“FABRIZIO RUFFO RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE DI NAPOLI” scritto da Barone Von HELFERT Vol. Terzo (VII)
DOCUMENTI
SCELTA DEI DOCUMENTI
La più parte delle lettere che seguono son della mano della regina, la cui scrittura è tanto singolare che Raffaele Palombo non manca di fargliene un nuovo carico. Infatti negando egli a Carolina qualunque bontà e delicatezza d’indole e di sentimento, osserva che ciò apparisce persino dal governo che nelle sue lettere ella facea della lingua: «faceva strazio di tutto, anche della lingua e dello stile» (pag. 76 ann.); e riporta nell’appendice, come francamente confessa nella prefazione a pag. XII, le lettere di lei testualmente al solo fine «che il lettore vegga il grado di coltura di colei che scrivevate.» È vero che, disposto a indulgenza, egli conviene, doversi ciò attribuire al non esser Carolina nata italiana; ma con nuova villania soggiunge, avere le nebbie settentrionali impedito che «la dolcezza della nostra lingua avesse efficacia su lei, come impedirono pure che il suo cuore si nobilitasse.»
Io mi permetto invece di osservare le seguenti cose. In primo luogo vorrei sapere se il sig. Palumbo parla e scrive, oltre la lingua materna, due lingue straniere, come la regina Carolina, oltre il tedesco, parlava e scriveva il francese e l’italiano. Se egli non sa, bisogna convenire che sta per questo rispetto di gran lunga indietro a colei che ingiustamente accusa. Ma quand’anche ei rispondesse affermativamente alla mia domanda, dovrebbe tuttavia pensare che non è sempre una prova di rozzezza intellettuale o di scarsa cultura il non saper trattare con egual sicurezza tre ortografie tanto diverse fra loro quanto la tedesca, l’italiana e la francese. Se finalmente rammentiamo che a quei tempi persino alti e cospicui uomini vi furono, i quali neppure la loro propria lingua correttamente scrivevano, la galanteria ci tratterrà dal farne carico a una donna, che come madre e come principessa era occupatissima, e oltre a ciò scriveva in mezzo ad avvenimenti che le eran cagione di continue commozioni. Che ella fosse capace di scriver meglio di quel che ordinariamente faceva, lo dimostra il confronto fra le sue lettere all’imperator Francesco e quelle all’imperatrice sua figliuola. Nelle prime bada di più non solamente alla scrittura e alla punteggiatura che, come spesso apparisce, correggeva nel rivedere lo scritto (532), ma anche alla forma e alla sostanza del componimento, ch’è più elegante, più adeguato al soggetto e condotto con la mente piuttosto che col cuore. Persino le comunicazioni intorno a cose di famiglia sono ivi trattate meglio, mentre scrivendo alla figlia intorno ad argomenti femminili ella parla con una disinvoltura e una crudezza che non farebbero torto a Emilio Zola.
Là dove Maria Carolina è trascurata, il lettore severo trova molto da apporre. Alcune cose si spiegano dal tempo in cui scrive: evenemens, enfans, parens per événements, enfants, parents; oi per ai; connoître, étoient, faiblesse, française ec; aurés, devés ec. per aurez, devez; spesso y per i: mary, yey, loy, aussy. A ciò si aggiungano bizzarrie particolari d’ogni maniera: così per es. quasi sempre cella per cela; merr per mer; conter, contant per compter, comptant; scambia spesso et con est, e anche est con aie. Non di rado scrive a orecchio: j’ai quittez la ville, autant per òtant, canaux per canots; l’armée que les cinq généraux attendoit et en parti organisoit ecc. Sbagli che nascono da mancanza di attenzione occorrono sotto tutte le forme. Come donna si è avvezzata per es. ad abusare del femminino: le courrier n’est point encore arrivée, votre pere est sortis, pour ne point avoir l’ennemie a nos frontières. Scrive: Dieu auxquels je les recommande, pensando forse al numero de’ suoi figliuoli. Così pure: au millieux per milieu; conjuga soutena invece di soutint; l’honneur ne se raquere plus invece di racquiert, e via discorrendo.
Anche altri indizj della sua distrazione appariscono; per es. scrive: Naples ce 18 mars 1799 in un tempo che da più di tre mesi e mezzo si trovava a Palermo.
Quello che rende difficile la lettura delle lettere scritte in fretta da Carolina è la quasi assoluta mancanza di accenti: deja, tres; in modo da confondere talora il senso, per es. porte per porté; inoltre la mancanza di punti sull’i, di apostrofi ec. Oltre di che accozzando insieme parecchie volte le parole (aste per a étè, jen per j’en), e servendosi di un alinea rarissimamente, e di una pausa soltanto se passa da un oggetto all’altro, ne segue che spesso pagine intere offrono un aspetto uniforme, come se formassero un sol periodo senza interruzioni nò parentesi. Tali trascuratezze divennero con l’andar degli anni sempre peggiori; le lettere fra il 1813 e il 1814 sono orribilmente scritte, contrarie a tutte le regole dell’ortografia, confuse nel senso, piene di ripetizioni, e via discorrendo.
Adoperando ella nel pensare e nel conversare tre lingue, e forse anche quattro se vi si comprende la spagnuola, le accadeva nello scrivere di oltrepassare talvolta i confini di ciascuna. I più rari sono i germanismi: je fie sur votre amitié, le throne du roi, souverainite, j’ai ete assez bien a Palerme vu egards les nerfs, ec. Frequentissimi nello scrivere il francese le occorrono gl’italianismi, il che facilmente si spiega poiché l’italiano aveva tutti i giorni più spesso negli orecchi. Cosi scrive artiglerie, secature, meilleurer, segretaire, affretter, la force française plombe sur nous, je l’ai supere e simili. Nel suo ultimo viaggio del 181314 è notevole come essa italianizzi i nomi turchi e slavi. Nel mar nero cerca rifugio nella rada di Cagliare (Kali Akra); da Padolia la troviamo a un tratto con sommo nostro stupore in Dulcigno, e ci accorgiamo poi che vuol intendere Tulczyn, magnifico possesso della contessa Potocka. Il contrario, cioè che adoperi gallicismi scrivendo italiano, le avviene rarissime volte; ne ho osservato un solo esempio, dove parlando del Caracciolo scrive: «credendo che un simile Forban per mare possa essere pericoloso.» Talora incorre in qualche costruzione spagnuola: vos lettres ont consterne a nous tous. Del resto non si perita di crearsi da sé le parole, per es. trideum, cherissime ec. Anche dal dialetto napoletano e siciliano accatta voci qualche volta, come paglietto per avvocato.
Non meno del modo di scrivere dà da fare il suo modo di esprimersi; salta da una cosa all’altra, talché il lettore, se non vuol farle torto, deve riempire i vuoti. Così scrive il 28 di aprile all’imperatrice: je crains d’un jour a l’autre un massacre dans la ville, inutile et que je voudrois empecher, epargner au moment du besoin; dove nella seconda parte non intende parlare del massacre, ma di una sollevazione de’ suoi fedeli contro gli avversarj. Simili rapidi passaggi di pensiero, non bene significati dalla penna, s’incontrano di continuo nelle sue lettere. Né si può fare a meno di notare che quelle alquanto lunghe debbono essere state per lo più scritte a pezzi e bocconi. Spesso lo avverte essa medesima: jygnore ou jen etois et recommence ma triste narration. O apparisce una diversità d’inchiostro e di penna, e se ne deduce che la lettera fu interrotta e poi ripresa, il che spiega le molte ripetizioni di pensiero e di frasi.
Caratteristico per lo stile di Carolina è il rinforzare ch’ella fa o chiarire un pensiero col far seguire immediatamente l’una all’altra due o tre parole. Così, per esempio, nel novembre e dicembre 1798 chiedendo ajuti all’imperatore e all’imperatrice ella scrive: puisse le ciel vous benir eclairer; e altrove: je conte a votre loyaute verite. L’11 di dicembre descrive l’amor conjugale del suo primogenito e afferma con assoluta sicurezza ch’egli neanche col pensiero è infedele alla moglie: beaucoup moins de fait regarde approche ecc. A sì fatta copia dicendi il lettore si avvezza presto, perché la scrittrice ne fa frequentissimo uso.
