dell’Industria. Due diplomi furono consegnati a due napoletani. Uno per corde armoniche e l’altro per una stamperia.

Ora questi due diplomi non sono un record né tantomeno un terzo posto. Ma, in fin dei conti non lo diciamo noi che la storia del terzo posto è falsa. Lo dice lo stesso professor De Crescenzo quando, nella sua perfetta e tempestiva precisazione, ci ha scritto: “Nella notizia riportata da varie fonti sul “terzo posto” a livello industriale europeo, è ovvio che si fa riferimento, semplificando e sintetizzando in maniera efficace, a studi successivi alla data della mostra e comparativi della produzione industriale oltre che per quantità, anche e soprattutto per qualità e varietà dei prodotti realizzati. Lo stesso dato, tra l’altro, è confermato dalla quantità dei prodotti esportati e verificabile sempre presso l’Archivio di Stato di Napoli (Fondo Ministero Finanze)”.

Insomma semplificando uno studio posteriore (a quanto risalente non è dato sapere così come non si conoscono gli autori e i criteri con cui lo studio è condotto) si può sostenere che, più per qualità che per quantità, le due Sicilie erano il terzo paese industrializzato d’Europa. Ci fa piacere che si semplifichi per aumentare la percepibilità del problema ma gli unitaristi a furia di semplificare sono arrivati a dire che i briganti erano sbandati mariuoli. Non ci pare che sia proprio così…

Secondo momento di questo nostro lungo e ci auguriamo proficuo dibattito riguarda la fiera dell’agricoltura del 1856. Si fanno storie per una medaglia ricevuta dalla città di Napoli per la produzione di pasta che resta un bel riconoscimento. Una sfogliata anche superficiale ai documenti del famoso e già citato fascio 246, traccia un quadro molto roseo che non è riportato da nessuna parte. Le paste del duca di Sant’Arpino (perché erano sue e non del Cito) sono importanti ma procediamo con ordine. Il segretario di legazione napoletana a Parigi, Luigi Cito dei Marchesi Cito, inviò la seguente lettera al Carafa:

“Eccellenza,

ho l’onore di trasmetterle il rapporto che il regio commissario alla esposizione agricola, duca di Sant’Arpino, in adempimento dell’onorevole incarico confidatogli, indirizza al Direttore del Reale Ministero dell’Interno Signor Commendatore Bianchini. Sua Eccellenza osserverà con soddisfazione che i pochi esponenti sudditi del Re N. S. hanno tutti, senza raccomandazioni né pratiche ottenuto un premio come anno a indicarle qui appresso. A don Ignazio Florio una medaglia d’oro per il vino di Marsala; Al barone Onca una d’oro, altra di bronzo per il vino, formaggi e cereali; ai signori Pavia e Rose due medaglie di bronzo per la seta e l’essenza di limone ed una simile al signor Brandaleone pel Sarmacco (o Sommacco ma non si capiva bene la grafia sul documento). Avendo rimarcate che nulla — alla detta esposizione de regi domini al di qua del faro e trovandosi una cassetta con collezione delle paste napoletane per uso mio, pensai dovesse figurare in mezzo alle paste d’Italia e di Francia. Lungi dall’augurarmi queste eccellenti produzioni sono state con plauso ammirate ed alle altre preferite, di modo che si è dato la medaglia di bronzo à la ville de Naples pour une collection de pates. Chiamo la benigna attenzione di V. E. e del Real Governo sul zelo ed intelligenza che ha mostrato il regio commissario del quale debbo elogiare l’indicato rapporto. In generale poi sono state date agli esponenti di prodotti agricoli e d’instrumenti d’agricoltura dodici grandi medaglie di oro, settantotto pure di oro ma di ordinaria dimensione, 105 d’argento, 215 di bronzo, 95 menzioni onorevoli. Le aggiungo che S. E. il Ministro dell’Agricoltura mi ha trasmesso delle — della ministeriale con che si organizza il concorso agricolo ministeriale che avrà luogo l’anno prossimo 1857 in questa capitale, pregandomi darle la più grande pubblicità possibile. Di queste copie ne avevo a oggi 4 riservandomi spedire tutte le altre nella cassa di libri che dirigerò alla Eccellenza Vostra. Le rimetto pure accluso un opuscolo sull’agricoltura itqaliana che il barone de Havelt, già commissario pontificio all’esposizione universale mi ha pregato di inviarle. Suo con alta considerazione di Vostra Eccellenza. Pel ministro impedito l’umile, Luigi dei Marchesi Cito”.

