EPISODI DI BRIGANTAGGIO NEL NORD FRUSINATE E IN TERRA DI LAVORO
Le origini _ L’occupazione francese di Roma nel 1798 con la conseguente formazione di giunte di governo repubblicane nei territori dello Stato Pontificio, provocarono tali cambiamenti da sconvolgere l’assetto sociale e politico del Lazio meridionale, le cui popolazioni erano abituate da secoli all’obbedienza al papa, al principe e al clero.
Le novità introdotte, tra cui la coscrizione militare obbligatoria provocarono – oltre ad una diffusa renitenza – forme di ribellione e di banditismo organizzato che sfociarono in rivolta armata. Con il cambio di regime, il tutto diventò un problema di ordine pubblico, dando origine ad un fenomeno sociale spontaneo motivato da ragioni (all’inizio) politiche, economiche e culturali che le autorità francesi, pontificie e italiane chiameranno «brigantaggio»[1]. Nel 1814, con il ritorno del papa a Roma, «si autoconsegnarono alle autorità pontificie schiere di malviventi. Delinquenti comuni che giustificavano con la lotta antifrancese e antigiacobina le proprie malefatte, spesso motivate in realtà da vendette di squisito sapore personale […]». Usati comearma impropria di difesa, a questi ultimi si aggregarono giovani renitenti alla leva e individui che in altre occasioni se ne sarebbero stati tranquillamente a casa. Scriveva Corrado Lampe: «[…] il fenomeno delle bande armate sviluppatesi […] fino al 1825, presenta un fondo di omogeneità, indifferentemente dal fatto se al potere si trovassero papalini o francesi […]». Infatti, sconfitto Napoleone, «le forze suscitate con l’intenzione di farne uso a proprio favore, si ritorsero contro gli evocatori. I taciti alleati, sui quali si contava nei momenti di fuga, al ritorno presentarono il conto […] ed è ben noto quanto tempo ci volle per liberare dal brigantaggio le province a sud di Roma»[2].
Dopo l’unità d’Italia, 1861 _ Come sempre accade quando «si ripensa» la Storia, anche il tema del brigantaggio meridionale postunitario è stato oggetto, ormai da diverso tempo, di rilettura e di revisione storiografica. Negli anni, schiere di storici, studiosi, intellettuali e meridionalisti, nonché il cinema (Germi, Soldati, Camerini, Majano, Squitieri, Bruna, Modugno, Brancale, Poeti), la canzone popolare (Eugenio Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Lina Sastri ecc.) e ultimamente il movimento neoborbonico, hanno affrontato l’argomento motivandone origini, sviluppi e implicazioni, dando, ognuno nel proprio ambito, varie interpretazioni del fenomeno. Non ultime quelle che lo definiscono un mero fatto politico, lotta di liberazione e, più tragicamente, una guerra civile. Non entro nel merito di queste ultime controverse affermazioni già ampiamente discusse in dibattiti molto più articolati. Le note in controcopertina di un saggio scritto sull’argomento dalla prof.ssa Maria Grazia Greco danno un giudizio netto e apparentemente senza appello del fenomeno: «Troppo spesso negli studi effettuati sul brigantaggio si sono proposte tesi non sempre attendibili, che trovano le loro ragioni […] in metodi d’indagine basati su premesse storicamente e metodologicamente non sempre dimostrate o almeno dimostrabili. Non di rado infatti il brigantaggio che si manifesta nel Meridione d’Italia dopo il 1860 […] è stato accreditato come un fenomeno spontaneo di rivolta sociale della campagna contro la borghesia liberale, o comunque di insorgenza contro il nuovo ordine unitario» [3]. Non la pensava così Salvatore Scarpino, vicedirettore de il Giornale, il quale scrisse che «L’Unità non si è raggiunta facilmente: è costata lacrime e sangue […] La retorica risorgimentale e la carità di patria hanno fatto passare sotto silenzio che per un decennio dopo la proclamazione del regno d’Italia si è combattuta nel mezzogiorno una vera e propria guerra civile. Lutti, rovine, rancori: Nord e Sud hanno pagato un prezzo altissimo. Questo immane tormento è stato spesso liquidato come semplice “brigantaggio”, una fase torbida e oscura della vita italiana […] Riteniamo che sia giusto, doveroso rivedere queste pagine della storia patria proprio per valutare meglio quanto è costato ai nostri padri lo sforzo risorgimentale»[4]
. In un passo della sua biografia, il celebre capobrigante lucano Carmine Crocco, tentò di spiegare così lo stato d’animo dei contadini-briganti: «La reazione fu frutto dell’ignoranza, ciò sarà vero, anzi verissimo, ma a promuovere le reazioni vi concorsero pure questi arrabbiati signorotti di provincia che con sfacciata millanteria dicevano: “E’ venuto il tempo nostro”. E i poveri oltraggiati risposero: “E’ venuto pure il nostro”». Sollevazione reazionaria orchestrata dai Borbone? Moto spontaneo e disperato delle classi contadine o forse, e soprattutto, confronto e resistenza all’integrazione tra società diverse? Fattostà che tra il 1861 e il 1870, in tutte le regioni del Sud, bande di briganti e truppe del Regio esercito italiano, inviate a reprimerle, si scontrarono in una lotta senza quartiere che fece più morti delle tre guerre per l’Indipendenza messe assieme.
L’unità nazionale fu certamente l’evento storico e politico più importante avvenuto in Italia nel XIX secolo a suggello delle lotte risorgimentali, ma senza il coinvolgimento delle popolazioni. Fu una minoranza colta e dinamica (intellettuali, aristocratici e borghesi) quella che volle, predicò e si batté per una unificazione a lungo incompresa, soprattutto dalla stragrande maggioranza della popolazione costituita da contadini analfabeti. Nel Risorgimento si anelava alla libertà dallo straniero, ma si ignoravano i più elementari diritti umani e il senso di giustizia sociale, concetti estranei alle classi dirigenti. Al Sud i contadini, più che l’unità nazionale, chiedevano la terra, e il moto antiborbonico non tardò a manifestarsi in protesta sociale che il più delle volte sfociò in brutali episodi di criminalità e di delinquenza. Nell’estate del 1860, in Sicilia, l’agitazione dei contadini di Bronte contro i proprietari terrieri venne repressa nel sangue da Nino Bixio, ufficiale in subordine di Garibaldi. Durante la battaglia sul Volturno (26 settembre-2 ottobre 1860) assieme ai borbonici combatterono contro i garibaldini anche popolani, pastori, tagliaboschi e contadini della Terra di Lavoro: «insorgenti» casertani, irpini, ciociari e abruzzesi, arruolati in formazioni regolari e in bande. Gente che si batté «per l’orgoglio della loro piccola patria, perché non sanno o non credono nell’ideale dell’Italia unita, perché si sentono aggrediti e minacciati, o per odio ai liberali e ai galantuomini. Nei loro paesi hanno visto i borghesi e i maggiorenti aderire alla rivoluzione e loro si schierano contro, per timore o per odio di classe»[5]. Un intervento che i comandi militari piemontesi qualificarono come «reazione» e gli insorgenti definiti «franchi tiratori senza uniforme» e quindi bollati come briganti. Nel 1861, dopo l’annessione dell’ex Regno delle Due Sicilie all’Italia, Francesco II di Borbone,in esilio a Roma, non avendo più un esercito, inviò proclami al popolo e messaggi ai capibriganti spronando entrambi alla ribellione legittimista e ad intraprendere la guerriglia partigiana contro l’esercito d’invasione dei Savoia, «usurpatori e senza dio».
