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Corsari e banditi contro il contado di Fondi di Alfredo Saccoccio

Posted by on Feb 26, 2021

Corsari e banditi contro il contado di Fondi di Alfredo Saccoccio

La cittadina di Fondi ebbe periodi di floridezza ine eoca romana (ed anche prima, a giudicare dalle sue mura megalitiche) e poi nel Medioevo e nel Rinascimento, quale capoluogo di una contea di vaste proporzioni,,che si spingeva sino alle vallate del Sacco e del Liri.

      Essa salì all’importanza di una vera capitale quando venne in eredità, dalla casa Dell’’Aquila a Roffredo  Caetani, pronipote del pontefice Bonofacio VIII. Ciò soprattutto  per opera di Onorato I  Caetani, soprannominato “il Despota”, che fu uno dei più potenti ed indipendenti baroni del reame di Napoli e che rappresentò una parte notevolissima, con Giovanna I, nel “Grande Scisma d’Occidente”. Fu proprio a Fondi, nel cosiddetto “Palazzo del Principe”, che mostra, ancora oggi, eleganti  riflessi  di stile durazzesco, che il 20 settembre 1378 i cardinali dissidenti, pentiti dell’elezione a papa di Urbano VI, al secolo Bartolomeo Prignano, da Itri,gli contrapponevano Roberto da Ginevra, cardinale di Ginevra, consacrato nel duomo, dedicato a San Pietro,  sede episcopale sino al 1818. Essa è una chiesa originalissima, che risale alla metà del secolo XII , con modificazioni del secolo dopo. Il duomo è ricco di elementi ogivali e cosmateschi.

   Il succitato Onorato I Caetani, che lottò, per ventidue anni, contro i pontefici di Roma,ha legato il suo nome,  oltr che  ad un paese da lui fondato, Castellonorato, al convento e alla chiesa di San Francesco, da lui ricostruiti nello stile ogivale allora tanto di mod in tutti i luoghi del reame di Napoli, di cui faceva parte Fondi. La chiesa, ampliata dal conte Onorato II Caetani  nel 1477 ,  era deturpata quando  fu ristrutturata, con grande amore, da Gino Chierici, soprintendente all’arte medioevale e moderna per la Campania,  per iniziativa e a spese dell’amministrazione  comunale. Nella navata centrale fu rifatto il soffitto di legno e nell’unica navata laterale, di destra, furono riaperti gli ampi archi ogivali.  In questa navata fu collocata una lampada votiva perpetua per i Caduti, ai quali è dedicato un monumento nella piazza su cui dà la chiesa.

   Ad Onorato I Caetani si deve pure il restauro del convento di S. Domenico, dove, per qualche tempo, insegnò S. Tommaso d’Aquino. Esso  ne custodì le ossa dino al 136°, quando il papa Urbano V ne ordinò il trasporto a Tolosa, la casa-madre dei Domenicani. Si deve allo stesso Onorato II caetani, signore munifico, la chiesa di S. Maria Assunta o S. Maria a Piazza, che egli fece rifare in puro stile Rinascimento, da romanica qual era prima, come si vede in alcune parti dell’interno.   

   Wolfgang von Goethe , giunto nella ridente pianura di Fondi, scrisse: “Questo angolo di terra fertile e ben coltivata, racchiuso da montagne non troppo aspre, non può non sorridere a chiunque lo percorra.

 Le arance pendono tuttora dagli alberi, la messe già verdeggia e perv tutti i campi si vede frumento e olivi, con la cittadina nello sfondo. Ecco, solitaria,una palma; la salutiamo. Basti così per questa sera !  Perdonate alla fretta della mia penna ! Sono costretto a scrivere, senza pensare, tanto per mettere del nero sul bianco. Le cose interessanti son troppe,la stazione di posta pessima, ma il desiderio di confidare qualche cosa alla carta troppo ardente. Siamo arrivati sul far della notte ed è ora di prendersi un po’ di riposo.

   Devo darvi notizie di una bella giornata, ma da una stanza gelida. Lasciata Fondi, che era l’alba, fummo subito salutati dalle arance che pendevano sopra i muri d’ambo i lati della via,  Gli alberi ne sono stracarichi, quanto è possibile immaginare. In alto, il fogliame tenero è di color giallognolo, ma in basso e nel centro è del verde più marcato. Mignon non aveva torto di sentir la nostalgia di questo paese.