Tutto questo è quanto figura nell’Archivio di Stato di Napoli al fascio 246 del fondo Ministero Agricoltura Industria Commercio. Alcune riflessioni finali sono doverose:

1) Il Regno delle Due Sicilie non era il terzo paese industrializzato d’Europa. Dispiace prima a noi dirlo. L’archivio di stato di Napoli non dice nulla e insistere su questa strada è deleterio per due motivi. Innanzitutto si mette in difficoltà tutti i meridionalisti. In caso di dibattito pubblico la prima persona minimamente preparato sull’argomento rischia di umiliarci confutando il dato artificiosamente riportato. Seconda cosa, non si fa altro che gettare discredito sul nostro ambiente meridionalista. Notizie infondate di questo tipo, quando sono smentite da documenti di archivio di stato di Napoli, vanno soltanto cancellate. Solo in questo caso si riesce a far emergere la verità storica desunta dalle fonti.

2) Se alla esposizione industriale il Regno delle due Sicilie prende due diplomi (nell’industria) e due medaglie (nella pittura) mentre alla fiera agricola incassa 12 grandi medaglie d’oro, 78 d’oro piccole, 105 d’argento, 215 di bronzo e 95 menzioni onorevoli, signori cari, ci vuole molto coraggio a sostenere che era il terzo paese industrializzato d’Europa. Noi questo coraggio, capace di ignorare i fatti concreti, non ce l’abbiamo e ne andiamo fieri perché grazie alla verità storica non abbiamo rivali.

3) Il regno delle Due Sicilie era un regno ancora sostanzialmente agricolo. 4 premi contro 505 premi vorranno dire qualcosa? Altra cosa è dire che le Due Sicilie si stavano industrializzando e avevano avviato il percorso di formazione di una realtà industriale che si sarebbe potuta consolidare. Altra cosa è raccontare le nostre eccellenze come Pietrarsa, la fabbrica Egg, Mongiana, Ferdinandea, le industrie del Liri, quelle della seta di San Leucio. Atteniamoci scrupolosamente ai fatti.

4) A questo punto l’unica cosa che si può obiettare è che oltre al rapporto ufficiale hanno mentito anche i documenti dell’archivio di stato di Napoli. Per questo motivo invitiamo coloro che hanno riportato questo primato, anche in buona fede, a provvedere alle dovute correzioni.

