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ERCOLANO di Giuseppe Maggi

Posted by on Set 23, 2020

ERCOLANO di Giuseppe Maggi

Sono rimasto incerto per molto tempo se ripubblicare questo libro a quasi trent’anni di distanza da quando fu concepito, dopo le mie clamorose scoperte degli inizi degli anni Ottanta che hanno completamente cambiato la storia di Ercolano antica: l’approdo, le vittime dell’eruzione del 79 d.C. sempre negate da studiosi anche illustri, una barca e frammenti di altre, sculture, splendidi gioielli.

E mi sono anche domandato se fosse il caso di rinnovarlo, aggiungendo notizie e tagliando là dove lo scritto appariva troppo legato a polemiche di quegli anni, alle quali sono seguiti consapevoli silenzi.

Mi sono deciso per il sì, riflettendo che il volume non riguarda soltanto le scoperte, che nuovi lettori possono trovare accattivanti, ma anche una tipica, istruttiva vicenda italiana di rifiuto dell’aiuto straniero – nel mio caso di una prestigiosa istituzione culturale degli Stati Uniti – con la replica di un episodio già avvenuto nel primo decennio del Novecento, quando le nostre autorità governative bocciarono il progetto dell’inglese Charles Waldstein di scavare Ercolano con fondi di vari Paesi del mondo. E ho pensato che forse non sarebbe dispiaciuto trovare nella nuova edizione, come in un’ampia premessa, la storia degli scavi dal loro lontano inizio ai primi del Settecento con la favolosa quanto massacrante ricerca nel buio pesto dei cunicoli, continuandola col precario scavo all’aperto sia in epoca borbonica che risorgimentale e col grande impegno di Amedeo Maiuri dal 1927 in poi.

Essendo il libro destinato al grande pubblico, con la speranza che sia di godibile lettura, non l’ho corredato di note né ho citato le tante persone da cui ho tratto linfa per il racconto. Sento tuttavia il bisogno di ringraziare Mario Pagano, Francesca Longo Auricchio, Fausto Zevi, Agnes Allroggen-Bedel, Valerio Papaccio, Mario Capasso, Lucia Amalia Scatozza Höricht, Fabrizio Pesando, Antonio De Simone, Stefano De Caro.  È facile, da parte degli esperti, riconoscere il mio debito nei loro confronti. Se non avessi attinto ai loro scritti e anche a quelli della compianta collega Stefania Adamo Muscettola il discorso precedente le scoperte degli anni Ottanta sarebbe apparso scialbo o lacunoso. Spero di non aver peccato di gravi omissioni.

Devo gratitudine anche a Pier Giovanni Guzzo. Se nel recente libro autobiografico Pompei, tra la polvere degli Scavi non avesse accennato, a proposito di chi ha continuato l’opera di Maiuri a Ercolano, a “scoloriti diadochi” forse non avrei avuto un’ulteriore, convinta motivazione per dare alla luce questo volume.

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