FOGGIA BORBONICA
Nell’importantissima Capitanata, nel pieno splendore del Regno delle Due Sicilie, sorgeva un colosso dell’industria meridionale: l’Opificio dei Tabacchi di Foggia. Con circa 500 operai, in gran parte donne, era uno dei motori economici della città, un centro produttivo all’avanguardia dove si lavorava il tabacco coltivato nelle fertili terre pugliesi. Questo opificio non era solo una fabbrica: era un simbolo di progresso, dignità del lavoro e indipendenza economica del Sud.
Il suo ritmo scandiva la vita della città. Le maestranze, altamente specializzate, garantivano qualità e produttività tali da rendere il tabacco foggiano celebre anche fuori dai confini del Regno.
Ma con l’Unità d’Italia, la sorte dell’opificio cambiò drasticamente. La nuova amministrazione piemontese attuò una politica centralista che portò al ridimensionamento progressivo dello stabilimento. Le maestranze furono decimate, i macchinari dismessi o trasferiti al Nord, e il glorioso opificio finì lentamente nell’oblio. Quello che era un vanto del Meridione divenne l’ennesima vittima della “questione meridionale”.
Oggi pochi ricordano quell’epopea industriale, ma la sua memoria vive in chi riscopre la verità storica, fuori dai manuali ufficiali.
Fonti:
Nitti, Francesco Saverio – Scritti sulla questione meridionale
De Cesare, Raffaele – La fine di un Regno
Archivio di Stato di Foggia – Sezione Economica Borbonica
Franco Molfese – Storia del Mezzogiorno nel Risorgimento
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