Alta Terra di Lavoro

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FATTI D’ARME AL TRAMONTO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Posted by on Dic 2, 2018

FATTI D’ARME AL TRAMONTO DEL REGNO DELLE DUE SICILIE

Reduce da Palermo il Garibaldi, e stanco forse di codesti pettegolezzi politici, si volse tutto alle faccende guerresche, sperando di poter più facilmente troncare le questioni d’un sol colpo, dove gli venisse fatto di impossessarsi di Capua e stringere il Re entro Gaeta.

I primi combattimenti, che furono piuttosto sanguinose scaramuccie che ordinate battaglie, avvennero sotto Caiazzo e presso Capua, nei giorni 19 e 21 Settembre. Dapprima Caiazzo venne in potere dei Garibaldini che vi si asserragliarono fortemente; poi fu ripreso a viva forza e con molto valore dai Regii, che ne li snidarono, prendendovi prigionieri parecchie centinaia di nemici.

E così di giorno in giorno si vennero continuando le avvisaglie e gli scontri tino al dì 1. ‘ di Ottobre, nel quale si combattè dall’una e dall’altra parte con molte forze e con grande accanimento, restando la vittoria ai Regii, e perdendovi i Garibaldini, per loro confessione stessa, non meno di 4500 uomini.

La Gazzetta di Gaeta, diario ufficiale, ne fece la seguente sposizione.

«……I felici successi delle nostre armi sotto le mura di Capua, e lungo il Volturno decisero ij generale Ritucci a riprendere la offensiva, ed a spingere forti ricognizioni verso S. Maria, S. Angelo, e Maddaloni, sia per giudicare della forza e de’ mezzi di difesa dell’inimico, sia per occupare le sue posizioni, qualora se ne fosse offerto il destro.

A tale oggetto si disposero tre colonne. La prima sotto gli ordini del generale Won-Mechel composta di tre battaglioni Carabinieri, e di alcuni battaglioni di fanteria di linea, con competente artiglieria e cavalleria, formando l’ala sinistra dell’esercito, muover doveva per Dugento e Maddaloni, affin di riconoscere l’inimico da quel lato.
Delle altre due colonne, l’una composta del battaglione cacciatori comandato dal maresciallo Àfan da Rivera, e dai due comandanti di brigata Generale Barbalonga e Colonnello Polizzi, riconoscer doyea le fortificate alture di S. Angelo in Formis, ed il sottoposto villaggio: l’altra composta da’ reggimenti della Guardia, battaglioni Tiragliori e da poche compagnie del 9° e 10° di linea, comandata dal Generale Tabacchi, avea ordine di minacciare sulla fronte Santa Maria e distrarre l’inimico da qualunque operazione militare che avesse potuto fare il Generale Won-Mechel.

La cavalleria in seconda linea dovea sostenere le colonne che procedevano innanzi, in caso di positivo combattimento, ed in pari tempo guarentire l’ala dritta del nostro esercito.

Alle 2 antimeridiane del 1° Ottobre uscirono le truppe da Capua, liete e fidenti nel loro valore, per la porta di Napoli. All’alba aprirono il fuoco i cacciatori dell’ala sinistra ed il battaglione Tiragliori della Guardia che per la prima volta combatteva e con valore.

Allo avvanzarsi dei nostri, uscirono gli avversari da S. Maria e discesero da S. Angelo; ma in breve tempo furono vigorosamente respinti ed obbligati di ritornare alle loro forti posizioni.

La colonna de’ cacciatori della sinistra, con vivo fuoco di fucileria protetta dalle artiglierie di montagna si spinse risolutamente innanzi, e giunta sulla dominante posizione di S. Angelo, conquistò alla baionetta tre batterie colà piantate, i pezzi delle quali, parte furono inchiodati, altri rovesciati nei sottoposti burroni, e sei pezzi di artiglieria da campo, e di montagna furono trasportati nella piazza; e procedendo sempre innanzi superò la prima e la seconda barricata del villaggio di S. Angelo in Formis, fece molti prigionieri, prese armi e munizioni in gran copia, cavalli e muli; e poscia si ristorava colla zuppa preparata colà pei nemici, vinti e messi in tuga.

Non è a descriversi l’energia e l’ardore dimostrato dagli uffiziali e soldati de’ cacciatori, e dalla poca cavalleria di questa colonna nella ricognizione di S. Angelo, e la bravura degli uffiziali e soldati di artiglieria, i quali colla precisione de’ loro tiri furono di possente aiuto alla infanteria. Né altrimenti potea avvenire, poiché la presenza di S. M. il Re in quel punto animava e sosteneva il coraggio de’ prodi che combattevano e coi quali in seguito divise la gioia del successo.

La colonna destinata a minacciare S. Maria riconobbe l’inimico e tentò un attacco, nel quale alcune compagnie del 9° e 10° di linea, ed altre dei tirngliori, con istancio incredibile giunsero nel paese superando le prime barricate sotto il fuoco micidiale di molte batterie.

Le AA. RR. Conte di Caserta, e Conte di Trapani non lasciarono dal guidare quelle colonne, e divisero colle truppe le fatiche ed i pericoli. Meritate lodi si debbono all’artiglieria, la quale perdé diversi uffiziali, sott’uffìziali e soldati nello attacco delle prime barricate di S. Maria, ove si vidde obbligata di lasciar due pezzi, sol perché, feriti e morti il maggior numero dei cavalli, tornava impossibile di ritirarli sotto il vivo fuoco della mitraglia nemica.

Eguale onorevote menzione meritarono i cacciatori a cavallo pel loro splendido modo di combattere. Sulla diritta della linea il brigadiere Sergardi con meno di due squadroni lancieri, ed un distaccamento di zappatori e i pezzi attaccò il villaggio fortificato di S. Tammaro, superò le barricate, se ne impossessò, prese una bandiera, e tolse al nemico molte armi, munizioni e prigionieri.

Il Generale Colonna, rimasto sulla sponda dritta del Volturno, impedì al nemico di passare il fiume a Trifrisco, ove si presentò con forze imponenti, le quali furono respinte nel bosco di San Vito. e poscia da bravi cacciatori snidate e disperse.

Erano allora le 3 pomeridiane e, poichè si era raggiunto lo scopo di riconoscere perfettamente l’inimico su tutta la sua linea di difesa, fu ordinato alle truppe di rientrare nella piazza e tanto venne eseguito con calma, ordine, e tempo senza che si fosse lasciato un solo uomo indietro.

Il nemico non ardì riattaccare le nostre truppe, e ciò prova di quale effetto fossero state le nostre offese; solo pochi drappelli tentarono di spingersi innanzi, e furono caricati e distrutti da uno squadrone di carabinieri a cavallo egregiamente comandato dal colonnello Puzzo, e tenente colonnello Termine.

Tra i prigionieri fatti al nemico nel combattimento del 1° Ottobre come nei precedenti, molti feriti ora si trovano ne’ nostri ospedali: essi hanno le stesse cure, gli stessi aiuti che ordinariamente son prestati a’ soldati dell’esercito…..»

segnalato da Gianni Ciunfruni

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