Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Domenica di Pasqua

Posted by on Apr 4, 2021

Domenica di Pasqua

(At 10, 34a.37 – 43; Salmo 117; Col 3, 1- 4; Gv 20, 1 – 9)

Di buon mattino Maria Maddalena si reca al sepolcro. Probabilmente il suo passo tradisce lo stato d’animo di quel momento. Non ci si affretta per andare a far visita ad un defunto al cimitero, soprattutto se molte speranze avevi riposto in quella persona. Così come quando si è allineati ad un corteo funebre. Non si corre per un appuntamento con la morte. La sua andatura verso il sepolcro è quella pesante e faticosa, dolente e rassegnata di chi si è visto portare via l’avvenire in cui sperava e trattiene solo i ricordi e i rimpianti del passato.

Improvvisamente, come intravede in lontananza la rotondità del Calvario e, al di sotto una tomba signorile, si accorge che la pesante pietra d’ingresso non sarebbe stata più un problema: qualcuno l’aveva rimossa, lasciando libero l’accesso. Maddalena diventa così testimone del miglior “incidente” mai occorso all’umanità, l’incidente più straordinario che si possa mai immaginare. Continua tutt’ora, in chi lo rivive, ad allungare e ritmare i nostri passi, passi d’uomini che camminano con la schiena diritta, genera esseri viventi a gloria di Dio.

Da secoli, anche nella Palestina di quel tempo, sarà giunta la definizione di anima, come «sostanza semplice , non divisibile, né corruttibile», che altro non è che una confessione, in linguaggio tecnico, della fede nell’immortalità.

A seguito di questo “incidente”, Maria Maddalena si slancia in una corsa inarrestabile verso la casa dove stanno gli amici di Gesù. Già in questa ambasceria assapora l’altissima autorità del Risorto, lei che di cuore era così autenticamente femminile, legata alla persona del Salvatore e alla fede in Lui, aspetti che sono un tutt’uno. La donna avrà continuato a ripetersi in cuor suo le parole del Maestro redivivo: “Sai Maddalena, che sono più forte della morte e voglio dare a te, come a tutti, il potere di diventare figli di Dio?” Sono i prodromi della Pentecoste, dopo la quale quei dodici spaventatissimi Apostoli partiranno e non si incontreranno più, perché troppo impegnati a gustare e diffondere la Pasqua del Signore.

Per ora si mettono a correre anche Pietro e Giovanni, nell’unica direzione interessante in quel momento: il sepolcro vuoto di Cristo. Si saranno consultati con tutti i discepoli nel cenacolo, concitati e un po’ confusi come quando accade un incidente. Tutti avranno cercato di di rendersi utili, ma prima di coordinarsi si è creata una santa confusione, perché la disgrazia irreparabile è finalmente toccata alla morte. Nella sequenza di Pasqua, Victimae Pascali Laudes, cantiamo: «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa». Proprio lei, che pareva padrona assoluta del campo dell’esistenza, unica certezza. Anche lo spirito più egoistico non è mai riuscito a dire: “Io non muoio”. La morte, padrona incontrastata da sempre, abituata ad avere l’ultima parola, improvvisamente non sa più che fare.

Non ci saremo disabituati a correre? O forse siamo diventati “saggi”, adducendo come scusa che non siamo più bambini? In realtà siamo tanto prudenti e controllati quanto mediocri e perdenti, perfettamente abituati alla morte, contro cui non val la pena di affannarsi!

E anche stamattina siamo venuti in chiesa, con il solito passo abituale, tranquillo, un po’ pesante, disposto ad assistere ed ascoltare con calma liturgica un sermone rassicurante? C’è gente che va a “fare Pasqua” come si va ad un funerale. Con una certa compostezza, compunzione, cercando di darsi un certo contegno, di assumere una certa aria perbene, di apparire cortese, garbata. Quella notte santissima non rimase al suo posto neanche la grossa pietra sepolcrale che sigillava la tomba del Salvatore. Non c’è più ordine neanche in una necropoli, infatti da quella notte santa dovrà chiamarsi cimitero, cioè “luogo della dormizione”, dove si attende un risveglio non tanto dell’anima, che non conosce né morte né sonno, ma addirittura del corpo! Autentica è solo la Pasqua del Signore, con cui nulla va perduto. Nella Maddalena tutto viene salvato e valorizzato del proprio tempo passato.

La dottrina cattolica presenta certamente delle originalità rispetto ad ogni altra religione: a Dio ci accostiamo mediante Gesù Cristo, ma ciò sta ad indicare che non sei anzitutto tu che cerchi di arrampicarti verso il cielo, ma è Dio stesso che ti viene a cercare. Chiaramente non è pensabile che si tratti di un intervento parziale e perfettibile: non a caso Gesù muore dicendo: “Tutto è compiuto”. La vera originalità di questo evento, cioè della Pasqua, è la Sua divinità. La persona di Gesù è divina, e solo questo determina l’importanza del Cristianesimo. Anche oggi è Dio che ti viene a cercare dal luogo della vittoria e non ti abbandona. Maria Maddalena è attratta verso la salvezza che solo Gesù sa dare. Non è una gioia qualsiasi, ma la gioia pasquale.

Adesso il primo dei talenti, quello più importante e urgente, è non rendersi indipendenti da Gesù Salvatore, perché nulla verrà più detto di nuovo riguardo alla salvezza e alla morte. Solo Lui ha parole di vita eterna, le pronuncia Dio Salvatore e le rivolge a ciascuno di noi, che siamo figli amati e desiderati nel luogo della vita eterna.

Quando cerchi di avvicinarti ai grandi del passato, hai la sensazione di avere davanti a te dei fantasmi inafferrabili. Riesci a stento a trattenere nella memoria qualcosa di ciò che hanno detto e fatto, ma quando accogli ciò che ti riguarda veramente, che fine fai tu? Un grumo di polvere dentro una cassa? Stiamo parlando della tua personale esistenza! Non si può restare impassibili innanzi alla tomba vuota di Cristo, perché si tratta dell’esito della nostra stessa esistenza. Gesù cambia l’orizzonte della tua vita! Senti che è vivo e ti interpella come uno che ti conosce e sa dissetare con l’unica acqua che dona la vita eterna. Non appare mai come un personaggio lontano nel tempo, ma come una presenza che sosta davanti alla porta del cuore. Ti potrai sbarazzare di Giulio Cesare o di Napoleone, ma non ti sarà facile liberarti della discreta e silenziosa presenza di Gesù!

La grandezza di Cristo è tutta nella Sua persona. Non trattiene nulla per sé e ti propone di diventare come Lui. Ciò che di più bello, di più puro, di più elevato e di più santo l’uomo possa desiderare.

Il commento alle letture della Domenica è a cura della Fraternità San Filippo Neri di Filetto

fonte

alleanzacattolica.org

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