Alta Terra di Lavoro

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Esclusiva:l’ultimo sequestro della banda Manzo (VIII)

Posted by on Dic 22, 2021

Esclusiva:l’ultimo sequestro della banda Manzo (VIII)

I briganti difendevano, senza ragione e senza speranza, la libertà e la vita dei contadini, contro lo Stato, contro tutti gli Stati. Per loro sventura si trovarono ad essere inconsapevoli strumenti di quella Storia che si svolgeva fuori di loro; a difendere la causa cattiva, e furono sterminati. Ma, col brigantaggio, la civiltà contadina difendeva la propria natura, contro quell’altra civiltà che le sta contro e che, senza comprenderla, eternamente la assoggetta: perciò, istintivamente,i contadini vedono nei briganti i loro eroi. La civiltà contadina è una civiltà senza Stato, e senza esercito: le sue guerre non possono essere che questi scoppi di rivolta; e sono sempre, per forza, delle disperate sconfitte; ma essa continua tuttavia, eternamente, la sua vita, e dà ai vincitori i frutti della terra, ed impone le sue misure, i suoi dèi terrestri,  e il suo linguaggio.


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“Ai rapporti dei Carabinieri, che riguardano Giffoni non si deve prestar fede…”

Comincia così una nota del Maggiore Comandante la Divisione di Salerno inviata al Prefetto di Salerno nel settembre del 1866 nella quale si smentisce un rapporto dei Carabinieri di Giffoni che contiene forti critiche all’operato di alcuni amministratori comunali di Giffoni Valle Piana tra cui i consiglieri comunali Giuseppe Mancusi, primo Sindaco di Giffoni dopo l’Unità (1860-giugno 1861), e Sorgente Uberti Gaetano, Sindaco dal luglio 1861 al 1863, l’assessore Granati, due ufficiali della Guardia Mobile e tre vettali del Governo ed altri cittadini. Il rapporto confidenziale e riservato contiene un’accusa pesante: favoreggiamento del brigantaggio e propaganda borbonica. E’ aperta un’inchiesta che alimenta un clima di sospetti e forti conflitti fra gli irriducibili nostalgici del vecchio regime, ancora numerosi e attivi, e i rappresentanti  del partito liberale. La richiesta di “certificati ad uso penale” richiesta dal Pretore al sindaco in carica Marco De Cataldis (1867-1869)  fa intravedere la possibilità di clamorosi sviluppi giudiziari. A Giffoni gli esponenti del “partito borbonico” che non si sono mai rassegnati al nuovo stato di cose, alzano la testa e chiedono le dimissioni del sindaco e della giunta. Il momento sembra favorevole per intorpidire le acque e gettare il discredito sulla fazione liberale del paese, sui suoi trascorsi, sui suoi presunti scheletri negli armadi. Nel 1866 si assiste in tutto il comprensorio ad una ripresa cospirativa di matrice borbonico-clericale, che coinvolge personaggi eccellenti che continuano nella loro professione di fede –  nonostante la speranza di un ritorno dei Borboni sia definitivamente tramontata-  tramando nell’ombra, fomentando  disordini e alimentando le tensioni sociali nei paesi; c’è chi immagina che forse sia arrivato il momento di regolare vecchi conti in sospeso con l’intimidazione e, addirittura,  con  l’eliminazione fisica degli avversari politici.  