Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

COMMENTO AL POST sul saggio ‘Il Mezzogiorno colonia di sfruttamento degli industriali del Nord’ (Sanson, 1905) di De Viti de Marco.

Posted by on Mar 27, 2022

COMMENTO AL POST sul saggio ‘Il Mezzogiorno colonia di sfruttamento degli industriali del Nord’ (Sanson, 1905) di De Viti de Marco.

Quando presentavo il mio libro (sperando di tornare presto a farlo), raccontavo le vicende economiche successive all’Unità e generalmente mi fermavo ai primi anni del Novecento.

A quel punto immancabilmente mi arrivava la solita domanda: è cambiato qualcosa da allora? Prima di rispondere, bisogna fare alcune osservazioni. Nel 1900, quando uscì ‘Nord e Sud’ di Nitti, il divario tra le due parti del Paese in termini di pil pro-capite era di 11 punti. Oggi è di circa 40 punti. L’economista lucano unificò i bilanci dello Stato dal 1862 al 1898 (aggiornando, quando possibile, le cifre alla data di stampa del suo libro) e da questo lavoro immane (specialmente per quegli anni) risultò che al Nord erano stati investiti 828 milioni e al Sud 618. C’era, quindi, una differenza di circa il 25 per cento, che la classe dirigente dell’epoca considerò inaccettabile, tanto è vero che in tempi rapidi (per l’esattezza nel giugno del 1902) venne approvata la legge per la costruzione dell’acquedotto pugliese (che rimane la più importante opera realizzata nel Novecento al Sud per il Sud) e allo stesso tempo cominciò un confronto tra politici, economisti e industriali, che avrebbe portato alle legge speciale Zanardelli-Giolitti del febbraio 1904 per la Basilicata e alla legge speciale Giolitti dell’agosto 1904 per Napoli. La differenza tra gli importi spesi oggi nel Nord e nel Sud per le opere pubbliche è di gran lunga superiore a quel fatidico 25 per cento e probabilmente è superiore anche al 100 per cento (il conteggio è piuttosto complesso, perché alcune opere sono in esecuzione, altre sono bloccate, altre sequestrate dalla magistratura, eccetera). Basta pensare che ben 9 tra i 10 lavori più costosi in Italia in questo momento sono in corso di realizzazione al Nord (e comunque i primi 7 sono tutti al Nord), ma basta pensare anche che dal Dopoguerra questi lavori nel Settentrione hanno prodotto milioni di posti di lavoro, mentre al Sud sono stati solo alcune centinaia di migliaia.C’è da notare ancora che quando nel 1905 uscì il saggio di De Viti de Marco ‘Il Mezzogiorno colonia di sfruttamento degli industriali del Nord’ (al quale era dedicato il mio precedente post), è vero che in quegli anni il Sud era stato trasformato in un grande mercato per le imprese dell’Alta Italia, ma è anche vero che tutti i prodotti alimentari consumati nel Meridione provenivano da aziende meridionali, come anche buona parte di quelli consumati nel resto del Paese. Oggi basta entrare in un supermercato e guardare gli scaffali, per rendersi conto che almeno l’80 per cento degli articoli alimentari venduti nella nostra Terra vengono da aziende del Nord.A questo punto possiamo rispondere alla domanda inziale: le cose dall’inizio del Novecento ad oggi sono cambiate, anzi sono cambiate moltissimo, e questo perché la situazione per il Mezzogiorno da allora è incomparabilmente peggiorata. Commentando ‘Nord e Sud’, Salvemini (nel saggio ‘La questione meridionale e il federalismo’) scrisse: “La ricchezza del Nord è prodotta dalla miseria del Sud: ecco la verità, che dal libro di Nitti esce luminosamente documentata”. Cosa scriverebbe oggi il grande politico pugliese? Quo usque tandem?

Enrico Fagnano

terzo post: libera elaborazione dal mio LA STORIA DELL’ITALIA UNITA Ciò che è accaduto realmente nel Sud dopo il 1860 (pubblicato e distribuito da Amazon)

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