Il brigantaggio nel Lazio meridionale _ Le zone d’operazioni dei briganti ciociari e regnicoli non avevano delimitazioni, né confini: le scorrerie interessavano soprattutto le catene montuose degli Ernici, Lepini, Aurunci e Ausoni, queste ultime tre costellate di piccoli centri abitanti (Cori, Giulianello, Artena, Rocca Massima, Segni, Patrica, Sgurgola, ecc.) e giù fino al confine col Regno di Napoli, così da attraversarlo quando le bande erano inseguite dai gendarmi pontifici o dai cacciatori francesi, viceversa quando venivano tallonate dalle truppe italiane in Irpinia, nel Matese o nel Casertano. Don Michele Colagiovanni definì l’area compresa tra Vallecorsa, Sonnino [6] e Monticelli (oggi Monte San Biagio) «il triangolo della morte», dove persisteva un brigantaggio «intensivo» ed intorno ad esso, «come acini di un grappolo attorno al raspo», i paesi di Lenola, Pico, Pastena, Campodimele, Fondi, Falvaterra, Castro de’ Volsci, San Lorenzo di Campagna (oggi Amaseno), Villa Santo Stefano, Giuliano di Roma, Pisterzo, Prossedi, Roccasecca, Priverno, Maenza, Roccagorga, Carpineto Romano, Sezze e Bassiano. Secondo Giuseppe Fiori [7], questo proliferare del banditismo in Campagna-Marittima fu dovuto senz’altro all’indole della popolazione: «parte ferina, parte prepotente e proclive all’atrocità deldelitto», in poche parole, selvaggia come i luoghi dove risiedeva. Lo stesso prete-autore affermava, inoltre, che la vita dei contadini e dei pastori era simile a quella delle bestie, dalle quali li distingueva «talvolta laloquela». A causa del brigantaggio, le condizioni di vita delle popolazioni (a volte chiamate con disprezzo «i ciuciàri») della provincia peggiorarono, ed era diventato assai imbarazzante dichiarare il proprio luogo d’origine [8]. L’unità d’Italia, sancita il 17 marzo 1861, segnò l’iniziò della guerra nel Mezzogiorno tra il Regio esercito (non più sardo-piemontese), la Guardia nazionale (formata dai maggiorenti dei paesi favorevoli al nuovo ordine, i cosiddetti «galantuomini») e le «bande irregolari in cui si mescolano sbandati del disciolto esercito borbonico, contadini contrari ai liberali e ai proprietari in genere, agenti del governo napoletano in esilio, mestatori, banditi, pezzenti in cerca di bottino» [9].
Legge Pica e repressione militare _ Tra il 1860 e il 1865 la minaccia di un possibile stravolgimento della situazione politico-militare del giovane Stato unitario apparve alquanto seria e pericolosa. L’insurrezione legittimista, diffusa in tutti i distretti del Meridione, provocò un’immediata reazione da parte del governo sabaudo e dello stato maggiore dell’esercito, i quali sottoposero i territori dell’ex Regno delle Due Sicilie alla giurisdizione militare. In questi anni furono evidenziate e reiterate all’opinione pubblica e alle cancellerie europee le motivazioni politiche e sociali della sollevazione antitaliana al Sud, perché Francesco II di Borbone aveva più volte denunciato che l’annessione era avvenuta in totale dispregio delle norme di diritto internazionale. Se nei suddetti anni il rivendicato legittimismo politico prevalse sul disordine e sull’anarchia – che accompagnano sempre ogni cambio di regime – nel quinquennio successivo, banditismo e criminalità comune emersero come tratti distintivi della ribellione, trasformando il brigantaggio in «malandrinaggio», come spesso si diceva a quel tempo. Sulla base di alcune rilevazioni, nel decennio 1860-1870 operarono nel Mezzogiorno circa 400 bande di briganti, la cui consistenza variava da un minimo di 10-15 a un massimo di 100 e più membri. Alcune di esse, formate da soldati e sottufficiali del disciolto esercito borbonico, avevano una parvenza di struttura militare e una sia pur rudimentale organizzazione di ruoli e servizi, mentre le altre – praticamente la maggioranza – erano congreghe di malavitosi, grassatori e banditi di strada. Tuttavia, questa massa di ribelli tenne in fibrillazione tutte e sei le regioni del Sud (un pò meno la Sicilia, contraria ad un ritorno dei Borboni), causando non pochi problemi al governo di Torino – tra cui la massiccia renitenza alla leva – il quale mobilitato l’esercito, arrivò a schierare sul fronte meridionale circa 120.000 uomini. Le bande erano attive in quasi tutte le province dell’ex Regno di Napoli e tutti i rilievi dell’Appennino centro-meridionale costituirono dei veri e propri santuari, da dove i briganti calavano all’improvviso sui centri abitati dove i nuclei presidiari dell’esercito e/o della Guardia nazionale erano scarsi. Nelle incursioni venivano uccisi i soldati, i maggiorenti e i liberali del posto, con relativo saccheggio delle loro abitazioni e incendiati gli edifici pubblici. Il Regio esercito italiano, così come era strutturato e con tecniche d’impiego diversissime, non era affatto preparato a fronteggiare il tipo di guerriglia attuata dai briganti i quali, dopo ogni azione, si disperdevano per poi riunirsi altrove. E così «Bersaglieri, fanti e carabinieri erano esasperati per il continuo sferrare colpi a vuoto e si deve anche alla loro frustrazione e al senso di isolamento se il più delle volte, nelle zone in cui i ribelli avevano operato, la reazione dell’esercito fu sproporzionata e brutale» [10].
All’eccezionalità della situazione, il governo sabaudo – che aveva già proclamato lo stato d’assedio – rispose attivando un «mezzo eccezionale e temporaneo di difesa»: la legge marziale. Il decreto n. 1409, concernente la «Procedura per larepressione del brigantaggio e dei camorristi nelle Province infette», presentato in Parlamento dal deputato abruzzese Giuseppe Pica, era una palese violazione degli artt. 24 e 71 dello Statuto albertino – che garantivano il principio di uguaglianza di fronte alla legge – perché toglieva il cittadino dal suo giudice naturale (civile) per sottoporlo al tribunale militare e alle procedure del codice penale militare. Nonostante la forte e decisa opposizione della Sinistra, la legge passò a larga maggioranza e il 15 agosto 1863 divenne operativa. Scrisse il colonnello Riccardo Treppiccione, già capo dell’Ufficio storico dello SME: «La legge Pica non fece altro che confermare quanto già richiedeva il codice penale militare, cioè che ogni comandante di truppe poteva convocare un tribunale militare straordinario, quando nel luogo dove veniva arrestato un brigante non esisteva un tribunale di guerra; regolava, inoltre l’istituto del domicilio coatto – per un tempo massimo di un anno – per gli oziosi, i vagabondi, i sospetti, i camorristi ed i fiancheggiatori e introduceva sconti e diminuzioni di pena per coloro che si sarebbero costituiti […]»[11].L’art. 2 della legge Pica riassumeva in tutta la sua durezza le disposizioni governative: fucilazione per chi si opponeva con le armi all’esercito e alla forza pubblica e condanna ai lavori forzati a vita sia per «coloro che non oppongono resistenza» sia per i manutengoli, cioè i «ricettatori e somministratori di viveri, notizie e ajuti di ogni maniera». Le difficoltà tattiche patite dall’esercito italiano a causa di un fronte innaturale costituito da vasti e impervi territori da controllare, non fecero che aumentare il clima di insicurezza che spinse i comandi regionali e gli ufficiali preposti alla repressione a imporre misure tanto dure quanto assurde. Per evitare che i briganti potessero ricevere viveri di conforto dai paesani, i comandanti delle guarnigioni vietarono a questi ultimi di uscire dalle loro case con vistosi quantitativi di pane e di tenere aggiogato il bestiame, ma non al pascolo. Venne persino ordinato di bruciare le case coloniche o a murare porte e finestre per impedire che i banditi potessero servirsene per l’osservazione.
Seppure in grado di infastidire il nemico, le bande non ebbero mai le capacità militari necessarie per rovesciare le situazioni in loro favore, semplicemente perchè ognuna agì per conto proprio e anche perché alcuni capimassa, come Carmine Crocco (detto Donatelli) e Luigi Alonzi (detto Chiavone) non vollero mai condividere né cedere il comando agli ufficiali borbonici, tantomeno a quelli stranieri, come gli spagnoli Josè Borjes e Rafael Tristany.
