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Dei delitti e delle pene

Posted by on Set 3, 2021

Dei delitti e delle pene

La pandemia è una tragedia, senza se e senza ma. Provo naturalmente rispetto e sofferenza per coloro che ne siano stati, in qualunque modo, toccati. E quindi non oserei mai parlarne in maniera “leggera”. Chiarisco quindi che le righe che seguono non si riferiscono all’epidemia in sé, ma a quella corte dei miracoli che la sta gestendo da due anni. La quale, francamente, sempre più mi pare interessata a mettere in croce i cittadini piuttosto che a combattere, in maniera efficace, il virus; con iniziative e provvedimenti che, francamente, comincio a trovare criminali.

Da un anno tutto gira attorno all’equazione: non vaccinato = untore.

Se ci si è spinti a prevedere la sospensione della potestà genitoriale per vaccinare coattivamente i figli dei genitori che vi oppongono, andando oltretutto contro gli inviti alla prudenza della comunità scientifica (un provvedimento che definire da Codice Penale Militare di Guerra è riduttivo) allora vuol dire che il non vaccinato non lo si considera solo un soggetto “in potenza” più esposto ad ammalarsi e contagiare, ma un vero e proprio serial killer già “in atto”. Da equipararsi, forse, a quei mostri che, sapendo di essere positivi, hanno contagiato con infezioni letali decine di povere donne ignare, attraverso rapporti sessuali non protetti.

Ma, se Lorsignori sono veramente convinti di ciò, allora non c’è bisogno nemmeno di decidere la vaccinazione generale obbligatoria. Basta avere il fegato di applicare l’articolo 483 del Codice Penale, che dispone che chiunque causa un’epidemia attraverso la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo se il fatto è intenzionale, con dodici anni di reclusione se non lo è. I non vaccinati, quindi, con un buon avvocato ed affidandosi al clemenza della Corte, potrebbero cavarsela con otto o nove anni di reclusione, secondo me.

L’articolo del Codice sta là, nero su bianco, dal 1930. Possibile che a nessuno degli insigni giuristi, che si aggirano per i sacri Palazzi, sia venuto in mente?

Applicarlo, certo, non è facilissimo. Non si possono mettere in galera alcune decine di milioni di persone; anche perché, la metà Paese che sta fuori, alla metà Paese che sta dentro, dovrebbe mantenerla.

Ma se la prassi è di “colpirne uno per educarne cento”, come qualcuno diceva ai miei tempi, si potrebbe cominciare a mandare all’ergastolo, che so io, magari quelli che si fanno domande, sollevano dubbi, organizzano manifestazioni, o semplicemente dicono in faccia ai giornalisti televisivi di non volersi vaccinare.

Mandarli all’ergastolo, ope legis, anziché censurali sui Media, o bloccarli sui Social.

Abbandonando la facile ironia, bisogna dire che c’è bisogno di disposizioni chiare ed efficaci, che secondo me vadano in controtendenza a quelle applicate finora (cure precoci domiciliari, medicina territoriale, trasporti, informazione trasparente, ecc.), e non certo di “proposte che non è facile rifiutare” in stile Il Padrino, come il Green Pass.

Così facendo, lo Stato ridarebbe dignità ai cittadini, e sopratutto la recupererebbe per sé stesso.

Ed entrambe le cose mi sembrano da non sottovalutare.

Michele Scotto di Santolo

2 Comments

  1. Gent. Sig.ra Caterina, purtroppo leggo solo ora il suo commento. La ringrazio per le sue parole, sempre appropriate ed incoraggianti. Un cordiale saluto

  2. A me sembra che lo Stato annaspa cercando di indovinare le indicazioni e gli obblighi che inventa nella speranza che quanto decide non faccia danni maggiori… e questo perché la pletora di virologhi e scienziati non ha certezze su niente… tant’e’ che anche i vaccinati sembra che non si ammalino di covid, se gli va bene, tuttavia possano contagiare… e ora con le varianti che circolano le cose sono ancora piu’ complicate. Infatti non c’e’ nessuna norma fra tutte quelle emanate dallo Stato che sia cogente, salvo non poter lavorare se e’ lui che ti paga e non ti vaccini… il che ha una sua logica, senno’ che Stato e’!… Auguriamoci che il virus a furia di varianti si indebolisca, e che i medici sappiano ritrovare la passione per le scienze e le conoscenze mediche alla base della loro scelta professionale che li ha impegnati in tanti anni di studi, e si prodighino direttamente nelle cure dei loro pazienti se contagiati per evitare di finire in terapie intensive negli ospedali, e suggeriscano i comportamenti piu’ opportuni anche per i loro familiari.. caterina ossi

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