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Eleonora Pimentel Fonseca, anniversari e celebrazioni

Posted by on Giu 27, 2019

Eleonora Pimentel Fonseca, anniversari e celebrazioni

 A volte mi chiedo come sarebbero giudicati dai loro contemporanei i discendenti degli Incas, degli Aztechi, dei Maya o degli Indiani d’America se alcuni di essi, divenuti addirittura storici di professione, considerassero liberatori  i conquistadores spagnoli o l’esercito nordista e si dessero da fare per introdurre nel calendario date e ricorrenze per commemorare il massacro di Sand Creek (29 novembre 1864) o di Wounded Knee (29 dicembre 1890) o per inserire busti o statue del colonnello John Chivington o di  James Forsyth.

     Ho fatto questa premessa perché, purtroppo, quanto avanzato a livello di ipotesi, nella nostra nazione è avvenuto realmente. Nell’ex capitale di quello che fu il Regno delle Due Sicilie, infatti, dove agli ordini dei macellai Cialdini, Pinelli, Della Rocca, Fumel,  Bixio & Co furono massacrate popolazioni intere e distrutti col fuoco decine di paesi, si è assistito ad una levata di scudi del mondo accademico contro la proposta di rimozione del busto del massacratore Cialdini dall’atrio della Camera di Commercio e, al contrario, un netto rifiuto a che il teschio di un massacrato lasciasse il bagno di formalina del Museo lombrosiano per riunirsi a quello che resta del corpo cui era appartenuto. A motivo dell’insistente lavorio operato dai vincitori  per ottenere la rimozione della memoria ed la cancellazione delle proprie  radici, i luoghi e le popolazioni che hanno subìto maggiormente la violenza sono quelli più ricchi di strade, piazze e monumenti ed edifici pubblici dedicati ai massacratori. Nessuno, camminando per una qualsiasi strada o piazza anche del proprio luogo natìo riesce a sapere che oltre Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele, Depretis, de Fonseca, Sanfelice e simili la storia d’Italia ha avuto come protagonisti anche un  Ferdinando IV, un Francesco II, una Maria Carolina, una Maria Sofia.

     Continuando su questa falsariga abbiamo potuto osservare, nel 1999, tutto un proliferare di commemorazioni, celebrazioni, convegni, seminari, pubblicazioni, perché la data era una di quelle importanti. Cadeva, infatti, il duecentesimo anniversario della Repubblica Napoletana, ed ovviamente non ci si poteva  dimenticare di osannarne una delle figure più emblematiche : Eleonora de Fonseca Pimentel.

    Alle celebrazioni, con la collaborazione del Comune di Napoli, dette la stura l’opera “Eleonora” di Roberto de Simone, rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli l’8 gennaio.

     Il 17 febbraio, il Corriere della Sera pubblicava un articolo della dottoressa Maria Antonietta Macciocchi dal titolo “ Altamura. La strage delle innocenti “.

     Per quanto riguarda l’apporto di de Simone e della Macciocchi alla commemorazione della Pimentel, c’è da dire che, mentre il primo, con la sua “ Eleonora “ (il cui valore – secondo l’Agnoli –  era inversamente proporzionale agli entusiastici giudizi tributatigli) << si era spinto tanto oltre da far assurgere la marchesa Eleonora Pimentel de Fonseca e i suoi colleghi giacobini a simbolo della condanna di tutti i poteri assoluti che si servono della pena di morte per sedare le opposizioni, per far tacere gli intellettuali>> (1); la seconda, tra inesattezze e citazioni di fonti “anonime”, per sublimare la sua eroina, commette addirittura un falso storico, appigliandosi al quale arriva addirittura a promuovere una causa di beatificazione per la de Fonseca, pretendendo dal papa Giovanni Paolo II di ammettere le colpe della Chiesa e di chiedere perdono alle donne di Altamura.(2)

( 1 ) Francesco Mario Agnoli – “ 1799. La grande insorgenza. Lazzari e sanfedisti contro l’oppressione giacobina” – Ed. Controcorrente, 1999 (pag.14)                                                                                                                         (2) F. M. Agnoli, ib. Pag.13

     Il falso storico fu prontamente denunciato da tutti gli studiosi intellettualmente onesti (3), i quali si preoccuparono di verificare le fonti che la Macciocchi aveva detto di aver consultato. Queste contestazioni, in effetti, furono contemporanee alla pubblicazione dell’articolo apparso sul Corriere della Sera. Falso che avrebbe potuto essere evitato solo che l’autrice si fosse presa la briga di consultare le opere del Petromasi , del 1801 (4) e del Sacchinelli, del 1836 (5). E se non queste, perché di parte avversa, avrebbe potuto consultare quella di Ottavio Serena (6), autore notoriamente avverso al Ruffo e quindi più vicino alle simpatie della Macciocchi.

     Il 20 agosto (giorno del secondo centenario della morte) le Poste Italiane, per non essere da meno, ritennero quasi doveroso unirsi al coro osannante e dedicarono un francobollo da £. 800 (€ 0,41) con una tiratura di 3.000.000 di esemplari, riproducente un ritratto della de Fonseca con Castel Sant’Elmo sullo sfondo.   Chi  conosce i retroscena connessi al  personaggio e al luogo rappresentati  non potrà non inorridire sapendo quali azioni li legano tra loro.  Questo è un altro dato di fatto dal quale ci si può rendere conto  quali azioni e  quali personaggi  sono ritenuti degni di essere celebrati dall’Italia unita.

( 3 ) Giuseppe Castelli – “Troppe leggende sul Cardinale Ruffo” (Avvenire, 25 febbraio 1999)               Giovanni Formicola – “Altamura. Gli errori di Maria Antonietta Macciocchi” (Roma, 27 marzo 1999)      Francesco Maurizio Di Giovine – “La menzogna di Altamura” (Cronache del Mezzogiorno, 13 marzo 1999)

( 4) D. Domenico Petromasi – “ Storia della spedizione dell’Eminentissimo Cardinale D. FABRIZIO RUFFO                                                                                                                                                                                 (5) Domenico Sacchinelli – “ Memorie storiche sulla vita del Cardinale Fabrizio Ruffo. Le contestazioni alle opere di Vincenzo Cuoco, Carlo Botta e Pietro Colletta                                                                                  

(6) Ottavio Serena – “ Altamura nel 1799” – Roma, 1895

Castrese Lucio Schiano (segue)

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