La più parte delle lettere di lei — e tutte quelle del re — sono scritte al modo comune, non adoperando ella scrittura segreta se non in congiunture difficili, allorché temeva che il corriere potesse cadere in mano del nemico insieme coi dispacci commessigli. Così una volta, nella prima metà del novembre 1798, ella scrive: «Je n’ose le faire en clair car quoique l’home soit de’ toute surete il doit trarerser toute l’Italie,» La sua scrittura segreta non era in cifre; essa si valeva di sugo di limone, per modo che i caratteri, allo scrittore invisibili, risaltavano giallognoli all’occhio del lettore che a un luogo caldo li avvicinasse. Impiegava le cifre soltanto a fine di ingannare la temuta indiscrezione: allora scriveva per lo più nella prima pagina sola in righe molto spazieggiate e con inchiostro ordinario numeri di una o più cifre sino a quattro; e sopra o fra quelle righe chiaramente leggibili vergava il vero testo a prima giunta invisibile. Nelle lettere scritte con sugo di limone occorre talora la stessa parola ripetuta di seguito due volte, poiché forse la scrittrice, alquanto interrotta, non potendo rileggere lo scritto non sapeva a che punto fosse arrivata della frase che in quel momento scriveva.
Nel riprodurre le lettere scelte che seguono mi sono conformato all’esempio di autorevoli predecessori, e per uso del lettore, a cui importa conoscere il contenuto e l’espressione del pensiero, ho recato a compimento ciò che la scrittrice in fatto di segni o accenti trascurava, ovvero ciò che in materia di ortografia francese o italiana dimenticò. Così nelle parole del resto come nella costruzione di esse non di rado assai strana non ho cambiato che ben poco.
Le lettere del re non abbisognano quasi punto di correzione, come quelle che per lo stile e pel processo delle idee dimostrano chiaramente come a quel monarca non mancassero di certo le doti necessarie all’adempimento dell’ufficio che la Provvidenza gli aveva assegnato. Dalle lettere contemporanee di Ferdinando e di Carolina apparisce in primo luogo quanto entrambi fossero d’accordo nel giudicare le condizioni delle cose e le ragioni determinanti delle azioni e imprese loro; e in secondo luogo come il re sin dal principio fosse informato dell’essere l’imperatore Francesco avverso a una affrettata apertura delle ostilità contro la Francia; il che, come già fu osservato, riduce al nulla il mito del Ferreri, a disfavore della regina e dell’Acton inventato.
Di grandissimo interesse certamente sarebbe il possedere anche le lettere dell’altra parte, e metterle al luogo conveniente fra quelle della regina; ma ciò, come per la corrispondenza di Fabrizio Ruffo, cosi anche per questa e per lo stesso motivo non è possibile. Soltanto in minima parte ci porgono un compenso le copie che l’imperatrice in momenti di maggiore importanza, sia per proprio impulso, sia per consiglio dell’imperatore, prendeva di propria mano e conservava delle lettere che mandava a Napoli. Ne riporto alcuni esempj in istampa e in facsimile. E riporto anche in istampa un esempio dei ragguagli diplomatici officiali, che per disgrazia non sono senza interruzioni, poiché molte mancano fra quelle relazioni che il Cresceri mandava all’imperial ministero degli esteri intorno alle condizioni e agli avvenimenti di Napoli dalla fuga della famiglia reale fino alla partenza di lui per la Sicilia. Nella nota a pag. 44-45 abbiam già fatto osservazioni sul contenuto e sul valore di sì fatti documenti.
Fra le lettere riprodotte in facsimile ha il primo luogo quella dell’11 di Ottobre 1798, nella quale il re comunica con ringraziamenti all’imperiale suo genero la venuta del general Mack a Napoli. Ma la vera e propria scelta delle lettere stampate comincia col novembre del 1798; e a me sembra opportuno di dare un prospetto compiuto di esse con l’indicazione del luogo e del mese. Alcune di quelle della regina, mancando di data, non possono esser messe in ordine; ma oltre all’esser poche di numero — cinque o sei all’imperatrice nell’anno 1799 — sono anche quasi tutte brevi e di nessuna importanza.



Ci resta da dire qualche parola dei facsimili.
Il primo è di quella lettera dell’11 di ottobre 1798, della quale poco più su discorrevamo; il facsimile ne riproduce la prima pagina; sulla seconda si trova soltanto la chiusa con la firma Ferdinando B (Borbone); poi un breve poscritto: «Vi acchiudo una lettera, che in punto mi a portato Mack, pregandomi di rimettervela.»
Il secondo e terzo son tolti da lettere della regina dell’11 di gennajo 1799; quello riproduce tutta la lettera scritta con caratteri ordinarj, questo la prima pagina di un’altra scritta «in cifre,» come la regina nel P. S. osserva. Del valore delle cifre come semplici figure abbiamo dianzi parlato. Poiché i caratteri invisibili non divenivano appariscenti se non per un processo di riscaldamento artificiale, il lettore deve immaginarsi giallognola la carta su cui si facevan risaltare le righe d’un giallo più cupo, mentre fra quelle le cifre erano vergate in nero; qua e là poi macchie di un giallo più carico o anche qualche pezzetto bruciacchiato, laddove la imperatrice nel riscaldare il foglio passava alquanto la misura.
Il quarto finalmente è tolto alla prima pagina d’una copia, che l’imperatrice Teresa conservò d’una sua propria lettera del 4 di marzo 1799 diretta a sua madre.
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Caserta 6 9bre 1798.
Figlia Carissima. Nel participarti il felicissimo parto di Clementina, che non à voluto far torto alla famiglia, incominciando con una femina, profitto dell’occasione di questa spedizione per darti le mie nuove e della famiglia.
Clementina dunque dopo un regolarissimo travaglio per una primarola diede felicemente alla luce jeri sera alle nove meno un quarto una superba piccinina, forte robusta e di ottima salute, tutto il resto andò anche con somma regolarità, ed avendo tranquillamente riposato l’una e l’altra, oggi stanno benone, e tutta la famiglia consolatissima, come son sicuro lo sarete Voi in ricevere una così lieta notizia. 0l’altri anche stiamo bene, Mamma andandosi sempre più rimettendo, avendoli sommamente giovato l’aria di questo sito, dove rimarrà durante tutto il puerperio di Clementina, e poi si ritirerà forse a Napoli, dove io fui avant jeri per raccomandarmi al glorioso nostro gran Protettore S. Gennaro nel ripartirne che feci jeri per ritornar qui, giacché dopodomani coll’ajuto di Dio parto per andarmi a metter alla testa delle mie Truppe, che avrei ben desiderato avessi visto partire per andare al campo dove saranno tutte riunite per dopo domani: l’allegria, lo spirito marziale e buona volontà dimostrata in tal circostanza, a fatto piacere a tutti.
Vado dunque pieno di fiducia nella Divina Misericordia del Signore, che guiderà i miei passi e proteggerà le mie operazioni, non dirette certamente da secondi fini, ma puramente al ristabbilimento della S. ma nostra Religione, del buon ordine, ed alla sicurezza presente e futura dei miei Stati e famiglia. Come vedi in tal circostanza, innumerabili saranno le mie occupazioni, perciò se non avrai dirittamente le ulteriori mie nuove, le avrai da Mamma, quando però potrò scriverti non mancarò di farlo; in tanto dando a te e a tutta la tua famiglia di tutto cuore la Benedizzione, teneramente abbracciandoti, sono il tuo Affezzionatissimo Padre
FERDINANDO B.
CONTROLLARE NOTA (533)
Ma bien chère fille, je vous ai écrit aujourd’hui par le courrier extraordinaire, je le répète encore, car on ne peut savoir les événements et si ce courrier n’est pas retardé ou empêché.
Je vous donne part encore ici de’ l’heureux accouchement de’ votre Belle- Soeur en moins de’ 3 heures de’ travail d’une jolie saine quoique petite fille, elle se porte Grâce à Dieu à merveille, de même que son enfant qui s’apelle Caroline (534), elle a grand appétit, a pris deux bouillons et est entièrement rétablie, voilà la plus intéressante des nouvelles.