Tuttavia i francesi Henry de Rivière, Lecart e Danglais, i prussiani Ludwig Richard Zimmermann ed Edwin Kalckreuth, chiamati dallo stesso ex re di Napoli, fecero parte dello stato maggiore di Chiavone. I rapporti tra questi alti ufficiali e i briganti non furono mai idilliaci: smarrite in mille rivoli le sovvenzioni borboniche, le bande iniziarono a finanziarsi autonomamente con rapine e grassazioni, incassando taglie e riscatti da estorsioni e rapimenti, scivolando, poco a poco, dalla guerriglia politica alla criminalità comune, attività che suscitò sconcerto e repulsione da parte di Francesco II e degli ambienti legittimisti. Ferreo nel mantenere il suo potere nelle campagne, a Carmine Crocco non interessavano affatto i problemi politici della corte borbonica, né quelli strategici del generale Borjes a cui facevano orrore le devastazioni, i saccheggi, gli omicidi e gli stupri perpetrati dal capobrigante di Rionero in Vulture. Deciso ad abbandonare la guerriglia, lo spagnolo fu infine catturato a Tagliacozzo da un reparto di bersaglieri e fucilato sul posto. Stessa sorte subì il marchese Alfred de Trazegnies, passato per le armi a San Giovanni Incarico nel novembre 1861 assieme ai ribelli che avevano attaccato il paese. Diverso invece il percorso del generale Tristany, il quale venne inviato nella zona dove operava Chiavone con l’incarico diorganizzare e valutare l’effettiva forza di quella banda in vista di una possibile offensiva che dall’Abruzzo avrebbe dovuto coinvolgere la zona nord della Terra di Lavoro per poi concludersi a Sora [12]. In effetti l’Alonzi aveva sotto il suo comando numerosi uomini, ma con scarse capacità militari, tali da far ricredere l’alto ufficiale spagnolo. Come tanti loro colleghi, questi briganti erano più avvezzi alle scorrerie e agli omicidi che ad altro, tanté che Tristany si rese subito conto che le azioni criminali di Chiavone potevano solo nuocere alla causa legittimista. Dopo aver riferito a Francesco II, nel maggio del ’62 il generale raggiunse di nuovo la banda per assumerne il comando, nonostante le contrarietà dell’Alonzi, su cui peraltro gravava il sospetto di doppiezza. Un mese dopo, riunito il consiglio di guerra, Tristany lo fece processare e condannare a morte con l’accusa di estorsione. Il
capobrigante sorano venne fucilato il 28 giugno alla Certosa di Trisulti assieme a due suoi uomini [13]. Il complesso delle misure di contenimento e repressione del banditismo non avrebbe tuttavia consentito di ottenere risultati positivi in tempi brevi se gli stessi briganti non avessero contribuito a recidere i legami di solidarietà con le popolazioni rurali. Ad isolarli fu la loro stessa ferocia, che quando non veniva riversata contro la truppa, colpiva contadini e pastori:
«Fu la brutalità della repressione militare e poliziesca ad alimentare il brigantaggio, fu la Il generale Ferdinando Pinelli si distinse per ferocia e crudeltà. A Civitella del Tronto fece fucilare il comandante del forte borbonico, a Pizzoli fece impiccare 136 persone e fucilare il farmacista del paese davanti alla moglie implorante ferocia dei briganti a sostenere la repressione. Fino a quandol’azione delle bande ebbe un carattere più spiccatamente politico […] – colpendo liberali, proprietari e soldati – fu circondata dalla diffusa solidarietà, magari silenziosa ma operante […] Quando si accentuarono le caratteristiche criminali e la violenza degli scorridori si abbatté senza discrimine su padroni e servi, nelle campagne si determinò un clima d’odio e di vendette. Crebbe il numero delle persone disposte a denunciare i briganti, e a svelarne i rifugi»[14].
Eccidi e rappresaglie a Pontelandolfo e a Casalduni _ Il 7 agosto 1861 a Pontelandolfo, un comune in provincia di Benevento, a sud dei monti del Matese, durante la processione in onore del patrono San Donato, la banda di Cosimo Giordano a cui si erano aggregati elementi filoborbonici, irruppe in paese per incitare il popolo alla sollevazione contro gli occupanti italiani. Appoggiati dall’arciprete don Epifanio De Gregorio, gli insorti devastarono il municipio e la sede della Guardia nazionale, poi trafugarono denaro, generi di privativa e i cavalli del postale. Dopodichè bruciarono la casa del sindaco Lorenzo Melchiorre e uccisero alcuni esponenti liberali, tra cui l’esattore comunale. L’11 agosto giunse a Pontelandolfo, al comando del tenente Cesare Augusto Bracci, un reparto del 36° reggimento di linea (41 fanti e 4 carabinieri) inviato in perlustrazione per avere conferme della rivolta in atto e raccogliere informazioni in merito. In un clima ostile, i soldati si accamparono nella torre del castello, ma poco dopo furono attaccati dalla banda Giordano e dai paesani, i quali li costrinsero a sgombrare l’edificio e a ripiegare dapprima verso San Lupo e poi a Casalduni, distante circa 5 km. da Pontelandolfo. Quì la colonna venne attaccata e accerchiata da un numero ingente di popolani, contadini armati e dagli uomini della banda di Angelo Pica, i quali costrinsero i militari ad arrendersi.
Qualche giorno dopo il giornale Il Nuovo Monitore Napolitano riportò questo articolo con più dovizia di particolari: «Il tenente Bracci fu torturato per circa otto ore, prima di venire ucciso a colpi di pietra. La testa gli fu tagliata e venne infilzata su d’una croce, posta nella chiesa di Pontelandolfo. Una sorte analoga toccò a tutto il suo reparto, i cui soldati finirono uccisi a colpi di scure, di mazza, dilaniati dagli zoccoli di cavalli ecc.Sei militari, già gravemente feriti, furono massacrati a colpi di mazza. Un cocchiere si segnalò per il suo comportamento, facendo passare e ripassare dei cavalli al galoppo sopra i corpi dei soldati, alcuni moribondi, altri solo feriti ma impossibilitati a muoversi perché legati […]» [15]. Informato del massacro perpetrato, il generale Cialdini ordinò una dura rappresaglia in modo tale «che di Pontelandolfo e Casalduni nonrimanga pietra su pietra». Contro il primo paese venne spedito il tenente-colonnello Pier Eleonoro Negri con circa 500 uomini tra bersaglieri e legionari ungheresi, i quali «Quando entrarono a Pontelandolfo […] già sapevano della strage dei propri commilitoni arresisi, videro che i loro stessi corpi erano stati smembrati ed appesi dai briganti come trofei in diverse parti della località, con il capo mozzo del tenente Bracci che era stato conficcato su d’una croce […]». I
paesani furono colti nel sonno e trucidati. Chi uscì dalle case con le braccia alzate venne ucciso lo stesso dai soldati i quali, oltretutto, si abbandonarono a stupri e razzie. Al termine dell’azione tutte le case erano state devastate e bruciate. Nella vicina Casalduni fu inviato il 18° battaglione bersaglieri al comando del maggiore Carlo Melegari, il quale trovò il paese deserto perchè gli abitanti, avvertiti in tempo, erano fuggiti in montagna. Anche quì, tutte le abitazioni furono saccheggiate e date alle fiamme. Quarant’anni dopo Carlo Margolfo [nella foto a destra] uno dei bersaglieri del battaglione mobile del tenente-colonnello Negri, così raccontò la sua partecipazione alla spedizione punitiva: «Al mattino del mercoledì, giorno 14, riceviamo l’ordine superiore di entrare nel comune di Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, ed incendiarlo. Difatti un po’ prima di arrivare al paese incontrammo i briganti attaccandoli, ed in breve […] correvano davanti a noi. Entrammo nel paese: subito abbiamo incominciato a fucilare i preti ed uomini e chi capitava, Briganti del Matese: Cosimo Giordano, Carlo Sartore e Francesco Guerra. Giordano fu uno dei responsabili dell’eccidio di alcuni esponenti liberali di Pontelandolfoindi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, abitato da circa 4.500 abitanti. Quale desolazione! Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case […] Fu successo tutto questo in seguito a diverse barbarie commesse dal paese di Pontelandolfo: sentirete, un nido di briganti, e la posta la svaligiava ed ammazzava la scorta, fra i quali l’ultima volta che svaligiarono la posta era scortata da 8 uomini, e pure perirono i 8 soldati, lo stesso fu per il postione e conduttore, e lasciarono in balia cavalli e legno […]» [16]. Il 15 agosto, da Fragneto Monforte, il colonnello Negri telegrafava a Cialdini: «Ieri, all’alba, giustizia fu fatta, Pontelandolfo e Casalduni bruciano ancora!» [17]. Dieci anni dopo, dimessosi da deputato, Giuseppe Garibaldi scrisse ad Adelaide Cairoli (madre dei due eroici fratelli caduti a Villa Glori nel ’67): «Ho la coscienza di non aver fatto male, nonostante ciò, non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale temendo d’esservi preso a sassate da popoli che mi tengono complice della spregevole genìa che disgraziatamente regge l’Italia e che seminò l’odio e lo squallore là dove noi avevamo gettato le fondamenta di un avvenire italiano, sognato dai buoni di tutte le generazioni e miracolosamente iniziato» [18].
