Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Cesare Morisani – Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860 (1872)

Posted by on Feb 12, 2026

Cesare Morisani – Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860 (1872)

È certo che coll’oro, coll’insinuazione, l’abilità nel saper profittare del più incalcolabile vantaggio, l’entusiasmo, che destava nei popoli il principio propugnato, ed anche un po colla forza Garibaldi avea ottenuto il suo intento, la rivoluzione progrediva a grandi passi. ― A sbarrarle il cammino, svanite le due brigate non restavano che i tremila uomini circa del Morisani, inutilizzati prima per la testarda disobbedienza di Ruiz ai comandi superiori, poi per ordine del Melendez, ed ora per conseguenza della triste condotta di lui, e del Briganti.

Intanto Pianell, senza darsi carico dei dispacci spediti da Ruiz, e poi da Morisani, mentre Liborio Romano diceva senza mistero la verità delle cose ai suoi amici, assonnava il giovane re con inventate notizie di vittorie e trionfi riportati dai due generali, dichiarando sempre prossima la sua partenza per le Calabrie onde assumere il comando in capo di quelle milizie.

Alle 6 p. m. giungeva da Palmi al campo della Corona il seguente dispaccio spedito da Napoli alle ore 12.30. p. m. Il Ministro della Guerra al generale Ghio e al colonnello Ruiz – dove si trovino fra Bagnara e Monteleone. ―»In confirma dei precedenti miei telegrammi le fo noto, che i rapporti a me pervenuti enunciano, che fin dalle 4.30 di stamane le brigate Melendez e Briganti si battono valorosamente contro il nemico. Il colonnello Ruiz colla colonna di suo carico ritorni senza indugio sulle abbondante posizioni per sostenere i mentovati generali, e le truppe del Maresciallo Vial, che ivi pur trovasi combattendo. ― Mi dica in pronto riscontro precise nuove dello stato delle truppe del colonnello Ruiz, delle posizioni che occupa, e quelle, che occuperà dopo eseguito il ritorno offensivo, che gli ordino di fare istantaneamente.» A tanta imprudenza larvata sotto l’aspetto di troppo onorevole zelo, Morisani così rispose. = »È falso che le brigate Melendez e Briganti si battono da questa mane, la brigata Briganti più non esiste, e l’altra trovasi accerchiata dai garibaldini, come col telegramma precedente le ho detto. ― La colonna, che ha lasciata il colonnello Ruiz trovasi fermata al piano della Corona per ordine del generale Melendez, da cui deve attendere gli ordini.» = Se pure tutto fino allora il Signor Ministro ignorava il tristo stato delle cose, con tale risposta non potea più fingere ed egli tacque. ― Perfidia umana! ― egli a Ruiz, che si ostinò a non voler marciare, incuteva d’andare innanzi, quando il comando fu assunto da chi intendeva fare il proprio dovere, più non rispose.

Accampata militarmente sui Piani della Corona quella piccola brigata, attendeva gli ordini del Maresciallo Vial per regolare i suoi movimenti, o il nemico, che avanzasse, quando verso le 11. p. m. incominciarono a comparire gli uomini disarmati delle due dísciolte brigate, i quali a drappelli si dirigevano per Monteleone, ma trattenuti dagli avamposti dovettero colà sostare. = Stanchi digiuni, oppressi dell’onta immeritevolmente subita, portavano su quei volti abronzati l’impronta della rabbia e del dispetto, bestemmiavano i nomi dei due generali, e colla vivacità dei meridionali raccontavano la loro umiliazione per tradimento, essi dicevano di Briganti e Melendez. ― Lo stato miserevole di quei soldati inermi, il racconto del loro disastro, commosse quei del campo, che incominciavano a mormorare contro gli uffiziali. Però accorse a tempo il comandante la brigata, insinuò a tutti il rispetto e l’obbedienza, accolse quegl’inermi, li piazzò alla sinistra della colonna promettendo che avrebbe fatte loro ricuperare le armi, che aveano abbandonate al nemico.