Nous avons le brave Nelson de’ nouveau ici, qui a pris l’isle du Gozzo et les forts à Malthe, y a mis pavillon napolitain et portà l’infame Tricolore au Roi ce matin. Votre cher Père part après demain pour l’armée, cela vous dit tout ce dont je me tais, mais ressens au delà de toutes expressions. Nous attendons un courrier avec le plus vif empressement pour savoir quel sort nous attend. J’ai l’âme extrêmement noire et triste, mais suis pour la vie votre attachée Mère et amie
Le 6 novembre 1798.
CHARLOTTE.
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S. Germano 12 9bre 1798.
Figlia Carissima. La tua affettuosa lettera del 19 dello scorso per l’ordinario ò ricevuto, ma il Corriere proveniente da Londra che mi accennate non è encora giunto, credo a motivo del tempo, e mi tiene in somma agitazione, interessandomi sommamente il contenuto delle lettere che recar ci deve, specialmente nelle attuali circostanze. Godo intanto infinitamente di sentirti in perfetta salute, non ostante il freddo che avevate, straordinario per la staggione. Qui abbiamo avuto in questi giorni un tempo piovoso ed umido; grazie a Dio però stiamo bene. Mamma venne avant’jeri e potrà dirti con meno passione di me, e senza prevenzione alcuna, lo stato delle Truppe e di tutt altro attinente a questa armata del centro, dalla quale non differiscono le altre due e corpi distaccatti. Se il Signore vorrà che ci proviamo coi suoi nemici spero che ci faremo onore. Conservati, Figlia Cara, mentre teneramente abbracciandoti e dandoti la S. ta Benedizzione sono il tuo Affezzionatissimo Padre
FERDINANDO B.
In punto che ero per chiudere questa mattina 13 giunge il Corriere proveniente da Londra, e ricevo la tua lettera del 19 dello scorso dalla quale l’unica cosa consolante che rilevo si è l’ottimo stato di tua salute, il Signore ti conservi sempre cosi unitamente a tutta la tua famiglia.
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Ma bien chère fille, j’ai reçus vos lettres du 12 du 19, tant par la poste que par le courrier ce matin arrivé. Votre double Belle- Soeur se porte bien en couches, elle nourrit et réussit à nourrir très bien son Enfant; son mari souffre toujours de’ rheumatisme au bras et jambe, tous les autres se portent bien. Pour moi je suis depuis samedi à San Germano au Quartier Général, j’ai vus nos belles et bonnes troupes et en ai été infiniment contente. Hier on a eu une manoeuvre à feu de’ m/24 (24 m.) hommes et cela est très bien allé. Le temps est bien peu favorable, une pluie et humidità continuelle qui est bien malsaine. Je me sens contente d’être ici, mais cela ne durera guères, j’ai l’ame très noire et après la reçue de’ ce courrier infiniment plus. Adieu, puisse le ciel vous bénir éclairer, et croyez moi pour la vie votre bonne Mère et amie Le 13 9bre 1799.
CHARLOTTE M. P.
(Quel ohé segue scritto con sugo di limone).
Je ne puis vous assez dire combien vos lettres ont consterné à nous tous, en vovant le peu d’envie et d’apparences que Sa Majestà l’Empereur veuille faire la guerre. Nous sommes actuellement dans la dure crise de’ ne plus pouvoir nous en dispenser. Menacés de’ tous les parts par les Français, jusqu’à l’avoir dit à notre Ministre à Paris, à avoir déjà envové quatre Généraux à Rome qui forment et attendent encore d’autres troupes, nous sommes à la veille d’étre attaqué chez nous dans une frontière énorme sans places et à 5 postes de’ la Capitale, ce qui mettrait la confusion et le désordre général. Ainsi il faut sortir, et avant la fin de’ 9bre nous serons à Rome sûrement, sauf qu’ensuite, assurée du còtà de l’Empereur ne vovant aucune démarche pour être attaquée, toute la force française plombe sur nous et nous écrase. Nous avons une petite et non aguerrie armée, quoique pleine de’ bonne volonté, si nous serons écrasé nos moyens et dépouilles serviront à ruiner l’Emp. qui ne l’échappera point. Je vois bien noir. On a beaucoup tenu Conseils, mais dans le Bureau. Il faut mourir avec honneur et c’est notre cas. Ainsi contez et dites bien à votre mari que nous sortons, il faut compter sur sa lovautà alliance secours, mais si nous avec toute notre innocente famille serons écrasé comptez que vous le serez après nous. Quand vous recevrez cette lettre nous serons de’ force ou bongré à Rome et notre sort sera commencé et décidé. Vous pouvez juger de’ mon état, Dieu seul le sait, aussi en lui seul je confie voir votre cher Père sortir avec une bien décidée mais petite armée, risquer d’étre opprimé pour périr de’ son zèle, honnêteté, désintéressement, je fie en Dieu, à vous autres pourvu que ce ne soit trop tard. Je vous embrasse, bénis, et suis votre triste mais attachée Mère et amie.
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Ma bien chère Enfant, vous n’aurez que peu de’ lignes de’ moi pour ne manquer aucune poste, car dans la semaine on va vous expédier un courrier. Je suis encore à San Germano au Quartier Général avec votre cher Père, mais j’en partirai dans peu avec une douleur et la mort dans le cœur. Je hausse les veux au Ciel et ne fie qu’en lui. Nous avons un temps affreux humide, pluie journalière continuelle, enfin toutes les fatalités. Votre cher Père se porte grâce à Dieu bien, que Dieu le conserve pour le bonheur de’ ses sujets famille et de moi. Je suis très triste, vous y contribuez en grande portion, mais Dieu le permet ainsi, qu’il veuille avoir pitié de’ nous. Votre Belle-Soeur se porte grâce a Dieu bien et continue à nourrir sa petite. Mes compliments à votre cher mari, j’embrasse et bénis les chères Enfants et suis pour la vie, vous priant de’ prier et faire prier Dieu pour moi, votre attachée bien que très triste Mère et amie Le 20 novembre 1798.
CHARLOTTE.
S. Germano 22 9bre 1798.
Carissimo Genero! È giunto il momento forzoso in cui abbandonando le mie frontiere corro ad appoggiare la giusta ed indispensabile difesa del mio Regno, alle posizioni più rimote dalla mia Capitale, che sole presenta lo Stato Romano. La necessità di prevenire che l’Esercito francese, già accorso nelle provincie Romane con i nuovi Generali destinati ad invadere i miei Stati, non occupi con forza maggiore di quella già disgraziatamente concorsavi i punti principali, che di tutti i tempi gl’aggressori di questi Regni ed i difensori ugualmente hanno procurato di appropriarsi con premura, ma a costretto a sollecitare la marcia delle mie Truppe: due settimane più tardi non sarei stato in grado di prolungare almeno per qualche tempo la mia esistenza. Questa, Figlio caro, è ora unicamente nelle Vostre mani. Se non mi difendete dall’invasione da tanto tempo decisa dei miei Regni, ed ora mandata in esecuzione in quanto alle operazioni di marcio di forze dalla Francia e di radunanze di Eserciti prossime alle mie frontiere, sarò perso con tutta la mia famiglia e distrutti i popoli a me affidati da ogni genere di sovvertimento, rovina e depredazioni. Coll’ajutarmi all’incontro, e con quella efficacia che è propria del Vostro Cuore, sentimenti e sana raggione, avrete la consolazione di salvare non solo una famiglia che vi è cotanto e così sagrosantamente come per genio unita; ma quella ben anche del Vostro Fratello alla di cui sicurezza accorro pure con i mezzi che ò potuto adoperare, per dargli tempo di poter evitare il colpo contro di lui e della sua famiglia meditato, ed a Voi, Carissimo Genero, il comodo di far adoperare sollecitamente i sostegni ed il braccio potente del Vostro Esercito in Italia: tra alcune settimane sarà decisa la mia e la Vostra sorte. La crudele e più che urgente necessità mi à costretto ad un passo che, se Iddio ha deciso contro di me, mi lascerà perire almeno con onore; quando all’incontro tra un mese o due non ero più in grado di presentare nei miei Regni la valida difesa che conveniva alla nostra salvezza. Gl’Inglesi per mare vegliano a cooperare a quella parte di sicurezza ed operazioni che dalla Squadra possono dipendere; ma in Voi, Figlio Carissimo, ed in Voi solo confido, e devo per tanti e ripetuti titoli confidare. Attendo colla massima ansietà le Vostre repliche a quanto reiteratamente ò fatto passare alla Vostra cognizione sulla sorte critica che mi sovrasta. L’avvicinamento dei Francesi a Roma ed Ancona, le leve forzose dello (535) Stato Romano e nella Cisalpina non mi anno lasciato ulterior scampo che la risoluta marcia del mio Esercito nello stato limitrofo, e verso la Toscana, per incontrar sempre il Vostro: senza questo appoggio ò terminato ogni mia futura esistenza, lo ripeto, e politica ed umana. Giudichèrete al ricevere questa, forse ultima lettera, della situazione in cui sono stato lasciato. Con onore però, e risoluzione degna di me e dei miei maggiori, conchiuderò una vita che troppe circostanze senza mia colpa anno crudelmente amareggiato. Il mio dolore, le mie inquietudini, i vivi voti che presento all’Altissimo per la Vostra felicità quiete e sicurezza, mentre vi prego a credermi sempre lo stesso Vostro affezzionatissimo suocero
FERDINANDO B.
