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“DEL BRIGANTAGGIO NEL REGNO DI NAPOLI

Posted by on Lug 3, 2019

“DEL BRIGANTAGGIO NEL REGNO DI NAPOLI

LA CIVILTÀ CATTOLICA -ANNO DECIMOQUINTO-ROMA COI TIPI DELLA CIVILTÀ CATTOLICA…….1864 “DEL BRIGANTAGGIO NEL REGNO DI NAPOLI Fuor d’ogni dubbio una delle piaghe più cancrenose del preteso regno d’Italia è il cosi detto brigantaggio, che da quattro anni infierisce nelle province meridionali. Esso non pure corrode a poco a poco le viscere dell’inferno; ma col puzzo, che esala, avverte eziandio i lontani delle misere condizioni in cui quegli versa e dell’impossibilità di durarla a lungo. Il perché gli spasimati d’Italia si arrabattano in ogni guisa, per travolgere il significato e menomare il valore di un fallo sì eloquente, e suggerire al Governo rimedii opportuni a cessarlo. Ma che volete? Causa patrocinio non bona peiorerit: La causa cattiva si peggiora col difenderla. E la ragione è chiara; giacché una tal difesa non può farsi, se non per via di sofismi e di menzogne, che sempre più ne discoprono il torto, e sovente il difensore, sviatosi nei ciechi sentieri del falso assunto, riesce a dimostrare il contrario di quel che vorrebbe. Cosi è incontrato recentemente al sig. Conte Bianco di Saint-Jorioz nel suo libro, intitolato: Il Brigantaggio alla Frontiera pontificia dal 1860 al 1863…..1) .1) II Brigantaggio alla Frontiera pontificia dal 1860 al 1863, Studio storico-politico-stalistico-morale-milìtare, del Conte Alessandro Bianco Di Saint-Jorioz, capitano nel Corpo di Stato maggiore generale, 1864. Egli mosso da patria carità liberalesca ha creduto di poter usufruttuare la esperienza avuta in virtù del suo ufficio e della sua lunga permanenza sopra luogo, sforzandosi di provare che la reazione armata nel Napoletano non è stata prodotta da cagioni politiche; che essa si restringe a soli facinorosi e ladroni; che a rimuoverne il concorso per parie dei cittadini, basiti migliorare la parte amministrativa ed economica del nuovo regno, secondo alcuni mezzi che egli propone. Tornerà utile esaminar brevemente tutti e tre questi punti, stando agli argomenti e alle relazioni stesse dello scrittore. ………………… I ……………….. SE L’ORIGINE IN GENERALE DEL BRIGANTAGGIO NAPOLETANO SIA POLITICO O NO. Dicemmo in vero studio l’origine in generale, perché ammettiamo volontieri che il brigantaggio sia potuto, in processo di tempo, deviare in parte dal suo primo proposto, e dirigersi da alcuni, eziandio fin da principio, ad intendimenti diversi dallo scopo inteso comunemente dagli altri. Ma queste, come ognun vede, sarebbero eccezioni e tralignamenti, da cui non può togliersi giudizio dell’idea primitiva e universale del fatto. Così ancora in ordine ad esso fattoo, noi qui ci restringiamo al solo lato storico, senza entrare nella sua moralità; sapendo benissimo che il tentativo di riscuotersi colla forza da ingiusta oppressione, benché possa avere in dati casi da parte sua il diritto; può nondimeno anche in essi essere illecito, sia per l’improbabilità del successo, sia per la qualità dei mezzi che vengono adoperali. Determinato così lo stato della controversia, veniamo alla discussione. Il sig. Conte di Saint-Jorioz per dimostrare che l’origine del brigantaggio non è stata politica, ricorre al solito ritornello delle condizioni topografiche ed etnografiche delle Due Sicilie, e al mal reggimento della Dinastia borbonica. «Tutto in questo paese favorisce il brigantaggio:. la povertà dei coloni agricoli; la rapacità e la protervia dei nobili e dei signori; l’ignoranza turpe, in cui è giaciuta questa popolazione;l’influenza deleteria del prete; la superstizione, il fanatismo, l’idolatria, fatte religione e santificale; la mancanza di senso morale pressoché totale; la nessuna elementare conoscenza dei dettami d’onore, di probità, di pudore; la sregolatezza nei costumi; l’immoralità in tutto ed in tutti; lo spettacolo