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COMPENDIO DELLA STORIA PATRIA OVVERO DEL REAME DELLE DUE SICILIE DALLA SUA ORIGINE SINO AI TEMPI NOSTRI DI DOMENICO PANDULLO (X)

Posted by on Ago 3, 2025

COMPENDIO DELLA STORIA PATRIA OVVERO DEL REAME DELLE DUE SICILIE DALLA SUA ORIGINE SINO AI TEMPI NOSTRI DI DOMENICO PANDULLO (X)

Prima Restaurazione de’ Borboni sul Trono dì Napoli.

Giudicati da una giunta di Stato primi morivano Schipani e Spanò. Appiccato ad un’antenna della fregata napolitana la Minerva l’ammiraglio Caracciolo, sì come pubblico malfattore, spirava la vita. Impesi al tormento perivano il general Massa, il conte di Ruvo, Gabriele Manthonè. Cadevano Francesco Conforti, Mario Pagano, Domenico Cirillo, Ignazio Ciaia, Vincenzo Russo, Niccolò Fiorentino, Baffi, Eleonora Fonseca-Pimentel, poetessa tra i più belli ingegni d’Italia, Falco’ meri, Logoteta, de’ Filippis, Albanese, Bagni, Neri ed altri chiarissimi per lettere, o scienze, i nomi de’ quali son già vergati nell’adamantino libro dell’immortale gloria.

Più infierivano per cotal i esempli le torme plebee, ed altre morti, ruberie ed esecrande crudeltadi appartavano, ch’è pur bello tacere, però che horrent aures audiendo ea crimina patrata! La sola speranza era riposta nello arrivo del Re, da’ suoi ministri promesso; e di fatti nel giorno 28 di giugno, al comparire delle attese vele, il contento e l’esultanza invasero gli animi de’ Napolitani. Il Re, avendo voluto restar su l’acque, dièssi a riordinar lo stato sul medesimo regal vascello, che condotto ve l’avea: il generale Acton era con lui. Con una legge rimise la colpa dei lazzari pel sacco dato alla reggia. Altra legge scioglieva selle conventi degli ordini di S. Benedetto e della Certosa. Altra legge prescrisse lo annullamento de’ Sedili e de’ loro antichi diritti o privilegi.

Ildì 4 agosto, sopra vascello inglese, retto da Nelson, sciolse il Re dal golfo di Napoli per Palermo, avendo prima proclamato per editto: Che nel tenersi lontano per breve tempo dalla fedelissima città di Napoli, confidava la sicurezza e la quiete del regno agli ordini ristabiliti, all’autorità de’ magistrati, alla forza delle milizie, e sopra tutto alla fede sperimentata de’ soggetti. Il vascello, sciogliendo con propizio vento, ricondusse il re a Palermo, dove fu accolto tra giubilose feste. Intanto le squadre alemanne, che avean preso per capitolazione la piccola rocca di Civita Castellana, le squadre inglesi, che stringevano di assedio Civita Vecchia, e milizie ordinate, che sotto il general Boucard erano venute da Napoli, strinsero la città di Roma, ed obbligarono il generale Garnier a trattare la cessione di essa e de’ castelli, cui nello Stato romano i Francesi guardavano. Ai 30 di settembre uscivano di Roma con gli onori di guerra le milizie francesi; entravano le napolitano. L’impero di Boucard tostamente cadde nel generale Diego Naselli, principe di Aragona, venuto di Napoli nell’ottobre col carico e nome di comandante generale militare e politico negli stati di Roma. In questo tempo il generale Buonaparte, lasciato in Egitto capo dell’esercito il generale Kleber, sopra fregata, che i venti e la fortuna secondarono, traversando mari e pericoli, giunse a Frejus, andò trionfatore a Parigi, e, mutata in governo più fermo la disordinata repubblica, egli col nome che diessi di console, fu dittatore. E mentre in Francia il console ordinava le parti dello stato, il conclave in Venezia consultava la scelta del novello Pontefice, e però il cardinale Ruffo andò al congresso deponendo i freni del governo di Napoli nelle mani del principe del Cassero, nominato da Ferdinando viceré del regno, personaggio esimio per senno, decoro e pietà.

