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Convegno sulla castanicoltura agroecologia a Roccamonfina

Posted by on Nov 5, 2016

Convegno sulla castanicoltura agroecologia a Roccamonfina

Da una Associazione revisionista, volta al recupero della verità storica artatamente sottaciuta, ci si aspetterebbero soltanto pubblicazioni di documenti storici, libri di revisione, articoli ed interventi (in rete e sul territorio) a tutto ciò attinenti.

Ed è corretto.

Recuperare la propria storia, però, porta inevitabilmente alla riscoperta di usi, costumi, consuetudini che, se proprio non sono riportabili tal quali essi sono nella vita del XXI secolo, comunque rappresentano una riscoperta, un valore ed una integrazione che, in sinergia con i corrispondenti usi del nostro tempo, possono migliorare, anche di molto, e rendere soddisfacente e più pieno il nostro modo di vivere odierno.

Tutto questo lavoro di scoperta e recupero, dunque, comporta una responsabilità ed un impegno in più: quello di uscire dall’impersonale e freddo mondo della scrivania / desk top e calarsi nella realtà quotidiana, a contatto con le persone in carne ed ossa, mediante incontri, convegni, feste, discussioni che riguardino non solo la divulgazione di un sottaciuto evento d’armi, di un negletto episodio politico, di un misconosciuto fatto economico/commerciale, ma anche i problemi, gli eventi lieti e le cose piccole o grandi relative ad altri aspetti della vita quotidiana, quella di oggi come quella di ieri.

In un simile contesto, ben si inquadra la sponsorizzazione, l’organizzazione e il sostegno dato all’incontro sulla Castanicoltura agroecologica tenutosi a Roccamonfina nello scorso mese di aprile.

Viviamo in un mondo in cui, complice la trasformazione dei costumi, non c’è più la produzione diffusa di derrate alimentari e, quindi, occorre affidarsi alla grande produzione, alla produzione su grande scala per soddisfare i bisogni delle popolazioni.

Tutto questo crea scenari in cui l’agroindustria la fa da padrona, cercando, per incrementare il proprio business o, in certi casi, per non perdere fette di mercato e quote di bilancio, di vendere all’agricoltore qualunque cosa possa ad essa procurare un introito, anche ciò che il contadino (che non esiste più) già ha, specialmente se il suo “frutteto” è un bosco, un bosco di castagno, per esempio.

Si arriva all’assurdo di promozionare, da parte dell’agroindustria, e acquistare, da parte del conduttore di un fondo agricolo, un certo prodotto, anche quando non serve, anche se non serve, prodotto il cui uso, però, crea dei danni ad altre componenti dell’agroecosistema, e poi promozionare/acquistare il rimedio ai danni così causati.

L’agricoltore, che di tutto questo non sa nulla, prende per buono tutto ciò e si arriva all’assurdo che egli viene ad apprendere dell’esistenza e dell’importanza della componente X da chi gli vende il rimedio ai danni a questa componente arrecati dagli interventi colturali precedenti fatti con notevole leggerezza.

Noncuranti delle leggi della Natura, in dispregio ai suoi principi, alle sue regole (che spesso l’agricoltore non conosce, ma non così è per nuovi giovani agricoltori … di nicchia) si finisce per danneggiare, con errate pratiche colturali, o con pratiche moderne sì, ma eseguite nella noncuranza di cui sopra, componenti dell’agroecosistema la cui presenza è invece utile, se non indispensabile, in certi casi, all’agricoltore.

Organizzare un convegno che richiami e proponga tutto ciò, sottoponendo alla riflessione degli intervenuti il fatto che la trasformazione delle pratiche colturali abbia, rispetto al passato, rappresentato, da un certo punto di vista, un peggioramento delle condizioni di vita, un aggravio dei costi (a tutto vantaggio delle grandi industrie del settore) e una perdita di concorrenzialità sia dal punto di vista economico che della qualità e salubrità dei prodotti, crediamo si inserisca appieno nell’attività di una Associazione che, oltre ad essere revisionista è anche identitaria e calata nella realtà.

FIORENTINO BEVILACQUA

di seguito i video integrali del convegno del 24 di aprile 2016 in quel di Roccamonfona. Le riprese sono state effettuate da Antonio Migliozzi di Roccamonfina a cui vanno i nostri più sentiti ringraziamenti.

 

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