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Eleonora la cortigiana

Posted by on Ago 27, 2025

Eleonora la cortigiana

Gianandrea de Antonellis

La figura di Eleonora de Fonseca Pimentel è assurta, ai nostri giorni, allo status di “santa laica”, universalmente nota – e celebrata – come entusiasta repubblicana, proto-femminista, brillante redattrice del «Monitore», il giornale ufficiale della Repubblica napolitana, ed instancabile fustigatrice (negli ultimi mesi di vita) della corruzione della corte borbonica. Ma la realtà non è poi così brillante…

 

Se gli infuocati articoli di Eleonora Pimentel sono abbastanza citati (ancorché non sempre letti attentamente), meno nota (ma non meno importante) è la produzione artistica che la stessa Eleonora realizzò negli anni precedenti, quando di quella (poi) esecrata corte faceva a pieno titolo parte, con una ricca pensione e la sinecura dell’incarico di bibliotecaria della Regina.

In realtà, come giornalista fu mediocre (stile pesante, retorica trita e ritrita) e addirittura, con la bella pensata di sbattere il nome della “Cittadina Luisa Sanfelice” in prima pagina, additandola come la delatrice della congiura dei Baccher (e facendola così, indirettamente, condannare a morte, perché senza quell’articolo la delazione sarebbe rimasta pressoché sconosciuta); come femminista fu ben poco coerente (se scrisse alla Regina un sonetto per consolarla di… aver partorito una seconda femminuccia!), e come artista fu una vera e propria cortigiana, nel senso di donna di corte e di “proclive all’adulazione”.

Riporto (omettendo le note) quanto ho scritto nell’introduzione alla raccolta delle sue opere “cortigiane” (e non sono poche):

«Però, cortigiana nel senso proprio della parola, cioè di donna di corte, Eleonora lo fu, eccome, avendo ricevuto dalla munificenza di Maria Carolina, in un momento di difficoltà successivo alla separazione dal marito e alla morte del padre, una sinecura come il compito di bibliotecaria della Regina.

E lo fu anche nel senso di persona portata all’adulazione, se leggiamo alcuni suoi componimenti encomiastici nei confronti della coppia regale. Ed è anche lecito parlare di simulazione, se, appena cambiata la sorte, la scrittrice usò la propria penna per lanciare violentissime invettive contro Ferdinando e Carolina:

Rediviva Poppea, tribade impura,

d’imbecille tiranno empia consorte…

Così inizia un sonetto attribuito a Eleonora Pimentel Fonseca, scritto quando il favore regale era venuto meno. In precedenza, nel periodo in cui la scrittrice viveva presso la corte, con il ben remunerato incarico di bibliotecaria della Regina, i paragoni a cui veniva sottoposta la coppia regale erano assai diversi: infatti, anziché essere paragonato sprezzantemente a Nerone o a Claudio fuggitivo, Ferdinando IV di Borbone veniva definito da Eleonora Fonseca Pimentel come un nuovo Numa Pompilio. E la consorte Carolina, anziché a Poppea o a Messalina, veniva accostata alla ninfa Egeria, ma di lei ancor «più saggia».

Ciò accade, precisamente, nella chiusura del sonetto Cinto Alessandro la superba fronte, scritto in occasione della promulgazione degli statuti per la fabbrica di seta di San Leucio:

E d’innocenza, e di virtù perfetta,

Mentre Egeria più saggia a sé congiunge,

Novello Numa, nuove leggi ei detta.

Questi lusinghieri paragoni non sono, peraltro, gli unici che ricorrono nella produzione poetica della “intellettuale” portoghese; la divinizzazione della coppia regnante si era già riproposta in alcune opere precedenti: nel Tempio della Gloria, poema in ottava rima per le nozze di Ferdinando e Carolina (1770): nella cantata La nascita di Orfeo (1775), scritta in occasione della venuta al mondo del primo maschio (e quindi erede al trono, ma prematuramente scomparso) Carlo Tito (1775-1778); nel ben più tardo Il vero omaggio (1785)».

«Leggendo le poesie di Eleonora Fonseca Pimentel non si può non condividere il lapidario giudizio che ne dette Benedetto Croce: «sebbene la passione politica fosse nuova, la sua letteratura era vecchia», né le era possibile sostituirla agevolmente con nuove fantasie, nuovi ritmi, o nuove parole. La forma poetica di imitazione metastasiana non piacque allo studioso di Pescasseroli, il quale concluse che «letterariamente parlando, i giacobini portavano ancora il codino».

Al di là (e al di sopra) della questione letteraria, però, rimane la questione umana: come giudicare una persona che ha incensato un Sovrano finché le è stato utile, profondendo versi di elogio dal tono addirittura spudorato («anzi, maravigliosi», verrebbe da dire citando la meretrice Taide, condannata all’inferno da Dante in quanto adulatrice), per poi coprirlo di contumelie appena caduto in disgrazia?

Sicuramente la figura di Eleonora Fonseca Pimentel viene fortemente ridimensionata dalla lettura delle sue prove artistiche. Ricordiamo che ella nacque nel 1752: ciò significa che aveva trentatré anni quando divinizzava la «regal coppia» ne Il vero omaggio e trentasette quando paragonava Ferdinando a Numa e Maria Carolina alla ninfa Egeria. Non si tratta quindi di scritti che possano essere liquidati come il parto letterario di una ragazzina esaltata – come si potrebbe fare per l’epitalamo per le nozze reali, scritto a sedici anni – ma devono essere considerati lavori realizzati da una persona pienamente matura».

E quindi assolutamente colpevole di tradimento e della pena subita, se si pensa al comportamento tenuto durante il periodo della repubblica napoletana.

Il volume ripropone tutti l’intera produzione encomiastica di Eleonora: Il tempio della gloria (ode per le nozze di Ferdinando e Carolina), La nascita di Orfeo (dedicata al primogenito maschio della coppia), Il Vero Omaggio (per il ritorno del Re e della Regina a Napoli in seguito a un viaggio nel Regno), La gioia d’Italia (cantata per l’arrivo in Napoli dello Zarevic). Chiudono la raccolta sei sonetti encomiastici (nonché uno diffamatorio), sempre dedicati a Ferdinando e Carolina (e uno alla zarina Caterina di Russia).

Eleonora de Fonseca Pimentel, “Umilissima, Devotissima ed Ossequiosissima”. Gli scritti encomiastici in onore di Ferdinando e Carolina, a cura di Gianandrea de Antonellis, D’Amico Editore, Nocera Superiore 2023, p. 126, € 10

https://www.damicoeditore.it/eta-moderna/2230-umilissima-devotissima-ed-ossequiosissima.html

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