Alta Terra di Lavoro

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Dai Vergini al Cimitero delle Fontanelle

Posted by on Apr 1, 2022

Dai Vergini al Cimitero delle Fontanelle

Via Vergini è l’arteria principale dell’omonimo borgo, caratterizzato sin dalla sua fondazione dall’insediamento di numerosi complessi religiosi, attorno ai quali si è sviluppata l’edilizia privata. All’inizio della strada troviamo subito sulla sinistra la settecentesca Chiesa di Santa Maria della Misericordia, sorta sul luogo di una precedente chiesa, distrutta da una delle alluvioni che frequentemente colpivano la zona.

Queste alluvioni furono per secoli un vero e proprio flagello per i Vergini, attraversati da un torrente proveniente dalla collina di Capodimonte, che in caso di piogge abbondanti straripava, spesso con conseguenze disastrose. Nel 1868, però, finalmente le acque di questo torrente furono convogliate in un collettore sotterraneo.

Annesso alla chiesa sostituita da Santa Maria della Misericordia vi era un ospedale, che era stato costruito nel Cinquecento da San Gaetano Thiene e nel quale il santo aveva la sua abitazione.

Poco più avanti c’è la Chiesa di Santa Maria Succurre Miseris, sorta nel Settecento al posto di una precedente chiesa, risalente al Trecento, anche questa sommersa dal terreno portato da un’alluvione. Il suo autore fu il noto architetto Ferdinando Sanfelice, che ne curò la costruzione e la decorazione interna.

Poco più avanti al numero 19 troviamo il palazzo dello Spagnolo, che venne costruito attorno al 1740 per il marchese di Poppano, Nicola Moscati. Il suo nome, però, ricorda un nobile venuto da Madrid, don Tommaso Atienza, che ne fu proprietario nell’Ottocento. L’edificio viene ritenuto sicuramente opera di Ferdinando Sanfelice, anche se l’architetto (come in molti altri casi) non firmò il progetto. La ricca decorazione rococò della facciata esterna e di quella interna fu eseguita da Aniello Prezioso, ma l’elemento più famoso della costruzione è l’elegante scalinata, aperta sul cortile anteriore e su quello posteriore, che produce uno straordinario effetto scenografico. Da diversi anni, come è noto, al terzo e quarto piano dell’edificio è stato allestito il museo dedicato a Totò, che però ancora non è possibile visitare. Ricordiamo, infine, che in questo palazzo ebbe la sua ultima residenza Augusto Perez, il grande scultore nato a Messina, ma napoletano d’adozione.

Di fronte al palazzo dello Spagnolo, sull’altro lato della strada, c’è l’ingresso alla Casa e alla Chiesa dei Padri della Missione di San Vincenzo de’ Paoli. La costruzione del complesso fu iniziata nel 1724 dall’architetto missionario piemontese Giovanni Andrea Garagni. Alcuni anni dopo la sua morte attorno al 1756 subentrò nei lavori Luigi Vanvitelli e il geniale architetto, sfruttando al massimo lo spazio a disposizione, concepì la chiesa come un’unica grande sala, con tre cappelle per lato. Non avendo, poi, la possibilità di costruire finestre, la illuminò con aperture dall’alto, creando effetti di luce di rara suggestione.

Tra i dipinti conservati nella chiesa si segnala il San Vincenzo de’ Paoli in gloria di Francesco De Mura, posto sull’altare maggiore. Luigi Vanvitelli portò a compimento anche l’annessa Casa dei Padri della Missione, che conserva diverse opere d’arte, tra le quali ricordiamo alcune tele di Francesco De Mura, una preziosa Sacra Famiglia di Paolo De Matteis nella Sala dei Confratelli e la Sacra Famiglia con i Santi Zaccaria, Elisabetta e Giovanni di Paolo De Maio nell’oratorio.    

