COMPENDIO DELLA STORIA PATRIA OVVERO DEL REAME DELLE DUE SICILIE DALLA SUA ORIGINE SINO AI TEMPI NOSTRI DI DOMENICO PANDULLO (XIV)
APPENDICE
ALLA STORIA DEL REGNO DI NAPOLI Per Antonio Pandullo DI TROPEA
E qui sarebbe d’uopo una viva e poetica eloquenza, per tutti discorrer acconciamente i più rapidi progressi delle scienze fisiche e meccaniche, delle discipline filosofiche e morali, delle matematiche e filologiche, conoscenze, degli studi chimici e meteorologici, delle cognizioni artistiche ed estetiche, delle industrie agricole e commerciali, delle produzioni coloniali e manufatturiere, delle arti marinaresche e guerriere; e quindi convenientemente favellare del nostro celebre Osservatorio meteorologico fondato non ha guari alle falde del Vesuvio, in virtù della più bella ed utile ispirazione di chi regge con tanto senno e saviezza i nostri destini.
Un magnanimo desiderio, in effetto, d’apportare incremento alle interessanti cognizioni ed allo studio della meteorologia, la quale strettissimamente appiccasi alla geografia fisica ed alla medicina, e che corredata dall’analisi delle variazioni diurne e periodiche puole oltre modo giovare alla progressione successiva dell’agricoltura, sospinse l’animo benefico di Ferdinando II a fare innalzare l’Osservatorio anzidetto non molto lungi dal giogo dell’ignivomo monte.
Un sì benefico pensiero non potea certamente non riscuotere l’approvazione de’ savi, sovra tutto delle anime veramente filantropiche: imperocché ben pochi luoghi su la superficie di questo nostro globo rinvenir si potrebbero sì acconci ed opportuni a misurare la pressione atmosferica, le varie correnti de’ venti, l’appariscenza periodica delle meteore, ed i sorprendenti fenomeni dell’elettricismo, quanto le alture d’un monte, il quale spingendo i suoi controforti sino alle rive adiacenti del mare, e signoreggiando la sottoposta ridente pianura, trovasi a lato d’un cono vulcanico, che nelle variate e frequenti sue eccezioni offre ciò che di più sorprendente e maraviglioso puot’esser interessante subietto d’investigazione e di esame pei felici cultori delle scienze naturali.
Némeno generoso è stato il proponimento Sovrano di serbare a questi nostri giorni l’inaugurazione d’un tale Osservatorio. Epperò siamo ben lieti che agli addottrinati nel le cose naturali, assai chiari negli attuali tempi, e pur troppo famigerati in questa nostra Capitale, venga dato di compiere questa gloriosa cura, la quale sarà forse memoranda ne’ fasti della scienza; e che alla sua reale presenza sia dischiuso per la prima volta questo grandioso edificio, da cui, mentre apprestasi luogo opportunissimo! alle curiose ed utili investigazioni de’ dotti, argo campo s’offre ad un pari d’osservare mi da presso uno de’ più maestosi laboratori della natura, ed in tal sito dove non è mica a temersi la sciagura cui soggiacque malavventurosamente il principe degli antichi naturalisti.
Némeno lieti siamo d’accenare, sebben rapidamente, a’ giovani studiosi delle cose patrie un gran tratto d’ispirazione sovrana nel dar opera alla grande ristaurazione ed ordinamento de’ pubblici e privati archivi napolitani, per opera dell’inclito signor Commendatore Antonio Spinelli de’ Principi, di Scalea, Consultore di stato e Soprintendente generale di tutti gli archivari stabilimenti del Regno.
E qui. pur richederebbesi un dettato preciso e chiaro, forbito e dignitoso come il suo,’ per tutti discorrere gl’immensi vantaggi che su alla nostra civilizzata nazione derivano dal serbar interi ed autentici a’ posteri i valorosi e sapienti fatti de’ loro avi, donde la grandezza procede del nostro Reame, e tutta la nobiltà della patria istoria. Per sì gloriose cure impertanto, il presente archivio di Napoli può meritamente risguardarsi, per unanime avviso della gente savia, il maggiore in magnificenza ed in ordine fra quanti la culla Europa ne vanta e conosce.