[1. continua]
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NOTE
[1] C. LAMPE, Il brigantaggio napoleonico nei Castelli Romani, in «Il brigantaggio nel Lazio meridionale», Amministrazione provinciale di Frosinone, 1986, pagg. 56-59; G. GIAMMARIA, Il brigantaggio nelle province pontificie di Marittima e Campagna (1798-1825), in «La Provincia di Frosinone», n. 3-4, ottobre-dicembre 1983, pag. II.
[2] C. LAMPE, Il brigantaggio napoleonico, cit.
[3] M.G. GRECO, Il ruolo e la funzione dell’Esercito nella lotta al brigantaggio (1860-1868). Stato maggiore dell’Esercito, Ufficio storico. Roma 2011.
[4] S. SCARPINO, Il brigantaggio dopo l’unità d’Italia. Fenice 2000 s.r.l., Milano 1993, pag. 4.
[5] Ivi, pag. 22.
[6] Definita la capitale del brigantaggio ciociaro e patria di Antonio Gasbarrone, nel 1819 il cardinale Ercole Consalvi ordinò che fosse rasa al suolo e la popolazione deportata. Fu solo grazie all’opera conciliatrice del missionario p. Gaspare del Bufalo che all’editto pontificio non venne data esecuzione. Le gesta di Gasbarrone furono raccontate in La mia vita da brigante, redatta in prigione da Pietro Masi da Patrica, ergastolano, suo compagno di banda e di pena.
[7] Avvocato romano, presidente di uno dei tribunali speciali per la repressione del brigantaggio.
[8] M. COLAGIOVANNI, Il brigantaggio dalle Carte De Santis, in «Il brigantaggio nel Lazio meridionale». Amministrazione provinciale di Frosinone, 1986, pagg. 32-33; G. FIORI, Storia politica sul brigantaggio della Provincia di Marittima e Campagna, (a cura di G. Giammaria), in «Il Sangue della Redenzione», n. 2, LXII, Roma 1976, pagg. 125-166.
[9] S. SCARPINO, Il brigantaggio dopo l’unità d’Italia, cit., pagg. 30-31.
[10] Ivi, pagg. 34-39.
[11] R. TREPPICCIONE, Il brigantaggio nei documenti dell’ufficio storico (1860-1870), in «Studi storico-militari», 1995. Roma 1998, pag. 123.
[12] Una controffensiva in grande stile, ideata dal generale Tristany, doveva essere attuata dopo il prelievo di un grosso quantitativo di armi e munizioni stipate nel Forte di Paliano. Ma l’operazione andò a monte perché il 10 aprile 1862 le autorità francesi le misero sotto sequestro; cfr. Martiri pontifici (1848-1864), in «Il Cittadino, giornale della Domenica», Cesena, anno I, n. 28, 8 dicembre 1889.
[13] M. FERRI, D. CELESTINO, Il brigante Chiavone. Storia della guerriglia filoborbonica alla frontiera pontificia (1860-1862). Edizione Centro Studi Cominium, Casalvieri (FR) 1984; si veda anche M. FERRI, Il brigante Chiavone. Avventure, amori e debolezze di un grande guerrigliero nella Ciociaria di Pio IX e Franceschiello. Cassino, APT Frosinone. Centro sorano di ricerca culturale, 2001.
[14] S. SCARPINO, Il brigantaggio dopo l’unità d’Italia, cit., pag. 84.
[15] www.nuovomonitorenapoletano.it/index.considerazioni-sui-fatti-di-pontelandolfo-e-casalduni& catid=85&Itemid=28
[16] C. MARGOLFO, Mi toccò in sorte il numero 15. Edizione a cura del Comune e della Pro Loco di Delebio (Sondrio).
[17] F. MELCHIORRE, Storia dei fatti di Pontelandolfo dell’agosto 1861. Edizioni C.EDI.M. Milano 1983.
[18] G. GARIBALDI (a cura di E.G. Curatolo), Lettere ad Anita e ad altre donne. Formiggini editore, Roma 1926.
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MILLE E PIU’ BRIGANTI NELLO STATO PONTIFICIO
In ordine alfabetico, un primo elenco (incompleto) di 431 briganti presenti e operanti nello Stato Pontificio e terre di confine dal XVI secolo al 1870. A fianco di ogni nome – e relativo nomignolo – il luogo di nascita o di provenienza, laddove si è potuto reperire. Nell’elenco sono stati inseriti anche personaggi originari di altri luoghi che hanno compiuto atti di brigantaggio in continui o saltuari sconfinamenti.
A – Fe
Abate Cesare (vedi RICCARDI Cesare)
ABBATECOLA Giovanni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pastena
AGNES Angelo
AGOSTINI Paolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . … . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Supino (o Bassiano)
AGOSTINI Sante, detto Il Compare (o Simone il Supinese o Ciammottone) . . . . . . . . . . . . . . . Supino
ALATI Antonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sora
ALBANESE Libero
ALBERTINI Settimio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Maremma tosco-laziale
ALESSANDRI Rosario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . Pettorano sul Gizio (AQ)
ALONZI Antonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sora
ALONZI Giuseppe
ALONZI Giuliano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sora
ALONZI Luigi, detto Chiavone (o Schiavone), capobanda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sora
ALONZI Pasquale, detto Caposicco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . Sora
ALONZI Valentino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . Sora
ALTOBELLI Martino, detto Trotta, capobanda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . Vallecorsa
ALTOBELLI Pancrazio
ALVIANI Domenico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Patrica
ALVITI Luigi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Norma
AMBROSETTI Pietro, detto Martello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . Anagni
ANDREASSI (o ANDREAZZI) Francesco, detto l’Avvocato . . . . . . . . . . . . Pettorano sul Gizio (AQ)
ANDREAZZI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Cori
ANDREOZZI Luigi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . Pastena
ANDREOZZI Francesco
ANDREOZZI Tommaso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pastena
ANGELILLO Pietro Nicola . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . Sant’Angelo d’Alife
ANGELILLO Tommaso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Pastena
Angelone di Supino (vedi DEL SERRONE Angelo)
ANGELUCCI Giovanni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Castelfontana (CH)
ANGIONE (o ANCIONI)
ANNALORO Rosario . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vardina
ANNUCCI Andrea . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Regno di Napoli
ANSUINI Fortunato . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Norcia
ANTONELLI Francesco, detto Catallo, capobanda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . Sonnino
ANTONELLO da Sora
ANTONELLO da Rocca Priora
ANTONIACCI Salvatore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sermoneta
ANTONIO di Casalvieri
ANTONIO di Monticelli di San Pietro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Monte San Biagio
ANTONIO di Morra . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Morra De Santis? Avellino
ANTONIO, detto Il Canonico
APOLLONI Giuseppe
APONNE Antonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
APPONI Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . San Lorenzo (Amaseno)
AQUILLATTI (o SQUILLETTI) Tiberio, detto Frà Paolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Regno di Napoli
ARCANGELO Felice . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Giuliano di Roma
AREZZO Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . Roccasecca?