Mon bien cher fils et neveu, vous serez informé par la lettre du Roi mon Epoux, comme par les dépêches, du motif de’ cette expédition. Tout ce qui nous parvient de’ toutes les cotés d’Italie, Paris, de menaces contre nous, le danger imminent du Grand Duc, la lettre qu’il en a écrit au Roi, les Généranx français déjà arrivés à Rome pour attendre et former leur armée, la réquisition en masse ordonnée en Romagne, enfin toutes les vues hostiles contre nous et qui nous menacent d’étre attaqués chez nous, tout ceci ensemble a forcé mon cher mari à rassembler son armée à la faire camper. Il espérait d’un moment à l’autre d’avoir de’ vos nouvelles après les pressantes lettres qu’il vous a écrit, mais les circonstances devenant toujours plus impérieuses, le danger du Grand Duc si inévitable, vous même déjà heureusement entré aux Grisons et Coire, il a cru ne devoir et pouvoir plus attendre et va entrer demain avec l’aide de’ Dieu en différentes colonnes en l’État du Pape. J’ai passée avec lui dix à douze jours au Quartier Général, et c’est aujourd’hui qu’avec une douleur qui ne se peut que sentir mais jamais exprimer je l’ai quitté, le bon Époux Père et Souverain. Vous avez actuellement dans vos mains la destruction de vos Beaux Parents Oncle Tante et amis, de’ deux Royaumes superbes, de’ 7 millions de’ tranquilles et paisibles habitants. Si vous retardez en Italie toute la force française plombera sur nous et nous serons écrasé, et ce sera par les mains les plus chères à nous que nous aurons été sacrifiés. Mais je compte à votre lovautà vérité, que vous nous aiderez avec toute l’énergie nécessaire. Ainsi c’est entre crainte et espérance que je vis, souhaitant bien d’apprendre bientôt des encourageantes nouvelles. Nos troupes son pleines de’ bonne volontà zèle, mais nouvelles, soldats ni officiers ont jamais été au feu, ainsi il faut redouter les événements. Vous pouvez juger de’ mon état: mon cher Mari éxposé à une guerre de’ traître où tout est à craindre. Enfin je ne puis que humblement prier Dieu qu’il daigne nous préserver de tout mal, je compte toujours sur votre assistance efficace sans laquelle nous serions perdus et perdus par votre main. — Votre Soeur se porte très bien, de’ même que sa chère petite quelle a voulu, mais pas pu nourrir. Adieu, je recommande à votre lovautà attachement notre existence et tout, et croyez moi bien triste mais tendrement votre bien attachée Belle-mère Tante et amie
le 22 novembre 1798.
CHARLOTTE m. p.
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Ma bien chère Enfant, je vous écris de’ Naples où je me trouve depuis 5 jours, étant venue le 23 pour assister au trideum pour les armes de votre cher Père qui est sorti le même 23 de’ la frontière. Jusqu’à ce moment il n’y a point eu d’affaires positives, mais quelques coups tirés à Terracina et à Veroli sans grand dommage. L’armée du centre où se trouve votre cher Père n’a point fait encore fin, ils ont eu bien de’ la difficultà pour les chemins boue, tirer l’artiglerie chariots; car il fait un temps abominable. Mais enfin tout est en ordre, il m’a écrit deux fois de’ Frosinone où, quoique il ait été prêt de’ 36 heures sans pouvoir se changer, les équipages lui manquant, il se portait grâce à Dieu bien; les troupes sont pleines de’ bonne volonté et si le nombre ne les écrase, ce qui dépend seulement de’ vous, je crois qu’ils se feront honneur. Nous avons été à St. Janvier avec toutes vous sœurs et frères prier Dieu bien ferveusement et de’ cœur pour la santé et bonté de’ votre cher Père lequel a écrit une lettre à son départ qu’on a imprimée (536) et qu’a faite un exeellent effet; je vous envoie aussi le manifeste donné en sortant. Je ne puis vous parler que de’ cela, car c’est ce qui uniquement m’absorbe et m’occupe, mes pensées tête est toujours à l’armée. Vos bonnes sœurs se portent bien, la bonne Mimi ne fait que prier Dieu pour son Père. Votre double Belle-Soeur est restée à Caserte, n’étant point encore en état de’ suivre, nous y retournerons en peu de’ jours; depuis qu’elle a donné une nourrice à son enfant elle se porte bien et l’enfant commence à. augmenter. Pour moi vous pouvez juger de’ mon état, Dieu veuille nous aider! Faites mille et mille compliments à votre cher mari, nous dépendons de lui. J’embrasse vos chers Enfants et suis de’ cœur et pour la vie votre tendre mère et amie
Le 27 novembre 1798.
CHARLOTTE m. p.
Vient une feuille en chiffre, les deux imprimés.
(La lettera seguente è scritta con sugo di limone; sulla prima pagina tra i righi numeri di 4 cifre da sembrar segni convenuti, con inchiostro ordinario).
Ma bien chère Thérèse, votre cher Père est à Valmontone Anagni ou peut-être Frascati, je l’ignore aujourdhui où, il m’a écrit deux fois de’ Frosinone. L’armée et train d’artiglerie a un peu souffert des chemins bourbeux, mais s’en est tiré, tout le monde est plein de’ bonne volonté et courage, à l’erraci n a comme à Veroli les coquins Français Polaques ont tiré quelque coup, nous ont tué quelques hommes, ainsi l’hostilités sont commencées. Je vis dans les angoisses de’ la mort et sursaut continuelles. Dieu veuille nous aider, notre sort est dans les mains de votre cher mari, qui peut nous perdre en tardant à nous secourir, au nom de’ Dieu qu’il ne retarde point, car nous serions perdus. Je me recommande à Dieu et à vous, tout Naples est en peine pour leur Souverain qu’ils adorent et en crainte des suites effets de’ la guerre, mais si votre mari emploie tous les efforts, et vite, il peut avec notre petit aide devenir le libérateur de’ l’Italie et y donner la loi, en nous sauvant et acquérant notre tranquillité. Mais s’il tarde il aura l’éternel remords de’ nous avoir perdus, de m’avoir fait mourir de’ douleurs, car je ne résiste pas à ce malheur, et de’ la main de’ mes enfants! En un mot tout tout dépend de lui, l’armée est dehors, les hostilités sont commencées, nous sommes dans la crise, votre cher Père souffre toutes les peines incommodités avec un courage digne de’ lui, que Dieu daigne le bénir, conserver. Je me flatte que Nelson, malgré le mauvais temps eu, sera déjà avec les 6000 hommes de’ troupes et artiglerie bien près et peut-être arrivé à Livourne, ce qui sera une espèce de’ sûretà pour le pauvre Grand Duc et sa famille. Les îles Vénitiennes sont aux Russes à l’exception du fort de’ Corfou, les Anglais ont aussi pris Mahon, voilà toutes de’ nouvelles encourageantes, il fraudrait en profiter. Je me recommande à Dieu et à vous. Ma santé est abîmée, au nom de’ Dieu que votre mari ordonne à ses Généraux d’être loyal, de bonne foi et de’ s’entendre avec nous, car nous le sommes certainement. Notre position est très dangereuse, mais le sort en est jeté. Croyez que dans tous les événements je serai toujours votre tendre mère qui vous bénit et embrasse jusqu’au tombeau la même. Adieu.
