Dal controllo della Cassa Sacra al controllo della nuova economia calabrese
Giuseppe Gangemi
Il 19 Maggio 1784 viene emanato in Monteleone il bando di quella che verrà definita Cassa Sacra, costituita coi beni appartenenti alla Chiesa e confiscati dallo Stato in base alle seguenti regole: le rendite dei monasteri, conventi e luoghi pii, ecclesiastici e laicali, vengono destinate al sollievo della Provincia martoriata;
si aboliscono i monasteri che al febbraio 1783 hanno meno di 12 religiosi; si destinano i loro beni alla Cassa Sacra che utilizzerà, per il ristoro o il vantaggio della popolazione, il valore ricavato dalla loro vendita; le rendite annuali dei monasteri con più di 12 ecclesiastici, sono introitate dalla Cassa Sacra; vengono aboliti i Luoghi Pii d’ogni tipo e i loro beni incamerati; si dispone il trasferimento in altri luoghi dei religiosi regolari calabresi provenienti dai soppressi monasteri; ai terziari è permesso di continuare il loro praticantato, purché smettano l’abito; i superiori degli ordini e i procuratori nonché i religiosi necessari al culto continuano la loro attività; le religiose tornano alle loro case d’origine o in famiglie di fiducia e viene loro garantita la rendita percepita nei conventi.
Galanti è tra i primi ad accorgersi che il Piano di interventi per il vantaggio e ristoro delle popolazioni manca di un requisito essenziale: permettere ai contadini, privi di risorse adeguate, di poter accedere alle compere di terra o agli affitti; in mancanza di strumenti di agevolazione finanziaria e di protezioni credibili nei confronti del potere locale, i funzionari amministrativi, per la parte di applicazione della legge, finiscono per volgere i vantaggi a una categoria di commercianti e di prestatori a usura e, naturalmente, alla vecchia Nobiltà feudale.
Quando si arriva alle aste per la cessione dei terreni della Cassa Sacra con prelazione prevista per i contadini privi di terra, i temerari di questa classe si trovano di fronte a una categoria di possessori di risorse finanziarie in condizione di svantaggio. Finisce che i contadini che non possiedono le risorse finanziarie per le anticipazioni richieste, anche se minime, finiscono per rinunciare perché le spese di gestione, quali la messa a dimora delle piante, il seminativo, un minimo di attrezzatura, l’organizzazione del lavoro trovando dei coadiuvanti, la possibilità di dare un assetto idrico adeguato a garantire l’accesso a nuove colture e infine la commercializzazione del prodotto, data la mancanza di strade interne percorribili, richiedono risorse monetarie superiori alle loro disponibilità e al loro credito. L’unica fascia sociale in grado di anticipare il contante necessario è chi lavora nello scambio: nella migliore delle ipotesi, sono dei commercianti, nella peggiore, degli usurai. Comunque, sono persone non competenti nella produzione agricola, nell’allevamento e, persino, nell’organizzazione del lavoro altrui. Come tutte le borghesie professionalmente incompetenti sono pronti a trasformarsi in borghesia parassitaria operando, quando si formano temporanei margini di profitto derivanti dal caso o dal mercato, il trasferimento del surplus a proprio vantaggio e operando, quando si formano perdite o profitti inferiori all’attese, il trasferimento degli svantaggi ai lavoranti. Nei sedici anni che seguono al terremoto, questa nuova borghesia non ha il tempo di formarsi come attore economico razionale e, spesso, rinuncia alla produzione per mancanza di acquirenti o di affittuari disponibili a pagare canoni d’affitto annuali.
Molti di essi smettono di coltivare la terra acquistata a basso prezzo perché il possesso della terra è da loro desiderato solo per migliorare il riconoscimento del proprio status sociale. Nella sostanza, essi realizzano un’operazione, in grande stile, di aumento, veloce e sproporzionato, degli squilibri preesistenti nel sistema economico, con ulteriore trasferimenti dai salari alla rendita, dalla proprietà finalizzata alla coltivazione e alla produzione, dalla ricchezza materiale al possesso simbolico degli elementi che mostrano all’esterno il possesso il gusto, la cultura, la ricchezza e il potere di una classe.
La nuova borghesia post terremoto utilizza la ricostruzione per affossare le speranze che il dispotismo illuminato dello Stato ha posto in essere per il miglioramento della condizione economica e sociale delle classi più povere. Quel poco che la vecchia amministrazione istituzionale, se pure puntigliosa e chiusa alle iniziative per migliorare la resa agricola, garantiva, entro certi limiti, l’uso della terra ai contadini, anche poveri.
Più tempo passa, più i prezzi di acquisto delle terre diventano convenienti per gli acquirenti, dato che, nel frattempo, gli acquirenti si mettono d’accordo per truccare le aste, facendo finta di lanciare e rilanciare fino al raggiungimento del prezzo minimo da loro stessi fissato. Sugli uliveti in particolare, le «mosse» dei nuovi borghesi portano ad acquisizioni a prezzi molto bassi su valori reali enormi.
La Giunta di Catanzaro viene, di fatto, bloccata da ispettori senza scrupoli i quali rallentano la consegna dei documenti necessari. Le lacune nell’archiviazione di questi finisce per privare la Giunta delle possibilità di controllo e di intervento correttivo. Questa inefficienza non è un caso. Spesso è stata la conseguenza di una scelta finalizzata a difendere i privilegi detenuti da sempre dai feudatari e i tentativi dei nuovi proprietari di acquisire privilegi paragonabili ai loro. Man mano che la nuova struttura economica si va assestando, con buona parte delle campagne oramai in mano di una borghesia parassitaria, diventano sempre più evidenti le differenze fra la Calabria e le regioni settentrionali, ma anche tra la Calabria e le altre regioni del Regno di Napoli. Il passaggio viene facilitato dalla gestione, a volte truffaldina, della Cassa Sacra che continua a non produrre investimenti e nemmeno sviluppo. Vengono al pettine i nodi espressi dagli Illuministi in anni di battaglie contro l’ignoranza delle classi dirigenti calabresi.
Una serie di interventi o anche solo tentativi di controllo delle istituzioni centrali sull’operato di quelle locali, per esempio la soppressione dei dazi di passo, fa capire ai potentati locali qual è la volontà del sovrano. La Corte napoletana raccoglie consensi in seno ai senza terra ma si trova di fronte a un’organizzazione sociale che si va sempre più rafforzando.
Quando si proclama la Repubblica, la scelta diventa facile: i senza terra da parte del re e gli altri e i loro scherani dalla parte dell’abate Jerocades.


invio in corso...



