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Democrazia comunale organica. Dal Manifesto di Isernia al Patto di Chiauci

Posted by on Apr 12, 2026

Democrazia comunale organica. Dal Manifesto di Isernia al Patto di Chiauci

Il Manifesto di Isernia non è rimasto uno scritto puramente teorico, ma ha già iniziato a dare i suoi frutti grazie all’interessamento di un intraprendente sindaco della zona, Antonio Sferra, imprenditore nel campo dell’elettrotecnica, alla guida del Comune di Chiauci dal 2022 come rappresentante di una lista civica. Lo scorso ottobre, infatti, il Consiglio Comunale ha varato il Patto di Chiauci, che permette la partecipazione attiva della cittadinanza nelle decisioni della giunta comunale.

Gentile Sindaco, come funziona il Patto di Chiauci?

Si tratta di un organo consultivo, che abbiamo chiamato “Consulta dei Rappresentanti Civici”, alla quale possono partecipare tutti i rappresentanti delle famiglie residenti e tutti i responsabili delle attività produttive, culturali e religiosi che operano sul nostro territorio. È uno strumento che servirà a rendere attivamente partecipi i Chiaucesi alla vita politica del nostro Municipio, anziché limitarsi ad accettare (o a criticare) passivamente le scelte della Amministrazione comunale.

In cosa differisce tale strumento da un referendum popolare locale?

La particolarità è che, anziché chiamare indifferentemente tutti (e solo) i cittadini a votare, si fanno partecipare alla “Consulta dei Rappresentanti Civici” i rappresentanti delle famiglie (uno per ciascun nucleo familiare) e i rappresentanti di quelli che un tempo venivano chiamati “corpi intermedi” (sempre uno per ciascun “corpo”): vale a dire associazioni culturali, congreghe religiose, attività imprenditoriali… Inoltre, per specifici argomenti, potrebbero essere chiamati a votare anche i proprietari di beni immobili non residenti nel territorio comunale, mediante il rappresentante di una associazione di fatto: con un referendum, invece, sarebbero esclusi.

E se uno è allo stesso tempo rappresentante della famiglia e direttore del coro parrocchiale?

In tal caso, ha diritto a due voti. E magari a tre, se è anche il presidente della Proloco. O a quattro, se ha aperto un’attività imprenditoriale.

Ma questo sistema non rischia di ledere il sistema democratico e il precetto “un uomo, un voto”?

Per nulla. La vera democrazia non è espressa dal concetto rousseauiano “un uomo, un voto”, bensì dalla partecipazione attiva alla vita politica (in senso etimologico: gestione delle città). E perché non si dovrebbe premiare chi, invece di stare a casa e disinteressarsi della “cosa pubblica”, si adopera per il “bene comune”, sviluppando il territorio attraverso le più disparate attività (culturali, turistiche, economiche, etc.)? Se lavori per tre, è giusto che conti per tre. Valorizzare il cittadino attivo è vera democrazia. Inoltre, partecipare al “Consulta dei Rappresentanti Civici” stimolerà la partecipazione alla vita del nostro paese.

In che modo?

A breve è prevista la prima Consulta dei Rappresentanti Civici per decidere su una questione particolare all’ordine del giorno. Va detto che la Consulta non è una assemblea che debba dibattere astrattamente, bensì uno strumento concreto che deve decidere su problemi specifici e che deve arrivare all’incontro con le idee ben chiare sul voto da esprimere. Ben vengano i dibattiti, ma vanno fatti al di fuori del Consiglio comunale, all’interno delle case, delle sale riunioni e delle botteghe. Io auspico che nelle nostre contrade si discuta del bene comune nelle settimane precedenti la convocazione e che tutti le problematiche siano dibattute previamente, in maniera da arrivare alla riunione finale con la dichiarazione di voto, non con estenuanti dibattiti o contese oratorie. Del resto, il sistema del cosiddetto “antico regime” (molto più all’avanguardia del nostro attuale farraginoso sistema, mi si permetta) prevedeva riunioni che si tenevano una volta all’anno e soprattutto che in pochi giorni votavano su uno specifico argomento, anziché un’assemblea permanente. Ripeto: ritengo che sia uno strumento agile, utile alla società e veramente democratico nel senso più elevato del termine.

Come ha conosciuto il societismo?

Devo confessare di aver scoperto le opere di Juan Vázquez de Mella, Enrique Gil y Robles e Manuel de Bofarull [i principali teorici carlisti, ndr] solo dopo la lettura del Manifesto di Isernia, che mi fu suggerita dall’avvocato Rosa Carnevale, che ha anche redatto i punti del Patto di Chiauci. Non nego che la lettura mi colpì molto e che mi fece comprendere come fosse necessario partire dalla società – e non dai partiti e dalle loro astratte ideologie – per far rinascere l’amore per la politica non solo nel territorio comunale, ma crescendo, in quello provinciale, regionale e infine statale.

Gianandrea de Antonellis

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