Ma verso l’alba quella calma apparente disparve, ricominciò il mormorìo, le voci di malcontento, di diffidenza di tradimento si manifestarono apertamente. Accorse nuovamente il Morisani in mezzo a quella soldatesca, e colla cooperazione dei comandanti i diversi corpi, e di altri uffiziali cercò richiamare all’obbedienza quei soldati, che già erano in aperta ribellione. ― Tradimento, era la parola d’allarme, e poi viva il re, vogliamo batterci ― invano gli uffiziali promettevano di fare il loro volere, sospettavano di tutti. ― Morisani fece ogni sforzo per ricondurli al dovere, invano disse loro, ch’essi si tradivano coll’insubordinazione, li richiamò alla disciplina, promise di condurli incontro al nemico. Alla parola autorevole del superiore, alla promessa della prossima pugna si acchetarono alquanto, ma per poco e ricominciarono, allora il Morisani al colmo della disperazione gridò = ebbene, se non avete fiducia in me io mi dimetto… mi batterò in prima riga coi granatieri del mio battaglione ― scegliete chi vi comandi. ― Quest’atto di abnegazione li confuse, ma non li convinse, stettero per poco, promisero obbedienza, ma quando si ordinarono i battaglioni per la marcia ricominciarono le grida sediziose.

Morisani era nuovo per quella truppa, egli, salvo la disciplina, dopo le tristi vicende della Sicilia, dopo le più tristi e recenti vicessitudini di Reggio, di Villa San Giovanni e del Piale, non avea altro titolo per ispirare fiducia ai suoi dipendenti, egli promettea di voler fare il suo dovere, ma non avea sostenuto alcuno scontro col nemico per dimostrare, che volea farlo davvero. ― Dopo i due sciagurati esempï di Briganti e Melendez i soldati perdettero la fiducia per tutt’i superiori, perchè essi non sapeano chi dirigesse i loro movimenti, non vedevano che il fatto, marce, contromarce, bivacchi, e quando s’incontrava il nemico, ritirata, sospensione di armi indi si faceano sbandare. ― In quel momento Morisani subiva gli effetti della triste condotta dei suoi superiori, inetti, timidi o conniventi col nemico. Quei soldati, che il giorno innanzi gli obbedivano con cieca disciplina, che accolsero con gioia l’ordine della marcia, e poi ne subirono silenziosi, e obbedienti il contrordine, che compatti, fermi risoluti, erano al caso di contrastar la via al nemico, e anche di farlo pentire della sua audacia, allora acciecati da mal compreso zelo, erano peggio, che un branco di pecore.

In quello stato di disordine non poteasi certo tenere il campo, per cui il comandante disperando di poter ridurre al dovere quella truppa, ne avvertì per telegrafo il quartier generale, e ordinò la ritirata.

Intanto a Monteleone, ignari di tutto ciò, si disponeva ad accorrere con altre forze sul luogo dell’azione. ― Ghio in assenza del Vial, spinto dagli ordini pressanti del Ministro Pianell sin dal 23 si accingeva a marciare, e ne avvertiva il re col seguente telegramma. ― Monteleone 23 Agosto 1860 ore 1.50, p. m. ― »In pronta esecuzione sovrani ordini, partirò immediatamente pel sud con 4 compagnie scelte del 2.° di linea, 5 compagnie del 12.° batterie da campo N.° 7, e mezza batteria a schiena N.° 14, sola forza, di cui posso disporre.» In questo mentre giungeva Vial di ritorno da Scilla, lasciava il colonnello König in Monteleone al comando delle frazioni staccate dei diversi corpi, coll’ordine di riunire tutt’i distaccamenti sparsi nella provincia di Catanzaro, e mandarli a raggiungere la colonna. ― Alle 6 p. m. di quel giorno la brigata Ghio si mise in movimento seguita dal generale in capo, in su l’alba del 24 erano a Rosarno, ove fecero alto per progredire, dopo breve riposo, verso Palmi. ― Sopraggiungeva intanto il maggiore dei lancieri Conte Capasso, che avea lasciati i suoi squadroni, ed annunziava essere già sciolte le due brigate Melendez e Briganti, e che gli uomini delle stesse ammutinati lo seguivano a breve distanza. Ciò produsse i suoi effetti ― il generale Ghio, e il gran Prevosto Maggiore De Liguori di Gendarmeria, rassegnarono le loro dimissioni, ma rimasero al loro posto, subito che si convenne impossibile tenere il campo, di fatti Vial ordinò la ritirata sopra Monteleone lasciando due uffiziali a Rosarno per riunire gli uomini delle disciolte brigate e condurli a Pizzo, d’onde si sarebbero imbarcati per Napoli.