Roberto Della Rocca

Andrea Casiere

Read More

La politica estera delle Due Sicilie e i trattati commerciali 1816-1860

Posted by on Gen 7, 2019

La politica estera delle Due Sicilie e i trattati commerciali 1816-1860

Tracciare un quadro generale della politica estera duo siciliana non è facile. Lo faccio dopo una serie di discorsi fatti assieme agli amici Giancarlo e Andrea con i quali ho constatato, già da tempo, che la questione non è affrontata nel nostro ambiente se non superficialmente. La vastità della documentazione conservata presso il Grande Archivio di Napoli rende impossibile una ricerca dettagliata e generale. Decine di fasci pieni di documenti sono relativi, ad esempio, alle sole relazioni con la Francia. Tuttavia, diversi testi sono stati dedicati all’argomento nei decenni passati anche se riferiti solo a periodi precisi e specifici (e vi rimando, tra gli altri, a Giuseppe Nuzzo autore di Le due Sicilie tra ancien regime e restaurazione, nonché ai testi di Ruggero Moscati). Fortunatamente, per aiutare i ricercatori sulla questione, ci sono i documenti di archivio, nella fattispecie la collezione dei decreti e delle leggi reali del regno. Tra le pagine della collezione sono registrati i trattati con e diverse nazioni mondiali. Da questi si può riuscire a estrapolare una serie di elementi che, seppure non risolutori, possono farci affermare le linee guida per una corretta interpretazione della diplomazia duo siciliana. Ovviamente il quadro di riferimento, per volerci limitare al regno di Ferdinando II, deve essere quello che comincia con il 1816 cioè quando l’assetto internazionale è riorganizzato, a seguito dell’epoca rivoluzionaria e dell’epopea napoleonica, dalle potenze riunite nel congresso di Vienna (novembre 1814 – giugno 1815). In quel momento, mettendo da parte tutte le vecchie rivalità, l’Europa conservatrice, garante della tradizione monarchica sei-settecentesca si unisce come mai prima di allora era successo. La Francia, la Spagna, Napoli, governate da casa Borbone, l’Austria degli Asburgo, la Prussia degli Hoenzollern, la Russia dei Romanov e con essi gli stati minori tedeschi e italiani, tutti concorsero alla formazione della nuova Europa. Il nuovo nemico delle monarchie, la massoneria, il complotto e l’intrigo a corte, fu però potente fin da subito. Da una parte la massoneria di stampo francese, che aveva dominato per 15 anni sul continente Europeo. Dall’altra quella di stampo britannica ansiosa di riconquistare le posizioni perse a seguito dell’invasione napoleonica. Non a caso solo cinque anni dopo la rinascita dell’Europa “tradizionalista” (o di vecchio regime) si ebbero i primi, violentissimi, moti rivoluzionari in Spagna e nel regno delle Due Sicilie, due zone da sempre permeate dall’interesse britannico che, dal 1815, era stato messo in second’ordine. La politica estera duo siciliana è, fino al 1830, strettamente legata alla gestione direttoriale dell’Europa, organizzata dalla Santa Alleanza che arrivò ad unire Austria, Prussia, Russia, Francia, Spagna e stati minori dell’Italia e della Germania. Sotto il breve regno di Francesco I (1825-1830) si posero le basi per una sostanziale modifica della condizione di sudditanze. Il nuovo Re non ebbe esitazione nel presentare all’imperatore d’Austria la richiesta con cui si pose fine alla occupazione militare del sud. Egli riformò la diplomazia napoletana adattandola alle nuove esigenze diverse da quelle dell’epoca pre – napoleonica (il centro politico dell’Europa si era spostato da Parigi a Vienna ed aveva fatto il suo ingresso ufficiale nel panorama politico europeo la Russia dello Zar Alessandro) dimostrando capacità governative e abilità non comuni. Non credo si trattò di una monarchia prettamente amministrativa (come sostiene Spagnoletti) ma l’esperienza di governo troppo breve non ci può regalare molte altre note. Il principale dato da sottolineare, relativamente alla questione esaminata, fu che Re Francesco consegnò al figlio un paese notevolmente migliorato. Senza