Ma bien chère fille, je vous avais écrit hier par la poste; la lettre fermée à onze heures du soir arriva le Courrier du Camp nous porter la nouvelle que les Français se retiraient. Ils avaient fait les braves disant ne pouvoir permettre notre entrée à Rome; mais à la seconde sommation faite du brave et estimable Général Mack, et à la nouvelle que toute l’armée était en pleine marche, Championne! a fait dire qu’il quittait Rome, n’ayant pas ordre du Directoire de’ faire la guerre à nous, et il est parti. Le 27 notre avantgarde et l’aile gauche devait prendre possession, votre cher Père devait entrer le 28, j’en attends les nouvelles avec le plus vif empressement. Mais tout ceci ne sort à rien si votre cher mari ne se remue, et au plutôt nous serons écrasés, se retirer ne sera que pour mieux nous accabler et ces gens de’ la meilleure volontà en seront la victime avec nous. Au nom de’ Dieu poussez priez votre cher mari de’ se remuer. Je vous embrasse bénis, suis trop affectée pour pouvoir écrire, mais suis pour la vie votre tendre mère et amie
le 28 9bre 1798.
CHARLOTTE m. p.
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Mon bien cher fils et neveu, nous venons de’ recevoir le Courrier de’ mon cher mari de’ Ferentino avec la relation du brave Général Mack. Les Français avaient fait mine de’ se vouloir défendre à Frascati, mais sans encore coup férir le Général les a fait tourner par une colonne et intimer qu’on allait les attaquer; alors le Général Championnet jugea à propos de’ faire dire verbalement que, n’ayant pas d’ordre du Directoire de’ faire la guerre au Roi de’ Naples, il allait se retirer, évacuer Rome d’abord, et de’ fait avant lundi du 26 les Français devaient être partis et les 27 nos troupes, c’est-à-dire l’avantgarde et l’aile gauche, y entrer. De l’aile droite qui opère en Abruzzo et vers Ancòne nous n’avons point encore de’ nouvelles. Les troupes ont fait de’ marches forcées au milieu de’ chemins et boues terribles, ils ont perdu beaucoup de genres qui les suivent comme extraordinaires en poste aujourd’hui, comme souliers habillements etc. La troupe toute nouvelle a montré courage et bonne volonté par des temps affreux, on pourra à peine un peu les remettre à Rome et courir en avant, car ces coquins ne se sont sûrement retirés que pour mieux s’unir et résister. C’est bien dans ce moment, mon bien cher fils, que votre aide est indispensable, si tout ne doit être perdu; mais je compte sur votre attachement loyauté et promesses, car c’est le moment décisif et peut-être Dieu permettra-t-il, si nous y allons vite et de’ bonne foi, que nous délivrions l’Italie de’ ces monstres, cela dépendra des mesures bien concertées. Je suis en ville priant aves mes innocents chers Enfants Dieu pour le succès des armes de’ leur excellent Père, mais vis en grande inquiétude pour les événements et les suites. Je calcule le Roi dans son Palais à Rome se reposant des fatigues eues les premiers jours. — Je peux vous donner de bonnes nouvelles de’ votre chère Soeur qui de’ même que son Enfant se porte très bien. Nous attendons avec empressement de’ savoir si l’entreprise de’ Nelson a réussie sur Livourne, ce qui nous intéresse pour le service d’avoir cette place avec 6000 hommes de troupes, et nous intéresse encore plus d’avoir l’Escadre pour mettre en sûreté le Grand Duc et son innocente famille, s’il le croira nécessaire. Mais tous ces intérêts sont subordonnés au grand infini que vous vouliez bien commercer à vous remuer et nous secourir, laisser les places masquées gardées, marcher avec l’ennemi, le chasser, et les places tomberont d’ellesmêmes et sans siège, n’ayant plus le secours d’une armée et le pays contre eux. Voilà mon ignorante idée, mais sûrement dirigée par le désir du bien. Je tiendrai à vous et à ma chère fille informer successivement de tout ce qui arrivera. Continuez-moi vos bontés, venez à notre secours, à notre gloire avantage, pensez que vous avez en main la distruction ou bien-être de’ vos Parents, amis et Alliés, Dieu veuille vous inspirer aider affretter, et croyez moi de’ cœur votre bien attachée Mère Tante et amie le 28 novembre 1798.
CHARLOTTE m. p.
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Mon cher fils et neveu, je profite de’ cette occasion pour vous écrire deux mots et toujours plus recommander à votre chère amitié. Notre sort est dans vos mains, encore de’ délai et vous nous perdez irrémissiblement. J’adorerai les décrets de’ la Divine Providence, mais il sera affreux pour nous et la postérité d’avoir été victime d’une tortueuse Politique, puisse le Ciel ne point vous y entrainer, vous même après noux! Mon cher et respectable mari est à Rome, il y est arrivé sans difficulté, les Français «’étant toujours comme les plus faibles rétirés; mais l’aile droite a eu un échec en deux endroits, mais que l’on espère de’ réparer. Il faut excuser nos gens, dans toute l’armée, hors une couple d’étrangers, il n’y a pas un homme qui ait vu ni feu ni armée moyennant une longue et heureuse paix de’ 50 et plus d’années, cela fait que tout nous est nouveau; malgré cela l’espèce de’ soldats est de’ la meilleure volonté et espèce, et fait ce que les officiers les conduisent à faire; ceux-ci sont à veiller, on le fait, mais on ne peut être à tous le còtés. Je vis dans les angoisses de’ la mort pour mon cher mari à l’armée, dans un pays de traîtres; les généraux français écrivent les lettres les plus outrageantes et menaçantes, parlant d’écraser. Ce ne sera que si vous nous abandonnez ou retardez que cela s’effectuera, mais j’avoue je commence à le craindre, chaque jour est pour nous une perte irréparable. Ressouvenez-vous que votre Ministre nous a fait écrire de nous faire forcer par les Anglais à les recevoir pour avoir un prétexte à faire la guerre, et tant d’autres lettres avec promesses que, si nous fussions obligé à les publier, prouveraient la justesse de’ notre démarche. Si ensuite par des tortueuses négociations, par le malin plaisir d’une vengeance personelle contre la fille et petits-enfants de’ la grande Marie Thérèse, de’ celle qui a donné l’être et l’existence à vos actuels Ministres, on veut nous tuer anéantir et ruiner, chose qui indubitablement arrivera…. patience, je le remets à Dieu…. après que les Français auront pris des ressources immenses chez nous, dépouillé un pays superbe, mis à la misère une nation qui ne le mérite point par son attachement et fidélité, ces mêmes ressources tourneront contre vous. Pour nous, fidèles à nos principes, nous ne varierons point, nous serons les victimes, mais ne nous jetterons point ni dans les bras de’ l’Espagne, ni profiterons des offres françaises qui déjà nous ont été faites, encore actuellement les hostilités commencées; l’ambassadeur La Combe a dit hier (537) à Gallo: Mais si le Roi veut Rome, la Romagna, on pourrait s’entendre etc. etc. et nous fidèles à nos principes dont nous serons les victimes, le dernier mot sera: Mourrons, mais avec honneur….