Presso l’alba del 25 la truppa del Morisani entrò in Mileto, che immantinenti fu lasciato da un battaglione del 2.° di linea, e mezza batteria d’artiglieria, vi si notava qualche diserzione, e la mancanza d’uu pelettone di lancieri, che nell’uscire da Palmi si divise dallo squadrone, e sordo alla voce dei superiori avea fatto rotta pel quartier generale. = I due battaglioni cacciatori 1.° e 5.° furono avviati per Monteleone, rimasero a Mileto i due battaglioni di linea del 4.° e l’altro del 15.° più le frazioni dei diversi corpi, ed i lancieri. = Al tardi sopraggiunse l’11.° battaglione cacciatori, che con molta avvedutezza, il comandante maggiore De Lozzo, senza stare all’itinerario prescrittogli da Ghio, condusse intatto al quartiere generale.

Dopo poche ore di riposo, mentre i soldati erano intenti a procacciarsi viveri, apparve sulla piazza della Fontana, ove la truppa era accampata, il generale Briganti scortato da un lanciere, al suo apparire i soldati corsero alle armi gridando = Viva il re fuori il traditore = egli per un momento rimane perplesso, ma subito si risolve, senza dir parola s’allontana da Mileto dirigendosi per Monteleone.

Accorse immantinenti il comandante la colonna, rimproverò i soldati della sediziosa accoglienza fatta al generale, e pel momento sembrava, che fossero rientrati nell’ordine, quando scorsa mezz’era ricomparve il Briganti, i soldati ripresero le armi emettendo le stesse grida = di viva il re — fuori il traditore — ma questa volta anche con vie di fatto, che dalla frazione del 14.° di linea partirono diverse fucilate, e immantinenti il Briganti cadde estinto col suo cavallo. Le carte, che avea con se il generale furono poi consegnate al re in Gaeta dal 1.° tenente dei lancieri Gennaro La Fragola. S’ignora, che cosa contenessero, è certo che tra quelle v’era un ufficio del Ministro Pianell con cui gli trasmetteva una nuova cifra, diversa da quella fino allora usata anche con altri generali, unicamente per la loro particolare corrispondenza. = Dietro tale catastrofe non cessarono le grida di tradimento, e di nuovo le voci, che i comandanti s’erano messi d’accordo per far deporre le armi ai soldati. Sin dai primi rumori accorsero gli uffiziali tutti e il Morisani, che i soldati del suo battaglione 4.° di linea, temendo per lui in quel momento di sedizione, chiusero in mezzo a loro per difenderlo, ma svincolatosi fu a tempo per ragiungere il battaglione del 15.°, che in massa correva per la via di Monteleone. Egli giunse a richiamarlo al dovere, e ricondurlo al posto, ma poi temendo che i disordini non ricominciassero, verso il mezzogiorno lo rimandò al quartier generale, la sera vi si recò egli stesso col resto della colonna.

Così a Garibaldi era quasi sgombra interamente la via, che dovea renderlo padrone d’un regno, ed egli ebro per gl’inaspettati successi per l’entusiastiche accoglienze, che riceveva lungo i paesi percorsi, il 25 segnalava da Palmi. — La nostra marcia è un trionfo, le popolazioni sono frenetiche, le truppe regie si sbandano. = E spediva suoi uffiziali da per tutto a sollevare i paesi più lontani dal luogo degli avvenimenti, e ad incitare la gioventù perchè lo seguisse in armi. = E pure se gli uomini, che comandavano a Monteleone avessero voluto, il suo trionfo potea cangiarsi in disastro. È vero che i soldati erano demoralizzati, e rilasciata la disciplina, e che poco fiduciavano nei generali, ma al primo scontro, al più insignificante vantaggio lo spirito abbattuto della truppa si sarebbe risollevato, il militare avrebbe riacquistata fiducia in se stesso, e nei superiori, e le popolazioni certe di non essere abbandonate dalla soldatesca, che dovea sostenerle, non avrebbero subita la rivoluzione. Ma ciò non si volea, e continuando la tattica inaugurata in Sicilia, e tenuta a Reggio, a Villa San Giovanni, al Piale, si ottenne lo sbandamento di quella truppa, umiliata, non vinta, che sulle rive del Volturno, ben altrimenti guidata, sarebbe stata aiuto non indifferente al resto dell’esercito, che vi sostenne l’ultima lotta.

fonte

https://it.wikisource.org/wiki/Ricordi_storici:_i_fatti_delle_Calabrie_nel_Luglio_ed_Agosto_1860/XXIX

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.