   Proseguimmo quindi attraverso campi ben coltivati a grano, e piantati a giusta distanza ad olivi.Il vento, agitandoli,, faceva vedere la parte inferiore delle foglie color d’argento, mentre i rami si curvavano svelti e graziosi. La mattinata era coperta; ma una forte tramontana prometteva di diradare le nubi

   La via attraversa quindi la valle fra campagne ingombre do pietre ma ben tenute, ricche di messi verdeggianti. In alcuni punti si scorgono degli  spazii rotondi lastricati, circondati da muriccioli, dove si battono senz’altro le spighe, senza bisogno di trasportarle a casa nei covoni”.

   Fondi si presentò,dunque, all’illustre viaggiatore, nella seconda parte del Settecento,con i più smaglianti colori di natura e di opere. IL Goethe, che passò di qui il 23 febbraio 1787, registrò nelle sue note di viaggio la sua gioia  per essere finalmente giunto nel paese “ove fiorisce l’arancio”. E questa campagna allora produceva tutto da sé. Tanti, però, erano gli ostacoli che i poveri fondani, nella loro tenace volontà di bonificare la terra, trovavano nei loro feudatari.  La storia di questo comune nel diciottesimo secolo è appunto tutta una lotta per costringere i feudatari a favorirlo o almeno non ostacolarlo nei suoi sforzi

   Che direbbe ora il poeta teutonico, se vedesse gli aranceti essersi estesi verso San Magno, un tempo località desolata, e fino a Terracina.

   Oggi Fondi è tutto un rigoglio di vita, in piena espansione, avvantaggiata assai dal rifiorire del traffico sulla Via Appia che l’attraversa e della vicinanza della Direttissima. La gente è cordiale, ospitale..

                               La corte di Giulia Gonzaga

   Il Palazzo del Principe ebbe una sua epoca di splendore e di fama, quando la contessa Giulia Gonzaga vi insediò  una delle più brillanti corti rinascimentali. La bella e virtuosa Giulia venne a Fondi da Sabbionera, nel Mantovano, a soli tredici anni, sposa di Vespasiano Colonna, di cui rimase vedova a quindici. La dama, ritratta dal pennello di Sebastiano del Piombo e di Tiziano  Vecellio,  non si maritò più  non dando mai ascolto  alle facili seduzioni di un’epoca e di una società di manica assai larga, accontentandosi di fare di questa sua piccola ma splendida corte, un ritrovo di letterati e di artisti, i quali si compiacevano (come scriveva nel 1535 il Valdes al cardinale Ercole Gonzaga) “della sua divina conversazione et gentilezza, che non è punto inferiore alla bellezza”.

   Un anno prima, proprio a motivo di quella bellezza che aveva fatto cantare a Ludovico ’Ariosto, nel 46° capitolo dell’ “Orlando Furioso”, “Non pur ogn’altra di beltà le cede –Ma, come scesa dal ciel, dea l’ammira” . La fama delle nobildonna correva per il mondo. Ella rischiò, nella notte del 6 agosto 1534,di essere presa in ostaggio dal famoso corsaro Ariadeno Barbarossa, sbarcato, con un audace manipolo di uomini, a Sperlonga, e all’alba giunto a Fondi, con il proposito ci catturare la bella contessa e farne omaggio al suo signore, Solimano II, “il Magnifico”. Giulia, però, avvertita in tempo,  potè  fuggire ( si disse addirittura nuda) e riparare di là dai monti Aurunci, in uno dei suoi castelli, quello di Itri,i cui difensori poi respinsero, con valore, l’attacco sferrato dal corsaro, furente per il mancato ratto della Gonzaga. I danni arrecati allora alla cittadina del basso Lazio dal feroce re di Algeri, indispettito dal colpo mancato, furono tali che Fondi più non si riebbe, tanto più che, di lì a poco, Giulia, in urto con la figliastra  e cognata, Isabella  Colonna, si ritirò a Napoli, per finire i suoi giorni nella quiete di un chiostro. Dopo di allora il contado di Fondi andò in continua decadenza per lo sgoverno dei suoi feudatarii, non d’altro preoccupati che di sfruttarla fino all’osso, e per l’incrudelire perenne del brigantaggio. Ciò avvenne soprattutto con Odorisio di Sangro, marchese di S. Lucido, figlio di Carlo di Sangro, che acquistò il feudo di Fondi da Eleonora Mansfeldt, con rogito redatto a Praga dal cancelliere Rodolfo Wischin, in data 21 giugno 1721, pagando 430.191 fiorini. La casata di Sangro esercitò un potere assoluto, eccessivo per quei tempi, non più tollerabile dalla popolazione locale, che si lamentava delle ingiustizie patite ad opera del feudatario, denunziato alla corte di Napoli per omicidi, estorsioni, violenze, soprusi, e della mancata bonifica del territorio fondano, coperto dalle acque stagnanti, che funestavano la contrada con la malaria.

 Alfredo Saccoccio

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