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CENNI STORICI SU TROCCHIO E LA SUA COMUNUTA’

Posted by on Set 29, 2025

CENNI STORICI SU TROCCHIO E LA SUA COMUNUTA’

Nell’anno 1494, dal registro del convento, si rivela che Bartolomeo Riccardo, pagava un grano per un fondo chiamato “Taimaro” . Riccardo Baggi un altro grano per un’altra terra “allo Colle” e per una casa dentro Trocchio vicino la chiesa di San Cristoforo Grano (plurale grana, ma, più raramente, anche grani) è il nome di diverse monete coniate nel Regno di Napoli, nel Regno di Sicilia (inclusa Malta) e in Spagna.

Il termine grani deriva dal latino granum (che spiega il plurale in -a), inteso come peso. La prima moneta con questo nome fu un piccolo pezzo di rame battuto da Ferdinando I di Napoli (1458-1494) a Napoli.

In occasione della festa di Santa Lucia di Cervaro pubblichiamo altri cenni storici.

Tra le varie chiese, presenti nel vecchio comune di Torrocolo, vi era quella dedicata a Santa Lucia. Agli inizi del 1800 la zona, oramai inclusa nel comune di Cervaro, era di proprietà del Barone Luigi Aceti di Piedimonte San Germano. I resti della chiesa, forse a causa di un terremoto erano ridotte a un mucchio di macerie. Una storia, narrata oralmente dagli abitanti della zona, racconta che, nel 1850 un certo Vincenzino D’ Aguanno, pascolando le pecore in quella zona, trovò una tavola dipinta raffigurante Santa Lucia. Per i residenti della zona il ritrovamento fu il segno inequivocabile che lì, nel passato, era esistita una chiesa intestata alla santa siracusana, per cui decisero di ricostruire sullo stesso luogo, nel frattempo generosamente concesso dal Barone Aceti, una Chiesa. Si sa, sempre per tradizione orale, che la gente portava in testa o sulle spalle una pietra ogni volta che veniva messa, evidentemente quel posto del ritrovamento fu subito considerato un luogo sacro e vi veniva celebrata messa la domenica. Nel frattempo però, Il barone Aceti, si impossessò prepotentemente del quadro, in quanto rinvenuto sulla sua proprietà. Dopo un certo periodo, cominciò ad avere seri disturbi alla vista e rimase quasi cieco. I suoi familiari lo costrinsero a restituire il quadro, che secondo loro era la causa dell’improvvisa cecità. Lo fecero salire su un calesse e lo accompagnarono nella zona. Arrivati al bivio Cistroni, Il barone riebbe la vista e gridando disse che vedeva una luce che si propagava da dove era stato ritrovato il quadro. Era la prima domenica del settembre 1850, la zona era ancora chiamata Trocchio e da quell’anno, oltre ad essere chiamata frazione Santa Lucia, ogni prima domenica di settembre viene dedicata una festa in suo onore. Il dipinto, realizzato su tavola, nonostante sia stato esposto, come narra la storia, per lunghissimi anni alle intemperie, non mostra segni di deterioramento ed è in perfetto stato di conservazione, lo si può ammirare all’interno della chiesa..
(Si ringrazia la signora Anna Maria Arciero per le fonti storiche)

Luigi Recchia

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