La vita nei paesi in quest’anno oscuro e cruento è scandita da ciò che accade e si muove nelle montagne circostanti, dall’incubo che pesa come un macigno, di nuovi “colpi di mano” dei briganti. L’obiettivo sembra essere quello di replicare le  “reazioni” di Acerno ed Olevano sul Tusciano dei primi anni post-unitari. E non si tratta solo di velleità. I nostalgici del “trono e dell’altare” sono ancora in maggioranza a Giffoni, Montecorvino Rovella, Acerno ed Olevano sul Tusciano e possono contare su sostegni insospettabili tra i proprietari terrieri e il basso clero, ma soprattutto su un’arma potente, ovvero la capacità “terroristica” della banda Cerino-Cianci. L’11 agosto del 1866 la banda capitanata da Luigi Cerino di Gauro si introduce a Montecorvino Rovella e compie un vero massacro. Nei pressi del Municipio giace il corpo crivellato di colpi del Sindaco in carica, il liberale Gaetano Maratea e di altri due amministratori comunali. Gaetano del Pozzo, assessore comunale e antico liberale di Gauro, il padre del famoso fotografo Raffaele Del Pozzo, – disseppellito dalla polvere della storia dallo studioso Ugo Di Pace- è gravemente ferito. L’omicidio del sindaco di Montecorvino è soltanto una vendetta personale di Cerino o è stato pianificato dai filo-borbonici ? Ci sono prove di una convergenza di interessi. Un omicidio su commissione? Può darsi. Numerosi documenti che saranno resi pubblici in sedi più prestigiose danno la misura del clima avvelenato che regna a Giffoni Valle Piana ma anche in altri comuni limitrofi, come Montecorvino Rovella. A lanciare l’accusa nei confronti dell’ex sindaco Mancusi che come abbiamo ricordato cinque anni dopo sarà sequestrato a Giffoni dalla banda armata di Gaetano Manzo, è il Maresciallo dei Carabinieri di Giffoni. Ma dal Comandante della Divisione di Salerno arriva una secca smentita:  “Ai rapporti dei Carabinieri, che riguardano Giffoni non si deve prestar fede se non dopo accurate informazioni perché il Preti è un uomo prepotente e spesso calunnia per vendetta. Giuseppe Mancusi è uno dei più ricchi proprietari della provincia, uomo onesto, antico liberale, dopo …per reati politici subì giudizio criminale ed il Procuratore Generale….per la morte. Quindi non può ritenersi né nemico dell’ attuale governo, e molto meno borbonico. Egli dimora in Napoli da dove ultimamente per fuggire il colera si recò in Salerno dove rimase, benché qui pure la malattia esistesse, e poi si recava in Giffoni per finire dai briganti dai quali più volte è stato minacciato, quindi neppure la minima ombra di sospetto può concepirsi, che egli favorisse il brigantaggio. Quando può dirsi sul suo conto è effetto dei partiti e degli odi privati dei piccoli paesi ”.