più occupazione militare, con una classe diplomatica all’altezza delle sfide del futuro. Ovviamente Ferdinando II, essendo stato un grande sovrano (io sostengo il più grande di tutta casa Borbone), ha capitalizzato al meglio quegli sforzi e quei risultati. Ripianato il debito ha redistribuito nuovamente i carichi delle diverse ambasciate (dopo l’ascesa di Luigi Filippo e la fine della Santa Alleanza) e ha aperto un alunnato diplomatico, grazie al quale sempre migliori sarebbero stati i funzionari da inviare all’estero. La sua non fu, come erroneamente riportano gli storici unitaristi, una politica estera isolazionista e minima. Anzi. Seppe portare dalla sua parte la Francia dell’Orleans nella guerra degli zolfi con la Gran Bretagna, fu amico (quasi intimo diremmo oggi) dello Zar Nicola I, respinse senza indugio le avances dell’Austria e resistette alle pressioni dell’ambasciatore a Napoli Von Schwartzemberg (che poi divenne garante della restaurazione come Cancelliere viennese). Seppe tenere testa, fin da subito, alle pressioni britanniche e ottenne dal moniteur universelle (organo ufficiale dell’Impero napoleonico) e dal governo dell’Aberdeen, le scuse ufficiali per le offese ricevute dal Regno in occasione della questione delle carceri partenopee. Questi sono solo alcuni dei punti su cui l’attivismo ferdinandeo si è fatto presente. Un tratto che sicuramente caratterizzò la diplomazia partenopea nell’ottocento, e che accomuna i diversi sovrani, fu l’attenzione per il commercio. Numerosi sono i trattati commerciali stretti con tutte le più grandi potenze del mondo, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti come si può facilmente osservare nell’elenco. La politica estera del Regno cambiò quando la guerra di Crimea stravolse l’asse tradizionalista e conservatore che era garante dello status quo europeo (quello tra Austria e Russia). L’inesperienza e la scarsa attenzione al problema spinsero l’imperatore Austriaco Francesco Giuseppe a sottovalutare le mire espansionistiche anglo-francesi. A queste due corti si accodò anche il Piemonte di Cavour e Vittorio Emanuele II mandando a mori decine di migliaia di giovani per potersi accreditare presso il sistema internazionale (visto che il Piemonte era ai margini). La spedizione servì soltanto a paralizzare il fronte della vecchia Europa. Il criterio della neutralità, dietro cui si nascose Francesco Giuseppe favorendo, di fatto, l’aggressione alla Russia, divenne imperante nella vecchia Europa. Fu a causa di quel criterio che, al momento dell’aggressione del Regno delle Due Sicilie nel 1860, il giovane Francesco II non poté trovare quel supporto internazionale che non era mancato al bisnonno Ferdinando I (nel 1821) e al padre (nel 1839, nel 1849 e nel 1857). L’Imperatrice Elisabetta si spese in prima persona con il marito e il governo imperiale austriaco per ottenere un intervento che potesse salvare il trono della sorella Maria Sofia e Francesco Giuseppe convocò un convegno internazionale a Varsavia al quale parteciparono il reggente di Prussia e lo Zar Alessandro III ma, al momento di prendere la decisione definitiva proprio lo Zar, figlio di Nicola I grande amico di Ferdinando II, si nascose dietro la maschera della neutralità con l’evidente intenzione di restituire il “favore” all’Austria. Gli effetti della guerra di Crimea si mostrarono nel momento peggiore. Francesco II, costretto ormai a Gaeta, dette la miglior prova che un sovrano avrebbe potuto fornire in quelle condizioni. Salvò l’onore suo e dei suoi soldati ed entrò nella storia. Quei soldati che seppero fare altrettanto a Civitella e Messina così come avevano fatto (nonostante ufficiali traditori e impreparati) in Sicilia, a Caiazzo, a Capua, sul Volturno, in Abruzzo e sul Garigliano. L’onore che i meridionali tentarono di riprendersi con dieci anni di resistenza attiva e passiva all’invasore piemontese, fallendo (purtroppo) nell’impresa. Lasciandovi ai dati sui trattati mi auguro che sia stata una annotazione interessante. 