ARGENTI (o ARGANTE) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . Regno di Napoli
ATTENINI Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Genzano
Augusto (vedi PANICI Cesare)
BACCARI Loreto ………………………………………..…………..…………. San Donato Valcomino?
BAGLIONE Francesco …………………………………………………..……………..….……. Veroli
BALDASSARRI (BALDASSARRE o BALDASSARRA) Antonio, detto Torzotto ………….…… Sora
BALDASSARRA Gaetano ………………………………………………………………………. . Sora
BAMBOLO Venanzio
Barbanera (vedi BURAGLIA Martino)
BARBARO ……………………………………..…………….…………….……………………. Sonnino
BARIS-CAFIERO Gennaro ……………………………….…. San Pietro in Curolis (Esperia inferiore)
BARNABAJ Francesco ……………………………………..…………….…………….……. Sonnino
BARONI Nicola ………………………………………………………………………………. Pastena
BARRA Gennaro ……………………………………………………..………….…….. Regno di Napoli
BASILI Giuseppe, detto Basiletto
BATTAGLIA Felice ………………………………………………………….……….…… .. Vitorchiano
BATTAGLIA Vincenzo
Battistella (o Battistello) della Marca (o da Fermo) ……………………………………… Montegrino
BATTISTI Pietro ………………………………………………………………..…..……….… Supino
BELLI Arcangelo ………………………………………………………………………..…….. . Patrica
BELLI Francesco Antonio ………………………..…………..……………………………..…. Patrica
BELLINI Vincenzo ……………………………….……………….……. Montefortino (Artena) o Velletri
BELLISARIO Benedetto ………………………………………………………………….………. Sora
BELLOMO Agapito, detto Palleda …………………………………………………….…….….… Palestrina
BERARDI Pasquale
BERTI Giovanni …………………………………………………………………………..… … Sonnino
Bertoldino o Bertoldo (vedi DEL GRECO Francesco)
BETTINELLI Luigi Demetrio, detto Gigione o Principino ………………………….……. Porretta Terme ?
BEVILACQUA Antonio …………………………………………………….… Roccaguglielma (Esperia)
BEVILACQUA Carlo ……………………………………………………….…. Roccaguglielma (Esperia)
BEVILACQUA Clino …………………………………………………..….…..Roccaguglielma (Esperia)
BEVILACQUA Francesco ……………………………………………….……. Roccaguglielma (Esperia)
BEVILACQUA Pasquale
BEVILACQUA Saverio ……………………………………………………… Roccaguglielma (Esperia)
BIAGINI Domenico, detto Il Curato ……………………………………….….…… Farnese (Viterbo)
BIANCHI Angelo ……………………………………………………………………………….…. Cori
BIANCHI Antonio
BIANCHI Luigi, detto Pollastro o Luigiotto Pizzetta . . . . . . . . . .San Lorenzo di Campagna (Amaseno)
BIANCHI Simone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Regno di Napoli
BIANCO Antonio
BIANCONI Ascenzio …………………………………………………………………………………………………… Norma
BIANCONI Francesco ………………………………………………………………… Castellafiume
BIDOTTI Costanzo ………………………………………………….…….……….….….…..… Patrica
BIGLIONI (o BUGLIONI) Vincenzo …………………………………………….……….….. Ceccano
BISCARINI Davide …………………………………………………..……………… Marsciano (Perugia)
Bolognese, Il (vedi LEONI Alessandro)
BONANNI Domenico ………………………………………………..………………….… Roccagorga
BONO Alessio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
BONO Camillo ………………………………………………………………..……….….… Sonnino
BONO Pietro ………………………………………….…………..………….……..……… Vallecorsa
BONOMO Alessandro ……………………………………………………………………………… Montefortino (Artena)
BORJES Josè …………………………………………………….………… Artesa de Segre (Spagna)
BOSCO Antonio (banda PANICI) ………………………..…………….………………. Regno di Napoli
BOTTONE Cesareo ………………………………………………..…………………..…..…… Veroli
BRACCI Antonio ……………………………………………………………………………… Patrica
BRACCI Giacomo …………………………………………..…………………………………… Patrica
BRACCI Raimondo ………………………………………………………………………….… Patrica
BRACCI Tommaso
100_ BRIGANTE (BRIGANTI o BREVANDI) Antonio ……………………………………………….. Bassiano
Brigantozzo (vedi PETRICOLA Francesco)
BUCCI Ermenegildo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Roccaraso (Sulmona)
BUCCI Giovanni …………………………………………………………….….……… San Pietro Infine
Buccitto (vedi PONGELLI Pio)
BUGLIONE Vincenzo, detto Brugiaferro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ceccano
BURAGLIA Martino, detto Barbanera (1829-1868) …………………………………….. … Vallecorsa
BURZESE (o BRUZZESE) Domenico ……………………………………………………..…… Patrica
Bustrenga (vedi COSTANTINI Dionisio)
CACCIAGLIA Gioacchino …………………………………………………….…………………. Sora?