“Arrestate questi due scellerati!”

Dalla stessa Divisione di Salerno dei Carabinieri viene inviato al Prefetto “uno stato dei diversi accaniti manutengoli e famosi sostenitori dei briganti”, in particolare della banda Cerino-Cianci  dei quali si ritiene “assolutamente necessario l’arresto, perché pericolosi al Comune di Giffoni Valle Piana. Chi sono questi “pericolosi” cittadini di Giffoni inseriti in un elenco dei borbonici, manutengoli, camorristi e vagabondi di Giffoni Valle Piana? Ci limitiamo a fare solo tre nomi. Il primo nella lista “nera” è Lorenzo D’Andria, fu Giovanni Battista, di Giffoni, 42 anni, di professione Agiudicatorio, manutengolo; il secondo è Tommaso Naddeo di Pasquale, di Castiglione, 41anni, di professione Agiudicatorio, manutengolo. Scrivono i Carabinieri: ” Sono sempre stati i veri sostenitori del brigantaggio nel Vallo di Giffoni e la banda Cerino è sempre stata reclutata nei suoi lavoratori. Il primo arrestato nello scorso anno come manutengolo della succennata banda a forza d’intrighi e di corruzioni ritornò in Paese più ostinato di prima per cui aumentò la banda con 4 di lui lavoratori cioè, due Verderame, Antonio e Domenico, Pauciello Donato, De Martino Vito. Protetto e garantito dal Sign.Rinaldi Raffaele di Salerno non cura né autorità né forza pubblica e prosegue arditamente ad essere il vero sostenitore del Brigantaggio riunito a tal Pugliano di Acerno e ad Naddeo Tommaso di Castiglione il quale tiene una lavorazione nella Contrada Pettine in quei boschi limitrofi a quelli di Serino. Costui epure un famoso manutengolo ed in intime relazioni con Cerino e Cianci ed ora contro il solito se ne stà nella suddetta lavorazione per avere più frequenti relazioni coi briganti i quali spesso si conducono ivi. Questi fatti sono convalidati dalle dichiarazioni del sequestrato Parilli e da quelle dei Briganti Procida Filippo e Verderame Domenico, non da quelle di Giochino Verderame e Carmine Paucello ed infine da altro del brigante Riccardo. Quindi è che per potersi sperare la distruzione del Brigantaggio devono essere arrestati questi due scellerati”.

