Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

COMPENDIO DELLA STORIA PATRIA OVVERO DEL REAME DELLE DUE SICILIE DALLA SUA ORIGINE SINO AI TEMPI NOSTRI DI DOMENICO PANDULLO (V)

Posted by on Lug 16, 2025

COMPENDIO DELLA STORIA PATRIA OVVERO DEL REAME DELLE DUE SICILIE DALLA SUA ORIGINE SINO AI TEMPI NOSTRI DI DOMENICO PANDULLO (V)

EPOCA QUARTA

Dinastia degli Aragonesi. — Alfonso I. — Ferdinando I. — Alfonso II. — Ferdinando II. — Federigo d’Aragona.

L’adozionsuccessiva, che fé Giovanna II, d’Alfonso di Sicilia e di Renato d’Angiò, a sperare ed inciprignir facea vie più la rivalità dì questi principi, che entrambi pretender credeansi legittimamente il trono di Napoli.

Eglino per lunga pezza virilmente si battagliarono, e scorrer fecero il sangue dei popoli, di cui volevano divenire i padri. Renato trovavasi prigione del duca di Borgogna al tempo della morte di Giovanna II, e però mandò la moglie Isabella a Napoli come sua vicaria. Appena giunse egli medesimo nel regno, fece si molto amare dai Napoletani per le sue qualità analoghe a quelle di Errigo IV. La coltura delle belle arti temperava in lui quella ferocità guerriera, decorata allora del titolo di coraggio cavalleresco. Respinse con vigore gli assalti che Alfonso dava alla capitale, la qual fu presa per tradimento, entrandovi Alfonso nel 1442per un acquedotto, mezzo adoperato da Belisario nove secoli innanti. Rena to fu quindi obbligato di ritornare nei suoi Stati di Provenza.

Così, dopo due secoli di scempi, i discendenti della casa di Svevia ricuperaron una corona tenuta dalla casa d’Angiò a prezzo del sangue di Corradino.

Alfonso riunì i due scettri di Napoli e di Sicilia; ma riunir non potò gli spiriti di queste due contrade, tra le quali esisteva un’antipatia, che crebbe via più per la scelta che fè di Napoli a sua residenza.

Questo principe, abbandonatosi al fasto ed alla dissolutezza, occupossi dei suoi sudditi, allorché i lor interessi combaciavano coi suoi gusti, coi suoi piaceri e colle affezioni sue particolari; ma quando questo legame non esisteva, ei non pensava che a sé. Diede di ciò prova separando di nuovo gli stati, che novellamente uniti avea, per far dono della Sicilia a Ferdinando, suo figliuol naturale. Papa Eugenio IV legittimollo, e riconobbe i dritti di lui al trono di Napoli. Alfonso, senza figli legittimi, temé che suo fratello non disputasse al suo bastardo un tanto retaggio; e, venuto a morte nel 1458, l’anno 64 di sua vita, lasciò gli stati paterni al re di Navarra,e ‘l regno, come sua conquista, a Ferdinando trasmise, dopo aver visto assicurata la sua discendenza con un maschio del duca di Calabria, che volle chiamato del suo nome.

Quando il reame degli Angioini fu trasferito ad Alfonso re d’Aragona, di Valenza, di Catalogna, di Maiorica, di Corsica, di Sardegna e del Rossiglione, questo re addomandato Alfonso il Magnanimo, s’intitolò rex utriusque Siciliae. Egli creò in Napoli il supremo tribunale del Sacro-Regio Consiglio, a cui si appellava nelle cause di tutti gli altri Stati testé per noi nominati. Delfini in una general raunanza i Capitoli de’ privilegi del regno. Ingrandì il molo, edificò la gran sala del Castelnuovo, uno de’ migliori edifici dell’Italia moderna, fortificò il castello cera quelle altissime torri, che tuttora si ammirano, fece ampliare l’arsenale e la grotta di Posillipo, crebbe il regno, giugnendovi la città di Benevento, il territorio di Pontecorvo, altri paesi in terra di Lavoro, e lo stato di Piombino; ma invilito negli amori di Lucrezia d’Alagno in età men fiorente, non più curò le cose pubbliche, ed invece di regnare in virtù, dilettò in lussuria. Grandi e svariati dilettameli ti egli pure amministrò con cacce, giostre e conviti al popol napolitano, preso mai sempre da vaghezza per smaglianti spettacoli.

