Alta Terra di Lavoro

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C’ERA UNA VOLTA …a Baiae

Posted by on Apr 4, 2019

C’ERA UNA VOLTA …a Baiae

Dies Veneris. Hora Tertia. Baiae, domus di Gellia…
Particolare cura all’acconciatura dedicano le donne romane che, se ricche, hanno in casa la ornatrix, una serva addetta a tale compito. I capelli sono in genere raccolti sulla nuca, in una crocchia che copre il coculum (reticella); il resto dei capelli può essere arricciato e lasciato cadere sulla fronte. Le donne devono comparire in pubblico col capo velato da vittae (scialli o veli) o con i capelli raccolti in un reticello.
Le matrone portano una particolare acconciatura che le distingue: è il tutulus, ovvero un insieme di bende intrecciate a forma di cono attorno al capo per trattenere i capelli. Si usano anche voluminose parrucche o trecce posticce e tinture; per esempio: il biondo si ottiene con il sapo, ovvero sego (grasso) di capra e cenere di faggio.
Nel triclinio estivo della sua villa di Baiae…
Gellia è stata per due ore a depilarsi le gambe. Vuole apparire bella e desiderabile. La depilazione è stata lunga, soprattutto dolorosa. Cornelia, la serva, ha usato la pinzetta e la cera di resina e pesce, bruciando i peli più tenaci con noci arroventate. Ora la pelle delle sue gambe bianche, lunghe e affusolate, si è chiazzata di rosso intenso, brucia e avverte un prurito insopportabile.
“Dell’acqua, Cornelia! Uh, ohi ohi! Dammi quelle vesti…Ahi! Portami lo specchio e dell’acqua fredda. Anzi, freddissima!” chiede isterica, urlando dal dolore.
Per truccarsi alla greca, anche lei si è cosparsa il viso e le braccia di cerussa*, preparata con carbonato di piombo. Mette da parte la fuliggine e sceglie l’antimonio per il contorno degli occhi dal colore del mare, mentre usa il cinabro per le gote e le labbra già belle e conturbanti, morbide e carnose, delicate e armoniose. Già così è una meraviglia di donna, ma oggi intende fare colpo con un abbigliamento adatto all’occasione.
Lei sa bene che ancor più dell’acconciatura è l’abbigliamento il vero segno distintivo della sua appartenenza sociale; gli accessori stessi non sono puramente ornamentali, ma indicativi di ruolo, età e rango sociale.
In un lontano passato, il buon vecchio Ovidio affermò: “Le donne hanno tante maniere di acconciarsi più numerose delle ghiande di una quercia”.
Finalmente, grazie alla frizione leggera praticata sulle gambe con acqua adeguatamente fredda, ora può indossare lo strophium (una fascia pectoralis, una specie di reggiseno) e il subligar (una sorta di perizoma annodato alla vita). Alla hora quarta (dalle 9,00 alle 10,00) si va alle terme Posidiane, e non intende sfigurare. Come tutte le giovani nobildonne, anche Gellia è molta attenta non solo all’abbigliamento, ma pure ai colori; per cui se c’è un colore di certo c’è un abbinamento, magari a una cintura, oppure ad un gioiello con pietre dure colorate.
Di particolare bellezza e raffinatezza sono i crotalia d’oro (orecchini) a tre pendenti di perle, le periscelides (cavigliere), gli aghi crinali e le collane (monilia, catenae), e poi le armillae (bracciali). Insomma, a farla breve, Gellia è tutta un provocante scintillio.
Per modellare la tunica di lino usa un cingulum, una cintura di stoffa, decorata con borchie dorate e pietre dure. Un giro e un altro ancora e il malizioso gioco è fatto: l’uno incrociato sui seni mettendoli in evidenza, l’altro intorno alla vita. Ora il suo seno già prosperoso sembra esondare dalla stola, come avviene per il biondo Tiberino in giornate di piena.
“Come sto? Ti sembro bella?” chiede a Cornelia. Soprattutto allo specchio.
“Sei bellissima, mia signora. Non ci sarà sguardo maschile che non ricadrà su di te!”
Lucilla, la ornatrix, ha fatto davvero un gran bel lavoro.
Rinfrancata, Gellia dà un ultimo ritocco ai capelli, poi applica una buona quantità di Rhodinum* su collo e braccia ed esce dal triclinio, accompagnandosi alla sua fedele serva.
La grande sala da pranzo è tutta affrescata da tabulae coloratissime, con colonne in primo piano su un alto podio e colonnati in secondo piano nella consueta fuga prospettica. Sulla parete che guarda a Misenum, sull’architrave dell’edicola centrale domina una maschera teatrale, con due bellissime anfore d’argento ai lati. Sull’altra, invece, si notano vari elementi decorativi che danno prova dell’abilità dell’artista e della sua capacità di rappresentare la natura con straordinario realismo: una coppa in vetro con le melagrane, un cesto di frutta coperto da un leggero velo trasparente, alcuni grappoli d’uva, una scena di caccia, e poi un fagiano al centro di un vassoio poggiato su un piccolo treppiede, con ai lati menadi danzanti come spiritelli, amorini giocosi e cacciatori, centauri e ninfe.
Continua….
* Cerussa: antico nome del colorante bianco, oggi detto comunemente biacca o bianco di piombo;
* Proveniente dalla Persia, il Rhodinum – Profumo alle rose dell’isola di Rodi – era composto da questi elementi basici: rosa, onfacio, zafferano, calamo, miele, giunco, fior di sale o ancusa, vino e cinabro.
Ph. Juan Giménez Martín: Un momento di vita quotidiana e tolettatura nell’antica Roma, con una matrona romana intenta a farsi acconciare i capelli da una schiava.

Ciro Amoroso

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