Alta Terra di Lavoro

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E Federico II risparmiò Andria

Posted by on Ott 24, 2018

E Federico II risparmiò Andria

I nobili mandarono incontro all’imperatore un bambino con le chiavi della città e Federico II risparmiò Andria dalla distruzione: è la bella favola che accompagna la memoria collettiva degli andriesi, costretti a spiegare al turista di passaggio cosa significhi la scritta “Andria Fidelis” che campeggia sulla Porta di Sant’Andrea.

Il “puer Apuliae” era appena ritornato in Italia dopo la VI crociata, quella detta “degli scomunicati”, approdando a Brindisi nel 1229 e trovando le città pugliesi in ribellione verso l’Impero a seguito della scomunica. In Terra Santa egli era riuscito ad evitare spargimenti di sangue inutili, grazie all’opera di mediazione del Gran Maestro dei Teutonici, Hermann von Saltza, riuscendo a intessere rapporti privilegiati con il sultano Malik Al Kamil, nemico giurato della Croce, e questo non era stato gradito dal Papa. La vendetta di Federico fu tremenda e non risparmiò neppure le fino ad allora fedelissime Foggia e Lucera. Ma ad Andria, dinanzi ai quattro rampolli delle famiglie Fanelli, Marulli, Curtopassi, Quarti e Conoscitore che gli offrivano la città, il monarca svevo concesse esenzione dalle pesantissime tasse, lasciando incisa nella memoria la frase “Andria Fidelis, nostris affixa medullis absit~. Vale felix, omnisque gravaminis expers” (Andria fedele, affezionata fino al midollo delle nostre ossa alzati~ Vivi felice, senza più alcun peso”). Queste parole furono scolpite sul monumento, che però esisteva, in altra architettura, già da qualche secolo, come porta d’accesso alla città. Secondo lo storico andriese Giovanni Pastore, fu Pietro I il normanno ad ordinarne la costruzione assieme alle altre quattro porte dopo che, a partire dalla vittoria del 1046 ottenuta a Trani contro i Bizantini, decise di cingere di mura anche Bisceglie, Corato, Andria e Barletta, per creare un quadrilatero difensivo attorno alla cittadina rivierasca. Queste quattro località non erano che dei borghi, ma, dotandosi di bastioni, avrebbero resistito meglio agli invasori. Sorsero così le mura di Andria che, appunto, ebbero cinque uscite: Porta Castello, la principale, Porta Sant’Andrea, Porta Nuova e Porta La Barra. Le prime due sono le uniche ad essere visibili e, mentre per la prima se ne intuisce la forma dall’avanzo di un bastione, Porta Sant’Andrea è perfetta, anche se arricchita dalla parte superiore commemorativa del fatto federiciano. Sulla questione del nome, è ancora dibattito storico: secondo l’ipotesi di lettura di Pietro Petrarolo, la porta sarebbe stata dedicata al fratello di Pietro, primo evangelizzatore, transitato per questo villaggio nel I secolo dopo Cristo. L’apostolo Andrea avrebbe sostato a lungo nelle grotte, ricoveri tufacei adiacenti alla porta ora ricoperti, perché colpito da una malattia e la sua permanenza avrebbe creato un culto religioso culminato nell’intitolazione al santo della porta e della chiesetta, o, ancora più, avrebbe ispirato il nome della stessa città “Andreia”, poi corretto in Andria. Tra alterne fortune la struttura fu testimone degli eventi che la storia di continuo gli lasciò sfilare attraverso, fino ai fatti tragici del 1461. Era stato da poco incoronato, nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Barletta, Ferdinando I, re di Napoli e di Sicilia, di Gerusalemme e di Ungheria. Anche Andria fu toccata dai grandi festeggiamenti svoltisi a Palazzo ducale. Ma l’incoronazione di Ferdinando non fu gradita dal principe di Taranto, Giannantonio Orsini Del Balzo, che sosteneva la causa di Giovanni d’Angiò, duca di Calabria. Scoppiò la violenta congiura dei baroni ed il duca di Andria, Francesco II del Balzo, si schierò contro gli Orsini, subendo così l’assedio della città. In quell’occasione i nemici cercarono di passare sotto la porta di Sant’Andrea scavando un tunnel che fu vanificato dalla posa di una serie di mine lungo il condotto, con un’abile mossa strategica. Dopo due anni di stenti, negoziata la resa, Andria fu risparmiata dai saccheggi e dalle uccisioni: ma Giannantonio Orsini non si godette la vittoria e morì avvelenato per mano di ignoti. Attraversare la porta, oggi, vuol dire soprattutto entrare in un centro storico dalle mille sfaccettature e dai mille interrogativi. Ma la suggestione che se ne ricava ripaga ampiamente chi ricerca, in borghi antichi poco conosciuti, come quello di Andria, tracce di umanità sepolte nelle pieghe di un medioevo oscuro.

NICOLA CURCI

fonte

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/12/24/federico-ii-risparmio-andria.html

 

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