Finiva l’anno 1799, quando l’anno 1800 giunse in Napoli il dottor Marshall, inglese, propagatore della dottrina di Jenner. Napoli, corrivo alle novità, gli credè; e ‘l re Ferdinando stabilì uffizii ed uffiziali di vaccinazione, la prescrisse agli ospedali, alle case pubbliche di pietà, alla favorita colonia di Santo Leucio, e, da buono e magnanimo re alla sua famiglia; poscia la propagò in Sicilia ed in Malta. Il giorno del nome del re, 30maggio del 1800, il governo di Napoli, per editto appellato indulto, obbliò, rimise idelitti di maestà, vietando le accuse, le denunzie, le inquisizioni per officio di magistrato, ed elesse a capo della Polizia, addomandato Reggente dal nome antico, il duca d’Ascoli. E poiché era tornata la quiete al nostro reame, il Re diede carico all’insigne scultore Antonio Canova di ritrattarlo in marmo, in forme colossali e in fogge di guerriero. Ed instituí ordine cavalleresco, detto di San Ferdinando, dal suo nome, e del Merito, perché destinato ad insignire tra sudditi o stranieri i notati di fedeltà nelle guerre intestine dell’anno innanzi. La croce di argento e d’oro e fermata nelle quattro punte dal fior di giglio; sta nel mezzo effigiato il Santo in abito di re della Castiglia; il motto e Fidei et Merito; il nastro, colore azzurro orlato di rosso, il Re Granmaestro, quindi Grancroci, che non eccedono i 24; commendatori e cavalieri di piccola croce, ad arbitrio del Re. Gli statuti, quelli medesimi dell’Ordine di San Gennaro, e pochi altri, diretti a rimeritare i servigi di guerra. Con altra legge, il Re aggiunse al nuovo Ordine due medaglie in oro; in argento, pe’ gradi minori dell’esercito e dell’armata, e concesse con la medaglia pensione varia e non tenue. Furono cavalieri Grancroci tutt’i reali della casa, i più potenti re di Europa, i più cospicui personaggi del regno.

In questo tempo Buonaparte, l’uomo del destino, il 17 maggio dell’anno 1800 mosse con l’esercito maggiore, cui Berthier guidava sotto il primo console, e in due giorni tragittò gli eccelsi scoscesi balzi del San Bernardo da eterni geli ammantati. Gli altri tre eserciti per altri monti e valli procederono con pari stento e felicità: il generale Monceyper il San Gottardo, Ghabran pel piccolo San Bernardo, Thureau pel monte Cenisio, sessantamila combattenti e cavalli ed armi e macchine sboccavano come torrenti, per quattro precipizi nell’Italia. Scacciati dalla città di Aosta e da Chatillon i presidi tedeschi, il maggior esercito di Buonaparte arrestossi al forte Bard, valorosamente difeso dal capitano tedesco Bernkopf, ma la necessità gli fece aprire per altra montagna, l’Alberedo, un varco a scaglioni, sì che i Francesi presero, scalando le mura, la città, e trasportarono i cannoniper le vie della stessa, sotto le aperte offese del castello. Cadde la fortezza di Pavia; fu presa Milano; cedé la fortezza di Genova, e nel tempo stesso, in cui dalla Italia superiore i Francesi, proseguendo le irruzioni, valicavano il Po, il generale Muratprendeva Piacenza. Poscia, per la maravigliosa battaglia di Marengo, Buonaparte riconquistò in un giorno la maggior parte d’Italia, e ritornò a vita le repubbliche Ligure e Cisalpina.

