Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

CRISPI CONTRO LA FARINA FAIDA NEL NOME DELL’ UNITÀ

Posted by on Lug 1, 2020

CRISPI CONTRO LA FARINA FAIDA NEL NOME DELL’ UNITÀ

Il 2 ottobre 1860, durante la discussione alla Camera sull’ annessione delle province centro-meridionali, Cavour risponde alle obiezioni del siciliano Giacinto Carini sostenendo che l’ Italia dovrà presentarsi all’ Europa con un solo volto.

È necessaria l’ annessione incondizionata del Mezzogiorno e della Sicilia, bisognerà mettere da parte ogni idea federalista. L’ impatto con le diverse anime del movimento che sta creando l’ Italia non è indolore, la discussione alla Camera è stata preceduta da convulse riunioni a Torino e a Palermo. Solo ad ottobre i democratici, tanto importanti quando si tratta di galvanizzare l’ opinione pubblica, hanno infine scartato la possibilità di instaurare una repubblica. Si sono convertiti alla parola d’ ordine “Italia e Vittorio Emanuele II” ma Crispi, principale esponente democratico in Sicilia, sembra credere nella possibile trasformazione della monarchia sarda in una «monarchia democratica». Da Palermo l’ economista Francesco Ferrara propugna un assetto semifederale. Il «partito dell’ ordine», rappresentato a Napoli come in Sicilia dalla Guardia nazionale, si è schierato a favore del plebiscito e dell’ annessione incondizionata. Garibaldi è accerchiato, teme la guerra civile: infine cede e decide per il plebiscito, ma non è una decisione indolore.I vari momenti del complicato processo storico che portano alla proclamazione del Regno d’ Italia sono ricostruiti da Giuseppe Astuto, docente di storia delle istituzioni politiche all’ Università di Catania, in Cavour. Con la rivoluzione e la diplomazia (Bonanno editore, 235 pagine, 20 euro). Il libro mostra da vicino i protagonisti, attraverso un ampio ricorso a scritture non ufficiali come le lettere personali ripercorre le motivazioni sottostanti alle scelte politiche. L’ attività del governo dittatoriale, iniziata il 14 maggio a Salemi, viene esaminata in tutte le sfumature sin dai primi decreti, emanati per ottenere il risultato psicologico della «coscienza dell’ irrevocabile»: quasi che il nuovo Stato ancora da formare camminasse spedito, ma che in realtà non possono essere applicati perché il controllo del territorio è quasi un miraggio. Il 2 giugno, nell’ ottica di accrescere il consenso, si dispone che «chiunque si sarà battuto per la patria» avrà diritto a una quota «sopra le terre dei demani». Si vorrebbe incoraggiare l’ arruolamento volontario, formare un «vero» esercito di liberazione. Invece in molti comuni ci sono rivolte – come a Biancavilla o a Bronte – che coinvolgono i notabili liberali: in giorni non troppo lontani hanno usurpato le terre demaniali, adesso sono «naturalmente» contrari alle quotizzazioni. I progetti sull’ assetto istituzionale della Sicilia registrano lo scontro fra cavouriani e crispini. Il 6 giugno è arrivato a Palermo Giuseppe La Farina, stretto collaboratore di Cavour che ha il compito di organizzare l’ annessione. Il messinese La Farina manca dalla Sicilia da molti anni, le sue lettere al ministro torinese lasciano trasparire un distacco emotivo venato da un malcelato senso di superiorità. Nella prima lettera scrive: «L’ impressione che in questo momento produce Palermo in chi la visita, è un misto di meravigliee orrore… le vie sono piene di mendicanti, i viveri sono enormemente rincarati». Subito La Farina critica i provvedimenti del governo provvisorio, esagera le difficoltà per apparire più abile, entra in conflitto con Crispi, fa pervenire a Garibaldi le richieste dei Comuni isolani perché si realizzi una immediata annessione. La sua missione ha un esito disastroso. Il 27 giugno La Farina organizza a Palermo una manifestazione contro Crispi, gli inviati dei giornali stranieri scrivono di «bassi intrighi e perfidie degli agenti della corte di Cavour», che per prendere il potere «cospirano nel più tristo modo». Il conflitto fra La Farina e Crispi, che risente di insofferenze risalenti addirittura al governo «rivoluzionario» del 1848, diventa il fattore dominante della politica siciliana. Garibaldi è indignato, difende Crispi ma è costretto a formare un nuovo governo che includei moderati. Lo scandalo scoppia il 7 luglio, giorno in cui vengono arrestate due spie, agli ordini di Cavour e La Farina. Garibaldi ordina l’ arresto di La Farina, la sua espulsione dalla Sicilia. La linea politica di Cavour verrà ora sostenuta da un interprete più prestigioso e ben accetto, lo storico Michele Amari.

AMELIA CRISANTINO

fonte

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/22/crispi-contro-la-farina-faida-nel-nome.html

1 Comment

  1. Nessun progetto, come vediamo, in Sicilia percorsa così velocemente da un Garibaldi tanto tristemente accessoriato alle bisogna e nell’immediato velocissimo a prendere il potere, la strage di Bronte a suo disdoro, può ritenersi consolidato una volta allontanatosi il protagonista… Poi subentrano altri con le proprie ambizioni.. ed è inevitabile che a furia di compromessi giocati sulla pelle degli abitanti in una regione dal passato immenso ancora non si sa chi governa la Sicilia… la quale intanto è riuscita a conservare il Palazzo del Governo, di sua memoria, che oggi si va a visitare, e credo non serva ad altro che a ricordare un passato glorioso con spese oggi esorbitanti a carico di tutti noi che paghiamo le tasse… La Sicilia era il cuore del Mediterraneo, culla delle civiltà che ad esso si affacciavano e attrattiva di tutta nobiltà europea per il clima che vi si respirava, e non solo per il sole ma per essere stata da mille anni un coacervo delle culture del mondo… E poi invece delle mafie! caterina ossi

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.