Riprendendo il cammino, sullo stesso lato della strada incontriamo la Chiesa di Santa Maria dei Vergini, costruita sopra una precedente chiesa, che risaliva al Trecento e che, come altre nella zona, era sparita a causa di un’alluvione. Del precedente edificio medioevale negli anni Sessanta, però, nell’area sottostante l’attuale sacrestia sono stati ritrovati alcuni ambienti con interessanti affreschi. La nuova chiesa fu costruita verso la fine del Cinquecento e subì una radicale ristrutturazione nel Settecento. Gravemente danneggiata dai bombardamenti nell’ultima guerra mondiale, rimase per lungo tempo abbandonata, prima di essere ricostruita. Le sue opere d’arte ed i suoi arredi sono andati perduti e tra le poche decorazioni rimaste segnaliamo la statua dell’Immacolata, scolpita nel 1858 da Francesco Liberti e Giuseppe Pirotti, posta sul portale d’ingresso.

Al suo termine via Vergini si biforca in due strade. Quella alla destra, via dei Cristallini, porta alla Chiesa di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, costruita nel 1851 insieme ad una casa di accoglienza per donne bisognose, la Casa d’Asilo, che fino a qualche anno fa ha funzionato come ospizio per anziani e oggi è in ristrutturazione. Proseguendo ancora, questa strada porta in salita Capodimonte, che continua in via Sant’Antonio a Capodimonte e questa a sua volta si conclude di fronte a Porta Grande, ma di questo percorso parleremo nuovamente più avanti.

Prendiamo invece la strada alla nostra sinistra, via Arena alla Sanità e subito, al numero 30, troviamo l’ingresso ad uno dei palazzi più antichi della zona, il palazzo Traetta, costruito nel Cinquecento, la cui facciata posteriore si sviluppa su via Cristallini. Segue al numero 21 il palazzo Sant’Elia, che conserva ancora in discrete condizioni lo stemma della famiglia affrescato nella volta dell’androne. Poco più avanti, sul lato opposto della strada, all’altezza del numero 12 si apre un piccolo largo che immette al palazzo della famiglia di Sant’Alfonso de’Liguori, il quale però, come è noto, nacque nel 1696 a Marianella, in una residenza di villeggiatura. Nel palazzo, nella cui struttura attuale sono riscontrabili numerosi elementi dell’originale impianto seicentesco, sono ancora conservati con il loro antico mobilio gli appartamenti della famiglia de’Liguori, il cui ultimo rappresentante vi ha abitato fino agli anni Cinquanta. In particolare è stata conservata con grande cura la stanza nella quale ha studiato il Santo, che presenta ancora il suo arredo dell’epoca.

Via Arena alla Sanità porta in via della Sanità, all’inizio della quale, ai numeri 2 e 6, troviamo il palazzo Sanfelice, costruito tra il 1724 ed il 1726 per la propria famiglia da Ferdinando Sanfelice, l’aristocratico architetto, famoso per gli spettacolari apparati effimeri che realizzava in occasione dei festeggiamenti pubblici. Questo palazzo, uno dei gioielli dell’architettura napoletana del Settecento, in realtà è composto da due edifici, dalla facciata semplice ed elegante, che hanno due diversi portali d’ingresso, ma che hanno in comune il giardino retrostante. Nel secondo edificio è da segnalare la spettacolare scala, molto simile a quella realizzata sempre dal Sanfelice alcuni anni dopo per il palazzo dello Spagnolo in via Vergini.

Fatti pochi passi, sulla destra incontriamo vico San Felice, che poco dopo incrocia via Santa Maria Antesaecula e qui sulla sinistra incontriamo al numero 109 il palazzo nel quale il 15 febbraio del 1898 nacque Totò, come ricorda una lapide posta nel 1978. Continuando ancora, troviamo il Conservatorio e la Chiesa di Santa Maria Antesaecula, un complesso di origine medioevale, che subì sostanziali rifacimenti tra il Seicento ed il Settecento. Il conservatorio, gravemente danneggiato da un bombardamento nell’ultima guerra, fu restaurato negli anni Ottanta ed ora ospita un centro di medicina mentale, mentre la chiesa è stata trasformata in centro polifunzionale. Si possono ancora ammirare i tre portali originali in piperno, dei quali molto elegante è quello centrale.