La regina Carolina sul finire del maggio andòa Livorno, quindi ad Ancona, quinci a Trieste ed a Vienna per gravi negozi dello Stato. A quei medesimi giorni, nel conclave di Venezia, eletto pontefice il cardinale Chiaramonti, che prese il nome di Pio VII, concordò col Re delle due Sicilie e coll’imperator d’Austria, che gli Stati romani fossero presidiati dalle milizie delle due corone, ma che fosse restituito libero il governo; e però il Pontefice in luglio tornò in Roma, dove, rivocate le ordinanze e le leggi di Bourcard edi Aragona. ristabilì l’antico reggimento, e rimise le colpe della rivoluzione. In quel tempo medesimo la fortezza di Malta, demo assedio di due anni e sforzi portentosi del presidio francese. ai 5 di settembre di quell’anno 1800 per mancanza di vittovaglie, capitolò co soli Inglesi, comeché i Napolitani, 2000 soldati, due vascelli ed altre navi da guerra e da trasporto, fossero stati. a parte della guerra, avessero gareggiato per valore e per arti con gliInglesi, ed un trattato di alleanza (l’anno 1798) tra l’Inghilterra e la Russia avesse stabilito che l’isola, quando fosse riconquistata sopra i Francesi, andrebbe all’ordine legittimo di Malta, del quale Paolo I diRussia erasi nominato Granmaestro. A questi medesimi giorni nacque da Macia Clementina e da Francesco un principe, erede al trono, cui si diede il nome dell’avolo Ferdinando.

Per l’armistizio fermato in Steyer il 24 deldicembre, e l’altro in Treviso, e poscia per lapace stabilita in Luneville, eran cessate le ostilità tra l’Austria e la Francia, quando il 14 di gennaro mossero tre legioni di Napolitani, le quali, unitesi alle schiere del generale Damas, uscirono di Roma, procederonocontra Siena, fugarono da questa città piccola mano di Francesi, e posero il campo in Monte Regione; ma poscia scontratisi col nemico, dopò breve conflitto, furono più avventurosi i Francesi retti da Miollis. Compreso, per questi fatti, da sdegno il primo console, mandò sui confini degli stati di Roma il generale Murat con le legioni tenute inriserva in Milano, mentre durava la guerra d’inverno (così appellata, perché Buonaparteaveva intimato le ostilità pel giorno 8 di ottobre in Alemagna, e per il 5 di settembre in Italia), e con altre che dopo l’armistizio di Luneville richiamò dall’esercito di Brune. Quelle legioni procedevan contra Napoli. Ma l’imperatore di Russia Paolo I, vago della bella gloria di spegner l’ira di Buonaparte contra il reame di Napoli, scrisse lettere commendatoci al primo console, e spedì oratore il conte Lawacheff, il quale vista in Vienna la regina Carolina, e preso di riverenza e di ammirazione per lei, andò caldo intercessore a Parigi, ed ottenne comando di Bonaparte a Murat per trattare accordi con Napoli. Stava ancora in Roma con le milizie napolitane il generale Damas, e però da Foligno Murat gli scrisse, che tostamente sgombrasse gli. stati del Papa e ‘l castello Santangelo. Damas spedì a Foligno il colonnello Micheroux negoziatore dell’armistizio. Sciolto il congresso per l’armistizio, altro per la pace convenne in Firenze, trattando pel re lo stesso colonnello Micheroux, e per la repubblica il cittadino Alquier. Fu stabilito: pace durevole; i porti delle Due Sicilie chiusi agl’Inglesi ed a’ Turchi sino alla pace di quei due potentati con la Francia, aperti a’ Francesi; rinunzia del re alla repubblica francese di Porto Longone ed alle altre sue possessioni nell’isola d’Elba, non che agli Stati detti Presidii della Toscana, e al principato di Piombino; 500,000franchi (120,000 ducati napolitani) da pagarsi in tre mesi; riammessi alla patria tutti i suggelli del re, che avean avuto parte in quelle politiche rivolture; stanziare, durante la guerra della Francia con la Porta e con la Gran Brettagna, 4000Francesi negli Abruzzi dal Tronto al Sangro, e 12,000 nella provincia d’Otranto sino al Gradano; dare il re tutto il frumento necessario a quei presidii, e 500,000 franchi il mese per gli stipendi. Fu destinato il generale Soult ad occupare il paese dal Tronto al Bradano. Fermati i patti dell’armistizio e della pace, giunsero in Napoli il principe Francesco e la principessa Clementina.