Roberto Della Rocca

INDICE DEI TRATTATI (1816-1860) Data di Stipula Nazione Tipo Pag. della Collezione dei decreti di trattato e delle leggi del regno 15 maggio 1816 Algeri, Tripoli e Tunisi Pace pagina 318 6 agosto 1816 Stato Pontificio Persecuzione malviventi e disertori pagina 102 21 marzo 1818 Stato Pontificio Concordato pagina 177 30 marzo 1818 Francia, Spagna e inghilterra Commercio e navigazione pagina 266 6 agosto 1818 Stato Pontificio Arresto malviventi pagina106 4 settembre 1818 Prussia Arresto malviventi pagina 178 15 dicembre 1818 Lucca e Baviera Arresto malviventi pagina 416 e 419 11 gennaio 1819 Massa e Carrara Diritto di albinaggio pagina 65 22 gennaio 1819 Wurtemberg Diritto di albinaggio pagina 84 1 febbraio 1819 Sassonia Diritto di albinaggio pagina 102 26 febbraio 1819 Impero d’Austria Diritto di albinaggio pagina 120 8 marzo 1819 Sassonia-Anhalt Dessau diritto di albinaggio pagina 148-150 Sassonia Meinungen Sassonia Hildburghausen 15 marzo 1819 Regno Paesi Bassi Diritto di albinaggio pagina154 26 marzo 1819 Parma, Piacenza e Guastalla diritto di albinaggio pagina 257 Amburgo pagina 259 28 aprile 1819 Brema Diritto di albinaggio pagina321 Lubecca Diritto di albinaggio pagina 323 Gran Bretagna Diritto di albinaggio pagina 326 3 maggio 1819 Assia-Cassel Diritto di albinaggio pagina 329 Toscana Diritto di albinaggio pagina 332 2 giugno 1819 Svezia e Norvegia Diritto di albinaggio pagina 338 29 giugno 1819 Portogallo, Brasile Diritto di albinaggio pagina 548 e Algarve 6 luglio 1819 Parma, Piacenza Diritto di Detrazione pagina 13 e Guastalla 9 agosto 1819 Stato Pontificio Ramo doganale pagina 108 17 agosto 1819 Sassonia-Gotha Diritto di Albinaggio pagina 129 17 agosto 1819 Sassonia-Weimar Diritto di Albinaggio pagina 135 Anhalt-Bernbourg Diritto di Albinaggio pagina 144 Città di Frankfort Diritto di Albinaggio pagina 146 30 agosto 1819 Regno di Sardegna Persecuzione pagina 162 malviventi e disertori 28 settembre 1819 Mecklemburg- Diritto di Albinaggio pagina 337 Schwerin 16 novembre 1819 Hannover Diritto di Albinaggio pagina 557 7 dicembre 1819 Sassonia Cobourg Diritto di Albinaggio pagina 657 20 dicembre 1819 Modena Diritto di Detrazione pagina 722 31 dicembre 1819 Spagna Diritto di Albinaggio pagina 751 15 gennaio 1820 Stato Pontificio Privative a Benevento pagina 62 2 febbraio 1820 Mecklemburg-Strelitz Diritto di Albinaggio pagina 100 27 marzo 1820 Baviera Diritto di detrazione pagina 213 10 aprile 1820 Wurtemberg Diritto di detrazione pagina 234 3 maggio 1820 Svezia e Norvegia Diritto di detrazione pagina 279 15 maggio 1820 Assia e Reno Diritto di detrazione pagina 289 Baden Diritto di detrazione pagina 322 28 luglio 1820 Russia e Polonia Diritto di Albinaggio pagina 487 1 aprile 1822 Regno di Sardegna Diritto di Albinaggio pagina 242 22 marzo 1824 Elvezia Diritto di Albinaggio pagina 169 14 dicembre 1827 Impero Ottomano Libera navigazione pagina 252 bastimenti napoletani nel Mar Nero 31 ottobre 1832 Regno di Sardegna Trattato matrimoniale pagina 182 11 giugno 1834 Tunis i Accordo commerciale pagina 222 e Convenzione sui reati pagina 228 commessi da Napoletani 27 febbraio 1837 Marocco Trattato di pace 17 agosto 1838 Francia e Inghilterra Abolizione Tratta dei negri 1 febbraio 1839 Grecia Diritto di Albinaggio 27 luglio 1842 Francia Convenzione commerciale 22 novembre 1843 Assia-Amburgo Sassonia 1845 Isole IonIe-Gb Estensione accordo preesistente 23 febbraio 1846 Sardegna Commercio e navigazione pagina 65 9 marzo 1846 Danimarca Apertura di Legazione pagina 165 e Svezia 1 giugno 1846 Stati Uniti Commercio e navigazione pagina 189 9 giugno 1846 Stati Uniti Apertura di Legazione pagina 241 15 giugno 1846 Danimarca Commercio e navigazione pagina 251 5 ottobre 1846 Austria Commercio e navigazione pagina 84 16 febbraio 1847 Smirne Fondi ai consolati pagina 30 e 33 ed Alessandria 12 maggio 1847 Prussia Commercio e navigazione pagina 109 27 agosto 1847 Francia Convenzione consolare pagina 66 26 agosto 1850 Lombardo-Veneto Spostamento sede consolare pagina 74 20 gennaio 1851 Svizzera Apertura agenzia commercio pagina 14 21 luglio 1851 Spagna Riapertura consolato Barcellona pagina 23 27 luglio 1851 Imp. Ottomano Commercio e navigazione pagina 31 27 settembre 1851 Stato Pontificio Modifiche Legazioni pagina 116 1 marzo 1852 Baviera Modifiche Legazione pagina 113 5 aprile 1852 Stato Pontificio Accordo su confini pagina 186 e opere pubbliche 1 luglio 1852 Stato Pontificio Trattato di confinazione pagina 1 7 agosto 1852 Stato Pontificio Rettifiche territoriali pagina 70 accordo 5-4-52 9 aprile 1853 Toscana Commercio e navigazione pagina 217 23 marzo 1853 Francia Convenzione Postale 29 agosto 1853 Francia Consegna disertori pagina 88 13 settembre 1853 Gran Bretagna Consegna disertori pagina 113 6 marzo 1854 Russia Apertura consolato a Riga pagina 106 20 marzo 1854 Spagna Consegna disertori pagina 155 10 giugno 1854 Spagna Convenzione giudiziaria pagina 385 13 luglio 1854 Sassonia Modifiche consolato Dresda pagina 32 6 agosto 1854 Stato Pontificio Accordo sui porti pagina 55 23 settembre 1854 Stato Pontificio Convenzione su servizi pagina 369 telegrafici tra i due paesi 14 luglio 1855 Argentina Apertura consolato pagina 23 a Buenos Aires 22 ottobre 1855 Stati Uniti Trattato di neutralità pagina 177 11 aprile 1856 Toscana Convenzione giudiziaria pagina 228 sull’estradizione di imputati e condannati 15 maggio 1856 Brema-Lubecca Commercio e navigazione pagina 344 Amburgo 25 giugno 1856 Svezia e Norvegia Commercio e navigazione pagina 444 4 luglio 1856 Spagna Commercio e navigazione pagina 3 7 novembre 1856 Stati Unit i Trattato di amicizia pagina 370 Commercio e navigazione Estradizione fuggitivi 6 gennaio 1858 Belgio Commercio e navigazione pagina 3 14 aprile 1858 Mecklemburgo Commercio e navigazione pagina 188 15 febbraio 1860 Imp. Ottomano Convenzione corrispondenze pagina 48 telegrafiche tra i due paesi

