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Cinque anni fa…Diego Armando Maradona

Posted by on Nov 25, 2025

Cinque anni fa…Diego Armando Maradona

Cinque anni fa, Diego ci lasciò. Se ne andava il più grande protagonista della Napoli sportiva di tutti i tempi. Tornava in cielo un angelo dalla faccia sporca a restituire al Padre quella mano con cui aveva segnato, con tutta la rabbia e l’impeto di un eroe in battaglia, il gol più beffardo e più bello di tutta la storia del calcio.

Grazie a quel pallone spinto nella rete con rabbia e con sdegno (che qualcuno,[1] con mero livore bianconero definì “una gran porcata”) Diego Armando Maradona, in senso lato, aveva ridato fierezza al suo Paese mortificato da una impari guerra contro la Perfida Albione che, ancora una volta, con la sua prepotenza aveva voluto ribadire un “possedimento” lontano ben 13000 km dalle sue coste!

Come la mitologica Nemesi (la divinità della giustizia punitrice che si vendicava dell’arroganza e puniva gli eccessi) quella “mano de Dios” personificò la giusta vendetta, quella divina, la stessa che, nel 490 a. C., aveva incitato alla vittoria l’esercito ateniese – fantastica assonanza! – nella Piana di… Maratona.

E pure a Napoli, al Napoli ed ai napoletani, Diego Armando Maradona, con le sue giocate, restituì quella stessa dignità persa centotrent’anni prima, con vittorie che andarono ben oltre il… campo sportivo. E Napoli, riconoscente, lo strinse a sé con il suo abbraccio, con la tenerezza di una mamma verso suo figlio. Anche se, sempre con affetto di mamma, qualche scappellotto, per il suo bene, avrebbe fatto bene a dargli…

Nacque così la simbiosi d’amore tra la città di Partenope e lo scugnizzo argentino che, a poco a poco, divenne più napoletano dei napoletani, nei pregi e nei difetti. Se ne andò nel 1991 ma idealmente rimase qui, per sempre e con immutato affetto, perché i Napoletani non lo giudicarono mai per ciò che aveva fatto della sua vita, ma lo amarono per ciò che aveva fatto per la loro!

Ed infatti, quando quel triste pomeriggio, la notizia che la sua odissea terrena a cui il suo fisico lo aveva condannato, si abbatté su di loro come un fulmine impietoso, migliaia di Napoletani si riversarono, “percossi… attoniti…”, sgomenti, davanti ai cancelli del suo “Tempio” che, da allora in poi, avrebbe portato il suo nome. E in quegli spazi che presto si colmarono di maglie, di sciarpe, di bandiere, di ceri, di immagini di quel Dio del calcio che, inaspettatamente, li aveva resi orfani, gli uni trovarono conforto nelle lacrime degli altri.

Da dove veniva e viene tuttora questa devozione? Dal fatto che qua, in Italia, il colore da Lui indossato fu solo quello del Napoli che, come Lui stesso ebbe a dire, era lo stesso del cielo azzurro dell’Argentina. E questo “colore”, questa città, non tradì mai, nemmeno quando il “padrone del vapore” dell’epoca, per portarlo a giocare nella sua squadra, gli propose un ingaggio che il giocatore stesso avrebbe fissato… Ma, come recita il poeta Yukio Mishima, “Fedeltà è più forte del fuoco” e Diego restò a Napoli, la cui squadra, ancora oggi, in Sud America, è, per antonomasia, el equipo de Maradona.

            Chiste song’ uommene! E i napoletani lo hanno ripagato con infinito amore, riempendo le strade della città con le sue immagini, coi suoi murales – veri e propri altari – eleggendolo, senza alcuna esitazione, loro nume tutelare. Per cui, non credo di essere blasfemo dicendo che oggi la sua immagine fa concorrenza a quella di San Gennaro il Santo patrono miracoloso…

            E, rimanendo nel campo del “prodigioso”, alla sommità dei Quartieri Spagnoli, è ormai stato ufficializzato a tutti gli effetti il “Largo Maradona”, una piazzola a ridosso della facciata laterale di un edificio sulla quale giganteggia una sua immagine, prototipo di tutti gli altri murales che negli anni si sono moltiplicati in città. Questo sito, sorto spontaneamente, è oggi diventato tappa d’obbligo per i turisti che visitano Napoli, affollandolo in ogni ora del giorno: un luogo reso, oltretutto, multicolore dalle magliette, sciarpe e bandiere che vi sono esposte. Davanti a quella icona che si erge imponente, sono venuti ad inginocchiarsi persino grandi giocatori, suoi coetanei e non, e famosi allenatori dando così, con il loro gesto, ulteriore solennità al contesto.

Per raggiungere questo luogo, bisogna risalire la pendenza di un lungo vicolo letteralmente tappezzato di “affreschi” ed immagini varie del Dios, esposte in “edicole” a lui dedicate ed in negozi di ogni genere. Di sera, quell’erta è più illuminata di un palcoscenico e contribuisce ulteriormente al lustro di un quartiere di fama alquanto “dubbia”, fino a pochi anni fa, trasformandolo in un indotto che genera economia, cosa che a Napoli, dove la disoccupazione è endemica, non è poco: un valore aggiunto per tutta la zona, risollevata sia moralmente che economicamente. Non è un miracolo tutto questo?!?

            Ai signori del Comune di Napoli, però, ciò non andava bene e, poco tempo fa, in nome di un rigore, di una legalità e di un decoro perennemente latitante in ogni altro angolo della città, con la stessa determinazione con cui fecero rimuovere la statua di Diego dall’interno dello stadio per chissà quale cavillo burocratico, si sono sentiti “moralmente” obbligati a chiudere lo spiazzo. Evidentemente, queste espansività dell’anima partenopea sono estranee ai mecenati delle costose “Venere delle mappine” e degli “artistici” totem di forma, diciamo, “strana”, che non arrivano a capire, anzi non vogliono capire, quanto sia immenso, travolgente e appassionato l’amore di un popolo per il suo “Dio” laico venuto a ce levà ‘e pacchere ‘a faccia!

Erminio de Biase


[1] Si scrive qualcuno, ma si legge Mughini… (che di gran porcate della sua squadra è massimo esperto)

1 Comment

  1. DIEGO VIVE

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