FERDINANDO I D’ARAGONA

Appena Ferdinando I fu salito sol trono di suo padre che i baroni di farcelo scendere tentarono, allegando per pretesto la sua ingiustizia e la crudeltà sua. L’oligarchia indirizzossi alla prima a Giovanni, re d’Aragona e di Sicilia. fratello d’Alfonso e zio di Ferdinando: colui ricusò le lor pericolose offerte: allora eglino offriron la corona di Napoli al figlio di Renato, Giovanni d’Angiò, che venne, pugnò, dapprima fu vincitore, e poscia vinto.

Callisto III, della casa Borgia, avea perseguitato, scomunicato Ferdinando, ma il suo successore Pio II per lo contrario grandemente favoreggiollo. Questo Pontefice gli procurò il soccorso del famoso Scanderberg, re d’Albania, il quale il fe’ trionfare nella battaglia datasi in Capitanata a Giovanni d’Angiò. Questo principe, tradito da quei medesimi baroni, all’invito dei quali erasi arreso, costretto videsi, come tutti gli avoli suoi, ad abbandonar l’impresa, e far ritorno nei suoi stati ereditarii.

All’esempio di suo padre, Ferdinando incoraggiò il commercio di Napoli; accordò la sua protezione e i suoi favori ai Greci letterati, che, involandosi alla crudeltà ed all’ignoranza de’ Turchi, contro queste doppia barbarie un rifugio cercavan nell’Italia, ove prepararon il secolo di Leone X, cornei lor maggiori il secolo di Pericle illustrato aveano. Fiorivano a questi giorni per dottrina. Fontano, de’ Ferrariis, Valla, Beccadelli, detto il Panormita, Sannazzaro, Alessandro d’Alessandro ed altri molti. Il Sannazzaro fu segretario del re, ed a lui succedé Giovanni Fontano. Re Ferdinando diè per segretario a suo figliuolo il poeta Gabriello Attilio di Basilica la, divenuto poi uom di stato e vescovo di Policastro. E non solo i buoni studi furon messi in onore, ma il dritto pur anche cominciossi a diversamente spiegare, cioè con l’aiuto delle lingue e della storia; il perché più general mente s’introdussero le leggi romane,e le longobardiche disparvero. Begli e dunque vero, come non ci ha pure un dubbio al mondo, che Ferdinando protesse i letterati e grandemente caldeggiò le lettere e riformò gliabusi del foro e cercò da per tutto magistrati integerrimi ed ingrandì la capitale e nobilitò le principali città delle province, appellando viceré i giustizieri, addomandati poscia presidi, non però di meno fu uomo così rotto, soprastante e feroce, e suo figlio Alfonso sì alla dissolutezza inclinato, e precipitoso e subito nella vendetta, che parve sopra nemici regnassero. Manifesta prova di ciò era la molta gente, che teneva a soldo, per affienare i suggelli, la quale non potendo ne’ suoi stati alimentare, fu forza in estranei paesi nutrirla: imperò mosse guerra a’ Fiorentini, spedendovi Alfonso, duca di Calabria. Era a quest’epoca moderatore della repubblica fiorentina Lorenzo de’ Medici, il quale persuase a’ Veneziani che a’ Fiorentini si collegassero, ed invitarono Maometto li al bel conquisto del reame di Napoli, per così far diversione dell’armi di re Ferdinando dagli stati loro. Nel 1453 cessò l’impero di Costantino Paleologo, e successe alla greca la signoria turca nella persona di Maometto. E con ciò sia cosa che intendessero gl’imperatori turchi succedere a’ diritti degl’imperatori greci in Italia, soventi fiate chiamati da’ baroni rubelli, vennero a roba di queste nostre contrade. I Turchi signoreggiarono un anno in Otranto, e ‘l duca di Calabria, Alfonso, figliuolo di Ferdinando, acquistossi molta gloria cacciandoneli. A questi giorni molti signori, che andavano per la maggiore nel regno rincuorati da Innocenzo VIII, e dandovi grande opera Francesco Coppola, conte di Sarno, i ed Antonello Petrucci, segretario del re, pre paravano assai sollevamenti e disturbanze nel reame, offerendolo a Federico, zio di Alfonso. Il re, scoperta la trama, impromette per dono a’ ribelli. Questi commettonsi alla sua fede, e riuniti nel Castelnuovo nell’occasione delle nozze del figliuolo del Conte con, una nipote del Re, contra la fede data, furon alla sprovveduta avvinti in ceppi e puniti di morte. Tiberio e Luigi XI non avrebbero più efferatamente operato. Questa e la famosa congiura de’ Baroni tentata nel 1486, e, con tanto pregio di stile descritta da Camillo Porzio. Nel re Ferdinando I d’Aragona di questa vita trapassava, in età di 71 anno. Questo monarca accolse in Napoli la recente scoperta della stampa, e con calore la protesse, molte franchige accordando ad Arnaldo di Brosset Fiammingo, il quale nel 1473 ve l’introdusse. A Ferdinando I d’Aragona si dee pure l’introduzione in Napoli delle arti della seta e della lana.

