Alta Terra di Lavoro

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CONVERSAZIONE TRA MARIA VITTORIA RICCIO E LUCIO CASTRESE SCHIANO

Posted by on Feb 12, 2021

CONVERSAZIONE TRA MARIA VITTORIA RICCIO E LUCIO CASTRESE SCHIANO

Per gentile concessione della Sig.ra Maria Vittoria Riccio, pubblichiamo  un piccolo saggio sull’unità d’Italia e il Primo maggio, una risposta di Lucio Castrese Schiano al saggio ed una risposta alla risposta … tutte comparse sulla piattaforma Academia.edu

L’Unità d’Italia  e il Primo Maggio  – Un esempio di riflesso (negativo) sull’occupazione : Pietrarsa.

La “FESTA”, in realtà , trae le sue origini “internazionali” dai gravi incidenti accaduti nel 1886 a Chicago, conosciuti come rivolta di Haymarket, dove la polizia sparò sui manifestanti facendo numerose vittime. In Italia, invece, la Festa del Primo Maggio o Festa del Lavoro o Festa dei Lavoratori,  fu istituita nel 1891, soppressa nel 1925 e restituita nel 1945. Essa  rappresenta, ogn  anno,  l’impegno  profuso dai sindacati nel conseguimento di obiettivi economici e sociali a favore dei lavoratori. Anche nel nostro Paese la sue origini sono legate, tra l’altro e,purtroppo, ad una tragedia occorsa appena dopo la raggiunta Unità d’Italia nel cortile delle officine  di Pietrarsa vicino a Napoli.Episodio che non solo consegnò alla storia operaia le sue prime vittime, ma mise in seria crisi tutto il sistema occupazionale dopo l’ insediamento del Governo Sabaudo.

  Ma, procediamo con ordine.

Lo stabilimento di Pietrarsa ovvero il Reale Opificio Borbonico fu voluto da Ferdinando II “  perché del braccio straniero a fabbricare le macchine mosse dal vapore il Regno delle Due Sicilie più non abbisognasse…”.

 Pietrarsa era un’industria estesa su 34.000 metri quadrati, UNICA in grado di costruire motrici navali e ferroviarie complete di locomotive, vagoni, carrozze, binari e tutto il necessario alla costruzione di una strada ferrata. Vi si costruivano anche cannoni ed armamenti. Nel 1847 i cantieri erano in pieno sviluppo , vi lavoravano 982 operai , di cui 224 militari e 738 civili più 40 detenuti colà impiegati per il loro reinserimento nella società civile. Il Reale Opificio ha preceduto nella nascita la Breda e la Fiat. L’Ansaldo di Genova , nata dopo di esso, divenne presto la sua acerrima concorrente, vieppiù dopo che, nel 1861 , l’ingegner Sebastiano Grandis, incaricato da Torino di relazionare su Pietrarsa, ne esagerò i difetti enfatizzando, per contro, i pregi dell’Ansaldo che aveva fornito gli armamenti ai garibaldini. Fu così che lo stabilimento fu ceduto per un prezzo irrisorio alla Ditta Bozza la quale ridusse immediatamente il personale ed aumentò le ore di lavoro portandole a 11. Conseguenza logica furono i fermenti e le ribellioni delle maestranze, sedate con l’intervento della forza pubblica chiamata dagli amministratori. Fu una carica dei bersaglieri sugli operai a procurarne la morte di 7 e il ferimento grave di altri 20 il 6 agosto 1863 (carte: fogli 31-37). Con i fatti di Pietrarsa comincia a rendersi palese il “malessere occupazionale” legato all’avvento del Regno Sabaudo con l’applicazione anche nell’ex Regno delle Due Sicilie dei parametri lavorativi e fiscali vigenti in Piemonte. Inconfutabili norme protezionistiche fecero il resto. Cominciò il lento declino che ridusse a 100 unità gli operai dello stabilimento  già dal 1875. Appena due anni prima una locomotiva costruita a Pietrarsa aveva vinto la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Vienna …  un vanto per il paese “novello riunificato”. Se è vero che HISTORIA DOCET …    Mariavittoria Riccio

(articolo comparso su Academia Edu il 1° febbraio 2021).

LA RISPOSTA DI LUCIO CASTRESE SCHIANO

“HISTORIA DOCET”, ma, purtroppo è la protervia umana – e particolarmente di alcuni “formatori di opinione” –  a non volerne accettare gli insegnamenti, finendo per proporre addirittura l’”elogio dell’oblio”. La quale teoria, qualora dovesse sortire l’effetto desiderato, lascerebbe comunque irrisolta tutta la serie di problemi creata dalla forzata unificazione che, dal 1860, senza soluzione di continuità , è stata massimamente nefasta per il meridione d’Italia, decretandone ineluttabilmente la fine. E’ una verità incontestabile, infatti, che l’aggressione da parte del Regno di Sardegna a quello delle Due Sicilie sia stata motivata dalla impellente necessità  di rapinarne le ricchezze per risollevare lo stato fallimentare della propria economia.

Pietrarsa, insieme a Mongiana, Ferdinandea, alle cartiere, alle filande, alle industrie tessili, a quella dei guanti e a tante altre sono solo alcuni  dei tanti torti inflitti  al Meridione.

Per ritornare alla protervia umana, dal 1860 a tutt’oggi, il comportamento dei “vincitori” e dei loro accoliti nei riguardi del Meridione si è svolto sempre secondo le indicazioni del Bombrini. Gli ultimi due esempi sono rappresentati  dall’esclusione degli scrittori e dei poeti meridionali dai libri di letteratura per l’ultimo anno dei licei (Schema di regolamento recante “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento”) e dalla scomparsa dell’antichissimo e glorioso BANCO DI NAPOLI (pretestuosamente dichiarato fallito nel 1996; svenduto nel 1997 a INA-BNL per 61,4 miliardi di lire e rivenduto nel 2000 a S. PAOLO IMI per 3600 miliardi di lire!!).

Castrese Lucio Schiano  2 febbraio 2021

LA SUCCESSIVA RISPOSTA DELLA DOTTORESSA RICCIO (5 febbraio 2021)

Sono d’accordo su tante motivazioni da lei evidenziate e la ringrazio dell’intervento . Come sa molto bene, sembra che nessuno abbia veramente tempo e volontà di rivedere alcune pagine di storia “scritte male” e “trascritte peggio”. Pare si faccia un torto a qualcuno… ma così facendo lo si fa solo a noi italiani , che non sapremo mai come sono andate veramente le cose. Cordiali saluti.

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