Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

“FEGATO” L’acciarino di Ferrecchia di Domenico Iannantuoni

Posted by on Feb 8, 2022

“FEGATO” L’acciarino di Ferrecchia di Domenico Iannantuoni

La nostra è una classe numerosa ma che non affatica il maestro il quale è veramente contento di noi. Chi è più espansivo e chi meno, chi più studioso chi meno, ma posso dire che la media scolastica è veramente buona.

Ferrecchia è un tipo taciturno, sempre vestito più o meno uguale, con i suoi pantaloni color rubbia e la giacca blu, quando lo vediamo arrivare da lontano pare un “Cacciatore di Linea” ed è già altissimo, quasi sei palmi!Ha i capelli abbastanza arruffati che sporgono all’insù dal suo cappellino blu con visiera rigida nera che toglie solo quando entra in scuola, ed il loro colore è nero corvino; gli occhi azzurri e le guance paffutelle. Ha una dentatura perfetta e nel gioco del tiro del peso con i denti, che consiste nel sollevare da terra oggetti pesanti legati appunto da una cinghia di cuoio, utilizzando solo la dentatura, è imbattibile. Abita in una traversa del corso del Duomo di Napoli, ma io non sono ancora andato a casa sua a fare i compiti.Un giorno il maestro, mentre ci spiegava i segreti della messa in “prosa”, vide Ferrecchia armeggiare con un oggetto strano, questi, accortosi del maestro che stava sopraggiungendo lo nascose nella tasca della giacca.- Caro Ferrecchia, caro Domenico Ferrecchia, mi dici quali sono state le mie ultime parole?- Ferrecchia rimase muto ed arrossì alquanto.-

Cosa stavi facendo mentre spiegavo della messa in prosa?- – Niente Signor maestro, niente, non facevo niente…– Bene, allora dimmi cosa hai messo in tasca?-Ferrecchia molto riluttante tirò fuori un marchingegno metallico e luccicante e lo pose sul banco.Il maestro si avvicinò allo strano oggetto e lo osservò per bene, lo prese poi in mano e lo azionò facendo sprigionare da una cannetta una miriade di scintille…- Un acciarino, un macchina militare questo modello, portentosa ed ancora utile in molti casi…serve per accendere il fuoco in circosatnze difficili.- Disse il maestro rivolgendosi a Ferrecchia.- Il quale sbalordì.- Dove lo hai preso Ferrecchia?– E’ una eredità che mi ha lasciato mio nonno, che è morto qualche mese fa.– Sai a cosa serviva questa macchina?– No, non lo so, mio nonno non mi a mai raccontato nulla, ma nella cassa che mi ha lasciato in eredità credo di aver capito che ci sono tanti oggetti militari.

Ci sono una sciabola, un pugnale, una pistola a pietra focaia molto pesante da tenere in equilibrio, un piccolo contenitore in metallo con il tappo di chiusura ed una borsa piena di cartucce e di palle…credo di piombo e dei carteggi.– Vieni alla cattedra e raccontaci di ciò che hai ricevuto in eredità…c’era senz’altro qualcosa d’altro…- Disse il maestro.-Ferrecchia si spostò subito verso la cattedra mentre tutti noi lo osservavamo con attenzione. Lui era il più taciturno della classe che a cavargli una parola ogni tanto avremmo suonato le campane.

Eppure in quel momento era diventato il centro di attenzione e tutti pendevamo dalle sue labbra e volente o nolente avrebbe dovuto parlare!- Beh, disse Ferrecchia, c’è una spece di diario, scritto abbastanza bene che ha come titolo “Campotenese, 9 marzo 1806”…ma non l’ho mai letto quel diario che fu scritto da mio nonno, di questo ne sono certo perché egli stesso ogni tanto mi diceva, ora sei piccolo e non puoi leggere, ma verrà il tempo…- Campotenese….aggiunse il maestro mentre fissava un punto incerto del pavimento.– Certo che hai avuto una bella eredità, Domenico. Il ricordo di quella sconfittà militare contro i francesi di Reynier, è stato sicuramente ben narrato da tuo nonno.- Ferrecchia gli rispose subitaneamente.- Mio nonno era l’attendente del brigadiere Ricci. Al comando dei Cacciatori di Linea.Il maestro accarezzò Ferrecchia e gli consentì di rientrare al suo banco, ma trattenne con sé fino al “finis” l’acciarino. Ce ne spiegò il funzionamento meccanico e gli scopi del suo uso e perfino che fu costruito a Torre Annunziata dove abbiamo la nostra principale fabbrica di armi, poiché ciò era stampigliato sul telaietto metallico.

Ogni tanto lo azionava e faceva uscire le scintille dal boccaglio di emissione.La lezione del maestro fu tra le più confuse dell’anno passando dalla prosa alla storia, dalla poesia al racconto vivo di un reduce di una tra le più importanti battaglie che il Regno di Napoli aveva dovuto combattere contro i francesi imperiali della Grand Armèe. Prima che suonasse la campanella ottenne da Ferrecchia la promessa che avrebbe portato in classe il diario di suo nonno per poterne leggere alcuni brani a tutti.All’uscita andammo in molti da Ferrecchia per chiedergli altri lumi sull’eredità da lui ricevuta, ma lui mugugnante se ne andò rapidamente senza darci un minimo di retta. Io tornando a casa mi ripromisi di andare a documentarmi meglio sulla battaglia di Campotenese.

fonte

https://www.facebook.com/terronidipinoaprile/posts/2641196699500883/

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.