Read More

E l’ambasciatore piemontese disse: Noi non siamo con Garibaldi!!!

Posted by on Dic 8, 2018

E l’ambasciatore piemontese disse: Noi non siamo con Garibaldi!!!

Molto spesso quando si cerca qualcosa si finisce per rintracciare tutt’altro. Molte volte ciò che si trova non è per niente utile. Non è il nostro caso. 

Rovistando tra le carte dell’archivio Borbone, uno dei più vasti e tutelati tra le centinaia di migliaia di faldoni conservati al Grande Archivio di Napoli sono incappato in un grosso librone che conteneva gli ordini che lo stato maggiore dell’esercito napoletano (e non borbonico, visto che si trattava dell’armata di uno stato ultracentenario e non di un manipolo di soldati che rispondevano ad una famiglia reale) ha impartito durante i drammatici mesi della fine del regno tra il 1860 e il 1861. Tra un trasferimento, una promozione e un tentativo di risposta all’avanzata garibaldina, alla pagina 272 si trova l’ordine del giorno del 23 agosto 1860. Un documento come tanti che dovrebbero diventare una pietra miliare della lotta alla bugia risorgimentale, un documento su cui dovrebbero riflettere i tanti soloni che sono pronti il 17 marzo a imbracciare il tricolore e a scendere in piazza per festeggiare la malaunità. Dovrebbe leggerlo il presidente della Repubblica, il napoletanissimo Giorgio Napolitano, che in mesi e mesi di orgiastiche e folli spese per i festeggiamenti non ha speso una parola per ricordare e onorare i vinti, tra cui figurano anche i suoi antenati. Dovrebbe leggerlo il presidente del comitato torinese per i suddetti “festeggiamenti”, il prof. Giuliano Amato, il dottor Sottile abilmente rappresentato in anni di lavoro da Forattini, come il topolino della politica. Lo dovrebbero leggere i ministri che si sono scandalizzati alle parole di Calderoli sull’inopportunità dei festeggiamenti, lo dovrebbe leggere il presidente del Consiglio che sicuramente tenterà il compromesso per fare festa il 17 marzo (e non per fare “la” festa al 17 marzo, come vorrebbe la Lega Nord, che sia benedetta in questo caso). Lo dovrebbero leggere il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha fatto del tricolore uno status politico per tanti anni, e quello del Senato. Documenti che andrebbero letti anche in Vaticano dove pare che le alte sfere si siano dimenticate dei crimini che il risorgimento ha commesso contro la chiesa e contro il suo popolo. Vittime della rivoluzione, mentre oggi assistiamo alla pietosa scena del Cardinale Bertone col cappello da bersagliere in testa a Porta Pia. Nessun accenno agli zuavi pontifici, il fior fiore della nobiltà europea, e non solo nobili, che giunsero da ogni dove per difendere Santa Romana Chiesa dall’oppressione piemontese. Morti di serie B, ovviamente. Dovrebbero leggerlo tutti i deputati e i senatori, i presidenti delle Regioni e delle Province, tutti i sindaci, soprattutto meridionali e dovrebbero cominciare a porsi delle domande. Non credo di aggiungere nulla di eccessivamente prezioso alla già folta pubblicistica anti risorgimentalista ma il documento in questione è, quantomeno, significativo. Dall’elenco degli ordini del giorno dello stato maggiore napoletano:[Ordine del comando generale del dì 23 agosto 1860Sua Eccellenza il ministro Segretario di stato della Guerra ha fatto ieri noto, al Comando Generale che l’Inviato straordinario, e Ministro Plenipotenziario di S.M. il Re di Sardegna si è sommamente doluto col nostro Governo del perché nel giorno precedente due soldati del corpo dei Bersaglieri Piemontesi furono aggrediti a colpi di sciabola senza motivo alcuno, da circa venti individui del Battaglione Tiragliatori della Guardia.La lodata E.S. nel prescrivere che senza il menomo indugio l’autorità militare prenda minuta ed esatta informazione dello avvenimento, e specialmente delle cause che vi han dato origine; ha soggiunto le parole, che letteralmente son qui appresso trascritte:“E poiché siffatti avvenimenti possono disturbare la