CACCIOTTI Domenico …………………………………………………….……..… Giuliano di Roma
CACCIOTTI Giuseppe Antonio …………………………………………….……..… Giuliano di Roma
CACCIOTTI Pietro, detto Pietro Santi (o Pietro Sante) ………………..………..… Carpineto Romano
CADRONI
Calabrese (Il) (vedi GIULIANI Gaetano)
Calabrese (Il) (vedi LUZZI Giuseppe)
Calabrese (Il) (vedi TRIFILIO Pietro)
Calabresi (I) (vedi GIULIANI Gaetano e Pietro)
Calabresotto (Il) (vedi FREGHINI Antonio)
Callararo (vedi PANICCIA Angelo)
CAMBISI Salvatore
Camilletto (vedi PASQUALINI Giovanbattista)
CAMILLI Brando …………………………………………………..………… Maremma tosco-laziale
CAMPAGNA Alessandro …………………………………………..……………..……..…… Pisterzo
CAMPAGNA Francesco Antonio
CAMPELLO Evandro ……………………………………………….………………….……… Spoleto
Canonico (Il)
Capitano (vedi COLA Vincenzo Pietro)
CAPASSI (o CAPASSA) Giuseppe, capobanda ………………………….……… Maddaloni (Caserta)
CAPASSO Giuseppe …………………………………………………………….………… Subiaco
CAPOCCI Salvatore Antonio ………………………………………………….…… Rocca d’Evandro
CAPODIFERRO (banda PANICI)
CAPONI Giovanni Pasquale …………………………………….………………..……..…..… Subiaco
Caporuscio (vedi FLAMINI Salvatore)
Caposicco (vedi ALONZI Pasquale)
CAPOTOSTO Domenico …………………………………………………………………………… Itri
CAPOTOSTO Vincenzo
CAPPADOCIA Angelo (o Antonio) Maria, detto Zi’ Pippo ……..………………………….… Sonnino
CAPPAZZI
CAPPONE Benedetto ………………………………………..…………….…………..…….…… Trevi
CAPPUCCI Andrea …………………………………………………………………. Carpineto Romano
CAPPUCCI Federico ………………………………………….………………………. Carpineto Romano
CAPPUCCI Francesco ………………………………………………….…………… Carpineto Romano
CAPPUCCI Giuseppe …………………………………………………………………. Carpineto Romano
CAPPUCCI Luigi ……………………………………………………………..….…. Carpineto Romano
CAPPUCCI Pasquale …………………………………………………………….……. Carpineto Romano
CAPPUCCI Vincenzo …………………………………………..……………..….…. Carpineto Romano
CAPPUCCITTO Giovanni ………………………………………………………………………… Sora
CAPRARA Paolo ……………………………………..…………………………………..….…… Supino
CAPRARO Antonio, detto Senzaculo ………………………………………..……….…….… Velletri
CAPRI Giovanni, detto Giovannino capobanda …..……..……………………………….… Guarcino
CAPUA Francesco
CAPUA Luigi ………………………………………………………….…….……… Villa Santo Stefano
CAPUTO Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
CAPUTO Giovanni, detto il Napoletano ………………………………..……………….….… Sonnino
CAPUTO Mattia …………………………………………………………………….………….. Sonnino
CAPUTO Serafino …………………………………………………………………..……….… Sonnino
Cararicciotto (vedi MARCELLI Luigi)
CARBONI (o CARBONE)
CARBONI Michele ………………………………………………………….……………… Genazzano
CARCASOLE (CARCASOLI o CARICASOLE) Giovanni ……………………………………………… Sonnino
CARCASOLE (CARCASOLI o CARICASOLE) Giuseppe …………………………………………….. Sonnino
CARCIOTTI Domenico …………………………..………………..……………..….. Giuliano di Roma
CARDONI Vincenzo ……………………………………………………………..…..……… Pisterzo
CARINCI (CARINGI o CARINGIO) Domenico ……………………………………………….. Sora
CARINGI Agostino ……………………………………..…………………………………..…….. Veroli
CARINGI Antonio …………………………………………..…………….……………….…….. Veroli
CARLESIMO Stefano ………………………………………………………………………………………………. Casalvieri
CARLINI Agostino …………………………………………………………………….……. . Ceccano
CARLONE Francesco ……………………………………………………….……. Villa Santo Stefano
CARMINELLO (o CARMINIELLO)
CARNEVALI (o CARNEVALE) Antonio
CARNICELLI Antonio ………………………………………………………………….. Tornimparte
CAROCCI Antonio ……………………………………………….……………………… Vallecorsa
CAROSI Domenico ………………………………………………………………………………………………………. Norma
CARTAFALSA Luigi ……………………………………………………………. Castelnuovo (Salerno)
CARUSO
CASALI Andrea ………………………………………………………..……………….…… Alta Tuscia
CASALVIERI Francesco
CASCHERA Donato
CASCHERA Vincenzo
CASTALDI
CASTELLUCCI Francesco ……………………………………………………………………… Sora
CATENA Luigi ……………………………………………………………………… Regno di Napoli
Catena (vedi VALLANTE Bartolomeo)
CATENACCI (o CATENACCIO) Giuseppe …………………………………………………… Sora
CAUCCI Giampiero …………………………………………………..……….……. Regno di Napoli
CAVACECI Rocco ……………………………………………………..………….………… Veroli
CAVUCCI Rocco …………………………………………………………………………..… Sora
CEA Costantino ………………………………………………………………….……… Rivisondoli
Cecafucini (vedi SACCHETTI Giuseppe)
CECCANESE Giacinto ………………………………………………………. San Lorenzo (Amaseno)
CECCARELLI Michele, detto Coccino ……………………………………………………………….. Itri
CECCHINO Domenicangelo
CECCO da Fabriano
Ceccobello (vedi TUCCI Francesco)
CECCONI Filippo, detto Tosco …………………………………………………….………….. Sonnino
Cechetto (vedi DEL GRECO Francesco)
CECI Donato
CEDRONE Donato
CEDRONE (o CEDRONI) Francesco, capobanda ……………………….……. San Donato Valcomino
CEDRONE (o CETRONE) Maria ………………………………………………..…….… Cori o Veroli
CEDRONE (o CETRONE) Rosa …………………………………………..………………. Cori o Veroli
CELESTINI Pietro ……………………………….……………….……..……… Montefortino (Artena)
CELLINI Antonio ……………………………………………………………….…………… Supino
CELLINI Mariano ……………………………………………………….…..…………..…… Morolo
Cencio Vendetta (vedi VENDETTA Vincenzo Giovanni Battista)
CENTRA Francesco ………………………………………………………..……………….. Bassiano
CENTRA Gaetano …………………………………..…………………………………..….……… Bassiano
CENTRA Giuseppe …………………………………………..………………..……..…….. Bassiano
CENTRA Ippolito ……………………………………………………………………..……… Bassiano
Centrillo (vedi COJA Domenico)
CERELLI Arcangelo …………………………………….……………………………………… Veroli
CERELLI Francesco ………………………………………………………………………….… Veroli
CERELLI Mattia ………………………………………………………………………………… Veroli
CERELLI-PAPI Maria ………………………………………………………..…………………….. Veroli
CERILLI Alessandro, detto L’Esercito …………………………………………………………….. Supino
CERILLI Cataldo ……………………………………………….…..……………………….……. Supino
CERNILA Angelo
CERQUOZZI Francesco …………………………………………………………………………. Bauco (Boville Ernica)
200_ CERRIGNOLI Luigi
CESELLO Angelo
CHIAPPA Antonio ………………………………………………………………..………. Gradoli (VT)
Chiatillo (vedi TERILLI Pasquale)
Chiavone (vedi ALONZI Luigi)
Chiovitto (vedi SIMONI Luigi)
CIACCHINO Vincenzo …………………………………………………………………..………… Sora
CIACELLI Domenico, detto Pesce …………………………………..…..…………..……………. Arnara
Ciaffone (vedi FALCONI Giovanni)
Ciammottone (vedi AGOSTINI Sante)
CIAMPINI Angelo ……………………………………………………….…….………………… Supino
CIANFARANO Domenico Antonio ………………………………………….…………………… Veroli
CIAVAGLIA Giacinto ……………………………………………………………………………………. Giuliano di Roma
CIAVAGLIA Giuseppe ………………………………………………………………………………….. Giuliano di Roma
CIAVARDINI Stella …………………………………………………………………….………. Veroli
Cicchettino …………………………………………………………………………………..…… Arce
CICCIARELLI Giuseppe …………………………………..……………..………..…………… Ceccano
Ciccillo (vedi PASQUALI Francesco)
CICCONE Giacomo, capobanda …………………………….…………… Caspoli (Mignano Montelungo)