Carpiniello Andrea: “Un borbonico sfegatato”

Il terzo della lista è Carpiniello Andrea, fu Francesco, negoziante di Giffoni, 45 anni, borbonico e manutengolo. Di lui si dice: “ E’ un borbonico sfegatato ed in strette relazioni col Capobanda Cerino dal quale ha ricevuto parecchie lettere. Questo è amministratore dei beni del Sig.Giuseppe Mancusi, e però noto pei sentimenti avversi all’attuale Governo, per cui sparge il malcontento contro il Governo e fomenta il Brigantaggio senza alcun timore perché essendo il Sig. Mancusi un ricco proprietario trova difensori e protezioni perché di lui amministratore, ciò che faceva la meraviglia di tutti perché si vede lo scandalo che i poveri sono arrestati ed i ricchi protetti dalle loro malvagità come si praticava ai tempi del Borbone”. I tre sono identificati come “i principali manutengoli della banda Cerino e Cianci i quali stanno continuamente nei boschi denominati Colla Pettine, Favale ed Infrattata addetti alla lavorazione dei Carboni e legnami. Essi giorni orsono avvisarono la banda dell’approssimarsi della Forza di quella Stazione di Giffoni e di quella di Serino col mezzo di segni e canzoni convenzionali. Essi sono essere pericolosissimi e si mostrano decisamente avversi all’attuale Governo contro del quale sparlano continuamente, spargitori di malcontento e pericolosi oltremodo alla P.S. I medesimi sono altresì pagati dai capibanda per riferire loro tutti i movimenti della truppa e Carabinieri, come infatti la mattina del 14 stante, essendo partiti i Bersaglieri distaccati in Giffoni ,Montecorvino ed Acerno, furono visti a portarsi nei cennati paesi e dopo essersi assicurati della partenza della truppa ripartirono per le montagne ad avvisare Cerino di tali movimenti ”.   La banda Cerino è la più “permeabile” alle pressioni dei filo-borbonici e la più determinata a condurre una lotta senza quartiere, seminando morte e distruzione in tutto il comprensorio.

L’attentato al Sindaco di Montecorvino Rovella provocò un profondo trauma in tutto il comprensorio. Per dare una testimonianza del terrore suscitato dal blitz di Cerino a Montecorvino Rovella riportiamo per i nostri lettori, che sappiamo essere i più colti e preparati del comprensorio, il commento del Pretore Aquila del Mandamento di San Cipriano Picentino.

“Il Paese è caduto nel più desolante abbattimento…”

“Dopo l’ardimento della banda Cerino che si manifestava nel colpo ..in Montecorvino Rovella, questo paese è caduto nel più desolante abbattimento, e non senza ragione, perché si fanno sentire delle voci di minacce da parte dei briganti ,i quali credo stiano meditando un altro colpo anche in questi luoghi. E’ sicuro  è da qualche giorno che vuolsi sicuri veduti in prossimità del paese, in quei siti stessi ove la gente era solito andare al passeggio. Questo Sindaco non ha mancato spedir subito la forza e andare egli stesso, ma nulla si è acclarato. Però è da riflettere questo paese epur diviso in mille punti, e da mille vie vi si può penetrare e sortirne prendendo immantinente la via dei boschi, che formano a rigor di termini, le mura del paese. Può quindi supporsi, e con fondamento, che i briganti mentre cerchino di far riunire la forza in un punto, e poi dal lato opposto penetrino nel paese. Necessità quindi assoluta e celere al mio credere è che s’inviasse qui un forte drappello di una forza qualsiasi, perché la guardia nazionale con tutto il suo buon volere non può giungere, atteso il meschinissimo numero al quale è ridotto per la chiamata sotto le armi dei migliori e più volenterosi che la componevano. D’altra parte i carabinieri che qui sono, non si trovano mai in paese, uscendo continuamente in perlustrazione o in giro per affari di giustizia. Non è da trascurarsi anche, che qui vi sono dei tristi, i quali amerebbero farsi qualche trambusto e questi rendono più ardimentoso il vile ardimento dei briganti. Dippiù è già noto che a V.S., come nel 17 Maggio ultimo si desse in campagna e nella comitiva Cerino un tal Filippo Procida di questo Comune. Anche gli onesti cittadini intimiditi si sono rintanati sospendendo qualsiasi lavoro, in modo che gli operai languiscono. Dal complesso di tutte queste idee argomenterà la S.V. la triste posizione di qui, e son certo che farà compiacente disporre l’invio qui della chiesta forza per tutela della pubblica sicurezza. Queste cose ho creduto riferirle, onde qualunque siano gli eventi possa io essere esonerato da qualsiasi responsabilità”. Il pretore Aquila.
Montecorvino 25 Settembre 1866