J’en étais là de’ ma lettre quand elle a été pendant plusieurs jours suspendue, de’ même que le courrier. Je la réprends bien tristement, les événemens se succèdent journellement avec une rapidité étonnante et désolante; l’échec souffert à l’aile droite a été très considérable, plus en effet, artiglerie armes tentes bagages, qu’en hommes; l’armée actuellement se rassemble sous et dans la forteresse de’ Pescara, l’ennemi campe sous notre frontière, envoie des manifestes, imprimés les plus imfâmes, séduction, tout est employé. On a ordonné la levée en masse dans les Provinces d’Abruzzo, et si ces bons gens ne seront pas séduits et auront des bons guides, ils pourront se défendre, les montagnes leur étant propices. L’aile gauche a aussi eu une complète déroute, le Commandant mortellement blessé et une perte très très considérable en train artiglerie bagage etc. etc. L’armée du centre n’a point encore eu d’affaire décisive, elle entoure Civita Castellana, où le général français est enfermé avec ses troupes. Le brave Général Mack est désespéré, furieux de’ ces échecs, nous en sommes tous dans la désolation, on travaille jour et nuit à réparer les malheurs. Le Roi est à Rome, le Château St. Ange au pouvoir des Français me l’v fait voir avec une peine infinie, en un mot je ne vis que des peines chagrins et inquiétudes et suis sûre que j’y succomberai. Je vous recommande même alors ma chère famille, mon digne mari, ne les abandonnez point et sauvez les, il y va de’ votre dignità honneur et propre sûreté, car les ressources qu’ils trouveront chez nous retourneront contre vous, ainsi je vous conjure pour des prompts secours, si vous ne voulez nous voir ruiner. — A ce sujet je vous conjure de’ permettre la sortie, achats de’ fusils, de boulets grenades dont j’envoie la dimension modèle à Gianaante, comme aussi de’ permettre une remonte de’ chevaux soit en Hongrie latrie ou autre part, parceque de’ deux l’un: ou nous serons détruit avant qu’elle soit complète et nous vous la revendrons, ou nous nous soutenons et elle nous sera de’ la plus grande nécessité, comme aussi de’ pouvoir faire une coupe en latrie Dalmatie de’ bois pour des mâts sans lesquels nous nepouvons armer tous nos bâtimens. La guerre nous a fait prendre deux vaisseaux chargés de’ ce genre, et n’en plus venir. Je fie sur voire amitié et vous prie surtout cela de’ me dire exactement votre réponse, fiant entièrement sur votre chère amitié et sur le désir nécessaire de’ soutenir à des parents amis, dont la destruction ne sera ni heureuse ni utile à vos intérêts. Voilà en peu de’ mots notre actuelle triste et désolante position. Votre respectable Beaupère et Oncle se porte grâce à Dieu bien, mais est vivement affecté et pénétré de’ sa situation, je crains pour sa précieuse santé, et nous ne vivons que de’ pleurs et inquiétudes, tous mes chères et malheureuses Enfants prient Dieu, il y a des prières publiques dans toutes les églises à cette fin et toutes les âmes sont suspendus, enfin notre situation vous ferait pitié. Il est dans votre main de’ nous perdre ou relever, et vous le pouvez, mais il le faut sans délai. Nous avons trouvé les magasins des Français faits sur notre frontière pour venir invader Naples, eux ont fait toutes les agressions, même en traître, car après qu’ils ont abandonné Velletri Frascati où ils étaient plus faibles, se retirant, ils ont dérouté par des embuscades les deux ailes de’ la droite et de’ la gauche, en fesant feu à mitraille et courant à l’imprévue et avec la baïonnette sur eux, ainsi ils sont pleine et costement (538) agresseurs. Mais toutes les vérités sont inutiles, si votre cœur ne vous parle point en faveur d’une famille qui vous appartient à tant de’ titres et si vous, et vos ministres surtout, ne sont persuadés que notre perte entraînera celle de’ vos Etals; les richesses que les Français tireront de’ ce pays sont immenses et leur serviront à envahir les autres. Pour nous, décidés de’ nous défendre jusqu’au dernier moment, nous sommes décidés de’ faire tout, masse, enfin toute la nation est bien intentionnée, mais la crainte seule ne sauve pas et ce sentiment prédomine dans toutes les classes, je l’avoue à ma honte, voilà notre triste position. Adieu mon bien cher fils, je n’ai ni la tète ni le cœur de’ vous parler de’ rien d’autre. Votre Soeur est ici avec nous, elle a une petite toux et une petite fièvre journalière qui me fait un peu d’appréhensions, on le croit effet du lait ou des nerfs; au reste elle est levée coiffée, a le teint éclairci; la petite est un éventail, petite mais gentille. Je vous recommande de’ nouveau nous et nos beaux Royaumes quoique poussés à l’extrémité nous n’entrerons, au moins de’ mon consentement, dans aucune trêve ou accord avec les scélérats, quoiqu’il en arrive, nous périrons honnêtement. Ce n’est que mon cher mari éloigné, en danger, dont le cœur me saigne, j’avoue je le désirerais de’ retour et suis en peipes mortelles pour lui. Si les nouvelles en Abruzzo empirent, si les Français y font l’irruption, j’y enverrai mon fils; je sais bien qu’il ne peut commander, mais il pavera de’ sa personne, animera ses sujets. Enfin je suis très affectée et malheureuse, je n’espère qu’en Dieu et en vous dans le dernier des malheurs; si vous ne pouvez, ne voulez nous aider, et même en cas que vous vous remuerez ne pourriez nous envoyer 12jm à 20jm hommes, nos vaisseaux, les Anglais Portugais iraient les prendra à Trieste ou Fiume, nous les paverions, ils apprendraient à nos gens leur métier, et l’émulation les ferait marcher. Enfin je vous conjure, prompte réponse, pour faire les démarches sur tout ceci, car notre sort est très précaire et je rends assez justice à votre cœur que, si vous vissiez combien sont grands nos malheurs, vous viendriez à notre secours. Je vous le repète, nous. nous laisserons perdre écraser, mais nous ne ferons jamais d’accommodement avec les Français. Ou vous nous aiderez par la force, ou vous leur en imposerez par les paroles, avant la force en main, et vous l’êtes, j’ose même dire, il convient à votre gloire cœur honneur, de parler agir, pour un Beau-père Oncle et Allié. J’y compte, si vous ne consultez que votre cœur et gens de’ justice. C’est avec cette espérance et au milieu des plus cruelles alarmes, angoisses, que je suis pour la vie avec une vraie tendresse, vous donnant de’ même qu’à vos chères Enfants ma sainte bénédiction, vous recommandant mon respectable (539), mes chères aimées Enfants, notre bon pays et sujets. Adieu, j’attends vos nouvelles décisives promptes comme notre sentence, et croyez moi pour la vie avec la plus sincère tendresse votre bien attachée Belle-mère tante et amie Le 11 Xbre 1798.
CHARLOTTE m. p.