Al finire dell’anno 1801 morì in Napoli l’Infante Ferdinando, nipote al re, e poco appresso la madre di lui Clementina, giovine che di poco avea trascorso i quattro lustri: malattia lenta e struggitrice di nostra vita dipartita. Estinta, arrecò tutto al popolo, bruno alla reggia. Non ancora finito quell’anno, l’astronomo Giuseppe Piazzi dall’osservatorio di Palermo scoprì ed aggiunge al sistema solare nuova stella, cui nominò Cerere Ferdinandea, per alludere alle ricche messi della Sicilia ed al Re di quel regno. Continuando intanto in Amiens le conferenze di pace, fu stabilito, a dir brieve ciò che importa alla nostra storia, lo sgombero de’ Francesi dagli stati di Napoli e di Boma; e degl’Inglesi da qualunque posto, che occupassero nel Mediterraneo; la restituzione dell’isola di Malta all’ordine gerosolimitano, la quale dovea restare neutrale nelle future guerre, presidiata, finché l’Ordine mancasse di milizie proprie, da due mila soldati del re di Napoli, Le terre di Roma e di Napoli furon vuotate de’ soldati francesi, e ‘l generale Murai, per esserne rimeritato, recossi a Roma, rispettoso al Papa e da costui onorato; e poscia a Napoli, ove l’onorarono il principe Francesco reggente, i reali ed i ministri della casa, ed al partire, il reggente, a nome del re, il presentò di ricchissimo brando. Uscirono al tempo stesso dal regno le milizie russe, sì che pacificato il mondo, e libero il reame di Napoli da genti straniere, venne in Napoli da Sicilia il re Ferdinando tra grandissime feste. Indi a due mesi giunse da Vienna la regina Carolina. Riunita la regal famiglia, strinse doppie nozze con la casa spagnuola: avvinsesi il principe Francesco di Napoli, rimaso vedovo, alla Infante di Spagna, Isabella; ed a Ferdinando, principe d’Austria, maritossi Maria Antonietta, principessa di “Napoli. Parecchie navi spagnuole, venute a servizio di questa principessa, unitesi alle napolitane, che menavano il principe Francesco a Barcellona per accogliere la principessa Isabella, navigarono insieme; e ‘l navilio napolitano ritornò con gli sposi il 19 di ottobre del 1802, e coll’arrivo fu nella reggia e nella città grandemente festeggiato.

Finiva l’anno 1803, quando il Re dimise il ministro D. Giuseppe Zurlo, e, abolito il ministero e ricomposto il consiglio di finanza, il re nominò vicepresidente il cavalier de’ Medici. Frattanto la Inghilterra, manchevole ai patti d’Amiens, ritenendo l’isola diMalta, denunziava novella guerra alla Francia. Buonaparte, già nominato in Francia console a vita, ed in Italia presidente della Cisalpina, capitano invitto e capo di popolo allarmi corrivo, accettò la disfida, sì che poderosa oste francese si mise a campo in su le coste di Bolognadimare, minacciando l’Inghilterra d’impresa difficile e sanguinosa; altre schiere, le medesime, che avevano sgombrato le Puglie, le rioccuparono, riversando sul regno pericoli e spesa. L’Ordine di Malta cercò altro asilo, e l’ottenne dal re di Napoli a Catania, città della ¡Sicilia. A questi medesimi giorni Buonaparte, richiesto in pubblico dal senato, fu crealo imperatore per voto unanime del popolo francese, e la repubblica mutò in signoria. Alla incoronazione del nuovo imperatore celebrata in Parigi andò invitato il Pontefice Pio VII, con pompa degna del grado e della ceremonia. Il medesimo Pontefice, il 30di luglio del 1804, con Breve pontificio ristabilì, per secondare i desiderii di S. ¡VI. Ferdinando IV, collegi e scuole nelle Due Sicilie sotto le regole di Sant’Ignazio.