Proseguendo, si incontrano la Chiesa e il Ritiro del Crocifisso, costruiti nell’Ottocento, oggi in stato di abbandono, subito dopo i quali termina via Santa Maria Antesaecula. Qui inizia salita Capodimonte, che, come abbiamo già detto, si raggiunge anche dalla parallela via dei Cristallini, e porta in via Sant’Antonio a Capodimonte, che conduce a Porta Grande. Il disagiato percorso costituito da queste strade, strette e in salita, era l’unico che portasse dal centro della città al Parco ed alla Reggia di Capodimonte e proprio per realizzare un collegamento più agevole Murat tra il 1807 e il 1810 costruì corso Napoleone, oggi corrispondente a corso Amedeo di Savoia e via Santa Teresa degli Scalzi. Lungo salita Capodimonte e via Sant’Antonio a Capodimonte, considerata l’importanza assunta da queste strade, all’epoca sorsero numerosi palazzi nobiliari, che esistono ancora, sebbene quasi tutti degradati.

Per continuare la visita della Sanità, proseguiamo invece alla nostra sinistra e arriviamo in piazzetta San Severo, sulla quale affaccia l’omonima chiesa. Questa è sorta sopra le catacombe nelle quali era sepolto San Severo, dodicesimo vescovo di Napoli e grande artefice dell’affermazione del cristianesimo nella nostra città. Attorno all’850 le sue spoglie furono trasportate in una delle quattro basiliche da lui fondate, la Chiesa di San Giorgio Maggiore nell’attuale via Duomo. La chiesetta originaria di San Severo fu ampliata verso la fine del Cinquecento e poi venne ristrutturata tra il 1680 ed il 1690 ad opera di Dionisio Lazzari. Delle antiche catacombe rimane solo un piccolo locale, al quale si accede dalla terza cappella di sinistra. Tra le opere conservate nella chiesa segnaliamo la tela Madonna con Santi dipinta da Teodoro D’Errico nel 1573, posta sopra l’altare maggiore, ed il raffinato bassorilievo La Madonna con il Bambino, realizzato nel 1600 da Girolamo D’Auria, esposto nel transetto sinistro. Vi sono ancora da ricordare due tele provenienti dalla distrutta chiesa del Divino Amore, attribuite a Paolo De Matteis ed esposte una nel transetto destro ed una nel transetto sinistro. Dalla sacrestia alla destra dell’ingresso si accede alla Cappella dei Bianchi, dedicata a Sant’Antonio di Padova. In questo piccolo ed elegante ambiente, realizzato tra la fine del Seicento ed i primi anni del Settecento, sono conservate diverse tele interessanti, oggi in restauro, tra le quali si segnala un suggestivo San Michele Arcangelo monocromo di Andrea Vaccaro. Accanto alla chiesa vi è un portale che immette agli ambienti del convento, oggi occupati da un istituto scolastico, che utilizza l’antico chiostro seicentesco come palestra.     

Riprendendo il cammino, alla destra della chiesa si incontra via San Severo a Capodimonte, attraverso la quale arriviamo accanto alla Basilica di Santa Maria della Sanità, chiamata comunemente anche Chiesa di San Vincenzo. Questa basilica, la cui facciata imponente domina la piazza, nacque dall’esigenza di restaurare ed ingrandire la piccola chiesa sorta sopra le catacombe paleocristiane di San Gaudioso. Il progetto fu affidato all’architetto domenicano Giuseppe Donzelli, noto come fra’Nuvolo, ed i lavori durarono dal 1602 al 1613. Appena entrati nella basilica, colpisce la scenografica struttura dell’altare maggiore, che rappresenta anche l’ingresso alla chiesa preesistente. Due monumentali scale simmetriche, rivestite in marmi policromi nel Settecento, incorniciano la vecchia chiesa e portano al presbiterio, dominato dall’altare in marmi policromi, sul quale è posto un prezioso ciborio realizzato nel 1628 da frate Azaria. L’altare è sovrastato dall’organo settecentesco, finemente decorato, e sopra questo vi è un ricco apparato barocco realizzato nel 1708 da Arcangelo Guglielmelli e Cristoforo Shor e al suo centro è collocata la Madonna con bambino, scolpita da Michelangelo Naccherino nel 1612.                                                                                       Q