pubblica tranquillità, e le buone relazioni del nostro Governo, così onde banditi una volta per sempre, vorrà l’E.V. con apposito ordine del giorno all’Esercito inculcare ai capi dei bagni di far ben comprendere ai soldati, che le truppe Piemontesi che si veggono a diporto per la capitale, fan parte degli equipaggi dei legni da guerra ancorati nella nostra rada appartenenti perciò ad una nazione amica, che ha il suo rappresentante nella capitale e che nulla han di costoro di comune con i volontari di Garibaldi; sicchè persuasi di ciò, depongano ogni sospetto, e si mostrino invece verso dei medesimi ospitati, cortesi, ed affettuosi come tutti i napoletani sanno esserlo”.Il comando generale adempia con quest’ordine alle ingiunzioni del Real Ministero, e fida nello zelo e nella delicatezza dei comandanti delle divisioni, delle Brigate e dei singoli corpi, perché abbiano piena osservanza le ministeriali determinazioni.Il colonnello dello stato Maggiore.]Al di là di ogni commento da primo impatto è bene riflettere su date, protagonisti e circostanze. Siamo al 23 agosto 1860. Soldati borbonici hanno picchiato due bersaglieri (Dio solo sa se sbagliarono!) e l’ambasciatore piemontese, Salvatore Pes di Villamarina, noto cospiratore in casa d’altri per favorire il proprio sovrano, chiese al Re Francesco II e al suo Stato Maggiore una punizione esemplare per i napoletani perché il Regno di Sardegna, in fin dei conti, era solo uno stato amico. I bersaglieri si trovavano a Napoli perché nella rada di Napoli si trovava la flotta sabauda che era lì per proteggere la moglie di Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa, Maria Vittoria di Savoia Carignano, pressappoco una lontana prozia del Re Vittorio Emanuele II. Tutto ciò sarebbe normale se al 23 di agosto 1860 il noto pirata internazionale Giuseppe Garibaldi non fosse già in marcia verso Reggio Calabria dopo aver attraversato la Sicilia che era ora gestita dalla sua dittatura politica. La richiesta di Villamarina sarebbe normale se Garibaldi non avesse invaso ed esercitato quella dittatura politica, civile e militare, in nome e per conto di S. M. Vittorio Emmanuele II re d’Italia!!! Invece Garibaldi marciava a passo svelto verso Reggio Calabria e lo faceva in nome e per conto di Vittorio Emanuele II di Savoia. Il documento non dice nulla di nuovo a chi ha già letto De Sivo, Alianello e le altre decine di storici che hanno tentato di raccontare, rimanendo inascoltati dai soliti soloni, la verità scomoda che da 150 anni lo stato italiano tenta di nascondere. Eppure questo ordine del giorno mi ha sconvolto perché è un documento ufficiale del governo napoletano e se gli storici possono essere non creduti perché imparziali, di fronte ad un atto ufficiale dello stato maggiore dobbiamo alzare le mani. Per questo motivo è importante la ricerca archivistica. Si tratta dell’unico modo per mettere a tacere chi ancora racconta al popolo meridionale la favoletta dei mille e non più mille. L’ordine del giorno dimostra che i Savoia sono dei traditori così come traditori sono i loro alleati. Villamarina dice che il regno di Sardegna non aveva niente a che fare con Garibaldi invece oggi noi siamo costretti a celebrare (fidando nella capacità a sabotare della lega nord) la genialità di Cavour che su ordine di Vittorio Emanuele II ha autorizzato Garibaldi ha conquistare il sud per scacciare il Borbone straniero (sic!!). Perché questo è quello che raccontano i libri di scuola ai bambini e ai ragazzi. Crescere sulle menzogne non porta a nulla come dimostra il caos Italia del 2011. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, se veramente è interessato alla riconciliazione nazionale, deve esprimerso su queste contraddizioni e fare un passo per commemorare i caduti del sud e i sovrani delle Due Sicilie, Francesco II e Maria Sofia, che furono sì ingenui ma sempre persone d’onore piene di dignità. Cosa che non può dirsi di tanti altri passati alla storia come Galantuomini.