Il giorno 26 di luglio e votivo a Sant’Anna, e cotal dì va tra noi fenato, però che fu creduto miracolo di lei, che la città di Napoli non cadesse tutta intera inrovine per tremuoto poco meno terribile di quello delle Calabrie. Giorno della sventura il 26 di luglio del 1805, alle ore due ed undici minuti della notte. La prima scossa fu leggiera e da pochi avvertita, ma ne succederono tre altre nel breve tempo di venti secondi; centro del moto Frosolone, monte degli Appennini fra la Terra di Lavoro e la contea di Molise; il terreno sconvolto da Isernia sino a Ielzi, miglia quaranta, e per largo da Monterodoni a Cerreto, quindici miglia; perciò seicento miglia quadre, disegnando un Iato della figura la catena lunga de(‘ )monti del Matese, opra quello spazio sorgevano sessant’una città, stanze a 40,000 o più abitatori, e di tanto numero due sole città, San Giovanni in Galdo e Castropignano, comeché fondate alle falde del Malese, restarono in piedi; sei mila uomini a quel torno ebbero spenta la vita; vari e commiserevoli i casi del morire.

Quel tremuoto fu sentito nelle più remote parti del regno, e, traversando il mare, nelle isole di Procida e d’Ischia. Napoli fortemente fu scossa, sì che alcune case crollarono, molte furono vendute, poche illese. Elettriche accensioni ingenerarono quelle scosse di terra; perché fu notato, che mentre la cima del monte Frosolone brillava quasi ardente meteora,il Vesuvio bituminose fiamme eruttava.