CICCONI Antonio, detto Franceschello……………………………….…………………………… Sonnino
Ciccuccio (vedi DELL’UNTO Francesco)
CIMA Luigi, detto Luigiotto ……………………………………………….….………..…………. Fondi
CIMA Tommaso ………………………………………….….………………………..……..…………. Fondi
CIMINI Gioacchino ……………………………………………………………………….….. Ariccia
CIMINO Samuele ………………………………………………………………… Roccamandolfi (CE)
CINGOLI Giuseppe ……………………………………..…………..……………..…….…… Patrica
CINQUANTA Giuseppe ………………………..………….………….………… Montefortino (Artena)
Ciocchitto (vedi RINALDI Innocenzo)
Ciocco (vedi POMPEI Bonaventura)
CIONI Giovanni, detto Giancroce ……………………………………………………… Castelluccio
CIONI Vincenzo ……………………………………………………………….…..…………… Sora
CIOTTI Domenico …………………………………………………..………………..…… Roccagorga
CIPOLLA Angelo, detto Pollastro ………………….………….… San Lorenzo di Campagna (Amaseno)
CIPOLLA Giuseppe ………………………………………………………………..…………………. Fara
CIPOLLA Pietro, detto Terzetta ………………………………………………….………. Vallecorsa
CIPRIANI Gaetano ………………………………………………………….……… Regno di Napoli
CIPRIANI Michele ………………………………………………………..……………………. Cori
CIPRIANI Vincenzo
CIRILLI Cataldo ……………………………………………………….……………….………… Supino
CIRILLI Giovanni …………………………………………..…………………..………….….. Supino
Ciriola (vedi LOZZI Virginio)
Cobbo (Il) (vedi ROSSI Domenico)
Coccino (vedi CECCARELLI Michele)
COCCIOLA Martino …………………………………..….…………..……….. Castiglione in Teverina
Coccitto o Cuccitto (vedi PIAZZA Francesco)
COCCO Nunzio ……………………………………………………..……………………..………. Veroli
COCOZZA Cristina
COJA Domenico, detto Centrillo………………………………….…………………………. Vallerotonda
COLA Francesco …………………………………………………………………………… Giuliano di Roma
COLA Tommaso Pietro …………………………………………………….……………………. Sonnino
COLA Vincenzo Pietro, detto Capitano …………………………………..……..…..………… Sonnino
COLAGRANDE Angelo (o Antonio) ……………………………………………………….….. Bassiano
COLAJUDA Giovanni ……………………………………………….…………..….….…… Vallinfreda
COLAMATTEI (o COLAMATTEO) Bernardo, detto Torloio …………………….… Colle San Magno
COLANGELO Domenico Antonio …………………………………………….……………… Casalvieri
COLAPIETRA Luigi ………………………………………………………….………………… Pastena
COLASANTI Erasmo ……………………………………………………………………………………………. Roccagorga
COLELLA Bernardino
COLESSA Domenico (nato nel 1607), detto Papone ……………………………………… Caprile (Roccasecca)
COLETTA Domenico Antonio …………………………………………………………..……… Sora
COLETTA Gaetano (1756-1802) detto Mammone e/o Sanguinario …………………………. Sora
COLETTI Giuseppe ………………………………………………………………….…….. Cisterna
COLETTI Lorenzo ……………………………………………………………………..…. Casalvieri
COLETTI Ludovico ………………………………….……………………………..….…….. Cisterna
COLUCCI Giuseppe
COLUZZI Angelo ………………………………………………………..….………….…. Bassiano
COLUZZI Rocco ………………………………………………………………………………………………………….. Norma
Compare (Il) (vedi AGOSTINI Sante)
CONTE Bernardo ………………………………………………………………………..…… Fondi
CONTE (o CONTI) Giuseppe Antonio, capobanda
CONTI Domenico
CONTI (o CONTE) Francesco, capobanda …………………………………………….…………. Pico
CONTI Giovanni
CONTI Pietro …………………………………………………………………………….…… Sora
CONTINI Angelo
CORDESCHI Giacomo ……………………………………………………….……….….. Ceccano
CORDIGLIO Francesco ………………………………………………………………………… Arce
CORSETTI Ferdinando ………………………………………………………………….….. Arce
CORSI
COSTANTINI Dionisio, detto Bustrenga . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Valentano (Viterbo)
COTTO
CRESPI Silvestro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . Velletri
CROCE, capobanda
CROCCO Carmine, detto Donatelli (o Donatello) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Rionero in Vulture
CURTI Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Supino
Curzietto
CURZIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Cave
CUTILLO Giuseppe
D’AGOSTINO Eraclio
D’ALENA
D’ALESSANDRO Luciano ……………………………………………………..……. Rocca d’Evandro
DAMIANI Luigi ………………………………………………………………………………… Sora
DAMIANI Pasquale ………………………………………………………… Corigliano (Sessa Aurunca)
D’AMICO Cesidio ………………………………….……………………Pettorano sul Gizio (L’Aquila)
D’AMICO (o D’AMICI) Luigi ……………………………..……………………….. Morino (Avezzano)
D’AMICO Vincenzo …………………………………………….…………………. Forlì (Campobasso)
D’ANDREA Antonio …………………………………………………..……. Lecce dei Marsi (Abruzzo)
D’ANGELO Crescenzo ……………………………………………………….………… Casalvieri
D’ANGELO Salvatore ……………………………………………………………………… Rendinara
D’ANNIBALE Federico …………………………………………………….………… Castro de’ Volsci
D’ANNIBALE (o ANNIBALE) Francesco …………………….……………………. Castro de’ Volsci
D’ANNIBALE Stefano, detto Barbone, capobanda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. Velletri
DARIA ………………………………………………………………………………..………… Maenza
D’AVANZO Giovanni
D’ETTORE Onorato …………………………………………………………………………… Fondi
DE ANGELIS Domenico ………………………………………………………………. San Pietro Infine
DE ANGELIS Eugenio ………………………………………………………………………… Pastena
DE ANGELIS Fedele
DE ANGELIS Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .San Pietro in Curolis (Esperia inferiore)
DE ANGELIS Luigi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Regno di Napoli
DE ANGELIS Luigi ……………………………………..…………….……..…………….……… Fondi
DE ANGELIS Pietro, detto Piccantino ……………………………………………..………… Sonnino
DE ANGELIS Raffaele …………………………………………………..….…………………… Sora
DE (o DI) CESARE Michelina ……………………………………….. Caspoli (Mignano Montelungo)
300_ DE CESARIS (o DE CESARE) Giuseppe, capobanda …………………………………………….. Prossedi
DE CHRISTEN Emile Theodule ……………………………………………………………… Francia
DE CICCO Donato
DE CICCO Serafino …………………………………………………………………………… Valleluce
DE FELICE Stefano ………………………………………………………………..…………… Sora
DE FILIPPI Luisa
DE FILIPPIS Carmine ……………………………………………………..………… Monte San Biagio
DE FRANCESCO Giuseppe …………………………………………….…………..Francavilla (Chieti)
DE LELLIS Raffaele ………………………………………………………….……Piedimonte d’Alife ?
DE LISI Bernardo (o D’ELISE Bernardo)
DE LISO Donato …………………………………………………………………………………… Sora
DE LUCA Angelo …………………………….……………………………………… Segni o Montelanico
DE LUCA Antonio, detto Maltempo…………………..………………………..…..…….…… Pastena
DE LUCA Enrico
DE LUCA Giustino ……………………………………………………………………… Tagliacozzo
DE LUCA Vincenzo, detto Graziani …………………………………………………….…….. Montalto
DE MARCO Angelo Antonio
DE MARCO Carmine
DE MEI Angelo ……………………………………………………………….….…………….. Norma
DE MEO Antonio ……………………………………..…………………………..….……..… Maranola
DENNETTA Giacomo Antonio ……………………..………………………….……..…………. Supino
DE PAOLI Giuseppe
DE PAOLIS Angelo ……………………………………………………………………………………………………. Sonnino?
DE PAOLIS Tommaso ……………………………………………………………………………………………….. Sonnino?
