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Cattolici e Briganti

Posted by on Mag 9, 2021

Cattolici e Briganti

“Tirate fuori i tromboni”. Così ordinò il Nibbio ai suoi, allorché la loro carrozza con Lucia rapita si apprestava a località poco sicure. E aggiungeva la spiegazione del suo ordine “C’è sempre dei birboni annidati”. Ma tale ordine non era necessario solo sulle vie della Lombardia del diciassettesimo secolo: lo era anche sulle strade che attraversavano il Regno Borbonico. Dovunque si viaggiasse in diligenza, si era costretti a “tirare fuori i tromboni”, perché c’erano “dei birboni annidati”. Fin dove era possibile, il governo predisponeva scorte armate e se la scorta non era prevista, i viaggiatori pagavano per ottenerla. Poteva, accadere che la squadra di scorta fosse inferiore di numero e di coraggio alla squadra assalitrice e che i suoi componenti non se la sentissero di rischiare la propria pelle per salvare la pelle altrui.

Alcuni focolai di “briganti” infestavano il Sud Italia all’inizio del 1800, dopo le guerre napoleoniche, ma ciò che ci riguarda da vicino, è la “persecuzione” contro i “briganti” che seguì a ruota l’Unità d’Italia.

La resistenza del Mezzogiorno ha inizio nell’agosto del 1860, dopo lo sbarco sul continente delle milizie mercenarie di Garibaldi provenienti dalla Sicilia. La popolazione rurale, rovesciati i comitati insurrezionali, innalzò la bandiera con i gigli e restaurò i legittimi poteri. La spietata repressione operata dagli unitari, con esecuzioni sommarie e arresti in massa, fece affluire nelle bande migliaia di uomini, soldati della disciolta armata reale, coscritti che rifiutarono di militare sotto un’altra bandiera, pastori, braccianti e montanari. All’indomani della partenza per l’esilio del re Francesco II di Borbone, il 13 febbraio 1861, alcuni paesi si sollevarono; la repressione da parte dell’esercito piemontese fu veloce e violenta: interi paesi furono dati alle fiamme, molte persone vennero fucilate o imprigionate senza processo. Nella primavera del 1861 la reazione divampò in tutto il Regno e il controllo del territorio da parte degli unitari diventò precario. In agosto venne inviato a Napoli, il generale del Regio Esercito del neo proclamato Regno d’Italia Enrico Cialdini (1811-1892), che costituì un fronte unito contro la “reazione” arruolando i mercenari di Garibaldi e perseguitando il clero ed i nobili lealisti, i quali furono costretti a emigrare, lasciando la resistenza priva di una valida guida politica. Il governo adottò la linea dura e ordinò eccidi e rappresaglie nei confronti della popolazione insorta, decretando il saccheggio e la distruzione dei centri ribelli. Venne impedita l’insurrezione generale e venne scritta una pagina tragica e fosca nella storia dello stato unitario.

I “briganti” non furono i soli ad essere perseguitati; il neo nato Regno d’Italia, mise in atto quella che si può definire come la prima seria repressione anticattolica dopo Diocleziano. A cominciare dai Gesuiti, gli ordini religiosi della “Religione di Stato” vennero soppressi uno dopo l’altro ed i loro beni vennero incamerati; i membri degli ordini religiosi [1] vennero privati delle loro case [2] e di quanto possedevano. Oltre 2.565.253 ettari di terra, centinaia di edifici, archivi e biblioteche, oggetti di culto, quadri e statue, tutto scomparve nel ventre molle di una classe dirigente che si definiva liberatrice d’Italia dall’oscurantismo dei preti e dei sovrani assoluti. Nel nome della libertà i liberali restringevano la libertà dei cattolici [3]: vietavano le donazioni alla chiesa, impedivano le processioni cattoliche [4], negavano la libertà d’istruzione, per stampa “libera” intendevano la stampa liberale [5]. In nome della “nazione” italiana, i liberali imponevano una sudditanza economica, culturale alle potenze definite “civili”: Inghilterra e Francia prima, Germania poi. Lo stato liberale che, in nome della libertà e della costituzione, impone la volontà dell’1% della popolazione al restante 99% è un esempio di stato totalitario in cui spadroneggiano le società segrete legate ai potentati internazionali anticattolici. I Savoia tentano di realizzare il sogno di tutti i protestanti, dei massoni e degli ebrei [6]: la distruzione del cattolicesimo. Il Papa Leone XIII definisce il Risorgimento Italiano come il “Risorgimento del paganesimo”, una forma di persecuzione anticattolica scatenata nel cuore della cattolicità: Roma e l’Italia. Alla stessa Italia spetta un primato di doppiezza: la realizzazione della propria unificazione nazionale contro la Chiesa cattolica, in nome della Chiesa cattolica. Sia per quanto riguarda la Chiesa cattolica, sia per quanto riguarda il brigantaggio, gli anni tra il 1861 e il 1870 furono un periodo di disumana violenza, durante il quale si seminarono disprezzo e odio. Gli stessi soldati piemontesi ne furono travolti: ai 23.000 uccisi in combattimento, bisogna aggiungere alcune centinaia di suicidi e un migliaio di disertori, molti dei quali passarono dalla parte dei briganti. Verso la fine del decennio, il brigantaggio, decimato e incattivito, andò perdendo la spinta che lo aveva animato e le bande rimaste si diedero ad atti di malavita, istigate anche dalla condizione di estrema povertà e dalla scarsa possibilità di una sopravvivenza dignitosa. Solo da quel momento in poi, la repressione piemontese ebbe il sopravvento: il brigantaggio fu debellato definitivamente [7] ed i Meridionali andarono a cercare una nuova vita nelle Americhe, avviando un fenomeno sconosciuto. Nel 1861 si contavano 220.000 italiani residenti all’estero; nel 1914 essi erano 6.000.000. E’ inquietante, se si pensa che la popolazione dell’ex Regno napoletano era composta da 8.000.000 di persone. L’esercito sabaudo aveva avuto la propria vittoria, ma non il regno d’Italia: i briganti non erano stati distrutti, avevano trovato un’altra forma di resistenza, l’emigrazione.

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