Alta Terra di Lavoro

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C’ERA UNA VOLTA…L’Acquedotto Augusteo

Posted by on Ago 12, 2019

C’ERA UNA VOLTA…L’Acquedotto Augusteo

Caro amico mio, prima di parlare di me, inizio con queste parole: “Chi vorrà considerare con attenzione la qualità delle acque di uso pubblico per le terme, le piscine, le fontane, le case, i giardini suburbani, le ville; la distanza da cui l’acqua viene, i condotti che sono stati costruiti, i monti che sono stati perforati, le valli che sono state superate, dovrà riconoscere che nulla in tutto il mondo è mai esistito di più meraviglioso”. L’autore di queste bellissime parole, si chiamava Plinio il Vecchio (Plin., Nat., Hist, XXVI, 123) e abitava poco lontano da qui, su quella che tu conosci come Punta Pennata. Ma non è tutto, visto che era anche un grande osservatore della natura, egli scrisse la “Storia Naturale” dedicandola all’imperatore Tito ed era il comandante della flotta imperiale di Misenum: il Praefectus Classis della più imponente armata navale disposta da Roma sul Mediterraneo Occidentale. Nella Naturalis Historiae – una maestosa enciclopedia in 37 libri – il “vecchio” Ammiraglio e scrittore annota le tante peculiarità terapeutiche delle mille sorgenti baiane, ma registra anche quella trasportata dal sottoscritto. Come vedi, oggi do una cattiva impressione di me stesso. Ma vuoi sapere una cosa? Me ne frego altamente di questa farragine di case costruite sopra di me, o che sono mezzo sgarrupato. Non mi interessa, non ci faccio neanche caso. Perché? Perché so chi sono e quanto ho contribuito alla grandezza di questa terra. Io sono uno speco, uno dei tanti canali realizzati con la perforazione del terreno o costruito in muratura, nel quale l’acqua scorreva a pelo libero. Senza di me gli Ardenti Campi non sarebbero mai esistiti. Io sono un condotto, uno dei tanti rami secondari di un grandioso acquedotto lungo 104 km. Anzi, sono parte imprescindibile dell’acquedotto di Augusto, a tutti noto come Aqua Augusta. Io sono l’acqua, la vita. Senza di me non ci sarebbero state le splendide ville che un tempo punteggiavano il litorale, le piscinae in litore contructae, i giardini pensili, la città di Misenum, il Palatium dei Cesari, né le maestose cisterne della Dragonara, delle Cento Camerelle…e la MIRABILE, la più bella di tutte. Lei, l’affascinante Cattedrale dell’Acqua, non te la saresti nemmeno sognata. Insomma, per farla breve, oggi rivendico con orgoglio che senza di me qui ci sarebbero state solo sterpaglie e terra arida abbandonata. Ma non ti abbattere. Guardandomi intorno, ho notato che vi state impegnando molto per avvicinarvi al punto di non ritorno, considerata la distruzione che da anni state operando su questo straordinario scrigno di Beni lasciatovi da Dio e dagli uomini. Quando d’estate prendi queste scale, mi vedi con questi due enormi occhi sporgenti che sembrano quelli di Tifeo, il mostro ribelle confinato da Zeus sotto l’isola di Pithecusae, che eruttava fuoco e fiamme rendendo calde le acque e che, con il suo continuo agitarsi, provocava terremoti. Un tempo, quando gli effetti del bradisismo non erano così evidenti e il mare non aveva ancora eroso la mia costa, io arrivavo fin laggiù e rifornivo le navi onerarie attraccate a quel molo che mi è davanti. Ah, già, scusami…oggi tu vedi solo il mare. E allora chiudi gli occhi e immagina proprio lì, dove oggi c’è quella brutta scogliera nera, un molo monumentale abbellito di statue e colonne, con navi attraccate e all’interno una serie di magazzini, detti horrea, per la conservazione delle derrate alimentari. Vuoi sapere da dove giungeva l’acqua e come si rifornivano le navi? Grazie alle acque captate dalle sorgenti carsiche del Serino, e convogliate in un unico condotto, il Fontis Augustei Aquaeductus, realizzato tra il 33 e il 12 a.C., quando Marcus Vipsanius Agrippa era Curator Aquarum, con due adduttori secondari riforniva di acqua potabile le cittadine disseminate lungo il Golfo di Napoli – Herculaneum, Oplontis, Pompei, Nuceria – e giungeva fino alla città militare di Misenum, dove fungeva da terminale idrico la maestosa cattedrale dell’acqua dell’Ammirabile. Lungo i circa 104 km, e gli otre 60 km di diramazioni, l’Aqua Augusta approvvigionava ben 13 civitates (città) e insediamenti minori, una gran quantità di villae patrizie, terme pubbliche e private, oltre a decine di invasi. Per queste peculiarità il Fontis Augustei Aquaeductus è da annoverare come uno dei più imponenti e complessi sistemi acquedottistici di tutto il mondo romano. La mia acqua veniva servita grazie ad un sistema detto di “chiusura soluzione”, che oggi tu chiameresti chiave d’arresto, uguale a quello dell’acquedotto di Sepphoris, distante appena 6 km da Nazareth, in Israele. Sesto Giulio Frontino, generale dell’esercito e poi curator aquarum, che fu magistrato e da Traiano messo a capo di un apposito ufficio per la cura alvei et riparum, scrisse: “Una tale quantità di strutture, che trasportano così tanta acqua, comparala, se vuoi, con le oziose piramidi o con le altre inutili, se pur rinomate, opere dei Greci”. Devi sapere che l’acquedotto non era solo un’infrastruttura di trasporto di risorsa idrica, ma simbolo di civiltà e potenza. L’Aquila Imperiale ne realizzò 149 in Italia e altrettanti nei territori conquistati, come segno dell’azione civilizzatrice. Oggi, quando vedo la gente con ombrelloni, sdraio e teli da mare recarsi in spiaggia e li ascolto mentre lamentano la mia presenza con parole tipo: “Ma che song sti duje buchi?”, devi sapere che mi viene un nodo alla gola. Anzi, mi vergogno di loro e piango come un bambino. “Non prestargli attenzione. E’ gente ignorante”si dirà. Eppure, ho sentito dire che Plinio conformò la sua vita nel desiderio vivo e costante di imparare, ponendo sopra ogni cosa il sapere quale condizione fondamentale dell’esistenza umana. Alla fine cosa vuoi che ti racconti ancora, per farti capire che sono stato parte di un’opera importantissima? Per esempio, nel IV secolo d.C. erano ben undici gli acquedotti che approvvigionavano la città di Roma; uno di questi, l’Acquedotto Vergine, è ancora attivo e alimenta la Fontana di Trevi. A tal proposito, ha scritto A. Trevor Hodge: “Come non rispettare un sistema di approvvigionamento idrico che, nel I secolo dopo Cristo, forniva alla città di Roma un quantitativo d’acqua superiore a quello sul quale poteva contare nel 1985 la città di New York?” Pensa che stiamo parlando di New York, mica di Casapesenna, con tutto il rispetto per la città casertana. P.S. Il segreto di queste mirabili costruzioni, giunte pressoché integre fino ai giorni nostri, si trova nell’utilizzo del calcestruzzo romano, costituito da un fondamentale elemento vulcanico: la pozzolana (pulvis puteolanus). Ma questa è un’altra storia.

Ciro Amoroso

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