Percorrendo, in effetti, col pensiero tutti gli archivi stranieri delle antichità, e facendoci forti dell’opinione di coloro che allo studio consecraronsi della diplomatica e degli archivi, osiam sostenere che leggi ed annali di popoli sì bene, non già un immenso adunamento di carte utili ed interessanti, gli antichi archivi racchiudessero; infra il novero de’ quali son degni pur troppo di nota, per le stranezze ed esagerazioni, gli archivi di Daber, di Caldea, di Egitto, della Fenicia, di Tiro, dei Babilonesi, dei Medi e degli Ebrei.
Assai deplorabile era lo stato degli archivi negli antichi tempi, allorquando i Barbari irruppero nel Romano Imperio, e tutte inondarono queste nostre belle contrade. Ma la Stella Rigenerativa levatasi in Oriente, cessar fece la distruzione e la morte, di che le vandaliche torme prendean barbaro diletto, e così fu salva repente la sapienza degli antichi. Non pochi eletti ministri allora di nostra Religione augustissima, in solitari ed alpestri luoghi ridottisi, difendendo se stessi serbaron a un tempo i tesori dell’antichità che con pene e fatiche trascrissero.
Di quivi il rinascimento, e più tardi la ristaurazione, de’ nostri archivi Dalle guerre ferocissime nacquero le pie largizioni e le fondazioni de’ monasteri a ripararne le commesse colpe. Di qui le donazioni e i privilegi, le immunità e le concessioni, di cui furon tutti intesi e solleciti quei venerandi Religiosi a custodire gli atti e le prove. E le prove e gli alti di private persone e di Princi pi copiavano in codici che ne’ loro archivi serbavano; e però ai popoli del tempo avvenire preparavano così la storia o gli annali del nostro Reame. Dopo quest’epoca sorsero a novello ordine, ed or sovra tutto a sommo grado di perfezionamento elevati, gli archivi di ragion pubblica e privata, quelli del palagio, de’ concili, delle chiese, della città e de’ Notai. —
Ecco delineati come in un quadro metodicamente ragionato i principali fatti, le più circostanziate vicende, gli avvenimenti più interessanti, ch’ebber luogo nel nostro reame, partendo fedelmente dalla sua origine sino ai nostri tempi.
Gettando intanto, comunque rapidamente, un colpo d’occhio su le nostre istituzioni fondamentali, tanto dell’ordine giudiziario ed amministrativo, quanto del potere supremo del governo e della disposizione attuale delle leggi, assai chiaro risultano le magnanine cure, i benefici e salutari miglioramenti a noi prodigati dalla REGNANTE DINASTIA, la sola, alla quale noi dobbiamo sempre mai eterna riconoscenza.
Néi tratti di Sovrana munificenza son pur ora finiti. Il nostro savio e magnanimo RE FERDINANDO II altri espedienti va adottando più energici ed efficaci, affine d’apportare un perfetto e compiuto immegliamento nei rami tutti di pubblica amministrazione, di sodale progresso, di positiva ed universale prosperità, e ciò per vie maggiormente render felici e contenti i suoi amatissimi sudditi. —
Innanzi ch’io ponga fine a questo mio lavoro, vo’ raccorre in pochi versi le svariate dinastie, che tennero il governo del reame delle due Sicilie, e il tempo della loro durata, perché nella memoria di chi farassi a leggerle si potessero altamente suggellare.
La prima dinastia fu la Normanna, la quale regnò per 68 anni, dal 1130al 1198. La seconda la Sveva, che governò per 70 anni, dal 1198 al 1268, La terza l’Angioina, che durò 170 anni, dal 1268 al 1435. La quarta l’Aragonese, che tenne il regno per 86 anni, dal 1435 al 1521. La quinta e la più lunga l’Austriaca-Spagnuola, la quale imperò per anni 101, dal 1621 al 1707. La sesta l’Austriaca, la quale ebbesi la signoria per soli 27 anni, dal 1707 fino al 1734, anno in cui fu investita della sovranità delle due Sicilie la dinastia Borbonica.
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