DE PETRIS Francesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
DE PETRIS Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
D’EPIRO Palmodoro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . San Pietro in Curolis (Esperia inferiore)
DE PASQUALI Francesco …………………………………………………………………… Calabria
DE PLACIDO Carmine
DE RENZIS Lorenzo ……………………………………….…………………..……………… Pisterzo
DE RITA Antonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vallecorsa
DE RITA (o DI RITA) Pietro Paolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vallecorsa
DE SANCTIS Giuseppe, detto Peppuccio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
DE SANTIS Antonio ……………………………………..…….……..……………………..…… Bassiano
DE SANTIS Lorenzo ……………………………… …………….………………………..……. Ceccano
DE SANTIS Vincenzo …………………………………………………………………….. Collepardo
DE SANTIS Vincenzo, capobanda …………………………………………………….. Rocca di Mezzo
DE VELLIS Andrea
DE VITO
DE VIZI Angelo ………………………………………………………………………… .……. Terelle
DEL GRECO Francesco, detto Cechetto (o Sannese, Bertoldo, Bertoldino) ………….…………… Patrica
DEL GRECO Salvatore ………………………………………………………………….…… Caserta
DEL MASTRO Antonio, detto ‘O Zappatore ………………………………………………..… Caserta
DEL MONTE Antonio, detto Scanaglia ……………………………..……………………….… Sonnino
DEL SERRONE (o SERRONE) Angelo Maria …………………………..…………….…….….… Supino
DEL SERRONE (o SERRONE) Domenico ……………………………….…………………..… Supino
DEL SOLDATO Amedeo (o Amadeo) ……………………………………………. Tornimparte (L’Aquila)
DEL VECCHIO Carlo
DELL’UNTO Antonio …………………………………………………………………….……… Alatri
DELL’UNTO Francesco (1845-1868), detto Ciccuccio…………………..……..………..…..… Alatri
DELLA FARA
D’ESTASIO Innocenzo ……………………………………………..…………. San Lorenzo (Amaseno)
DELLI GIUDICI Giuseppe ………………………………..…………………..……..……… . Sonnino
DIAMANTI Antonio Maria ……………………………………………………………..…..… Veroli
DIAMANTI Giovanni Battista ……………………………………………….…………………… Veroli
DIAMANTI Giuseppe ………………………………………………………………………..… Veroli
DIAMANTI Rosa …………………………………………..……….………………..……….… Veroli
DI ALESSIO Lorenzo, detto Trombocetto………………………………………………….… Sonnino
DI AREZZA Mattia …………………………………………………………….. Monticelli (Monte San Biagio)
DI AREZZA Giovanni …………………….………………………….….. Monticelli (Monte San Biagio)
DI BASILIO Antonio, detto Zico Zico ……………………………………….………………. Roccagorga
DI BIASI Giovanni Antonio …………….………………………..……………………….… Vallinfreda
DI CASTRO Pietro …………………………………………………….………………… Rocca di Papa
Diciannove o Diecinove (vedi REGNO Domenico)
DI CLEMENTE Nunzio ………………………………………………………………. Regno di Napoli
DI CROCCO Salvatore, detto Fochista ……………………..….……….…… Roccaguglielma (Esperia)
DI DEA Tommaso …………………………..………………………….….… Roccaguglielma (Esperia)
DI FILIPPO (o FILIPPI) Michele …………………………………………..………. Villa Santo Stefano
DI FUSCO Ascanio
DI GIOVANNI ………………………………………………………………..……….. Regno di Napoli
DI GIROLAMO Girolamo ………………………………………………….…………………….. Tuscia
DI GIROLAMO Giuseppe . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vallecorsa
DI (o DE) GIROLAMO Pasquale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Vallecorsa
DI GIROLAMO Tommaso ………………………………………………………….……..…. Vallecorsa
DI MARCO Ferdinando ………………………………………………….………… Poggitello (Napoli)
DI MARZIO Raffaele …………………………………………………………………….…….. Caserta
DI MASCIO Sabbatino ……………………………………………………………………. Vallerotonda
DI MASCOLO Giovanni …………………………………………………………………………… Itri
DI MATTEI Francesco …………………..………………………………..……….………………. Arnara
DI MEO Francesco
DI MEO Pasquale ………………………………………… San Pietro in Curolis (Esperia Inferiore)
DI MEOLA Clino ……………………………………..….………….….…… Roccaguglielma (Esperia)
DI MEZZO Giuseppe ……………………………………..………………………………………… Arce
DI MUNDO Tommaso ………………………………………….…………………………. Raviscanina
DI NALLO Giovanni ……………………………………………………… Piedimonte San Germano
DI NARDO Bernardino
DI NARDO Pasquale, detto il Romano
DIODATO Gennaro
DI ORIO Girolamo ……………………………………………………………………………. Piedimonte San Germano
DI PAOLO Angelo, detto Rosciotto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sonnino
DI RASO Serafino
DI RUSSO Giovannantonio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . San Pietro in Curolis (Esperia Inferiore)
DI SERA Serafino
DI STEFANO, detto Miseria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Supino
DI TROCCHIO
DI VITO Domenico
DIAMANTI Maria …………………………………………………..………………….…………. Veroli
DOBICI Antonio ………………………………………………..…………….……. Castiglione in Teverina
DOMENICHETTO
Domenichino (vedi TIBURZI Domenico)
Donatelli (o Donatello) (vedi CROCCO Carmine)
DORIA Enrico, detto Frà Leonardo…………………………..……….………….…..…..…… Maenza
D’ORSI Francesco ………………………………………………………………..………… Letino (?)
400_ DRAGONETTI ………………………………………….…………………………………….. Napoli
ERMO ……………………………………………………………………………..……….…… Supino
Esercito (L’) (vedi CERILLI Alessandro)
ESPOSITO Donato, detto Tocco-Tocco ………………………………………..……….. Arce (o Sora?)
ESPOSITO Giulio ……………………………………….…………….……. Piedimonte San Germano
EVANGELISTI Giuseppe …………………………………………..……………….………….. Patrica
ERPITA Giovanni ……………………………………………………………..………..…. Latera (VT)
FABBI Maria Eletta …………………………………………………………..………………….. Patrica
FABRIZIO da Ripi
Fabriziotto (vedi TROMBETTA Nicola)
FACCIOLI Francesco
FACCIONE Carmine
FAGGIOLO (o FAGIOLO) Domenico …………………………………….….……. Villa Santo Stefano
FAJOLA Antonio, detto il Porcaro ……………………………………………………………. Sonnino
FALCIONE Andrea ……………………………………………..………………………………… Sezze
FALCONI (o FALCONE) Giacomo ……………………………..…………………………….. Sonnino
FALCONI Giovanni, detto Ciaffone ………………………………….………..………..…….. Sonnino
FALLOVO (o FALOVO) Domenico Antonio ………………………………………. Villa Santo Stefano
FALLUCO Leonardo ……………………………………………….…… Roccavalloscura (L’Aquila)
FALSARONE Domenico …………………………………………………..…………………. L’Aquila
FAMA
FANTASIA Domenico (Minno) detto il Roscio de’ Vicovaro
FANTAUZZI Raffaele …………………………………………………………..……………. Guarcino
FARIGNOLI (o FARGNOLI?) Raffaele
FARINA Macario ……………………………………………………………………………….. Morino
FARINO Alfonso
FARZARONI Domenico …………………………………..…………… Pettorano sul Gizio (L’Aquila)
FAVIANO (o FAPIANI) Costantino ……………………………..………………….…………. Castelforte
FAVORITO Giuseppe ………………………………………………..……………………………. Sora
FEDERICI Giovanni …………………………………………….………..….………………… Veroli
FEDERICO Francesco ……………………………………………….………. Sant’Eufemia (Calabria)
FELICE di Monticelli
FELICI Arcangelo ……………………………………………………….…..….…… Giuliano di Roma
FELICI Vincenzo …………………………………………………..…………….…… Giuliano di Roma
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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Roberto Salvatori, gennaio 2022
fonte
www.centrostudisalvatori.blogspot.it
titolo originale
EPISODI DI BRIGANTAGGIO NEL NORD DELLA CIOCIARIA, 1864-1868

lungo le sponde del fiume Amaseno

che corte di velluto e calzoni stretti sotto il ginocchio, con camicie di lino, e calzettoni sui quali si intrecciavano
dei laccioli di cuoio che si dipartivano da una sorta di sandalo»





e Reggio Calabria, Capitanata e Salento, tutto il Sud venne sottoposto alla legge marziale


poteri conferitigli dal re d’Italia per
condurre con particolare durezza
la lotta al brigantaggio

sull’Abruzzo e sul Molise

detto Chiavone, venne giustiziato dagli stessi legittimisti borbonici nel giugno 1862 a Trisulti

Re e della zona militare di Gaeta

brigantaggio in Abruzzo e in
Terra di Lavoro, nel II settore

10° battaglione bersaglieri di stanza in Calabria (settori IX-X)


fuoco il comune di Pontelandolfo

contro gli abitanti di Pontelandolfo




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