Le cappelle laterali ospitano dipinti di grande pregio, tra i quali ricordiamo Lo sposalizio mistico di Santa Caterina e Santa Caterina riceve le stimmate di Andrea Vaccaro, la Santa Lucia di Girolamo De Magistro, San Tommaso riceve il cingolo della castità di Pacecco de Rosaedil San Vincenzo Ferrer di Luca Giordano, che è una delle cinque tele del maestro presenti nella chiesa. Tra gli altri numerosi artisti che hanno lavorato alla decorazione di Santa Maria della Sanità, ricordiamo Dionisio Lazzari, che nel 1678 realizzò l’elegante pulpito in marmi commessi, e Gaetano Massa, che eseguì nel 1719 la copertura maiolicata della cupola. Dal transetto sinistro si accede alla sacrestia ed al delizioso chiostro ellittico, affrescato nel 1625 da Giovan Battista di Pino con un’originale tecnica a graffiti e in parte distrutto dai pilastri del ponte della Sanità, eretto tra il 1807 e il 1810 per sostenere la nuova strada per Capodimonte. Dal chiostro si accede alla Cappella del Tesoro, che nell’occasione della costruzione del ponte fu utilizzata come deposito dei materiali di risulta. Recentemente vuotata, ne è stato avviato un laborioso restauro, dopo aver accertato che i suoi preziosissimi affreschi di Giovanni Balducci sono ancora in buone condizioni.

Dalla vecchia chiesa sotto l’altare maggiore si accede alle catacombe, che si sono sviluppate attorno alla tomba di San Gaudioso e nelle quali sono ancora visibili resti di mosaici e di affreschi del V e del VI secolo.          

Usciti dalla chiesa, superiamo il pilastro del ponte alla nostra destra e prendiamo la prima strada ancora sulla destra, via San Vincenzo, sulla quale dopo poco sulla sinistra incontriamo salita dei Principi, che porta verso la parte alta del vallone della Sanità, chiamata lo Scudillo. Lungo questa strada nel Settecento importanti famiglie costruirono le proprie residenze. Tra queste ricordiamo al numero 27 l’imponente palazzo Stilo e al numero 51 Villa Scarpa, tra i quali al numero 42 troviamo l’ottocentesca Cappella Nasti. Salita dei Principi prosegue in via Buonuomo e proprio dove questa termina e comincia salita dei Giudici, c’è il cancello che immette al parco della maestosa Casa Gesuitica della Conocchia, costruita nel 1717 e originariamente utilizzata dai religiosi come luogo di riposo. La costruzione, una delle maggiori dell’epoca nella città, deve il suo nome, come del resto tutta la zona, ad un antico sepolcro romano, chiamato la Conocchia, che si trovava più in alto sulla collina ed è stato demolito negli anni Sessanta. Nonostante lo stato di abbandono nel quale si trova, il palazzo conserva ancora il suo aspetto imponente, ma il lato posteriore, visibile transitando sulla Tangenziale, oramai è in stato di rovina. Trasformato nel 1850 in ospedale, nel 1886 divenne la sede del convitto istituito dai gesuiti e intitolato al Pontano, il noto umanista che aveva avuto una villa in questa zona. Il prestigioso istituto, dopo avere più volte cambiato sede, dal 1921 è ospitato nei locali del palazzo Spinelli di Cariati al corso Vittorio Emanuele. Al numero 96 di via Buonuomo c’è un piccolo viale che conduce a un’altra interessante costruzione, Villa Valiante, elegante palazzina dal colore rosa, anch’essa visibile dalla Tangenziale, che ha un ingresso anche dalla salita dello Scudillo. Proseguendo per via San Vincenzo, si arriva nella piazzetta sulla quale affaccia la Chiesa dell’Immacolata e di San Vincenzo, accanto alla quale inizia vicoletto San Vincenzo, che porta alla salita dello Scudillo, antichissimo percorso, una volta molto suggestivo, che sale verso la parte alta del vallone della Sanità, parallelo alla precedente salita dei Principi, ma che a differenza di questa attraversa il fianco della collina, raggiungendone il crinale. Questo percorso ha perso buona parte del suo fascino con la costruzione della Tangenziale, tanto più che in tempi recenti è stato anche interrotto per il pericolo di crolli, ma attraversa ancora aziende agricole e ricchi giardini di agrumi.