Pasquale Budetta, un Deputato Borbonico?

“Pria di lasciare questo Comune e condurmi alla novella mia destinazione, credo mio dovere confidare alla S.V. Illma tutto quello che mi è riuscito di sapere su questo Comune e le cose che credersi utile praticarsi qui, onde ottenere il desiderato scopo di liberare queste contrade dalla funesta piaga del brigantaggio. Il Comune di Montecorvino è composto dei Villaggi Rovella, Marturano, Gauro, Maranci, Chiarielli,Votrici, Mulinari, Cornea, S.Eustachio, Serroni , S.Martino, Nuvola ed Occiano, i quali sono chi più chi meno lontani da Rovella che è il Capoluogo.
I Villaggi Gauro, Maranci, Votrici e Cornea sono messi alle falde delle montagne di questo Comune, che confinano con Giffoni e con Acerno, ed Occiano è situato in luogo recondito alle falde del Montagnone detto di Ornito,che comincia dalla contrada Sarduni e finisce nel luogo detto Castello. Di questi Villaggi i più sospetti di connivenza coi briganti sono quelli denominati Gauro patria del Capo Banda Cerino, Votrici luogo nativo del brigante Vassallo, ed Occiano ove Cerino ha estese relazioni, ed i luoghi più frequentati dai malfattori sono il bosco Faragna e le montagne di Gauro, nonche i luoghi detti Foresta, S.Benedetto, Pazzullli, Serruni, e le contrade Castello e Madonna delle Grazie.
In tutti i sudetti Villaggi il partito Borbonico è in maggioranza, e ve ne sono taluni operatori che cospirano arditamente. Costoro sono il Sig.Antonio Giudice Matteo che è ora più pericoloso perché per essere più libero se ne stà in Salerno, il Sig.Giovanni Vicinanza, Giuseppe, Matteo e Nicola Iorio, i Cerino Giovanni, Francesco e Pasquale, nonche il Parrocco Bassi; e da Montecorvino son partiti gli ordini per la reazione consumata in Olevano,ed in Acerno tanto che nel processo all’uopo redatto, è comprovato che il Sig. Giudice Matteo ne fu il promotore.
Per opera dell’anzidetto partito retrivo tutti i soldati dell’Esercito Borbonico si sbandarono e scorsero la campagna commettendo furti e grassazioni, e fra essi eranvi il Cerino ed il Vassallo e costoro venivano protetti e garantiti dal Sig.Pasquale Budetta ,il quale essendo Sindaco non volle mai farli arrestare, e si contentò di dimettersi piuttosto che curare l’adempimento dei propri doveri.
Fatto Sindaco lo sventurato Sig.Gaetano Maratea diede loro una così attiva persecuzione che molti si presentarono, e gli altri furono arrestati; e di essi parecchi furono assicurati alla giustizia nella masseria dei fratelli del Sig.Pasquale Budetta e fra costoro i noti Alessandro Paraggi e Giuseppe  Pecoraro e Biagio Mellone uomini tristi oltre ogni credere, ed i due primi rubricati nel processo per i luttuosi fatti consumati  qui nel dì 11 dello scorso Agosto.
Dei detti sbandati i sudetti Cerino e Vassallo si disertarono e gli altri compirono la loro ferma, e ritornarono più tristi di prima e divennero manutengoli e sostenitori del brigantaggio. Il  Cerino si unì prima colla banda Giardullo e poi divenne Capo Banda, ed il Vassallo facendo dire che erasene andato in Austria, si diede in questo tenimento, unendosi quando occorreva colla banda Manzo o con quella di Cerino, protetto nel Villaggio Votrici ,e dimorando nelle masserie dei sudetti fratelli del Sig.Pasquale Budetta ,cosa nota a molti del paese e confermato da questo funzionante da Sindaco.
Stando quindi il Vassallo qui ed avendo le bande Manzo e Cerino qui i capi del partito Borbonico ed aderenze e protezioni non vi commisero alcun reato e così doveva avvenire quando in questo tenimento vi avevano sicuro ricovero e quello che loro occorreva principalmente dai proprietari che hanno le loro masserie nelle contrade Serruni, S.Benedetto e Pazzulli, luoghi di loro continuo passaggio, e la prova di ciò sta nel fatto che i proprietari che hanno ivi le masserie se ne stavano tranquilli su luoghi pericolosi , ove si conducevano soli e senza scorta; ed onde asssonare le Autorità questi Signori accusavano e sparlavano dei naturali dei Comuni di Acerno e Giffoni, nell’atto che i briganti avevano qui i loro manutengoli ed ogni maniera di soccorso.
Oltre i detti sbandati vi sono qui degli uomini tristi oltre ogni credere, fra i quali Davide Ferrara, Francesco Palermo, Domenico Paparella, Forlonio Giuseppe e Michele Mellone ed altri simili, i quali sono stati sempre protetti dal sudetto Sig.Pasquale Budetta, il quale nel mentre era Deputato al Parlamento e Consigliere Provinciale, è stato in intimi accordi col partito Borbonico e coi manutengoli dei briganti,  i quali per di lui opera sono stati coperti da impunità, causa vera dei mali che hanno afflitto questo Comune e dei partiti in cui è diviso. Egli ha protetto anche i tristi degli altri Paesi e nella di lui casa si son visti sempre i più perversi del vicinato tra i quali notai Sansone di Acerno, Cristofalo Delle Provi di Olevano, il Vicario Verrioli , e tanti e tanti altri, e fra costoro i frati di questo Convento, che sono stati da lui protetti e sostenuti qui.