ALFONSO II

Mentre Alfonso II, crudele del pari che suo padre, senza possederne il coraggio ed i talenti, fa in Napoli fievoli apparecchi per opporsi a Carlo VIII (1), questi entra in Roma a trionfatore, forte minacciando il pontefice Alessandro VI, che possenti nemici contro di lui suscitati avea; ma baciagli tosto i piedi, gli serve la messa, e allogasi nella Chiesa al di sotto del decano dei Cardinali. Alessandro VI, in cambio di cotal i sommessioni, riconosce il re di Francia per sovrano legittimo di Napoli, e ‘l decora del solenne titolo d’imperator d’Oriente, titol fondato sulla cessione, che un Paleologo, nipote dell’ultimo sovrano di Costantinopoli, fatta gli avea dell’Impero.

Alfonso, di terror compreso alla vicinanza di Carlo VIII, rinunzia alla corona, lasciandola a suo figlio Ferdinando II, e sen fogge a Messina, ove fassi monaco degli Olivetani. Ivi morì pochi mesi dopo, e l’odio e ‘l disprezzo disputaronsi la sua memoria.

FERDINANDO II

Quanto la condotta di Alfonso era stata imprudentee pusillanime, altrettanto quella di suo figlio Ferdinando II fu savia e coraggiosa. Eisi mise alla testa delle sue truppe, e mosse verso le frontiere del suo regno per far testa a Carlo VIII. Ma tosto tradito ed abbandonato dalla sua soldateria, credè riservarsi a più felici tempi. Scioglie i suoi sudditi dai lor giuramenti, a fine di lor risparmiare i malid’una guerra civile, e ritirasi nell’isola d’Ischia, vicina al golfo di Napoli. Carlo VIII entrò nella città di Napoli con la stessa pompa, onde avea fatto mostra nel suo ingresso a Roma: fu dappertutto salutato col titol di Augusto: le acclamazioni del volgo e le sollecitudini della donne a precipitarsi innanzi ai suoi passi, l’inebriarono d’orgoglio,

I diversi sovrani d’Italia, gelosi dei successi di lui, se la intesero per ¡scacciamelo. Eglino dettero alla lor unione il titol di sacra lega, titolo che produce sempre il suo effetto. Ferdinando II chiamò in suo soccorso Ferdinando il Cattolico, re di Spagna, il quale gli spedì il celebre Consalvo Ernandez ai casa Agnilar di Cordova. Temendo di non poter resistere alla bufera, Carlo VIII ritornossene in Francia dopo otto mesi di assenza: son note pur troppo le difficoltà ch’ebbe a provare nella sua ritirata. Ferdinando li rimonta agevolmente sul trono di Napoli; sposa la nipote di Ferdinando il Cattolico, ed occupasi pienamente della felicità e benavventuranza del suo popolo. La Provvidenza, che, per imperscrutabili suoi giudizii, eterna sovente la possanza dei malvagi re, non permise che Ferdinando II cicatrizzasse con la sua giustizia le piaghe del suo popolo; egli uscì di vita dopo il regno di poche lune, nel 1496, senza figliuoli, e gli successe al regno Federigo suo zio, figlio secondogenito di Ferdinando I. Ed ecco come Ferdinando I, Alfonso II, Carlo VIII; Ferdinando IIe Federico, nello spazio di tre anni, tennero tatti successivamente lo scettro di questo reame, che Ludovico XII, successore di Carlo VIIInel trono di Francia avvisò di dividare con Ferdinando.

