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Fimmanò: «Non sono contro Marrama, Però lui mi osteggia sul caso Sga-Banconapoli»

Posted by on Feb 22, 2018

Fimmanò: «Non sono contro Marrama, Però lui mi osteggia sul caso Sga-Banconapoli»
Il giurista che ha presentato gli esposti al ministero sulla gestione della Fondazione. «Abbiamo subìto un esproprio, dovere morale far causa allo Stato»

Francesco Fimmanò, ordinario di Diritto commerciale, curatore di Bagnolifutura, è il giurista che quasi due anni fa intraprese la strada degli esposti al Ministero dell’Economia sulla gestione della Fondazione Banco di Napoli. Ora, dopo una lunga battaglia giudiziaria, che lo ha opposto al presidente Daniele Marrama, si insedierà a breve nel Consiglio generale su ordine del tribunale che ha accolto il suo ricorso d’urgenza.

Professor Fimmanò, perché ce l’ha tanto con Marrama?

«Chiariamo subito una cosa. Io non ce l’ho con lui sul piano personale, Marrama nemmeno lo conosco…».

E allora? «Allora fino ad oggi sono stato zitto e non ho rilasciato interviste su questa vicenda. Se lo faccio adesso è perché è diventata di interesse pubblico».

E quindi torniamo alla prima domanda: perché si sono guastati i rapporti con Marrama?

«Quando ho compreso che dietro l’ostracismo alla mia persona c’era una chiara volontà di impedirmi lo svolgimento delle funzioni con riguardo in particolare alla vicenda Sga, ho cercato di approfondire le ragioni ed ho trovato nelle poche carte a disposizione un vaso di Pandora sullo sfondo di un Consiglio che veniva esautorato dalle sue funzioni. Ho semplicemente fatto il mio dovere. D’altra parte questo è il ruolo fondamentale dei consiglieri per troppi anni messi in naftalina quasi fossero “fedi di credito” nell’archivio storico. Devo ipotizzare che sin dall’inizio il mio nome e la mia storia sia andata di traverso a qualcuno. Ma se tutto questo è servito finalmente a porre al centro il problema del risarcimento dello storico scippo, allora le dico ne sono ben contento».

Quindi lei ritiene fondamentale cambiare direzione sulla vicenda Sga?

«Certo, perché l’esproprio del Banco di Napoli fu una operazione politica. Ma il guaio vero è stato perdere il ruolo di sostegno al tessuto economico meridionale. I leghisti dipinsero il Banco Napoli come un covo di malfattori, arrivando ad una vergognosa espropriazione senza indennizzo. Era vero tutt’altro. Ma si sa la storia la fanno i vincitori. Poi dopo vent’anni si comincia a capire…».

Lei intende seguire la strada della richiesta di un risarcimento miliardario allo Stato, ma alcuni dicono che non sia più possibile.

«È quanto mai possibile alla luce di ciò che è accaduto per la Sga. Guardi, esiste la prova dei fatti. La plusvalenza realizzata da Banca Nazionale del Lavoro dopo limitate ricapitalizzazioni e due anni di bilanci in perdita e i risultati ottenuti da Sga parlano chiaro. Quanto alla prescrizione è un bluff. Tutti i presidenti della Fondazione hanno interrotto la prescrizione verso Bankitalia e quindi per solidarietà verso il Ministero dell’Economia. Banca d’Italia erogò un prestito all’un per cento, per un importo pari ai titoli di Stato concessi in garanzia. A fronte di questo, venne creata la Sga, una società veicolo, che con quei soldi acquistò tutti quei crediti a rischio del Banco Napoli. Il Banco ha girato alla Sga il finanziamento, ma al tasso di mercato che nel 1997 era in media il 9,6 per cento. In questo modo, ha anche potuto ottenere un clamoroso beneficio sul conto economico. Grazie agli incassi delle somme recuperate, il “debito” della Sga si è via via ridotto, poi annullato e poi trasformato in un affare colossale».

Ma non era quello il giusto valore dei titoli?

«Ma scherza? Le prove del misfatto sono evidenti. Nel 1997 il Banco viene acquistato per una cifra irrisoria (sessanta miliardi di lire) da parte di Bnl e Ina. Dopo neppure due anni di risultati scadenti, il Banco è di nuovo in vendita, si fa avanti Sanpaolo e Bnl ottiene seimila miliardi di lire, realizzando una plusvalenza clamorosa che, guarda caso, copre esattamente il famoso buco della sede Bnl di Atlanta (provocato sappiamo tutti da chi), che era quella che doveva fallire. Nel frattempo la Sga recupera il 95 per cento dei crediti che sembravano perduti. Uno scandalo, con la Fondazione che rimane con un pugno di mosche a finanziare piccole iniziative e banche locali. Mentre Fondazioni del Nord sono delle potenze incontrastate che supportano territori opulenti e condizionano le scelte del Paese».

E allora cosa propone?

«Quell’ingiusto esproprio al tessuto economico meridionale va indennizzato a favore della Fondazione che deve avere un ruolo chiave di rilancio dello sviluppo».

E perché mai pensa che sia il professor Marrama a impedire tutto ciò?

«Dovrebbe chiedere a lui perché sono stato ostracizzato. La mia lettera garbata, di maggio 2016 in cui chiedevo la convocazione urgente, ripercorreva quella del presidente Gustavo Minervini di venti anni prima. E a chiunque ci sarà dopo Marrama porrò esattamente le stesse richieste. La vicenda del Banco di Napoli grida vendetta, e pochi la conoscono profondamente come me. Dobbiamo ripartire da lì perché il Banco è parte della nostra storia e al tempo stesso può essere parte della nostra rinascita».

Se lo lasci dire, sta parlando come uno che vuol candidarsi alla presidenza della Fondazione.

«Allora non ha capito, non ci penso proprio. Dobbiamo smetterla di credere che l’impegno per la nostra terra sia diretto a raggiungere cariche od obiettivi personali. Non c’è stata alcuna guerra per il potere in Fondazione come si è lasciato intendere. Io come detto mi sono offerto di agire in giudizio contro il Mef gratis, e ribadisco gratis, per far ottenere alla Fondazione il giusto risarcimento. Per il futuro presidente proporrò nomi al di sopra di tutto e di tutti per autorevolezza e senso dell’istituzione (e li ho già in mente). Dobbiamo cominciare noi a dare il buon esempio di come e perché si agisce».

Il professor Sergio Locoratolo sul Corriere del Mezzogiorno ha accusato il sindaco de Magistris di disinteresse verso i destini della Fondazione, nonostante il Comune di Napoli abbia nominato il suo componente, il prof Orazio Abbamonte.

«Da cittadino lo trovo un ragionamento lucido ed informato quello di Locoratolo, inappuntabile anche il riferimento alle nuove designazioni, come si fa a non condivederlo? Ma da consigliere generale la questione non rileva perché lo Statuto non prevede vincoli di mandato e l’onestà intellettuale del prof Abbamonte lo dimostra. Io sono un giurista e mi interessano le regole, la politica lasciamola ai politici. Certo noto uno strano disinteresse perché l’unica interrogazione parlamentare, peraltro pubblicata proprio dal Corriere del Mezzogiorno un anno e mezzo fa, l’ha fatta un deputato pugliese del Movimento 5 stelle di cui non ricordo il nome e questo la dice lunga. E poi, forse, dopo le sferzate che ho letto credo che i rappresentanti politici una posizione debbano prenderla per forza, non crede?».

Roberto Russo

fonte

corriere del mezzogiorno

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banco di napoli

 

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