schifoso della corruttela negli impiegati, nella magistratura, nei pubblici funzionarii; la rapina, il malversare, lo sciopero e la malafede falli articoli di legge; tutto insomma ciò, che vi è di laido e di riprovevole nella umana Società, si trova in gran copia diffuso e penetrato in queste misere popolazioni… Sicché non vi è poi tanto da stupire, se le origini del brigantaggio siano antiche e quasi perdute nelle nebbie dei secoli; se sotto tutti i regni e tutte le dinastie vi furono falli briganteschi; se finalmente oggidì ancora, sotto un Governo unitario, nazionale e riparatore, vi siano numerose bande o ferocissime che scorrazzano, quasi impunemente, questa peregrina ma cancrenata parte d’Italia. La configurazione stessa del paese, coperto d’interminabili catene di montagne altissime e vasti dirupi, di macchie foltissime e di oscure, fitte e immense foreste… 1» Quanto poi al mal reggimento borbonico, soggiunge: «Non solo l’azione dissolvente, immorale e corruttrice del più immorale e scellerato dei Governi, ma il sistema pur anco di agricoltura del paese, e la vita nomade e solitaria dei pastori e dei carbonai, che vivono su quelle cime senza famiglia, in mezzo al loro gregge od attorno al loro forno, in un isolamento selvaggio; e la vita quasi cenobitica delle popolazioni delle piccole cittaduzze, che poste sul comignolo di una roccia nuda ed aspra, lontane da ogni consorzio umano, da ogni suono di civiltà, e da ogni vista delle intellettuali grandezze, vivendo una vita miserabile e deserta ed amara, senza nessuna delle morali e materiali dolcezze che cotanto abbelliscono la vita, sono un incentivo, un istradamelo al brigantaggio.2» Ci svieremmo dal nostro tema, se qui ci ponessimo a confutare ad una ad una le calunniose imputazioni, che il sig. Conte, per difendere la sua causa sballata, accumula sul capo della quasi metà degl’Italiani. Pertanto, a tagliar corto, gl’indirizziamo questa semplice dimanda: Tutte le cause, qui mentovate, quand’anche fossero vere, sussistevano certamente anche prima dell’invasione piemontese; come va dunque che sol dopo questa esse hanno prodotto il loro effetto? Il valent’uomo crede schermirsi coll’affermare che il brigantaggio fu perenne nel Regno di Napoli: «Aprite le pagine della storia e vi troverete ad ogni piè sospinto degli atti di nefando brigantaggio sotto tutti i regni, sotto tutte le dinastie, dai Saraceni e dai Normanni, a Manhès, a Fumel e Pinelli…1». Ma ognun s’accorge dell’infelice parata. Lasciando stare i Saraceni e i Normanni, per non disputare inutilmente di cose, sei ed otto secoli da noi rimote; la ricordanza di Manhès è scelta pessimamente, siccome quella che conferma anzi la ragione politica del brigantaggio. Imperocché esso sorse a que’ tempi contro l’invasione francese, quando appunto la legittima Dinastia fu costretta ad esulare, e cessò col ritorno della medesima. Dal Manhès poi al Fumel tramezza più di mezzo secolo, con quattro Re successivi, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II, e Francesco II. Ora in sì lunga durata di possesso dei legittimi principi, qual esempio di brigantaggio può allegarsi? Se alcun malvivente per isfuggire al supplizio, come accade in tutti i paesi di questo mondo, si diede alla campagna, ciò non costituì che un fatto isolato, a terminare il quale in brevissimo spazio bastò la solerzia dei carabinieri e delle guardie urbane. Citi l’Autore, se può, un sol luogo infestato dal brigantaggio, all’epoca in cui le truppe piemontesi senza intimazione di guerra, al modo degli antichi barbari, piombarono sul regno di Napoli.

1 Comment

  1. che bella difesa del Regno di Napoli e la sua gente. tanto più perché da parte di persona esterna…ma non ebbe si vede molta fortuna… ormai il destino era segnato e l’andazzo della demonizzazione aveva preso l’abbrivio e tornava comodo a Torino…caterina ossi

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