Così cominciarono le cose finchè giunsi io qui, perché al mio arrivo qualche antico amico e gli onesti liberali mi si avvicinarono e mi fu palesato che il brigante Vassallo era con Cerino, che spesso si recava in questo tenimento e precisamente nel bosco Faragna, nelle Ische, ove avvi un di lui podere, e nella Crogna, per cui feci il possibile per colpirlo, ma veniva sempre avvisato , assicurandosi che il Vassallo era in Austria e che qui non vi erano manutengoli finche non fu sequestrato  Francesco Turco, perché allora tutti mi diedero ragione.
Fatta allora la luce si cominciò a perseguitare davvero la banda ed il Vassallo, e d’accordo col Sindaco Sig.Maratea e col Sig.Del Pozzo Gaetano, il quale è stato il solo che ha perseguitato il Capobanda Cerino, dal quale fu gravemente ferito, e d’accordo si procurò l’arresto dei manutengoli sia di Cerino che di Vassallo, si formò lo stato dei reazionari e delle persone sospette, si fecero chiudere le bettole nel Villaggio Gauro e si cominciò una viva persecuzione ai briganti ed ai loro protettori e da ciò il concerto di uccidere il sig.Maratea, me, ed il ripetuto Sig.Del Pozzo, menato in atto nel dì 11 detto Agosto, che deve considerarsi come una vera reazione Borbonica Brigantesca.
Il Paese ora, come lo è stato per l’addietro, diviso in due partiti, uno Borbonico capitanato dai Signori Budetta succennati, e dal Sig.Antonio Giudice Matteo, che è in gran maggioranza, e l’altro dei pochi liberali, fra i quali, i principali sono il Sig.Giovanni Punzi , il detto Sig.Del Pozzo, il Sig. Provenza, il Sig.Pizzulli, il Sig.Ambrogio Meo, ilSig.Francesco Mancini, il sig.Michele Vicinanza, i Signori Somma e Maratea Luigi ,la famiglia del Sig.Pompeo Minervini e pochi altri amanti da vero del pubblico bene ed amici del Regio Governo.
Io crederei cosa urgentissima togliere il provvisorio e nominare il Sindaco definitivo in persona del Sig.Del Pozzo, il quale ora ne fa così bene le funzioni e che non ha qui l’eguale; riorganizzarsi subito la Guardia Nazionale provvedendola di un buon Capitano Comandante che crederei dovesse essere il Signor  Michele Vicinanza; allontanarsi da qui e da Salerno il Sig.Pasquale Budetta, peste di questo Paese, il Sig.Antonio Giudice Matteo, il Sig.Giovanni Vicinanza, i Signori Giuseppe, Matteo e Nicola Iorio, i due ultimi dei quali sono cognati del cennato Budetta, Francesco Palermo, Antonio Provenza, il parroco di S.Martino Sig.Bassi ed il di lui fratello Padre Liguorino. Arrestarsi Luigi Vasso , ed il tristo Filippo Carucci, il quale è ora in molte relazioni con Vassallo e colla banda dalla quale riceve delle somme che porta in Salerno ai parenti dei briganti che sono in carcere; Antonia Vassallo zia del brigante che fu colei che fece sequestrare Francesco Turco, il padre e la sorella del Capobanda Cerino, Salvatore Crescenzo e Francesco Moccia di Montella qui domiciliati  certi manutengoli dei briganti e mandarsi al domicilio coatto gli arrestati Davide Ferrara, Domenico Paparella, Nicola Iorio e Giuseppe Pecoraro, i quali son protetti dal succennato Sig.Budetta, principalmente il Pecoraro, che è il più tristo di tutti ed è il più intimo confidente dell’anzidetto Sig.Budetta, che essendo Consigliere Provinciale sta intrigando per salvarlo; e tutti gli altri arrestati di Gauro.
Far dimettere dalla carica di rivenditore di generi di privativa il Sig.Foglia Francescantonio che è un accanito manutengolo e provvede la banda di sigari e tabacco.
Piazzarsi un posto con un buon numero di soldati a…..luogo di continuo passaggio dei briganti e rimettersi  il distaccamento in Gauro, da dove escono i viveri e le relazioni per la banda.
Ed accarezzarsi la classe degli artisti di questo Comune, che son quasi tutti liberali e sinceramente amici del Regio Governo perché nella loro cooperazione si potranno fare buonissimi affari”.
Il delegato di P.S. Gio:Vecchi

P.S. Mancano ancora sei capitoli a questo dossier sul brigantaggio nel picentino che sta avendo un certo successo a giudicare dai contatti, dagli inviti a partecipare ad eventi, iniziative e dibattiti sul tema specifico e dalle numerose e-mail di apprezzamento che ci arrivano dai lettori il cui contributo è di grande utilità per la nostra testata. Segni inequivocabili e graditi che indicano una crescente autorevolezza del nostro lavoro giornalistico. Terremo conto dei vostri suggerimenti e anche delle osservazioni critiche se ci saranno. Ringraziamo, per tutti, il Comando Territoriale regionale dell’Esercito che ci ha invitato a Teano per l’inaugurazione di un monumento ad Anita Garibaldi .    
A conclusione di questo lungo viaggio storico, in parte inedito, saranno rese note le fonti storiche e iconografiche ed eliminati gli errori di confusione, i refusi e qualche inesattezza dovuta all’interpretazione di documenti di difficile lettura. Grazie per l’attenzione e continuate a privilegiare la qualità dell’informazione. (Walter Brancaccio)

fonte

http://www.promemorianews.org/dossier/brigantaggio_8.html

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