Roberto Della Rocca –

P.S. L’archivio di stato non ha ancora autorizzato la riproduzione fotografica

Read More

Vergogna, Alassio rimuove la statua di Totò: “Nessun legame con la città”

Posted by on Ott 26, 2018

Vergogna, Alassio rimuove la statua di Totò: “Nessun legame con la città”

ALASSIO – Anche nell’anno dei 150 anni dell’unificazione politica della penisola italiana gli “italiani” riescono a dare il peggio di loro stessi. A darcene una dimostrazione è il sindaco di Alassio, Roberto Avogrado il quale per il Principe Antonio De Curtis non nutre alcuna simpatia tanto da decidere, con uno dei suoi primi atti di governo, di sfrattare la statua di uno dei massimi rappresentanti della comicità partenopea e meridionale (nonché italiana), perchè tra Totò e il comune di Alassio non ci sono legami.

Read More

La rivoluzione (breve) nel 1820 a Napoli

Posted by on Ago 8, 2018

La rivoluzione (breve) nel 1820 a Napoli

E’ un uomo magro con i capelli neri quello che si aggira nella notte tra il primo e il due luglio 1820 a Nola, appena fuori le caserme militari dove dimorano i soldati del Re di Napoli. Si tratta di Michele Morelli, sottotenente nel reggimento di cavalleria Real Borbone di stanza nel comune della Terra di Lavoro. Ufficiale con il “vizietto” della carboneria, ambiente massonico e segreto in cui era entrato negli anni della giovinezza quando, a 16 anni, serviva nell’esercito dell’occupante francese.

Read More

Una e indivisibile”, riflessioni (poco accorte) sui 150 anni della loro Ita(g)lia!

Posted by on Lug 25, 2018

Una e indivisibile”, riflessioni (poco accorte) sui 150 anni della loro Ita(g)lia!

ROMA – Ci avevamo creduto. Avevamo sperato. E invece no, abbiamo sbagliato tutto. Sembra senza fine la kermesse messa in piedi dalle autorità per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Nemmeno la crisi economica, né tantomeno la crisi politica e la nascita del governissimo tecnico, hanno fermato l’ormai inarrestabile macchina partita da quasi due anni, grazie alla quale ogni giorno (o quasi) il Presidente della Repubblica si presenta alle televisioni unificate per tessere le lodi della Patria Unita.

Read More