Tornando alla Chiesa dell’Immacolata e di San Vincenzo, questa fu costruita attorno alla metà del Settecento dall’architetto Bartolomeo Vecchione e per il suo altare maggiore nel 1754 Pietro Bardellino dipinse la tela San Vincenzo raccomanda alla Vergine le orfanelle

Continuiamo ancora, prendiamo via San Gennaro e poco dopo ci troviamo in un largo, di fronte alla facciata barocca dell’ospedale di San Gennaro dei Poveri, arricchita con le statue di San Pietro e di San Gennaro, scolpite da Cosimo Fanzago nel 1667. La costruzione di questo ospedale, destinato a curare i poveri del regno, fu decisa dopo la grande peste del 1656, ma i lavori si protrassero a lungo e furono portati a termine solo nel 1669 grazie alla determinazione di Pietro Antonio d’Aragona, nominato viceré di Napoli nel 1666, che dovette fare ricorso a tutta la sua abilità per procurarsi i fondi necessari.

In fondo al primo cortile dell’ospedale troviamo uno scalone ottocentesco a doppia rampa, che porta ad un secondo cortile ad un livello superiore. Questo secondo cortile porta in una piccola corte, sulla quale affaccia la Basilica di San Gennaro Extra-moenia. Tra il cortile e l’atrio vi è un elegante vestibolo rinascimentale, la cui volta è decorata con affreschi di Agostino Tesauro, e sopra il vestibolo si può notare il suggestivo campanile trecentesco, simile a quello della Chiesa di San Pietro a Maiella. La Basilica di San Gennaro fu costruita nel V secolo, nei pressi della catacomba nella quale era sepolto il santo protettore della città. Venne ristrutturata verso la fine del IX secolo e, poiché da allora non ha subito altri interventi sostanziali, si può dire che sia l’unica basilica paleocristiana napoletana giunta fino a noi nelle sue forme originarie. 

Accanto all’ingresso della chiesa c’è ancora il portale del vecchio ingresso alle catacombe, che nel 1969 è stato spostato a metà della collina di Capodimonte e si raggiunge da un viale accanto alla Basilica dell’Incoronata.

Per raggiungere il Cimitero delle Fontanelle, adesso dobbiamo tornare indietro. Percorriamo di nuovo, nel senso inverso, tutta via San Vincenzo e poi prendiamo via della Sanità, alla nostra destra. Incontriamo subito il complesso che una volta era l’ospedale San Camillo e che oggi ospita una comunità di recupero. Questo complesso occupa gli ambienti del convento di Santa Maria della Vita, al cui interno si trova anche la seicentesca Chiesa di Santa Maria della Vita, della quale è ancora visibile la cupola, ma della cui struttura originaria resta poco. Vi era anche in questi ambienti l’accesso ad una catacomba, ma venne murato dai Francesi e se ne sono perse le tracce.

Procediamo ancora e la strada cambia nome in via Fontanelle. Seguendo quest’ultima, si passa avanti all’ottocentesca Chiesa dell’Immacolata e poi si arriva in piazza Fontanelle. Dopo questa piccola piazza ritroviamo, sulla nostra sinistra, via Fontanelle che continua per un altro breve tratto e porta in uno slargo sul quale affaccia la Chiesa di Maria Santissima del Carmine, dalla quale si accede al Cimitero. Questo è un grande ossario, nel quale a partire dal Cinquecento sono stati portati i resti delle vittime delle epidemie. Dall’inizio dell’Ottocento, poi, è diventato anche il luogo di raccolta delle ossa rinvenute durante lavori di scavo o nelle cripte delle chiese. Nel 1872 il Cimitero fu affidato a padre Barbati, che iniziò un lungo lavoro per il suo riordino e la sua sistemazione. Il prelato nello stesso tempo istituì anche un’Opera per il suffragio delle anime del cimitero e curò i lavori per la costruzione della chiesa.

Enrico Fagnano

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