Aveva a que’ giorni fatto ritorno a Roma da Parigi Pio VII, e poco appresso venne in Italia Buonaparte per cingersi il capo della corona de’ Longobardi, mutata in regno d’Italia la repubblica cisalpina. Le solenni cerimonie furon celebrate in Milano, dove a corteggio di Napoleone imperatore vedevasi congiunto cogli altri ambasciatori de’ principi italiani e de’ re amici della Francia il marchese del Gallo, ministro napolitano a Parigi, ma da Napoli fu spedito straordinario il ‘ principe di Cardito, che nel circolo di corte spose a Buonaparte l’ambasciata e gli augurii. Intanto avea ripigliato in Inghilterra il seggio di ministro Guglielmo Pitt, che deliberava far guerra sterminatrice alla Francia: però si allearono contro a’ Francesi la Inghilterra, l’Austria, la Russia, la Svezia, e Napoli: la Prussia il pregio della sua oste mercatante va. Per nuovo trattato di pace conchiuso a Parigi tra’ l ministro Talleyrand per la Francia e ”lmarchese del Gallo per Napoli il giorno 21di settembre del 1805, l’imperatore de’ Francesi impose a Saint-Cyr, generale supremo delle squadre stanziate nel regno, disgomberare, e ‘l dì 9 di ottobre si partì. Per nuovo trattato di Vienna legossi Napoli con l’Austria, la Russia e l’Inghilterra contra la Francia. Poco appresso; il giorno 19 di novembre, approdate nel golfo molte vele, sbarcarono in Napoli ed in Castellamareundicimila Russi, duemila Montenegrini, e poco manco di seimila Inglesi. Il re pose il proprio esercito sotto l’impero del general e russo Lascy. L’ambasciatore francese Alquier, abbassate le insegne di Francia, e, chiesto il congedo ed avutolo, si partì di Napoli. Lascysi pose a campo negli Abruzzi e in Sangermano; Greig, generale degl’Inglesi, in Sessa e in Uri. L’esercito di Saint-Cyr, destinalo a conquistar Napoli, era forte di 32,000 combattitori di guerra; per cammino fu raggiunto da altre schiere, e duce sopra tutte era il maresciallo Massena. L’oste partita in tre colonne, la prima di centro ai 15,000 soldati, la seconda di sinistra di 12,000, e la terza di 10,000 Italiani, procedeva a gran giornate verso il regno. Con nome di principe dell’Impero e luogotenente dell’imperatore dei Francesi veniva con l’esercito Giuseppe Buonaparte, fratello a Napoleone. Lascy, Greig, ed Andres (altro generale russo) agli annunzi della presa di Vienna, della battaglia di Austerlitz, della pace di Presburgo e del vicino al regno esercito francese, convenuti a consiglio nella città di Teano, deliberavano se difender doveano Napoli, o pure abbandonarlo. Lascye Greig erano pel secondo partito, Andres, per il primo. Indi a pochi dìl’ambasciatore di Russia significò al governo di Napoli, che le schiere moscovite dovean uscire dal reame di Napoli. Néandò guari che inglesi e russi, abbandonalo gli accampamenti delle frontiere, brucialo il ponte di barche sul Garigliano, imbarcarono ne’ porti della Puglia, i Russi per Corfù, gl’inglesi per la Sicilia. Le colonne francesi sempre più procedendo toccavan quasi la frontiera del regno. Il re, sperando nelle mutabilità. del tempo e della fortuna, il dì 23 gennaio nel 1806, si partìalla volta di Palermo, lasciato vicario del regno il figlio primo nato principe Francesco. Furono intanto sguerniti di milizie i confini, e solamente guernite le fortezze. Sedicimila uomini, schiere assoldate, rette dal general e Damas, re cerassi alle strette di Campotenese, ed attesero a porvisi a campo. Gli 11 di febbraio la regina con le figliuole, co’ ministri ed altri del suo seguito partìsopra vascello per Palermo, mentre idue principi Francesco e Leopoldo per la via di terra raggiunsero e trapassarono l’esercito di Calabria, ponendo le stanze in Cosenza; poscia ne’ porli dell’ultima Calabria imbarcarono per Sicilia. Il Vicario, prima di partire, nominò al consiglio di reggenza il tenente-generale don Diego Naselli Aragona, il vecchio principe di Canora ed il magistrato Michelangelo Cianciulli. Costoro, stando già l’esercito francese appresso alle mura di Capua, inviarono al principe Giuseppe il marchese Malaspina e ‘l duca di Campochiaro ambasciatori, i quali concordarono, a solo patto di quiete pubblica e di rispetto alle persone ed alle proprietà, la re sa delle fortezze e de’ castelli del regno, il libero ingresso nella città, l’obbedienza al conquistatore. Dopo l’accordo Pescara e Capua furon date a’ francesi, 50,000, guidati dal maresciallo Massena; Civitella, che per virtù del comandante colonnello Woed ricusò di obbedire, assediata pochi giorni, bloccata tre mesi, per estremo difetto di vittovaglie si arrese e fu da’ vincitori smurata. Gaeta governala dal principe di Hassia Philipstadt, si apprestò a valorosa difesa. Finiva il giorno 12 di febbraio, e cessava per li suddetti accordi il timore della guerra esterna, ma crescevano gl’interni pericoli della città; ché la plebe, avida, scatenata, infrenabile da forze legittime, a gruppi già si assembrava in su le piazze più frequentale, ed agognavano l’istante di prorompere a ruba e a sacco, sò come nel 99. Ma uomini onesti fecero inchiesta dell’armamento de’ buoni, e la reggenza aderendovi fece decreto, che, stampato nella notte, fu affisso, prescrivendo quiete a’ cittadini, e di essa difensori i gentiluomini d’ogni rione, incoltati ad armarsi ed a percorrere come forza pubblica là città, sì che nel mattino del 13 febbraro alcune migliaia di cittadini percorrevano a drappelli armati le strade e le piazze. Allora sperimentossi la utilità delle guardie cittadine nelle rivoltare politiche; le quali guardie poscia ricomposte ne’ moti civili degli anni successivi, tre volte salvarono la città e le province. Durò quell’ordine due giorni, però che al mezzo del dì 14 di febbraio del 1806 giunsero alle porte di Napoli le prime squadre francesi.

fonte

https://www.eleaml.org/ne/stampa2s/1848-DOMENICO-PANDULLO-Compendio-della-storia-patria-2025.html#EPOCA_SETTIMA

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