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Discorso storico al popolo di Venezia del cittadino Pandolfo Malatesta di Rimino (Rimini)

Posted by on Giu 5, 2022

Discorso storico al popolo di Venezia del cittadino Pandolfo Malatesta di Rimino (Rimini)

Discorso storico pronunziato nel dì primo settembre dell’anno 1797. Senza editore e senza luogo di edizione, p. 10. Cfr. pure altra edizione, tipografia Albertini, Coira (Svizzera) 1798.

Successitque ut illud insigne Sancti Marci, quod in forma Leonis alati Veneti toto orbe circumserunt, pessimis hominibus terror, bonis vero non tam imaginis figuram, quam signum publicae salutis, et libertatis appareat”. (“E avvenne che quell’insegna di San Marco, che in figura di Leone alato i Veneti piantarono in giro per tutto il mondo, incuta terrore negli uomini malvagi e rappresenti invece, per gli uomini retti, non tanto la figura di un’immagine, quanto una bandiera di pubblica salvezza e di libertà”) in DE MONACIS Lorenzo, Laurentii De Monacis Veneti Cretae Cancellarii Chronicon de rebus venetis ab Urbe condita ad Annum MDCCCLIV, sive ad conjurationem Ducis Faledro. Venetiis MDCCLVIII (1758). Ex Typographia Remondiniana, Superiorum permissu ac privilegio, p. 31. Quello di Pandolfo Malatesta, ovviamente, è uno pseudonimo, adottato in odio alla Chiesa dall’anonimo giacobino, estensore dello scritto. L’autore si fregia infatti del nome di Sigismondo Pandolfo Malatesta (1417-1468) Capitano di ventura e Signore di Rimini, figlio illegittimo di Pandolfo III. Sigismondo Pandolfo Malatesta fu infatti il tipico Signore rinascimentale, paganeggiante, moralmente spregiudicato, protettore delle arti, ma macchiatosi d’innumerevoli delitti. Avversario di Federico da Montefeltro (1422-1482) ch’era invece religiosissimo. Scomunicato dal Papa Pio II nel giorno di Natale del 1460, il quale sciolse i sudditi del Malatesta dagli obblighi di fedeltà e ubbidienza verso di lui; inimicatosi tutti gli Stati italiani; nel 1461 il Signore di Rimini giunse al punto d’inviare un emissario a Costantinopoli, da poco espugnata da Maometto II con un bagno di sangue, ponendo così fine all’Impero Romano d’Oriente. Finalità dell’ambasceria era di offrirsi come alleato allo storico nemico della Cristianità, cui si proponeva anche d’invadere l’Italia, nel qual caso il Malatesta avrebbe aiutato e sostenuto militarmente il Sultano turco. Furono proprio i veneziani, però, allertati dai loro agenti informatori, a intercettare la nave del misfatto, facendo così fallire la spedizione. “Ai primi di novembre [del 1461 l’emissario del Malatesta] il fedele artista Matteo de’ Pasti, che viaggiava alla volta di Costantinopoli ufficialmente per eseguire il ritratto di Maometto II, venne arrestato a Candia dai Veneziani. Nel suo bagaglio vennero trovati una copia del De re militari di Roberto Valturio, una lettera a nome di Sigismondo scritta dallo stesso umanista e indirizzata al Sultano, e una compromettente mappa del Mare Adriatico (o del solo Golfo di Venezia, come riportano altre fonti). Rispedito a Venezia, e interrogato dal Consiglio dei Dieci, il de’ Pasti venne rilasciato come non colpevole, anche se la mappa e il trattato del Valturio contenuti nel bagaglio vennero confiscati, perché considerati documenti dal grande valore militare (lo stesso Pio II richiese di esaminare il codice del De re militari come prova delle colpe di Sigismondo)”, CHISENA Anna Gabriella, in http://www.ereticopedia.org/sigismondo-pandolfo-malatesta (anno 2017). Matteo de’ Pasti (1412-68) medaglista e miniaturista veronese, era un suddito veneto, che lavorava appunto al servizio del Signore di Rimini. Il quale comunque si riscattò nel 1464, ottenendo il perdono papale, quando si pose a capo di una spedizione cristiana contro i turchi in Morea (Peloponneso). L’impresa militare avrebbe dovuto anticipare la Crociata indetta da Pio II per riconquistare Costantinopoli, Crociata cui lo stesso Papa e il Doge di Venezia, Cristoforo Moro, avrebbero dovuto prendere parte di persona. Purtroppo la morte di Pio II, nell’agosto di quell’anno, fece naufragare il progetto. Costretto dagli eventi a ritirarsi dalla Morea e a far ritorno in Italia, Sigismondo Pandolfo Malatesta si spense a Rimini, ultima piazzaforte rimastagli, riconciliato tuttavia con Venezia, col nuovo Papa Paolo II e con la Chiesa. Riposa a Rimini, nella chiesa di San Francesco, meglio conosciuta come Tempio Malatestiano, di cui fu magnifico mecenate.

Maurizio Ruggiero

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