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Ma bien chère Enfant, le dernier courrier de’ Vienne du 15 9bre a comblé de douleurs et chagrins nous tous. Ces malheureuses lettres sont arrivées quand votre cher Père était déjà avec toute son armée à Rome et plusieurs sinistres événements arrivés, vous pouvez donc juger de’ notre désespoir et de’ celui que j’ai dû causer à votre cher et respectable Père. Enfin nous sommes dans les mains de Dieu auquel je m’abandonne et résigne, mais je doute que ma machine puisse résister au choc de’ tant de’ peines angoisses continuelles. Le courrier d’Esterhazy n’est point encore arrivée. — Voyez nos tristes événements! Votre cher et respectable Père est sorti le 23 novembre de’ sa frontière en 5 colonnes, y comprit l’Abruzzo, Terracina, et lui au centre par Coprano etc. avec Mack. Lee chemins étaient abominables, l’artiglerie a eu du retard, une pluie continuelle, des marches forcées, tout cela a surpris les Français qui ont cédé à Terracina Velletri, à Veroli Frosinone Frascati, â Rieti Ascoli, partout et se sont retirés, enfin Championnat a écrit très poliment qu’il évacuait Rome, tout ceci pour ne pas être battu en détail. Nous fidèles (et malheureusement trop fidèles à nos engagements) pour ne pas être agresseurs, les avons laissé se retirer et ainsi perdu de détruire inutiliser 7(m à 8[m hommes, donner du courage à nos troupes nouvelles nous avons donc voulu être exactes et avons cru aux paroles de’ ces misérables. À Rome ils ont, contre la foi de’ la parole donnée d’évacuer Rome, retenu le Château St. Ange où ils sont encore et me causent une inquiétude mortelle, et sont allé tous se nicher à Civita Castellana. Le brave Mack y a marché. Entre-temps pour notre malheur les deux colonnes d’Abruzzo se sont laissé battre, mettre «en complète déroute, perdre artiglierie caisse bagage tentes, enfin une vraie déroute; c’est ce fatal Micheroux qui commandait, neveu de’ celle que vous connaissez et qui a épousé une de mes femmes, homme dont je n’ai jamais eu opinion. L’autre colonne, c’était un nommé San Filippo qui a jugé bon se faire prendre prisonnier; comme toutes les marches étaient calculées combinées, cela a fait un désappointement terrible. Malgré cela on espérait entourer et prendre Civita Castellana, quand malheureusement la gauche commandée par le Chevalier de’ Saxe est tombée dans une embuscade qui a dérouté entièrement toute cette colonne que l’on n’a jamais pu rallier; le Chevalier est dangereusement blessé par deux coups de’ mitraille et une balle qui lui passe au travers du corps, ainsi son honneur sauvé, mais le malheur pour nous n’en est pas moins grand; artiglerie bagages tout perdu, c’est une perte énorme. Actuellement le brave mais désespéré Général Mack doit changer de’ plan, vu tous ces désastres que je gémis rougis de’ raconter, mais qui n’en sont pas moins vrai. Barco est légèrement blessé à une jambe, il y a bien de’ morts blessés et prisonniers, et on ne voit que pleurs, d’autant plus que cela est tout nouveau pour le pays. Du milieu de’ toutes ces douleurs ma plus grande est celle de’ voir votre cher et respectable Père à Rome où le Château St. Ange est dans les mains de’ ces misérables où ils ont encore un parti de’ Jacobins et de’ craintifs. Enfin je ne vis que d’inquiétudes et angoisses, Dieu veuille sauver la vie santé à mon cher mari et je me souscrirais à vivre dans la plus grande médiocrité et malheur, mon tourment, mes peines sont pour lui, je voudrais aller cachée à Rome en courrier le prendre, reconduire au sein de’ sa famille et an milieu de’ ses fidèles quoique peu courageuse nation (540), enfin ce qui m’ôte la santé et rie c’est cette alarme crainte continuelle, mes chères Enfants ne font que prier Dieu et nous pleurons ensemble. Si dans ce moment-ci votre cher mari ne vient pas bien promptement à notre secours nous sommes irrémissiblement perdus. Nous nous conduirons en honnêtes mais malheureux gens, nous défendrons le Royaume palme à palme, chercherons tous les moyens et ne ferons ni trêve ni paix avec les scélérats. J’ai prié votre cher mari de’ venir, mais d’abord, immédiatement à notre secours, où s’il est absolument paralysé, de’ nous envoyer des troupes que nous paverons, où de’ lui dire: «Alto-là! Qu’est-ce que c’est, cette querelle entre vous, je veux l’accommoder,» et lui, appuyé par la crainte de’ ses forces, peut se faire respecter, et j’ose dire, il le doit à son honneur, à son cœur vers des Beaux-parents Oncles et Alliés. Enfin nous vivons dans les plus vives alarmes, le Général Ruse a campe sur la frontière d’Abruzzo, menace de’ voix et par des manifestes imprimés tout etc. séduction aux peuples, démarches qui sont ordinairement leurs avant-gardes. Comme dans ces provinces il n’y a que les débris des deux colonnes battues, ils se reunissent dans la forteresse de’ Pescara. On a ordonné levée de’ masse et voilà le manifeste que je vous envois (541), que les maudits Français ont été les agresseurs et que nous malheureusement n’ayont eu que trop de’ complaisance. Je peux faire faire un témoignage de toute l’armée et provinces, c’est en disant de’ se retirer que le Général Rueca attira dans l’embuscade Micheroux et l’autre de l’autre côté Saxe, ils ont donc été agresseurs et traîtres; c’est par cette sotte confiance dans la parole de’ tels misérables que l’on conduisait artiglerie réserve caisses bagage et qu’on a tout perdu, en un mot ils ont été complètement agresseurs. Mais cette vérité ne servira de’ rien si notre mauvais sort est décidé et si les secours ne sont immédiats, nous sommes de’ même perdus, et cela sans remède. Je veux bien tout souffrir pourvu que votre cher Père retourne et je suis dans les plus vives inquiétudes pour sa précieuse et chère personne. — Je prie pour différents points que Giansante expliquera mieux, remontes de’ chevaux, fusils boulets grenades et en dernier cas troupes que nous paverons: tout cela si, comme j’espère, par tous les moyens extraordinaires et d’énergie nous continuons d’exister. Enfin ma position est terrible et je doute fort d’y pouvoir résister, je voua recommande dans tous les cas mes chérs Enfants, mon respectable mari, ces beaux pays, le cœur me saigne en les pensant proie des Français, ce qui est immanquable si un prompt secours de’ votre cher mari ne nous sauve et fasse une diversion. Nous avons trouvé entre Rome et Naples les magasins de’ vivres des Français, faites pour l’armée qui dans peu de’ jours devait marcher contre Naples et que les 5 généraux à Rome attendaient et en partie organisaient; enfin notre sort est bien malheureux, mais nos démarches ont été forcées. Je ne veux point affliger votre cœur, dans votre état de’ grossesse surtout, mais je dois vous dire que notre sort, celui de’ vos parents frères sœurs, de’ votre pairie est dans les mains de’ votre cher mari, ou qu’il se remue immédiatement, les dévie distrait, en impose, ou qu’il parle à ces gueux en maître et les arrête, fasse le compositeur, le bienfait sera momentané, mais sauvera l’éminence du danger. Mais qu’il agisse pour nous, nous ne voulons entrer en composition ni le voulons (542), il faudra donc se défendre palme à palme et périr arme à la main. Le Ministre et tous les Français ont été chassés hier 10 du mois après la preuve bien constatée de’ leur agression sur tous les points de’ l’armée, ainsi il me paraît que nous avons rempli les conditions, la sortie était indispensable pour ne les point avoir à nos frontières, l’ennemi, et avec un echec à la Capitale. Que c’étaient leur intentions, le prouve l’avoir trouvé les magasins déjà faits, pour le motif que nous n’avons que trop respecté cette parole n’être point agresseur; le prouve que nous avons laissé partir librement l’ennemi de’ l’elle tri Frascati Terracina Ascoli Rieti, qu’ensuite eux en traître ont gardé le Château St. Ange duquel traîtreusement ils ont tiré sur nos gens une nuit, et ensuite fait tomber nos gens inexperts, recrues dans une embuscade en trois différents endroits; ces faits non secrets, mais que tout le publique peut constater, n’admettent point de’ doute de’ leurs agressions, ainsi le casus fœderis! Mais si on veut chicaner politiquer méchamment, nous nuire, nous serons perdu sans ressource par la main de’ nos Enfants, car la postérité n’ira pas rechercher des ministres, ministres qui doivent leur existence être à feu ma respectable mère et qui actuellement en sacrifient la fille et sa famille, je pourrais dire de’ plus ministres qui tout le temps de’ mon séjour de’ Vienne fesaient heures et heures d’antichambre avec les domestiques pour me faire une révérence et obtenir de’ moi une reccomandation à feu mon pauvre frère, ce que je n’ai jamais voulu faire, et actuellement ils s’en vengent, enfin le cas est à pleurer larmes de’ sang. Je vous envois un éventail où il y a nos portraits cheveux et des motus (543) selon chaque cheveux; Hélas il vous représentera votre famille qui vous chérit et se trouvera peut-être perdue sans ressource! J’ordonne aussi à Giansante de’ vous présenter plusieurs petites choses pour vos chères Enfants; comme l’état qui se présente me rendra impossible au futur de’ rien faire, qu’ils reçoivent ce léger ressouvenir, je mets tant de’ plaisir à m’occuper d’eux, avec quelle satisfaction je les aurais serré contre mon cœur, mais ce bonheur je ne l’aurai, ni ne peux plus l’avoir, ainsi je les bénis embrasse de’ loin, vous prie de’ le faire en mon nom et de’ leur dire qu’ils ont une grande mère à eux bien dévouée et qui, si elle continue à vivre, priera Dieu pour eux. — Ma santé se ressent, je ne puis prendre que du bouillon et une glace, vue la violence de’ ma situation dans les alarmes pleurs et épouvantes continuelles. Mon respectable cher mari m’assure se bien porter, malgré qu’il ne fait aucun mouvement et a des crèvecœurs continuels. Votre double Belle-Soeur est ici avec nous, elle a une légère fièvre journalière, une petite toux, le médecin la dit malade, lui donne la Salsa pariglia pour purifier le sang, il y a un galimatias et une cachotterie là dessous que je ne comprends point et qu’en vérité je n’ai pas le temps de découvrir, elle est levée coiffée, mais n’est pas bien, je ne sais qu’en penser; lui est aussi pâle, plein d’humeur, rheumatique diton; l’enfant est gentille, petite comme un éventail, mais très délicate; les Epoux sont très unis et bien ensemble, et lui est absolument et sûrement, pas même de’ pensée, beaucoup moins de’ fait regard approche, pas même de’ désir, une autre femme, de’ cela je suis sûre. Cotugno a toute leur confiance ————–
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(544), d’ailleurs je suis contente de’ les voir bien ensemble, Dieu seul sait le vrai, mais je suis trop préoccupée de’ la crainte de’ perdre mari état existence pour m’occuper de’ cela. Tous mes chers Enfants ne font que prier Dieu et pleurer, c’est le sentiment que leur vue nie ranime. Adieu ma bien chère Enfant, puisse votre cher mari être notre sauveur, mais bientôt, sans cela il ne sera plus â temps. Tout ce que je vous ai dit, et de’ la santà de’ votre Belle-Soeur et de la défection de’ nos troupes, n’est que pour vous. Adieu, je vous bénis embrasse et vous assure que, dans tous les cas malheurs disgrâces, je serai toujours votre attachée tendre Mère et Amie
le 11 Xbre 1798.
