Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Dai da bere agli assetati

Posted by on Gen 20, 2022

Dai da bere agli assetati

Abbiamo visto l’appropriazione indebita dei beni demaniali ed ecclesiastici da parte del cosiddetto stato unitario.

Abbiamo visto anche la rapina dei risparmi dei meridionali d’Italia attraverso l’imposizione di maggiori e nuove tasse per pagare i debiti dei piemontesi che erano sull’orlo della bancarotta, e inoltre, il furto ai danni dei meridionali d’Italia del diritto all’Istruzione. Andiamo avanti …

Dal furto dell’Istruzione al furto della Giustizia!

Lo stato unitario anche nella Giustizia aveva figli e figliastri!

La certezza del diritto è una delle cause di miglioramento morale e di stabilità politica oltre che economica. Sapere che una sentenza certa, veloce e poco costosa, dirimerà la questione, mi farà rivolgere con fiducia alla Giustizia. Una delle cause della esistenza, ancora oggi, di forme di soggezione morale di intere popolazioni verso alcuni individui, fenomeni conosciuti come mafia, camorra, ‘ndrangheta, è da far risalire anche alla mancanza di Giustizia pubblica ed alla sfiducia nei suoi confronti, dopo il 1860.

Nel nord d’Italia vi era un Tribunale ogni 150.000 abitanti, nel sud un Tribunale ogni 200.000 abitanti. Le Preture avevano un divario ancora più accentuato, ovviamente a sfavore del sud. I Tribunali e le Preture del sud erano oberate di lavoro. Al nord ben 35 Preture emisero meno di 10 sentenze in un anno! Contemporaneamente nei pochi Tribunali e nelle poche Preture del sud si attendevano per anni le sentenze.

I Tribunali e le Preture della Campania, della Puglia, della Sicilia emettevano dalle 1.000 alle 1.600 sentenze l’anno.

I Tribunali e le Preture del Piemonte, della Lombardia, della Liguria emettevano dalle 200 alle 300 sentenze l’anno.

Ricapitolando: Istruzione e Giustizia, due tra i fondamentali servizi che lo stato deve a tutti i suoi cittadini, erano dati inegualmente: meglio al nord che al sud.

Veniamo alle spese per Lavori Pubblici, spese che lo stato faceva per porti, strade, ferrovie, bonifiche, opere idrauliche. Vediamo come furono divise quelle spese tra il nord ed il sud.

Partiamo dalle Opere Idrauliche.

I fiumi, i terreni hanno bisogno di argini, canali, sia per difendersi da possibili piene sia per meglio sfruttare l’acqua per l’agricoltura. Basterebbe dare uno sguardo alla diversa situazione di oggi per concludere che vi fu un ineguale trattamento. 480 milioni dell’epoca furono spesi al nord; meno di 2 milioni al sud. Oltre il fatto che il danaro riversato in un territorio porta ricchezza perché dà lavoro a persone, profitti ad imprese che reinvestono con ulteriore ricchezza per la zona in cui operano, sono da notare due effetti. Il primo è che non vi sono, o sono attenuati, i danni da fenomeni naturali; il secondo è che si ha una maggiore produttività agricola.

Si può calcolare che la maggior spesa, fatta dallo stato al nord, abbia procurato, sempre al nord, maggiore ricchezza per almeno quattro miliardi, in lire dell’epoca.

Chi conosce la costa ionica della Calabria, sa che d’inverno le piogge scendono rapidamente per le fiumare, erodono il terreno e guastano, con il riporto di questi materiali e con lo straripamento delle acque, grandi estensioni di terreno coltivabile. Pur essendoci molte piogge, l’aspetto di quelle terre è quanto di più arido ci sia. Imbrigliando opportunamente i corsi d’acqua, anche per le favorevoli condizioni meteorologiche, quelle terre sarebbero fertilissime.

Anche i fiumi del nord, straripando, allagavano enormi quantità di terre, con danni all’agricoltura ed alla salute. L’attuale pianura padana, con le meravigliose piantagioni di frutteti ed altro, è diventata così, dopo il 1860, per le opere idrauliche realizzate: prima era la Palude Padana e non la Pianura Padana.

Passiamo a parlare di coste, spiagge, fari.

Ci sarebbe da scommettere che il governo non riuscì a spendere più al nord che al sud: è impossibile spendere soldi in Piemonte, in Lombardia: non hanno coste! Scommessa persa! Il governo riuscì in questa impresa! Spese 216 milioni al nord e 86 milioni al sud, in lire dell’epoca. E le coste al sud sono quattro volte più lunghe di quelle del nord. Per ogni chilometro di lunghezza furono spesi importi sette volte superiori, ovviamente al nord. Così ci si spiega il susseguirsi di tanti porticciuoli sulla riviera ligure: la sola Liguria ebbe più soldi che tutta l’Italia meridionale.

E passiamo alle ferrovie.

In questo caso i soldi furono spesi non solo in quantità maggiore ma anche meglio.

