Alta Terra di Lavoro

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DAL LATINO ALLA NOSTRA BELLA LINGUA LABORINA CASSINESE

Posted by on Mar 7, 2026

DAL LATINO ALLA NOSTRA BELLA LINGUA LABORINA CASSINESE

Non so quanti conoscano l’espressione dialettale “Mò cë magnàmmö càpä rë ziviciénzö”, per dire che non abbiamo nulla da mangiare: letteralmente: ora mangiamo la testa di zio Vincenzo.

La si usava anche – più opportunamente – per definire una persona di poco conto o uno che non capisce nulla: “Chìgliö è na càpä rë ziviciénzö”.

Ma cosa c’entra lo zio Vincenzo?

Assolutamente nulla.

L’espressione, quasi del tutto dismessa, è una deformazione del latino classico “caput sine censu”, ossia nullatenente.

Nel mondo romano si usava fare il censimento dei beni e dei possessori di beni per stabilire lo stato sociale e la capacità retributiva da tassare. Per questa incombenza si attivavano i “censori”. Quando si trattava di nuttatenenti nei registri si annotava “sine censu”.

Di qui l’assonanza con “zi Vincenzo” ha fatto il resto.

Come si fa a non amare il nostro dialetto?

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