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COSÌ ERA IL RARISSIMO MITREO DELL’ANTICA CAPUA

Posted by on Lug 14, 2026

COSÌ ERA IL RARISSIMO MITREO DELL’ANTICA CAPUA

Massimiliano Bertolino

Nel 1922, a Santa Maria Capua Vetere, un operaio sfondò il pavimento di un cantiere e si trovò davanti a una sala romana rimasta intatta per quasi 1.800 anni.

Non era una cantina. Non era un deposito dimenticato. Era un mitreo: un luogo di culto sotterraneo dedicato a Mitra, una delle religioni misteriche più enigmatiche dell’Impero romano.

Sopra, la città costruiva case moderne. Sotto, il II o III secolo d.C. respirava ancora.

La scoperta avvenne nel territorio dell’antica Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere, una delle aree più potenti dell’Italia romana, non lontana da quello che fu il grande anfiteatro campano, secondo solo al Colosseo per dimensioni.

Scendendo nel mitreo, lo spazio cambia scala. Non è grande, ma ti costringe a rallentare. Una navata lunga e stretta, come un corridoio che non vuole essere attraversato in fretta.

Poi arriva il soffitto.

Una volta a botte punteggiata da stelle in pasta vitrea verde e rossa. Non simboli dipinti per essere guardati in luce piena, ma progettati per vivere nel buio. Alla luce delle torce dovevano tremolare come un cielo artificiale.

Funzionava. E funziona ancora nella testa di chi lo visita.

In fondo alla sala c’è la scena centrale: la tauroctonia, Mitra che uccide il toro. Nel mondo romano è quasi sempre pietra, rilievo, scultura. Qualcosa che resiste, che si replica, che si esporta.

Qui invece è pittura.

Un affresco completo, con pigmenti ancora leggibili: rosso, azzurro, ocra. Il mantello del dio si apre come una ferita cromatica nel buio. Non è solo iconografia: è una scena costruita per essere vissuta nel tempo di una fiamma.

E questo cambia tutto.

Perché la pittura non doveva durare duemila anni. Eppure è arrivata fino a noi solo per un caso semplice e assoluto: il silenzio.

Nessuno l’ha vista. Nessuno l’ha toccata. Nessuno l’ha corretta.

Resta una domanda che il sito non risponde, ma lascia sospesa: quante altre stanze simili esistono ancora sotto le nostre città, a pochi centimetri dalla vita quotidiana?

E soprattutto: cosa stiamo camminando sopra senza saperlo?

Il passato non è lontano. È stratificato.

E a volte basta un pavimento che cede per ricordarcelo.

Il buio aveva stelle.

E non si sono mai spente davvero.

Solo dimenticate.

• Un operaio apre un varco e trova un culto romano intatto.

• Un soffitto di stelle di vetro ricrea un cielo nel buio sotterraneo.

• Un affresco unico sopravvive perché nessuno lo ha mai più visto.

In breve:

— Scoperto nel 1922 durante lavori edilizi sotto una casa.

— Le decorazioni a stelle erano pensate per brillare alla luce delle torce.

— La tauroctonia dipinta è una rarità nel panorama dei mitrei romani.

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