FEDERICO D’ARAGONA

Questo principe succede a suo nipote Ferdinando II. Il suo regno si annunziava sotto i più felici auspizi, La clemenza e la giustizia si assisero con lui sopra un trono, donde dovea tosto precipitarlo la più mostruosa perfidia.

Ludovico XII, invaso come il suo predecessore Carlo VIII dall’ambizione di regnar su l’Italia, avea già occupato Genova e Milano, e ‘lsuo pensiero era tutto rivolto all’invasione del regno di Napoli.

Ferdinando il Cattolico, sotto pretesto di soccorrere il re di Napoli, suo congiunto, dette ordine a Consalvo di serbar per se le piazze, che stimato sarebbesi occupar per Federigo. Il gran capitano adempì molto bene cotal e viluperevol commessione. Indarno egli giurato avea su l’ostia sacra di non far attentato alla libertà del duca di Calabria, figlio primogenito di Federigo; l’invio prigioniero in Ispagna. Il Pontefice diede una nuova bolla d’investitura a Ferdinando il Cattolico ed al re Cristianissimo.

Federigo, disperando di romper una trama ordita dalle mani di tre potentati, implorò un asilo in Francia, ove Ludovico XIIgli assegnò una pensione.

Federigo sopportò la sua disgrazia da filosofo; ei cessò di vivere, tre anni dopo di esser disceso dal trono di Napoli, sul quale non dovea più risalire la dinastia d’Aragona, che tenne il regno per 86 anni dal 1435 al 1521. I suoi tre figli morirono nell’adolescenza; uno in Ispagna, in Francia gli altri due, non senza sospetto di veleno.

Convenuti, come di sopra essi accennato, i due sovrani di Francia e di Spagna, della divisione del reame di Napoli, i loro eserciti invasero il paese, il quale divenne teatro di aspra contesa tra Lodovico XII, duca d’Orléans, signor d’Asti, cugino in quarto grado d’agnazione a Carlo VIII, cui succedé, perche morto senza figliuoli e fratelli, e Ferdinando il Cattolico, re d’Aragona e di Sicilia, come successore di Alfonso I. Non andò guari che le nostre terre venner partite tra i due pretendenti, toccando a Lodovico, Napoli, Terra di Lavoro ed Abruzzo; a Ferdinando, la Puglia e la Calabria; e non andò guari che i loro eserciti disputaronsi a palmo a palmo l’intero possedimento fino al 1503, quando i Francesi furono battuti e discacciati dal gran capitano Con salvo (2). Imperò Ferdinando il Cattolico rimase possessore di tutti e due i regni, Napoli e Sicilia, i quali ridotti furono alla condizione di provincedella monarchia spagnuola, la quale vi stabilì un governo triennale di Vincerò ed un Consiglio collaterale, in parte composto di ministri spagnuoli appellati reagenti, in ossi introducendo nuova politica o leggi novelle, agl’instituti e costumi di Spagna conformi. I Presidi, che venner dopo i Giustizieri, ebbero sovente due province da governare. Si stabilirono due Segreterie, una di guerra, l’altra di giustizia, independenti dal consiglio collaterale, ma depennenti immediatamente dal Viceré, e non si adoperò altra lingua nelle faccende dello Stato se non la spagnuola. I sette uffizi del regno restarono di solo nome: i ciambellani, i greffieri, gli scudieri, nomi ed uffici francesi, si estinsero, essendosi a questi sostituiti i seguenti nomi ed uffizi spagnuoli scrivania di razione, auditor generale dell’esercito, cappellano maggiore, cavalierino maggiore, corriere maggiore, ec.

fonte

https://www.eleaml.org/ne/stampa2s/1848-DOMENICO-PANDULLO-Compendio-della-storia-patria-2025.html#EPOCA_TERZA

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.