Al nord le ferrovie erano costruite per il loro scopo: unire centri di popolazione, di produzione, di interesse militare. Al sud, invece, dovevano unire il sud al nord e basta! Questo per scopi di utilità militare e commerciale del nord. (Ancora oggi è più facile, da Bari, andare in treno a Roma che a Napoli. Il principio del divide et impera viene scientificamente applicato nei confronti del meridione: non si vuole che il popolo meridionale abbia identità di sé, si incoraggiano, anzi, invidie e competizioni!).

Nel 1860 vi erano, in tutta l’Italia, 2.000 chilometri di ferrovie. In soli cinque anni il nord ne costruì per sé circa 3.000 chilometri. (L’espressione “per sé” è giusta!). Alla fine: lo stato spese, nei primi quattro decenni dall’unità, per il nord 2.732 milioni, per il sud 856 milioni, in lire dell’epoca.

E qui ci fermiamo perché dovremmo parlare sempre ed ancora di furti, rapine, truffe e grassazioni.

Il Lettore avrà avuto, a questo punto, un’idea sui fatti.

Se ne vuole sapere di più lo invitiamo ad acquistare, tra gli altri libri che citeremo in Bibliografia, il “Bilancio dello stato” del Nitti.

Un’ultima notiziola simpatica! (Giudicate voi l’aggettivo simpatica).

Quando nel 1945 l’America ci regalò il surplus dei suoi materiali, lo stato italiano li distribuì in percentuali maggiori al nord che al sud d’Italia: ad esempio, i tessuti e le coperte distribuiti agli ospedali furono per il 72,8% distribuiti al nord, per il 17,5% al sud e per il 9,7% alle isole! Se non è una rapina di strada questa … !

Per concludere.

Due sole cifre che sarebbe bene imparare a memoria, quando ci vengono a parlare di Cassa del Mezzogiorno o Alfasud et similia.

Lo stato, nell’ultimo decennio del 1800, per ogni 100 lire, di tasse incassate al nord, spendeva al nord 90 lire. Lo stato, per ogni 100 lire, di tasse incassate al sud, spendeva al sud 60 lire.

90 al nord, 60 al sud: da queste due cifre nasce la Questione meridionale!

Quanto abbiamo esposto succedeva negli ultimi decenni del 1800. Sbaglia chi crede che sia cambiato il modo di procedere del governo. Quelle due cifre, 90 al nord e 60 al sud, sono ancora attuali.

Perché, se non cambiano quei numeri, gli attuali governi ci prendono ancora in giro parlando del problema del Mezzogiorno mentre, nel frattempo, il sud si impoverisce sempre di più?

(Ferrara in “Nord – Sud, Interdipendenza di due economie” ha dimostrato che il finanziamento pubblico al meridione, per la gran parte dei casi, è andato a vantaggio delle regioni centro-settentrionali per percentuali varianti tra il 60 ed il 100%).

Smettessero di spendere per il nord i nostri soldi: questo è il primo aiuto che vogliamo!

Il del numero degli analfabeti dimostra quanto abbiamo sostenuto. Anche se il sud, in percentuale sulla popolazione, aveva più analfabeti, in cifra assoluta il nord ci superava. Come è giustificabile che uno stato tenga, volontariamente, nell’ignoranza i suoi cittadini?

E’ certo possibile diminuire il numero degli analfabeti. E lo stato italiano si è impegnato più al nord che al sud d’Italia.

Il dati sulla spesa dello stato, per ogni abitante, dimostrano che ancora oggi la spesa dello stato privilegia i cittadini del nord a danno di quelli del sud d’Italia.

I dati citati tengono conto anche degli sbandierati aiuti economici che lo stato, straordinariamente, dà al sud!

Vogliamo immaginare quale sarà la nostra situazione ora che ci hanno convinti che lo stato, per i suoi debiti, non potrà più stanziare aiuti straordinari per il sud d’Italia?

La verità è che lo stato italiano, dalla cosiddetta unità in poi ha tenuto le popolazioni del meridione d’Italia in una condizione di popolo colonizzato, funzionale allo sviluppo ed alla ricchezza del nord d’Italia. Il sud d’Italia deve fornire il capitale, facendosi rapinare dei suoi risparmi, deve fornire lavoro quando richiesto, deve, principalmente consumare i prodotti del nord d’Italia.

E se incominciassimo a consumare i nostri prodotti? 

Carmine De Marco 

1 Comment

  1. Se si pensa a Garibaldi che, ferito a una gamba, arriva a Napoli dalla Calabria in treno, ci si domanda come abbia potuto invertirsi la via dello sviluppo se non grazie o meglio colpa la sbandierata unita’ d’Italia!…che sembra piu’ una disgrazia, sicuramente per il centro e sud della penisola, che era all’avanguardia al tempo, con il progetto avviato di ferrovia che doveva arrivare ad Ancona!…Si blocco’ tutto, e si portarono a morire fabbriche floride, tipo tessuti e carta che si inviava perfino a Londra… caterina ossi

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