CHARLOTTE.
(Con sugo di limone; sulla prima pagina e la prima metà della seconda cifre per ingannare; la scrittura originale conservata ad li ter am et punctum).
Ca sera ma chère Enfant peut otre ma derniere lettre sur le Continent la Merre va encore nous séparer de plus Dieu sait quand je pourrois avoir de’ vos nouvelles et je suis au desespoir notre malheur est a son
172— 301 — 240 — 580 — 103
Comble notre infame armee seduite vendue ne fait que fuir lâche.
125— 432 — 317 — 450 — 637 — 354 — 235 — 340 — 162
le pied votre malheureux et respectable Pere est au moins en sarete
370— 230 — 506 — 182 — 238 — 543 — 617 — 821 — 314
mais dans le desespoir de’ lame en Abruzo une Province et déjà
712 —123 —246— 483— 735— 131— 412— 537— 181
perdue Teramo est dans leur pouvoir ils y ont arbore le pavillon
351 —728 —362—439—234—621 —263—451 —342
Tricolor et ote des prisons les malfaiteurs les Jacobins dons les Em
159— 683— 293 — 124— 104 — 930 — 140 — 623— 190
ploi du cote du digne mais bien malheureux Mach ils sont a Velletri
354 —171— 450 — 231— 528 — 203 — 738 — 173 —405
Costerna (545) Leffroi et partout et persone ne se remue le tableau de’ Na
393— 182 — 457 — 890 — 731 — 103 — 301 — 258 — 784
pies et afreux a tracer mais vrai un effroi general mais aucun remede
361— 905 — 183 — 192 — 590 — 134 — 791 — 463 — 129
ni Energie nous devons brûler presque toute notre marina pour ne pas
107— 725 — 305 — 407 — 712 — 179 — 541 — 275 — 127
la la (546) laisser a l’Ennemie on ne trouve pas de’ matelots tous craignent
180— 238
pour leur femes enfans et tout et ou moux ou corrompus la Noblesse fait de long visages cache argent (547) effets et noffre ni ne fait rien la Magistrature Avocatie se cache de la cour (548)complotto le Militaire
fuit et sont des infâmes poltrons le Peuple est le moins mauvais mais suit limpulsion des autres enfin il n’y a que traîtres gens séduit a mo
790— 457 — 308 — 652 — 186 dernes principes ou Vils poltrons sans cœur ni Energie notre sort est
957— 287 — 137 — 795 — 124 — 172 — 358 — 136 — 312
afreux le Segretaire de’ la guerre a ete arrête aujourdhui mis au chatea.
812— 573 — 367—801 — 547— 237 — 146— 723 — 801
scelle sur ses papiers c’est Ariola qui a tous les jours ete a nos confe
195— 472 — 713 — 582 — 179
rences jugez du reste si nous serons sauve si nous n’aurons pas un second Varenne avec toutes ses suites cela ne sera due qu’au brave Nelson mais je suis bien loin den etre sure nous sommes 12 personnes de famille ne pouvant laisser sous le glaive Jes deux vielles malheureuses dans une saison afreuse avec des temps horribles la peine le chagrin je doute d’arriver tous en vie mais quelquonque soit mon afreux sort je vous reccomande vos pauvres Soeurs les voilla tout perdus leur peculieto amasse tout employé vci enfin les voilla perdus nous somes réduit au quard de’ notre fortune et peut etre moins mais sur cella nous nous fesons une raison mais tant et tant de malheureux pleurs cris tant de’ persones victimes des nous avoir ete attache ma pauvre belle fille entraine dans notre malheur avec une santà qui me fait peur elle montre bien de’ la vertus je tremble pour elle pour ce misérable petit enfant pour mon fils Albert pour mes filles qui ne font que pleurer et notre Sort est si funeste que nous devons etudier de’ tromper tout le monde car de’ persone nous ne nous pouvons fier crainte d’etre aretee le danger et très pressant et serieux je vous fais la un afreux tableau mais si j’en echape je vous ferois notre triste description votre mary pourra avec le temps nous faire rendre ce Royaume mais gâte perdus dévasté et ce qui et le pire corompue l’armee l’est déjà en plein car trahison et codarderie ont perdus en 3 semaines une armee de’ 40jm a 50jm homes fournie de’ tout je ne survivrais point a ce coup mon respectable mary dit de’ meme je vous reccomande vos pauvre sœur dans tout les cas et priez Dieu pour moi je ne sais ou en est ma tete Mack qui n’est pas un poltron et que je reccomande a votre cher mary ce digne home avant fait l’impossible Mack écrit lettre sur lettres envoie Adjutant sur Adjutant pour demander que nous quittions allassions en Sicile la force des François a notre eternelle honte et très petite et le Royaume est dans la confusion jvgnore ou jen etois et recommence ma triste naration le temps est si mauvais de merr que si le tumulte comence ou que les François avancent nous somes perdus sans nous pouvoir meme embarquer Cette idee fait frémir vous sentez que tout perdre
Etat Royaume aise comodites vie amie et peutetre etre dans un chateau des propres coquins foure (549) fait frémir et tel est notre sort je l’offre a Dieu mais me sens complettement malheureuse je vous prie reccomandex ma famille a votre cher mary qu’il fasse rendre son Royaume a mon marv et Enfants a la Paix pour moi le coup en trois semaines a force de’ trahison vilte infamie de perdre le Royaume me tue et je n’y survivrois point je vous bénis de meme que vos chères Enfans puissiez vous etre plus heureuse que moi je vous montrerai que tel sort que me sera encore destines je mourerois come je devrois j’espere en bonne Chrétienne et come fille de’ mon auguste Mere Adieu je vous bénis nous ne nous reverrons plus Adieu Adieu Adieu ma bien chère Therese.
fonte
https://www.eleaml.org/ne/stampa2s/1885-Fabrizio-Ruffo-Barone-von-HELFERT-2025.html#DOCUMENTI


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