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Dizionario della modernità: Italiani o Italici?

Posted by on Dic 17, 2025

Dizionario della modernità: Italiani o Italici?

Come districarsi tra i termini italianissimi, italiani e italici?

Lo storico Carmine Pinto, nel suo saggio La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870 (Laterza, Bari 2019) distingue fin dal sottotitolo – e notiamo il titolo: guerra e non liberazione del Mezzogiorno: lode all’onestà! – non solo tra briganti e borbonici (si può essere l’uno senza essere l’altro, anche se si poteva essere pure tutti e due), ma anche tra italiani e borbonici.

Non entriamo nella polemica sul valore della sua opera o sulle distinzioni compiute e limitiamoci a constatare che viene riconosciuta una differenza, se non una incompatibilità, tra i due concetti: i napoletani borbonici, dunque, non erano italiani?

C’è chi ha proposto l’utilizzo del termine italico per indicare colui che è nato nella Penisola italiana (o italica) e italiano per chi è fautore della unità italiana.

A mio modesto parere, si può uscire dall’impasse in questa maniera:

  • Italico: indica gli abitanti della Penisola del periodo precedente alla romanizzazione (sanniti, osci, etc.)
  • Italiano: indicazione geografica (con buona pace dei critici di Metternich, che a mio parere ha detto una semplice ovvietà e non aveva intenzione di offendere o disprezzare nessuno, anche se la sua frase è servita all’opera della propaganda, che la ha “riesumata” molti anni più tardi rispetto a quando fu scritta)
  • Italianissimo: termine che si trova nel periodo finale del Risorgimento, usato dai borbonici (che, evidentemente, si sentivano italiani e parlavano in italiano) per indicare i fautori dell’unità politica a tutti i costi.

Il problema di cercare un termine storiografico corretto non deve dimenticare il fatto che una unità culturale è sempre esistita ed avrebbe continuato ad essere, anche in mancanza di uno Stato unico. Anzi, si sarebbe sviluppata meglio ed avrebbe portato a maggiore coesione proprio se non ci fosse stata una unificazione forzata, senza una sottostante unità politica.

Decenni di retorica e di propaganda (risorgimentale, post-risorgimentale, liberale, fascista, antifascista e democratica) hanno sì convinto molti della supposta “necessità” di una unità politica («L’unità è stata fatta male, è vero, ma andava necessariamente fatta», ripete una borbonico-savoiarda di mia conoscenza, senza spiegare il perché di quel necessariamente), ma non hanno convinto chi approfondisce la problematica e si accorge che la retorica dell’Italia una è finalizzata all’esaltazione dello Stato totalitario che si è imposto.

La mia è una proposta: sono disposto a discuterne.

Gianandrea de Antonellis

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